<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175</id><updated>2011-11-28T01:47:48.609+01:00</updated><category term='Musica'/><category term='Vivir es un&apos;obra maestra'/><category term='Cartoni animali'/><category term='Poesia'/><category term='Arti'/><category term='Pubblicazioni'/><category term='Interventi'/><title type='text'>Il Cerchio Azzurro (archivio 2000 - )</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>115</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-7511206178853163400</id><published>2011-07-30T18:24:00.024+02:00</published><updated>2011-07-30T18:57:33.106+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Con fare editoriale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-82m_Wx9r2l8/TjQwiAH-vfI/AAAAAAAABJ8/JmjgnRGqYF4/s1600/IMMAGINE%2BINIZIALE.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 259px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635182394454490610" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-82m_Wx9r2l8/TjQwiAH-vfI/AAAAAAAABJ8/JmjgnRGqYF4/s400/IMMAGINE%2BINIZIALE.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;di Cristiano Mattia Ricci&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni tanto, un editoriale va fatto; si prova qui a mimarne i movimenti.&lt;br /&gt;Si può fare anche per ritrovare meglio e per un attimo il punto del discorso. Come se si trattasse di un giornale o una rivista, magari d’avanguardia.&lt;br /&gt;Che belle quando c’erano, le riviste d’avanguardia; quando avevano un senso.&lt;br /&gt;Oggi, che ridere, spesso quando una rivista è d’avanguardia semplicemente sceglie un periodo della storia delle avanguardie a cui riferirsi. Come da catalogo: gli anni Dieci, Venti, Trenta, Quaranta, Cinquanta, Sessanta, Settanta, Ottanta del Novecento...&lt;br /&gt;Un editoriale è questo, con poche parole e fatto di poche cose da dire o scrivere per l’appunto; come da tradizione.&lt;br /&gt;Questo progetto, pure stanco, avanza e non si sposta neppure oggi di un millimetro dai suoi presupposti.&lt;br /&gt;Un editoriale è anche e sempre l’insieme dei contenuti del sito-rivista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 309px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635182668081552002" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-KXlShE4QRXQ/TjQwx7dwWoI/AAAAAAAABKE/QdO7y4GvI0Y/s400/1.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nN6s1Jky3og/TjQxxnE_NZI/AAAAAAAABKs/R9wsdqQeMOg/s1600/10.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 288px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635183762120586642" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-nN6s1Jky3og/TjQxxnE_NZI/AAAAAAAABKs/R9wsdqQeMOg/s400/10.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;INCONTRI&lt;br /&gt;Ho avuto voglia di scrivere precedentemente che &lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro &lt;/em&gt;è i miei incontri e gli incontri di chi con me ha partecipato e partecipa di questa esperienza.&lt;br /&gt;In verità, per qualche tempo ho creduto che questo luogo fosse un’opera d’arte concettuale di un artista, come me, per nulla concettuale. In altre parole, un diario dove gli altri avrebbero potuto raccontare la mia vita; attraverso la loro.&lt;br /&gt;E’ un’ipotesi che ho ritenuto suggestiva per qualche tempo; poi, non molto dopo, ho ritenuto la vita degli altri importante quanto la mia e quindi degna prevalentemente di raccontare se stessa. Intanto, &lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro &lt;/em&gt;è fuori; ben definito ai margini. Ed è un luogo di ricerca e di incontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-K-LQH2IEi_E/TjQxAwPJVgI/AAAAAAAABKM/FHDrc0lP3wc/s1600/1b.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 331px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635182922765522434" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-K-LQH2IEi_E/TjQxAwPJVgI/AAAAAAAABKM/FHDrc0lP3wc/s400/1b.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;PREFERENZE&lt;br /&gt;Qui non è gradito chi ha successo, chi è troppo preso da richieste editoriali o di altra natura. Qui è gradito chi ha qualità e possibilmente, o qualche volta, di successo manca.&lt;br /&gt;Qui è gradita ogni forma di eclettismo e persino di alto dilettantismo creativo.&lt;br /&gt;Qui è gradito chi si occupa di più cose, confuse insieme, e chi non riesce a capire di cosa vuole occuparsi.&lt;br /&gt;Soprattutto è gradito chi di pensiero si logora e arrovella; chi è prolisso, chi pratica magnificamente, con perversione, le arti della masturbazione mentale.&lt;br /&gt;Chi qui si trova, in un altro momento storico sarebbe stato considerato un intellettuale.&lt;br /&gt;Adesso l’intellettuale vende tanti libri, conosce tante cose e va in televisione; qui non si sanno molte cose e neppure si conosce molto la televisione; si cerca di dimenticarla.&lt;br /&gt;Qui è molto gradito chi è fuori moda; non per moda. Chi neppure sa di esserlo. Chi non conosce cosa siano le mode e dunque ama stargli lontano.&lt;br /&gt;Quando dico moda ovviamente mi riferisco alle mode culturali; quelle legate agli abiti, neppure si prendono in considerazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-JeJ8tqnXqV0/TjQyWl7L4CI/AAAAAAAABLE/6z19hGX1Y_M/s1600/39.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635184397466198050" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-JeJ8tqnXqV0/TjQyWl7L4CI/AAAAAAAABLE/6z19hGX1Y_M/s400/39.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-tx7AXH22FwI/TjQxW2s1xvI/AAAAAAAABKU/WZWs9E5YnYs/s1600/1b6.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635183302457804530" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-tx7AXH22FwI/TjQxW2s1xvI/AAAAAAAABKU/WZWs9E5YnYs/s400/1b6.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;UN LUOGO PICCOLO PER L’EROTISMO&lt;br /&gt;Detto questo, si deve aggiungere che &lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è un luogo piccolo, molto piccolo; meglio dire una curiosa forma di “caccola”. Analogo è chiunque crede di essere qualcosa di più; quindi una libera e consapevole caccola ricca di energie vitali e salute.&lt;br /&gt;Un blog dove spesso le persone capitano per caso, alla ricerca di una parola assurda o di una poesia, sull’amore o altro. Altre volte capita persino chi cerca su Internet materiali sull’erotismo; e questo mi fa comunque piacere.&lt;br /&gt;In fondo chi vive questa passione per la cultura e la creatività vive sempre un’altra forma di erotismo. &lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è con l’erotismo. Un buon quadro, o un autore sconosciuto, talvolta possono attivare altre forme di libido, con una dinamica quasi erotica.&lt;br /&gt;Io credo infatti che la cultura ecciti la mente.&lt;br /&gt;Altre volte è un luogo dove chi viene pubblicato, attraverso i motori di ricerca, cerca se stesso. Con ossessività si cerca nello spazio virtuale; stanco della vita cerca un riconoscimento al suo bel sogno. Un luogo di rassicurazione personale, dove ritrovare le migliori parti espressive di sè; quelle che per prime si autoriconosce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Jh_meUPd604/TjQxc4TFPeI/AAAAAAAABKc/IL5PnTOzjL4/s1600/3.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 314px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635183405965852130" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-Jh_meUPd604/TjQxc4TFPeI/AAAAAAAABKc/IL5PnTOzjL4/s400/3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-yyqWD_Vyap4/TjQyqCEIGFI/AAAAAAAABLc/QkRl7YCuAjw/s1600/w.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 327px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635184731437406290" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-yyqWD_Vyap4/TjQyqCEIGFI/AAAAAAAABLc/QkRl7YCuAjw/s400/w.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;EPHEMERA&lt;/em&gt;, IL SAPONE E LA POESIA SENZA LETTERARIETA’&lt;br /&gt;In aprile, dopo molto tempo, &lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è tornato in campo con delle serate reali a base dei suoi ingredienti preferiti come la poesia, l’arte visiva, ecc. E’ nata infatti &lt;em&gt;Ephemera #01&lt;/em&gt;; una serata reale, ancora piccola, dove si sono analizzati argomenti che ci stanno a cuore e dove alcuni artisti visivi hanno esposto i loro lavori. Prepareremo in seguito una ricca carrellata di immagini fotografiche e il programma della serata; forniremo i dati del progetto.&lt;br /&gt;Abbiamo ricominciato con molta prudenza, cercando di dare il giusto peso alle cose.&lt;br /&gt;Il tema principale della serata era inerente la fiaba; abbiamo anche rivisitato alcuni dei contenuti poetici del &lt;em&gt;Cerchio Azzurro&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Ringraziamo per la preziosità dei loro contributi tutte le persone che ci hanno aiutato a trovare nuovamente l’entusiasmo per questo genere di appuntamenti, che nella nostra particolare accezione divengono fuori moda. Se la voglia di raccontare ciò che amiamo continuerà a rinnovarsi, troveremo i giusti spazi e tempi per continuare con questo progetto. &lt;em&gt;Ephemera&lt;/em&gt; è una serata-tipo; riproducibile pure con nuovi contenuti, in ogni luogo; è un progetto senza date e scadenze; senza una programmazione costante.&lt;br /&gt;Ogni appuntamento affronterà prevalentemente un argomento. Con queste serate si potrà uscire dai contenuti prevalentemente raccolti nel blog. Lo stesso tema della fiaba è inedito rispetto a ciò di cui sinora ci siamo occupati. Le &lt;em&gt;Ephemera&lt;/em&gt;, se continueranno a nascere, potranno affrontare liberamente qualsiasi argomento, anche di natura non artistica. Un'idea extra, come una saponetta con un odore differente da quelle più consuete.&lt;br /&gt;A proposito di saponette (F. Ponge) e tornando ai nostri luoghi più usuali, voglio ringraziare Alessandro Manitto per la sua bella scelta di poeti americani contemporanei, di cui sul &lt;em&gt;Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; abbiamo iniziato a pubblicare le sue traduzioni, oltre ai brevi saggi introduttivi.&lt;br /&gt;Avevamo infatti bisogno di tornare alla poesia, a un suo approfondimento. In particolare, di uscire da un clima poetico di natura esclusivamente italiana.&lt;br /&gt;In Italia ci sono molti bravi poeti, ma spesso troppo letterari; spesso senza ironia, spesso senza immagini, spesso senza poesia. I poeti che qui presentiamo ci sembrano indicare strade per una creatività diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-CVzEhemj8aw/TjQx9tsEsPI/AAAAAAAABK0/oKxlCeD1S8U/s1600/25.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 229px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635183970053566706" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-CVzEhemj8aw/TjQx9tsEsPI/AAAAAAAABK0/oKxlCeD1S8U/s400/25.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-e7TDshOTHIw/TjQyC_OfJAI/AAAAAAAABK8/iTEMNrSHruw/s1600/28.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 171px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635184060660655106" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-e7TDshOTHIw/TjQyC_OfJAI/AAAAAAAABK8/iTEMNrSHruw/s400/28.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;INCUBI E DIVAGAZIONI&lt;br /&gt;Evito di soffermarmi a raccontare come in questi dieci anni abbiamo visto il mondo circostante cambiare; chi passa da queste pagine, probabilmente, lo ha visto cambiare con i nostri stessi occhi. Di sicuro noi siamo tra quelli che molto soffrono della attuale realtà del nostro paese (*); speriamo che l’ "incubo-Berlusconi” riesca a smaterializzarsi, e vorremmo insieme a tanti altri che la corruzione politica nella nostra società si dileguasse.&lt;br /&gt;L’attualità di questo momento in cui scrivo è contrassegnata da un gravissimo terremoto in Giappone e dai conseguenti maremoti; è una cosa scientificamente spiegabile ma incredibile per noi esseri umani. Migliaia di storie spezzate in pochi minuti; e così molte delle nostre certezze. In Egitto e Tunisia, sembra che la rivoluzione sia partita dal basso, dai giovani e dalle nuove generazioni che anelano a una maggiore libertà. Per noi italiani, schiavi di questo vecchio puttaniere miliardario, è davvero incoraggiante. In un certo senso viene da pensare che questi giovani, nonostante tutto meno fortunati di noi, siano migliori di noi e un esempio da seguire. Ma qui da noi, il potere dei soldi è più forte anche del potere dei sogni. I nostri poveri non sognano un mondo migliore; sognano solamente di essere ricchi.&lt;br /&gt;Noi invece siamo tra quelli che sognano un mondo migliore, non di essere ricchi. Questo almeno come principio chiaro di base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(*) Ora, che mi riscrivo sopra, passato qualche mese, qualcosa è ancora cambiato in Italia.&lt;br /&gt;Milano, città distrutta dalla bruttezza umana di chi l’aveva governata, città di ideali bassissimi, di speculazione esagerata, di potere smisurato e corruzione; città non più in grado di esprimere sogni e dove il peso di una cappa di malessere era rintracciabile ogni giorno sulle teste delle persone normali, sta iniziando a liberarsi.&lt;br /&gt;Ha vinto la campagna elettorale Giuliano Pisapia; finalmente, un attrezzato sognatore!&lt;br /&gt;Ed ora, cazzo, manderanno all’aria i piani di governo del territorio delle giunte precedenti.&lt;br /&gt;Come se non bastasse, dopo il Paese intero ha, con i referendum, bocciato in toto le politiche del governo. C’è insomma un’aria diversa, che ci fa sentire più vivi e partecipi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CERCHIO AZZURRO IN BATTAGLIA E’ UN CIRCOLO PER PESCATORI&lt;br /&gt;Che importanza può avere una rivista come la nostra in un mondo come questo, con gli assetti globali che si spostano, le incredibili tragedie vissute e le poche ma buone battaglie per la libertà? &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro &lt;/em&gt;anche è una battaglia; piccolissima e costruita con poco.&lt;br /&gt;Una pacifica battaglia realizzata da alcune di quelle persone che praticano e amano l’arte in un paese che ama prevalentemente il successo e i soldi. Una nicchia di persone che hanno continuato a sognare anche in questi tempi difficili.&lt;br /&gt;Scrivere, dipingere, “architettare” o musicare, non per diventare famosi, è qualcosa di molto diverso dalle più diffuse pratiche, anche creative. Un’attitudine indubbiamente originale.&lt;br /&gt;Che poi non è una questione di moralità; penso che le arti non abbiano solo scopi edificanti e costruttivi per una società. Spesso le arti distruggono; e guardano diverso, di traverso o con gli occhi storti. Possono insultare l’esistente, come molte volte è stato fatto; ma di certo, allargano le possibilità della visione della realtà, arricchiscono la nostra interpretazione delle cose. Spingono oltre i nostri limiti.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è anche un luogo per darci importanza, senza pietismi; un circolo di vecchi e nuovi pescatori, per dare rilievo ad alcune delle migliori esperienze della nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-xVDk8kGA7LA/TjQyfTgx97I/AAAAAAAABLM/u-3rv-iU7e8/s1600/R.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 217px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635184547142432690" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-xVDk8kGA7LA/TjQyfTgx97I/AAAAAAAABLM/u-3rv-iU7e8/s400/R.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;ARCHEOLOGIE PER IL FUTURO&lt;br /&gt;Quando si scrive, si possono anche scrivere cazzate; la possibilità è ovunque data.&lt;br /&gt;Con questo spirito intendo continuare queste ultime poche e poco auliche righe di congedo.&lt;br /&gt;E’ un pensiero, una forma di dubbio; un’insicurezza; perché le insicurezze e i dubbi sono parte importante del nostro vivere quotidiano.&lt;br /&gt;Questo per introdurre e fare ammissione di insicurezza; questo anche per omaggiare l’insicurezza di quel grande artista e scrittore che è stato Ettore Sottsass. Questo anche per ricordare con quale qualità del dubbio, quel genio che è stato Jorge Eielson mi mostrava le sue opere. Jorge diceva che non era sicuro che potessero piacere; esprimeva così un dubbio che arricchiva esponenzialmente tutto il suo meraviglioso lavoro.&lt;br /&gt;A volte però diceva che attraverso le opere avvengono gli incontri più importanti tra le persone; altre volte mi sembrava invece sicuro che il suo lavoro avrebbe continuato a viaggiare oltre la sua vita. Sottilmente lasciava intendere che quelle sue bellissime cose avrebbero continuato il loro viaggio per moltissimo tempo dopo di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4jmFsqT7tAE/TjQylQLPrtI/AAAAAAAABLU/3vpJB6VWCDs/s1600/S.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 312px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635184649326014162" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-4jmFsqT7tAE/TjQylQLPrtI/AAAAAAAABLU/3vpJB6VWCDs/s400/S.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;CARTE D’IDENTITA’&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è anche un modo di documentare una realtà, la nostra.&lt;br /&gt;Io credo che queste pagine, queste interviste, questi testi poetici e interventi saggistici, in un futuro in cui noi non ci saremo più contribuiranno a ricostruire una storia comune e molte storie individuali. Noi, insieme ad altre realtà analoghe, forniremo le tracce per riscoprire queste esperienze meno conosciute, ma vitali, di arte e di vita del nostro tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8VBA9yAgLnY/TjQxsUNmkdI/AAAAAAAABKk/8EeE1fGk5pk/s1600/8.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635183671157101010" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-8VBA9yAgLnY/TjQxsUNmkdI/AAAAAAAABKk/8EeE1fGk5pk/s400/8.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;ARCHITETTURA E SPERANZA&lt;br /&gt;Per concludere, e spero coerentemente, con il nostro anelare a una splendida forma di caos creativo e mentale, desidero pubblicare alcuni miei progetti di para-architettura e similari. Perché l’architettura è una cosa meravigliosa, come molte persone sanno e poche sperimentano. E’ però una disciplina che difficilmente si riesce a praticare, e spesso chi riesce a praticarla è semplicemente più furbo e non bravo. Io ad esempio, che non sono furbo, riesco solamente a immaginarla. E poiché questi progetti si avvicinano molto all’appunto e alla parola scritta, e poiché ancora molte forme di sogno vanno a convergere, oggi spero che con queste immagini e suggestioni io possa in qualche misura contribuire alla costruzione di un sogno più grande che tutti noi, appassionati delle arti e della vita, avvolge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20 luglio 2011&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-7511206178853163400?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/7511206178853163400/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/07/interventi-con-fare-editoriale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7511206178853163400'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7511206178853163400'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/07/interventi-con-fare-editoriale.html' title='Interventi - Con fare editoriale'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-82m_Wx9r2l8/TjQwiAH-vfI/AAAAAAAABJ8/JmjgnRGqYF4/s72-c/IMMAGINE%2BINIZIALE.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6435331871870702089</id><published>2011-07-10T18:42:00.019+02:00</published><updated>2011-07-31T16:09:21.730+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Galway Kinnell</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-D1_ldFPMmig/ThnfvdIcoiI/AAAAAAAABJ0/gDPU3Iw2rEM/s1600/galway_kinnell.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 317px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5627775215743050274" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-D1_ldFPMmig/ThnfvdIcoiI/AAAAAAAABJ0/gDPU3Iw2rEM/s400/galway_kinnell.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;LA FORMA DOPPIA DI UN'UNICA SOSTANZA: QUATTRO POESIE DI GALWAY KINNELL&lt;br /&gt;commento e traduzione di Alessandro Manitto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso della trascendenza comporta la visione di una realtà "altra" rispetto al mondo materiale. Questa dualità, tema principale della poesia di Galway Kinnell, non si offre mai come contrapposizione: lo spirito e la carne, per lui, sono aspetti compresenti di una sola essenza, intensamente legati alla quotidianità e quindi allo scorrere del Tempo. In questo senso, incatenati alla prospettiva della Morte.&lt;br /&gt;Nella scrittura, ovviamente, i due elementi si presentano come forme stilistiche. La poesia di Kinnell modula i toni colloquiali del quotidiano e quelli misteriosi del trascendente.&lt;br /&gt;In &lt;em&gt;Fisherman&lt;/em&gt;, il pescatore è simbolo nitido di una condizione tipicamente umana: l'avanzare nella notte del mondo, e il catturare dalle buie profondità, per mezzo della rete della consapevolezza, "qualsiasi cosa", facendola così emergere nell'immagine del mondo. In definitiva, la condizione eroica dell'Uomo. Ma la poesia non si arena nella stilizzazione, perché lo spirito è anche carne e vive giorno dopo giorno, immerso nella vicenda umanissima della separazione, dell'amore infelice, della paura che si accompagna ad ogni allargamento della coscienza. Il risultato è uno struggente desiderio di riparazione. Impossibile, perchè potrebbe avvenire solo sovvertendo il procedere del Tempo.&lt;br /&gt;Un tale sovvertimento lo troviamo espresso nella poesia seguente: il titolo (&lt;em&gt;Daybreak&lt;/em&gt;) si riferisce all'alba, ma è il tramonto lo scenario principale. La trascendenza si afferma qui nel paragone tra le stelle del cielo e le stelle "del fango". In qualche modo la loro è una identità, e si rende visibile nel movimento speculare che unisce idealmente l'alto e il basso. Il testo è semplice e diretto. Il simbolismo "doppio", a sfondo naturale, richiama in modo evidente la poesia di William Blake.&lt;br /&gt;Stelle marine che, quasi con un moto di introversione, sprofondano nel fango: non è certo un'immagine classica di bellezza. Kinnell vuole andare fino in fondo alla materialità, e lo fa indagando il brutto, il repellente. La ricerca è evidente in &lt;em&gt;The Fly&lt;/em&gt;. Di nuovo troviamo una dualità (l'ape vitale e la mosca ambasciatrice della fine) e la drammatica condizione di chi vive nell'attesa della morte. La decadenza della carne è presentata con uno spirito quasi barocco, da "memento mori".&lt;br /&gt;&lt;em&gt;After Making Love We Hear Footsteps&lt;/em&gt;, infine, ci mostra in maniera esemplare la capacità di Kinnell di scivolare dentro e fuori il tessuto del reale. All'inizio, in tono divertito, il poeta introduce una scena buffa e piena di leggerezza affettiva: il bambino corre nel lettone dei genitori ogni volta che questi fanno l'amore. Ma la poesia non si interrompe all'interno di questo quadretto di vita familiare, perchè Kinnell la chiude riconducendo l'immagine dei genitori e del piccolo ad un simbolo di unità che è, allo stesso tempo, naturale e sovrannaturale. La progressione è esplicita, ed ha qualcosa di alchemico: ironia, sentimento e trasfigurazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;FISHERMAN&lt;br /&gt;&lt;em&gt;for Allen Planz&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;Solitary man, standing&lt;br /&gt;on the Atlantic, high up on the floodtide&lt;br /&gt;under the moon, hauling at nets&lt;br /&gt;that shudder sideways under the mutilated darkness:&lt;br /&gt;the one you hugged and slept with so often,&lt;br /&gt;who hugged you and slept with you so often,&lt;br /&gt;who has gone away now&lt;br /&gt;into the imaginary moonlight of the greater world,&lt;br /&gt;perhaps look back at where you stand abandoned&lt;br /&gt;on the floodtide, hauling at nets&lt;br /&gt;and dragging from the darkness&lt;br /&gt;anything, and reaches back&lt;br /&gt;to touch you&lt;br /&gt;and speak to you&lt;br /&gt;from that other relation to which she suddenly acquiesced dumbfounded,&lt;br /&gt;but instead only sings&lt;br /&gt;in the sea-birds and breeze you imagine you remember but that you truly hear.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I don't know how you loved&lt;br /&gt;or what marriage was and wasn't between you -&lt;br /&gt;not even close friends understand very much of that -&lt;br /&gt;but I know ordinary life was hard&lt;br /&gt;and worry joined your brains' faces in pure, baffled lines,&lt;br /&gt;and therefore some part of you will have gone&lt;br /&gt;with her, imprinted now&lt;br /&gt;into that world that she alone doesn't fear&lt;br /&gt;and that now you will have partly ceased fearing,&lt;br /&gt;and waits there to recognize you into it&lt;br /&gt;after you've lived, lived past the sorrows,&lt;br /&gt;if that happens, after all the time in the world.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PESCATORE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uomo solitario, ritto&lt;br /&gt;sull'Atlantico, alto sul flusso della marea&lt;br /&gt;sotto la luna, che trascini al tuo fianco&lt;br /&gt;reti percorse da brividi sotto l'oscurità mutilata:&lt;br /&gt;lei che hai abbracciato e con cui hai condiviso il letto tanto spesso,&lt;br /&gt;che ti ha abbracciato e che ha condiviso il letto con te tanto spesso,&lt;br /&gt;ora è andata via&lt;br /&gt;nel chiaro di luna immaginario del mondo sconfinato,&lt;br /&gt;forse guarda indietro nel punto in cui ti ergi abbandonato&lt;br /&gt;sul flusso della marea, trascinando le reti&lt;br /&gt;sottraendo all'oscurità&lt;br /&gt;qualsiasi cosa, forse torna indietro&lt;br /&gt;per toccarti&lt;br /&gt;per parlarti&lt;br /&gt;via da quella nuova relazione alla quale, con improvviso stupore, si è adeguata&lt;br /&gt;e invece semplicemente canta&lt;br /&gt;con la voce degli uccelli di mare e della brezza, e tu immagini, ricordi, ma è solo questo che&lt;br /&gt;davvero stai ascoltando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so in che modo hai amato&lt;br /&gt;o come andasse il matrimonio fra voi -&lt;br /&gt;neanche gli amici più intimi possono entrare molto in tali questioni -&lt;br /&gt;ma so che la vita quotidiana era difficile&lt;br /&gt;e la preoccupazione aveva modificato l'espressione della tua intelligenza in tratti di puro sconcerto,&lt;br /&gt;e per questo una parte di te un giorno sarà andata via&lt;br /&gt;con lei, impressa allora&lt;br /&gt;in quel mondo che lei sola non teme&lt;br /&gt;e che ora tu avrai in parte smesso di temere,&lt;br /&gt;là ti aspetterà per riconoscerti attraverso di essa&lt;br /&gt;dopo che avrai vissuto, vissuto oltre la sofferenza,&lt;br /&gt;forse, al completo esaurirsi del tempo nel mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DAYBREAK&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On the tidal mud, just before sunset,&lt;br /&gt;dozen of starfishes&lt;br /&gt;were creeping. It was&lt;br /&gt;as though the mud were a sky&lt;br /&gt;and enormous, imperfect stars&lt;br /&gt;moved across it as slowly&lt;br /&gt;as the actual stars cross heaven.&lt;br /&gt;All at once they stopped,&lt;br /&gt;and, as if they had simply&lt;br /&gt;increased their receptivity&lt;br /&gt;to gravity, they sank down&lt;br /&gt;into the mud, faded down&lt;br /&gt;into it and lay still, and by the time&lt;br /&gt;pink of sunset broke across them&lt;br /&gt;they were as invisible&lt;br /&gt;as the true stars at daybreak.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALBA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul fango lasciato dalla marea, poco prima del tramonto,&lt;br /&gt;dozzine di stelle marine&lt;br /&gt;hanno strisciato. Era come se&lt;br /&gt;il fango fosse il cielo&lt;br /&gt;e enormi stelle imperfette&lt;br /&gt;lo attraversassero lentamente&lt;br /&gt;mentre le autentiche stelle si muovevano per il firmamento.&lt;br /&gt;Tutto ad un tratto si fermarono&lt;br /&gt;e, come se avessero semplicemente aumentato&lt;br /&gt;la loro sensibilità alla forza gravitazionale,&lt;br /&gt;sprofondarono giù&lt;br /&gt;nel fango, scomparendo&lt;br /&gt;e restando immobili dentro di esso, e solo allora&lt;br /&gt;la luce rosa del tramonto eruppe su di loro&lt;br /&gt;invisibili&lt;br /&gt;come vere stelle dell'alba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE FLY&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The fly&lt;br /&gt;I've just brushed&lt;br /&gt;off my face keeps buzzing&lt;br /&gt;about me, flesh-&lt;br /&gt;eater&lt;br /&gt;starved for the soul.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One day I may learn to suffer&lt;br /&gt;his mizzling, sporadic stroll over eyelid or cheek,&lt;br /&gt;even hear my own notes&lt;br /&gt;in his burnt song.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The bee is the fleur-the-lys in the flesh.&lt;br /&gt;She has a tuft of the sun on her back.&lt;br /&gt;She brings sexual love to the narcissus flower.&lt;br /&gt;She sings of fulfillment only&lt;br /&gt;and stings and dies.&lt;br /&gt;And everything she touches&lt;br /&gt;is opening, opening.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And yet we say our last goodbye&lt;br /&gt;to the fly last,&lt;br /&gt;the flesh-fly last,&lt;br /&gt;the absolute last,&lt;br /&gt;the naked dirty reality of him last.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA MOSCA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mosca&lt;br /&gt;che ho appena spazzato&lt;br /&gt;dal mio volto continua a ronzare&lt;br /&gt;a parlare di me, di carne&lt;br /&gt;divoratrice&lt;br /&gt;affamata di anime.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno forse imparerò a soffrire&lt;br /&gt;la sua occasionale passeggiata ticchettante su una palpebra o una guancia&lt;br /&gt;e a scoprire le mie stesse note&lt;br /&gt;nella sua canzone bruciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ape è emblema del giglio nella carne.&lt;br /&gt;Ha sul dorso la peluria del sole.&lt;br /&gt;Reca l'amore sessuale al fiore di narciso.&lt;br /&gt;Canta solo di appagamento&lt;br /&gt;e poi punge, e muore.&lt;br /&gt;Ogni cosa che tocca&lt;br /&gt;si apre, si apre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure noi ci congediamo&lt;br /&gt;al cospetto della mosca&lt;br /&gt;la mosca che si nutre della nostra carne, estrema&lt;br /&gt;ultima in assoluto,&lt;br /&gt;la sua nuda e sporca realtà, definitiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AFTER MAKING LOVE WE HEAR FOOTSTEPS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;For I can snore like a bullhorn&lt;br /&gt;or play loud music&lt;br /&gt;or sit up talking with any reasonably sober Irishman&lt;br /&gt;and Fergus will only sink deeper&lt;br /&gt;into his dreamless sleep, which goes by all in one flash,&lt;br /&gt;but let there be that heavy breathing&lt;br /&gt;or a stifled come-cry anywhere in the house&lt;br /&gt;and he will wrench himself awake&lt;br /&gt;and make for it on the run - as now, we lie together,&lt;br /&gt;after making love, quiet, touching along the length of our bodies,&lt;br /&gt;familiar touch of the long-married,&lt;br /&gt;and he appears - in his baseball pajamas, it happens,&lt;br /&gt;the neck opening so small&lt;br /&gt;he has to screw them on, which one day may make him wonder&lt;br /&gt;about the mental capacity of baseball players -&lt;br /&gt;and flops down between us and hugs us and snuggles himself to sleep,&lt;br /&gt;his face gleaming with satisfaction at being this very child.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In the half darkness we look at each other&lt;br /&gt;and smile&lt;br /&gt;and touch arms across his little, startling muscled body -&lt;br /&gt;this one whom habit of memory propels to the ground of his making,&lt;br /&gt;sleeper only the mortal sounds can sing awake,&lt;br /&gt;this blessing love gives again into our arms.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DOPO AVER FATTO L'AMORE ABBIAMO SENTITO DEI PASSI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè posso russare come un trombone&lt;br /&gt;o ascoltare musica ad alto volume&lt;br /&gt;o rimanere alzato a parlare con qualsiasi irlandese che sia abbastanza sobrio,&lt;br /&gt;e tanto Fergus affonderà sempre più&lt;br /&gt;nel suo sonno privo di sogni, che passa tutto in un lampo;&lt;br /&gt;ma se mai echeggiasse un ansimare&lt;br /&gt;o un gridolino soffocato di piacere in qualche recesso della casa&lt;br /&gt;ecco che allora si strapperà a forza dal cuscino, perfettamente sveglio,&lt;br /&gt;e si precipiterà lì di corsa - proprio come adesso, che siamo qui distesi&lt;br /&gt;insieme, dopo aver fatto l'amore, tranquilli, e accarezziamo l'interezza dei nostri corpi&lt;br /&gt;con il tocco familiare di chi è sposato da tempo,&lt;br /&gt;e compare lui - nella maglia da baseball che usa come pigiama, ma guarda un po',&lt;br /&gt;ha il colletto tanto stretto&lt;br /&gt;che ha dovuto avvolgersela tutta intorno, cosa che un giorno lo spingerà&lt;br /&gt;a farsi qualche domanda sulle capacità mentali dei giocatori di baseball -&lt;br /&gt;e si lascia cadere in mezzo a noi e ci abbraccia e si rannicchia per dormire&lt;br /&gt;il viso raggiante per il piacere di essere così intensamente bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella semioscurità ci guardiamo&lt;br /&gt;sorridendo&lt;br /&gt;e ci sfioriamo le braccia al di sopra del suo piccolo corpo dai muscoli sorprendenti -&lt;br /&gt;lui che un'intima memoria ininterrotta riconduce alla terra del proprio concepimento&lt;br /&gt;dormiente che solo l'effimera canzone dell'ardore può svegliare&lt;br /&gt;dono che l'amore regala nuovamente al nostro abbraccio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commento e traduzioni sono di proprietà dell'autore. Ne è vietata la riproduzione, anche parziale, se non dietro esplicito consenso dello stesso. Per informazioni: &lt;a href="mailto:info@alessandromanitto.com"&gt;info@alessandromanitto.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;Nota&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Galway Kinnell (Providence, 1 febbraio 1927) è un poeta statunitense.&lt;br /&gt;Fin dalla prima raccolta,&lt;/em&gt; Che regno era &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;What a Kingdom It Was&lt;em&gt;, 1960), la sua poesia di mistico moderno fissa il percorso simbolico di una esistenza divisa fra sofferenza notturna e l'idillio del giorno, tra l'adesione al mondo materiale, sociale, contemporaneo, e l'immersione nella tenebra. In&lt;/em&gt; Poesie della notte &lt;em&gt;(1968) e &lt;/em&gt;Il libro degli incubi&lt;em&gt; (&lt;/em&gt;The Book of Nightmares&lt;em&gt;, 1971) l'ansia di conciliare gli opposti, mai appagata in Kinnell, trova precisi modelli formali nella ricerca alchemica - nella metafora del fuoco rigeneratore - e nel processo onirico, che coinvolgono la scrittura in uno scomporsi e ricrearsi di nuove strutture lessicali.&lt;br /&gt;Artista dai molti maestri (Walt Whitman, Gerard Manley Hopkins, William Butler Yeats, Pablo Neruda, Yves Bonnefoy, da lui tradotto, come anche François Villon) e dal lungo apprendistato, Kinnell è tra le voci più forti ed inquietanti della poesia americana contemporanea.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Galway_Kinnell"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Galway_Kinnell&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alessandro Manitto insegna dal 2000 scrittura creativa e cinema, e lavora come autore per Walt Disney Television Italia nell'ambito del progetto di divulgazione scientifica &lt;/em&gt;AttivaMente&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;alessandro&gt;&lt;a href="http://www.alessandromanitto.com/"&gt;http://www.alessandromanitto.com/&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6435331871870702089?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6435331871870702089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/07/poesia-galway-kinnell.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6435331871870702089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6435331871870702089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/07/poesia-galway-kinnell.html' title='Poesia - Galway Kinnell'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-D1_ldFPMmig/ThnfvdIcoiI/AAAAAAAABJ0/gDPU3Iw2rEM/s72-c/galway_kinnell.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-7539272970521976489</id><published>2011-06-10T13:06:00.014+02:00</published><updated>2011-06-10T15:44:08.793+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Nicola Vitale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bERBGQgwN3A/TfH7wxEmtwI/AAAAAAAABJk/m9twrtaNUE0/s1600/Venezia_Biennale.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5616547025532663554" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 219px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-bERBGQgwN3A/TfH7wxEmtwI/AAAAAAAABJk/m9twrtaNUE0/s400/Venezia_Biennale.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;POLEMICA SUL PADIGLIONE ITALIA DELLA 54° BIENNALE DI VENEZIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’arroventata polemica sulle modalità e sulla scelta degli artisti invitati al Padiglione Italia della Biennale di Venezia dal curatore Vittorio Sgarbi, rivela un profondo cambiamento in atto nel panorama dell’arte visiva di oggi. Se guardiamo le cose da un punto di vista generale che implica le maggiori problematiche sollevate in vari ambiti culturali ormai da decenni, la questione si rivela in modo più semplice di quello che appare, direi un decorso “naturale” delle cose.&lt;br /&gt;Sgarbi, delegando la scelta degli artisti al mondo della cultura, in contrasto con la tradizione della Biennale che vuole curatori “specialisti” del settore, non ha fatto altro che un gesto di “universalizzazione” del problema del valore dell’arte, pur con tutti i limiti e azzardi che questo comporta. Il mondo dell’arte contemporanea, da quando è sorto negli anni Sessanta, è stato tendenzialmente chiuso in se stesso. Rifiutando per ragioni ideologiche il piacere del “bello” ha negli anni selezionato artisti, critici e operatori che non percepiscono la bellezza come essenziale all’arte stessa. Ma al di fuori di questo ambito vi sono moltissime persone di ogni estrazione sociale e livello culturale (forse la maggioranza) che sentono istintivamente il contrario. Queste questioni sono da tempo discusse in vari ambiti culturali: si sta diventando sempre più consapevoli che la percezione del bello sia per l’uomo indispensabile per ritrovare la sua essenza profonda. Su questa strada in effetti stanno da tempo tornando le altre arti dopo un periodo di sperimentazione: Poesia, Narrativa, Danza, Musica e Teatro, e in primis il Cinema che non potrebbe distaccarsi da una modalità estetica più universale, pena l’impossibilità di distribuzione, e dunque di sopravvivenza. Lo sperimentalismo estenuato, la ricerca di un linguaggio, che vuole l’arte innanzitutto prodotto intellettuale, si scontra oggi con la necessità impellente dell’uomo di ritrovare l’unità della coscienza, in una fase in cui si trova profondamente scisso, gravato da scompensi psicologici e psichici che sono sotto gli occhi di tutti. D’altro canto le ideologie antiestetiche stanno oggi perdendo consistenza: la censura al piacere del bello, come evasione da una realtà problematica, si sta rivelando sempre più un equivoco, in quanto il “bello” non è mai stato “evidente”, facile da percepire e da riconoscere, ma implica un percorso di conoscenza dove il “piacere” (come segnale che guida l’uomo all’essere) è differenziato e coltivato, voltandosi nel suo contrario: “dispiacere” verso tutto ciò che non attiene all’essenza: strada cosparsa di spine, iter difficile di trasformazione, di riunificazione dell’uomo. Tuttavia questa polemica perde peso quando viene mossa da un sistema dell’arte che ha ricostruito al suo interno le medesime strutture speculative della società che contesta, come ci descrive l’economista Donald Thompson nel suo libro &lt;em&gt;Lo squalo da 12 milioni di dollari&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;I nodi vengono al pettine: il mondo dell’arte contemporanea dunque oggi per svecchiarsi e sopravvivere non potrà far altro che confrontarsi con il mondo della cultura in primo luogo, e quindi col pubblico che semplicemente ama l’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nicola Vitale, poeta e pittore, è nato a Milano nel 1956. Come poeta ha pubblicato sull’Almanacco dello Specchio (Mondadori, 1987 e 2005), è presente nell’antologia a cura di M. Cucchi e S. Giovanardi&lt;/em&gt; Poeti italiani del Secondo Novecento &lt;em&gt;(Mondadori, 2004), e ha pubblicato le raccolte&lt;/em&gt; La città interna&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Primo Quaderno Italiano Poesia contemporanea &lt;em&gt;(Guerini e Associati, 1991),&lt;/em&gt; Progresso nelle nostre voci &lt;em&gt;(Mondadori, 1998),&lt;/em&gt; La forma innocente &lt;em&gt;(La collana, Stampa, 2001),&lt;/em&gt; Condominio delle sorprese &lt;em&gt;(Mondadori, 2008). &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Come artista visivo ha esposto in mostre personali e collettive, in spazi pubblici e gallerie private, in Italia, Svizzera, Islanda e Stati Uniti. Hanno scritto del suo lavoro Pierre Restany, Rossana Bossaglia ed Elena Pontiggia. &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.nicolavitale.com/http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.htmlhttp://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/"&gt;http://www.nicolavitale.com/http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.htmlhttp://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/&lt;a href="http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html"&gt;http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html&lt;/a&gt;&lt;a href="http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/"&gt;http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-7539272970521976489?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/7539272970521976489/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/06/interventi-nicola-vitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7539272970521976489'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7539272970521976489'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/06/interventi-nicola-vitale.html' title='Interventi - Nicola Vitale'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-bERBGQgwN3A/TfH7wxEmtwI/AAAAAAAABJk/m9twrtaNUE0/s72-c/Venezia_Biennale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8707976385265182580</id><published>2011-05-23T19:16:00.005+02:00</published><updated>2011-05-23T20:45:19.693+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cartoni animali'/><title type='text'>Cartoni Animali - di Alessio Luise e Barbara Lamioni</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-DtEBh775M5s/TdqW-4xhjwI/AAAAAAAABJY/bg5-AUjj2vI/s1600/NU_VOLA.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 276px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609962292979535618" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-DtEBh775M5s/TdqW-4xhjwI/AAAAAAAABJY/bg5-AUjj2vI/s400/NU_VOLA.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Una nuvola nel cielo, La nu vola nel cielo &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessio Luise, classe 1978, laureato in Filosofia, lavora nei call-centers per conforto e prima necessità da più di dieci anni.&lt;br /&gt;Da un tempo maggiore pratica la scrittura "meloGrammatica”.&lt;br /&gt;Con Lietocolle Editore nel 2006 pubblica &lt;/em&gt;Concavo.Convesso.Corsivo.&lt;em&gt;; contribuisce inoltre con tre liriche all’antologia, edita da Net Saggiatore,&lt;/em&gt; Subway - Poeti italiani underground&lt;em&gt;, con prefazione di Davide Rondoni.&lt;br /&gt;Autore di canzoni, con il nome Luisenzaltro ha autoprodotto i lavori sonori&lt;/em&gt; Inversioni aEIOU, in versione aUDIO&lt;em&gt; (2004),&lt;/em&gt; L’uomo non è volante, ma sterza con furia &lt;em&gt;(2005), &lt;/em&gt;Il corsivo è dell’autoradio &lt;em&gt;(2006),&lt;/em&gt; Insicurezza sul lavoro &lt;em&gt;(2007), in parte trasmessi da Radio Rai 1, Radio Popolare, Radio Alma (Bruxelles).&lt;br /&gt;Altre apparizioni ne&lt;/em&gt; L'albero degli aforismi &lt;em&gt;(Lietocolle Editore, 2004), in&lt;/em&gt; Ospite d'onore. Della Terra. &lt;em&gt;(Subway, 2006, Tratto Pen), in&lt;/em&gt; Roma verso Milano &lt;em&gt;(Lietocolle Editore, 2007), e nella biografia di Luigi Tenco&lt;/em&gt; Il mio posto nel mondo &lt;em&gt;(BUR Rizzoli, 2007).&lt;br /&gt;E' recentissima la pubblicazione di alcuni suoi testi nell'antologia&lt;/em&gt; Frecce verso l'altro &lt;em&gt;(Marcos y Marcos), che raccoglie le poesie vincitrici del premio letterario &lt;/em&gt;Born to write&lt;em&gt; 2010, promosso dall'Assessorato alla creatività giovanile del Comune di Parma e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze nell'ambito di Italia Creativa, un progetto a sostegno dei giovani creativi a cura del Dipartimento della Gioventù del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con GAI (Giovani Artisti Italiani).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara Lamioni è nata a Orbetello (GR) nel 1973. A diciotto anni si è trasferita a Pisa. Parallelamente agli studi universitari ha coltivato la sua forte passione artistica, frequentando corsi di illustrazione tradizionale e digitale. Negli ultimi anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra i quali la selezione per l´Annual Illustrator degli anni 2008, 2009 e 2010, la selezione per le mostre&lt;/em&gt; Hansel &amp;amp; Gretel&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; La Sirenetta &lt;em&gt;e &lt;/em&gt;Uomo Nero, Verde, Blu&lt;em&gt;, allestite in occasione della Fiera del Libro di Torino negli anni 2007, 2008 e 2009, e la selezione per la pubblicazione di una tavola nel libro &lt;/em&gt;Assurdotempo e l´esatta logica&lt;em&gt; (edito nel 2009 da Edizioni Corsare). Vive e lavora in Toscana.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://blamio.blogspot.com/"&gt;http://blamio.blogspot.com/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-8707976385265182580?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/8707976385265182580/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/05/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8707976385265182580'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8707976385265182580'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/05/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html' title='Cartoni Animali - di Alessio Luise e Barbara Lamioni'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-DtEBh775M5s/TdqW-4xhjwI/AAAAAAAABJY/bg5-AUjj2vI/s72-c/NU_VOLA.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6382419179824543555</id><published>2011-05-23T19:01:00.011+02:00</published><updated>2011-06-10T13:05:54.292+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Cristiano Seregni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5609958891672397890" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 287px; CURSOR: hand; HEIGHT: 400px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-4H45oh3cuqs/TdqT456taEI/AAAAAAAABJQ/AvzCdAZG5pY/s400/immagine.jpg" border="0" /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;"Un cespuglio sulla roccia dell'isola, bello da vedere ma perché inerpicarsi per toccarlo. Macché, é un mucchio di erbacce, come in un muretto di periferia, inutile e pieno di insetti e piscio di cane. Assomiglia a un uomo, che valore supponi abbia. Non c'é un frammento dentro di lui che faccia una sola parte di lui."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quello che vedete è solo la parte monumentale &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;la gloria, quello che resta della grandezza&lt;br /&gt;la ricercata espressione&lt;br /&gt;dell’uomo.&lt;br /&gt;Per conoscerne l’intimo ed il vero&lt;br /&gt;la rivelazione del quotidiano&lt;br /&gt;dovreste spostarvi in un’altra città.&lt;br /&gt;Là sono i resti più belli&lt;br /&gt;protetti dal vandalismo, dai ladri, dal tempo,&lt;br /&gt;l’assenza di ossigeno li ha conservati&lt;br /&gt;l’amore e la passione hanno impedito che li confondessimo&lt;br /&gt;avremmo altrimenti scambiato la pietra per anima&lt;br /&gt;restaurato la parte meno fragile&lt;br /&gt;della donna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tutto da niente poi niente da tutto &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;come mai ancora qui allora&lt;br /&gt;non c’è più è deceduto&lt;br /&gt;era arrivato in ritardo in città&lt;br /&gt;con tutti gli omaggi fatti&lt;br /&gt;ha avuto come dubbio&lt;br /&gt;il sorriso dei bambini&lt;br /&gt;e certezza del tuo abbandono.&lt;br /&gt;Distribuiva susine gialle a più persone&lt;br /&gt;anche se la stagione era ancora fredda&lt;br /&gt;per questo non hai capito che era un maschio.&lt;br /&gt;Come non lo abbiamo mai saputo&lt;br /&gt;ha lasciato intendimento delle tue&lt;br /&gt;si tue convinzioni&lt;br /&gt;e poi ha dormito lì&lt;br /&gt;puoi vedere dov’eri&lt;br /&gt;mentre prendeva tempo.&lt;br /&gt;Se aspetti qui lo andiamo a chiamare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dovrei essere surclassato da certi effetti &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;ed invece l’ho chiamato&lt;br /&gt;ogni giorno l’amore è tornato,&lt;br /&gt;per rimanere qualche minuto&lt;br /&gt;dalla bocca tua si fa leccare&lt;br /&gt;insiste per ascoltarne ancora le considerazioni&lt;br /&gt;la curiosa ombra si congiunge al sogno mio&lt;br /&gt;scarno ma fertile&lt;br /&gt;poi ogni giorno scivola fra le mani&lt;br /&gt;da lì se ne va.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesie tratte dal libro &lt;em&gt;Spiacenti, siamo fuori tutto l'anno&lt;/em&gt; (2009)&lt;br /&gt;Edizione privata in cerca di editore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cristiano Seregni è nato a Roma nel 1969.&lt;br /&gt;Ha fatto studi di etnomusicologia e archeologia-antropologia.&lt;br /&gt;E' musicista, compositore, arrangiatore e sound editor; si occupa inoltre di web design.&lt;br /&gt;I suoi interessi sono da sempre focalizzati sugli aspetti artistici e tecnici di musica, suono, illuminazione, e in egual misura di storia e archeologia, arte e illustrazione. Ha lavorato nell’industria dello spettacolo ricoprendo ruoli artistici e tecnici. Oggi è titolare della galleria d'arte contemporanea&lt;/em&gt; Il Quadrupede &lt;em&gt;di Roma. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6382419179824543555?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6382419179824543555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/05/poesia-cristiano-seregni.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6382419179824543555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6382419179824543555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/05/poesia-cristiano-seregni.html' title='Poesia - Cristiano Seregni'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-4H45oh3cuqs/TdqT456taEI/AAAAAAAABJQ/AvzCdAZG5pY/s72-c/immagine.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6223867102470491000</id><published>2011-04-30T00:11:00.007+02:00</published><updated>2011-08-02T13:35:53.129+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Pablo Echaurren</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-VGGkDgxOGC0/Tbs4LL8kQ_I/AAAAAAAABJI/MOpnkO6eZok/s1600/bassi%2Bechaurren.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 308px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601132326401885170" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-VGGkDgxOGC0/Tbs4LL8kQ_I/AAAAAAAABJI/MOpnkO6eZok/s400/bassi%2Bechaurren.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sognavo di fare il bassista&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quand’ero ragazzetto sognavo di fare il bassista. All’epoca l’Italia era una landa desolata. Non c’erano i video, i negozi specializzati, le tv e le radio libere, solo qualche risicato servizietto su giornaletti per kretinetti pedicellosi.&lt;br /&gt;Il rock era considerato roba sospetta, musica da sottosviluppati, pericolosa eccitazione da non solleticare.&lt;br /&gt;Ogni cosa che lo riguardava veniva sbeffeggiata dai media.&lt;br /&gt;Per lo più restava ammantata del più fitto mistero. Come ogni divinità che si rispetti. Circolavano scarse informazioni, confusi brusii, voci incontrollate, boati. I dischi tosti venivano introdotti nel nostro paese da indomiti borsari neri che facevano la spola con i paesi sopra sviluppati. E sulle loro copertine noi ricamavamo.&lt;br /&gt;Quando mi capitava per le mani una foto degli Stones non mi soffermavo tanto su Mick, su Keith, su Brian o su Charlie, ma mi incantavo su Bill, il meno bersagliato dalle attenzioni delle fan. Il più sfigato, si sarebbe potuto pensare. Il meno amato. Non per me che lo vedevo come il più affilato e il più cazzuto dei cavalieri solitari. Di quelli che in silenzio e senza troppe manfrine reggono i destini della loro gente.&lt;br /&gt;Bill era un possente ronzatore, un rotore, un concentrato di forze primordiali. Ogni vibrazione del suo quattrocorde era una scossa tellurica, evocava muggiti ancestrali, suscitava bramiti elettrificati capaci di far vibrare ogni cosa nel raggio di qualche metro dal mio modesto giradischi. Bill emaciato, stazzonato, avvinghiato al suo strumento era il monumento all’insoddisfazione (I can’t get no satisfaction).&lt;br /&gt;Impassibile, imperscrutabile, con quell’aria precocemente invecchiata, concentrata sul giro di basso e distaccata dalla baraonda che circondava la band mi riconciliava con la mia introversione, con la mia scarsa predisposizione a socializzare, con la mia umbratile condizione di isolato.&lt;br /&gt;Dapprima mi procurai un Framus usato (Bill usava il Framus per l’appunto), poi lo permutai con un Hofner a violino come quello montato di serie da Sir Paul McCartney. Mi atteggiavo, mi pavoneggiavo, mi credevo. Ma ero una schiappa. Ero un ante-punk e me ne fregavo altamente continuando a stonare a tutt’andare. I vicini hanno dovuto subire per anni senza protestare altrimenti gli alzavo il volume e li facevo tutti secchi.&lt;br /&gt;Infine, svenandomi e separandomi dalla mia robusta collezione di francobolli dello Stato Pontificio, mi comprai un signor Precision. Credevo che un Fender avrebbe fatto di me uno scafato musicista. Restavo una sega totale. Per fortuna qualcuno mi convinse che la mia strada sarebbe stata un’altra. Appesi il basso al chiodo e amen, non ci pensai più. Per decenni.&lt;br /&gt;Fin a quando mia moglie, in vena di scherzi da prete, mi regalò un nuovo Precision risvegliando in me la bestia che ronfava. Da quel giorno non ho più smesso di inseguire un desiderio troppo a lungo rimosso.&lt;br /&gt;Ma non avrei potuto fare un passo se non ci fosse stata la lezione ramone a guidarmi. 3x2, come ai super discount. 3 accordi x 2 minuti. Dum-dum-dum-dummmm. Dee Dee rules. Senza il suo elementare martello la mia chiave di basso si sarebbe infranta contro lo scoglio della dura realtà. Realtà che ribadisce che sono una sega ma non per questo impedisce che riesca a suonare una cinquantina buona di muzika ramona.&lt;br /&gt;Hey-ho let’s go!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S. Mi preme di sottolineare un’ultima cosa sulle convergenze astro temporali e in particolare sul fatidico 1951. In quell’anno nacque il basso (per intuizione e invenzione di Mr Leo Fender), nacque anche il miglior bassista del mondo (Jaco Pastorius) e nacqui io, il peggior bassista dell’universo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figlio del pittore surrealista cileno Sebastian Matta, espone i suoi quadri in Italia e all'estero, realizza numerosi fumetti di avanguardia come&lt;/em&gt; Caffeina d'Europa&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Nivola vola&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Futurismo contro&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Vita disegnata di Dino Campana&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Evola in Dada&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Vita di Pound&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Dada con le zecche&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;È l'autore della celebre copertina del romanzo&lt;/em&gt; Porci con le ali&lt;em&gt;, ma negli anni Settanta ha disegnato molte copertine per altri romanzi, editi soprattutto dalla casa editrice di estrema sinistra Savelli. Ha collaborato con Lotta Continua e in seguito con le riviste &lt;/em&gt;Linus&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Frigidaire&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Tango&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Comic Art&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Alter Alter&lt;em&gt;. Il suo tratto e la sua estetica sono stati molto influenzati dal futurismo (dei cui libri è un grande collezionista). È anche autore di numerosi saggi e romanzi.&lt;br /&gt;Una sua antologica (&lt;/em&gt;Dagli anni Settanta a oggi&lt;em&gt;) si è tenuta al Chiostro del Bramante a Roma (2004) mentre le opere più recenti sono state proposte in una personale presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma (2006) e nella mostra&lt;/em&gt; Pablo a Siena &lt;em&gt;presso i Magazzini del Sale (2008). Nel 2009 il MIAAO (Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi) di Torino ha deciso di celebrare il centenario del futurismo con una mostra incentrata sul suo lavoro.&lt;br /&gt;Appassionato di bassi elettrici, nel 2009 espone la sua collezione di strumenti d'epoca e tele ad essi ispirate all'Auditorium Parco della Musica in una mostra dal titolo&lt;/em&gt; L'invenzione del basso&lt;em&gt;. Nel 2010 la Fondazione Roma Museo, per celebrare gli oltre quarant'anni di lavoro, gli dedica un'ampia antologica dal titolo&lt;/em&gt; Crhomo Sapiens&lt;em&gt;. Quasi in contemporanea, nel 2011, al Macro di Roma, viene presentato il ciclo &lt;/em&gt;Baroque'n'Roll&lt;em&gt;, una serie di edicole semisacre in ceramica dedicate alla passione per il basso elettrico.&lt;br /&gt;Pablo Echaurren è sposato con Claudia Salaris.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;(&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Echaurren"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Echaurren&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.pabloechaurren.com/"&gt;http://www.pabloechaurren.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.fondazioneechaurrensalaris.it/"&gt;http://www.fondazioneechaurrensalaris.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/02/06/la-mia-pittura-e-come-un-rock/"&gt;http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/02/06/la-mia-pittura-e-come-un-rock/&lt;/div&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6223867102470491000?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6223867102470491000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/04/interventi-pablo-echaurren.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6223867102470491000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6223867102470491000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/04/interventi-pablo-echaurren.html' title='Interventi - Pablo Echaurren'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-VGGkDgxOGC0/Tbs4LL8kQ_I/AAAAAAAABJI/MOpnkO6eZok/s72-c/bassi%2Bechaurren.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-4773975447253652363</id><published>2011-04-29T22:32:00.100+02:00</published><updated>2011-05-23T19:19:55.510+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Paolo Albani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-OE5h9Iyx2bE/TbszxFZCTyI/AAAAAAAABJA/9GCk3t_jxvw/s1600/Paolo%2BAlbani.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 248px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601127479919136546" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-OE5h9Iyx2bE/TbszxFZCTyI/AAAAAAAABJA/9GCk3t_jxvw/s400/Paolo%2BAlbani.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il gioco non è che un gioco. E il giocare ci mette in gioco con le sue opportunità. Anche quando si gioca per davvero, obbedendo alla serieta' del gioco che è spesso molto superiore alla serieta' della vita, il senso della leggerezza, dell'inatteso dell'incoscienza e dell'assenza di giustificazioni libera il partecipante nella sola passione imprevedibile dell'atto. E tanto più è il gioco applicato al verbo e al senso che libera la significazione nella probabilità del dubbio e della scoperta di intese insospettabili. La scrittura e il gioco delle ricerche di Paolo Albani non mirano alla stabilità, e al minor dispendio di energie possibile, piuttosto evadono da ogni disciplina e da ogni forma di sapere, sfuggono all'accademismo e al dilettantismo perchè il suo autore si prende dei rischi che ne' lo studioso ne' il geniale autodidatta sono soliti assumersi, quelli dell'azzardo del gioco dello scambio e dell'equivoco.&lt;br /&gt;Questo bizzarro Albani e’ un vero conquistatore di vortici, fantasiosamente calato nell'irriconoscibile e nell'inammissibile che fa del pensiero e della lingua un fermento ed una materia di partenze e temporanei arrivi. Il più irreverente Albani mi giustifica nel dire che una pesca è un frutto di mare o che un calvario è un campionario di senza capelli. Perchè sono le stesse parole e le idee comuni che usiamo ad offrirci le possibilità di cambiare, di incontrare il senso della realtà fissa e regolarizzabile, nel senso di quell'incontrario che sorridendoci ci affaccia sul mistero della forma della vita, che è armonia, concordanza tra discordi, presenza contemporanea nella moltitudine, emozione della trasformazione. Che sarà sempre l'unica costante di questo mondo. Sono le crepe del linguaggio, le imperfezioni, i fraintendimenti e gli errori a lasciar entrare la luce.&lt;br /&gt;E costantemente non vediamo l'ombra di rivedere la luce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Alessio Luise&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6mpi87w0PsU/Tbszug62plI/AAAAAAAABI4/LRp0c70_gz0/s1600/1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 244px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601127435769128530" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-6mpi87w0PsU/Tbszug62plI/AAAAAAAABI4/LRp0c70_gz0/s400/1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Attesa d'amore&lt;br /&gt;vicino a un rovo&lt;br /&gt;alla fine d'estate&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;ore&lt;br /&gt;more&lt;br /&gt;more&lt;br /&gt;more&lt;br /&gt;more&lt;br /&gt;amore&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VFVn5QmkruM/Tbszr5BnPMI/AAAAAAAABIw/EPLi3658DsA/s1600/2.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 263px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601127390700321986" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-VFVn5QmkruM/Tbszr5BnPMI/AAAAAAAABIw/EPLi3658DsA/s400/2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ri-petizione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;se voglio&lt;br /&gt;v-o-g-l-i-o&lt;br /&gt;liberarmi&lt;br /&gt;l-i-b-e-r-a-r-m-i&lt;br /&gt;da questo silenzio&lt;br /&gt;s-i-l-e-n-z-i-o&lt;br /&gt;insopportabile&lt;br /&gt;i-n-s-o-p-p-o-r-t-a-b-i-l-e&lt;br /&gt;devo trovare&lt;br /&gt;t-r-o-v-a-r-e&lt;br /&gt;qualcuno&lt;br /&gt;q-u-a-l-c-u-n-o&lt;br /&gt;che mi ascolti&lt;br /&gt;a-s-c-o-l-t-i&lt;br /&gt;e sia disponibile&lt;br /&gt;d-i-s-p-o-n-i-b-i-l-e&lt;br /&gt;a scambiare&lt;br /&gt;s-c-a-m-b-i-a-r-e&lt;br /&gt;due parole&lt;br /&gt;p-a-r-o-l-e&lt;br /&gt;perché&lt;br /&gt;p-e-r-c-h-é&lt;br /&gt;sono giorni&lt;br /&gt;g-i-o-r-n-i&lt;br /&gt;che vivo&lt;br /&gt;v-i-v-o&lt;br /&gt;solo&lt;br /&gt;s-o-l-o&lt;br /&gt;con il mio&lt;br /&gt;m-i-o&lt;br /&gt;pappagallo&lt;br /&gt;p-a-p-p-a-g-a-l-l-o&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-giiatTyluo4/Tbszmh5IlCI/AAAAAAAABIo/imSuLpebk3Y/s1600/3.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 267px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5601127298591396898" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-giiatTyluo4/Tbszmh5IlCI/AAAAAAAABIo/imSuLpebk3Y/s400/3.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le donne quando ridono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi piacciono le donne quando ridono. Mi piacciono perché quando ridono, specie se lo fanno di cuore, lasciandosi andare, alle donne succede che il seno gli comincia a ballonzolare tutto, a muoversi per via dei sussulti che il riso provoca. Questo accade di certo alle donne che hanno un seno florido, esuberante, che sembra voglia prendere il volo e accomiatarsi dallo scollo non sempre contenuto delle loro camicette. E poi ce n’è di quelle – almeno così mi ha detto Monica – che quando ridono, poiché lo fanno mettendoci un po’ di malizia e in modo prolungato, alla fine gli diventa turgido il capezzolo, che quasi non se ne accorgono. Loro ridono, ridono e intanto piano piano gli si allunga il capezzolo e s’irrigidisce da solo, senza bisogno di alcun toccamento. Non so se questo sia vero, o se Monica me l’abbia detto solo per compiacermi perché una volta, a una mostra, le ho confessato che le donne quando ridono mi piacciono da impazzire, non so, ma hanno un fascino speciale, irresistibile.&lt;br /&gt;In effetti quando vedo una donna che ride, e mi accorgo che ha un seno prosperoso, e magari si vede che non porta il reggiseno, mi viene subito da pensare che quando ride, sotto i vestiti, il seno le balla tutto, le va su e giù, ondeggia come una coppa di gelatina particolarmente morbida. Perciò vederle ridere, le donne, è uno spettacolo che fa bene allo spirito, lo trovo sensuale, rincuorante. Mi eccita immaginare che il seno di una donna mentre ride si muove seguendo la cadenza fuori controllo delle risate, che anche lui, il seno, a suo modo ride partecipando generoso ai fremiti di quel momento di allegria. Fra la bocca di una donna che ride e il seno che le oscilla leggermente scomposto sotto la camicetta esiste una sorta di complicità, d’intesa che si accende e si riproduce solo in quello stato di abbandono liberatorio di cui il riso è responsabile.&lt;br /&gt;Un’altra cosa che mi piace, e non poco, delle donne quando ridono sono gli occhi. Alcune quando ridono gli brillano gli occhi come due fiammiferi accesi; dentro gli occhi gli si vede un qualcosa che non si vede quando le donne stanno in atteggiamento normale o sono pensierose, un qualcosa di profondo, quasi di spirituale mi verrebbe da dire, senza esagerazione, anche perché la parola «spirituale» me ne ricorda un’altra, «spiritoso», che con il riso si coniuga bene. Forse mi sbaglio, ma a me sembra che gli occhi di una donna quando ride diventano magnetici, più intensi, e quindi sono più autentici. Altre donne invece - è il caso di Monica ad esempio - quando ridono gli occhi li tengono chiusi, non li aprono fintanto che ridono e magari gli vengono le lacrime, e questa di nuovo è una cosa che mi eccita, perché mi viene da pensare che è così che le donne tengono gli occhi quando danno un bacio o fanno all’amore. Che meraviglia!&lt;br /&gt;C’è ancora un altro movimento che mi piace nelle donne quando ridono, ed è quello che le donne compiono quando si piegano in avanti nel momento in cui ridono, e assumono una posizione quasi a angolo retto tenendosi lo stomaco con le braccia unite, che se hanno i pantaloni stretti, attillati, ad esempio i blue jeans, quando si piegano in due e lasciano cadere i capelli sul volto, se hanno i capelli lunghi ben inteso, allora in quella posizione non proprio ortodossa le rotondità del loro fondoschiena si accentuano, risaltano maggiormente (sempre che uno osservi la scena di una donna che ride standole alle spalle), e anche questo è uno spettacolo eccitante, legato al modo singolare, unico che hanno le donne di ridere, uno spettacolo che è bello da vedersi e tutte le volte che si ripete mi manda in estasi.&lt;br /&gt;Monica mi ha detto che una volta, in casa di amici, dopo una battuta cretina di un tale che aveva un pizzetto da capretta tibetana, lei si è messa a ridere a crepapelle. Un po’ per l’idiozia scoraggiante della battuta, un po’ per il pizzetto ridicolo di quel tale, ha iniziato a ridere in modo così impetuoso e convulso che a un certo punto non ce l’ha fatta più, non è riuscita a trattenersi e alla fine (meno male che aveva la gonna) si è bagnata, provando lì per lì una grande vergogna tanto che avrebbe voluto scappare via, anche se nessuno per fortuna si era accorto dell’incidente. Allo stesso tempo però, con la sua aria candida, Monica ha aggiunto che, mentre rideva, sentirsi addosso quel liquido caldo che le inumidiva l’attaccatura delle cosce, le ha procurato una sensazione gradevole, sfacciatamente libidinosa. E io, per quanto mi riguarda, se devo essere sincero, nel momento in cui Monica mi raccontava quell’episodio, mi sono eccitato moltissimo pensando a lei, in gonna, che si bagnava ridendo come una pazza davanti ai suoi amici, ignari del piccolo cedimento che le era capitato. Una ragione in più per farmi piacere le donne quando ridono…&lt;br /&gt;Negli ultimi tempi non appena mi sono reso conto che Monica si era fatta seria e svogliata durante i nostri incontri, e rideva sempre meno, e se lo faceva gli veniva una roba finta, artificiosa, ho immediatamente realizzato che qualcosa non andava più fra noi, che forse lei si era stancata di me. E infatti non mi sbagliavo: dopo un po’ ci siamo lasciati, senza drammi, restando per quanto possibile buoni amici, anche se la fine della nostra storia mi ha rattristato molto perché adoravo quel suo modo voluttuoso e impertinente di ridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il silenzio assoluto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Dopo aver seguito per due estati consecutive un corso di yoga tenuto da un tale di Rimini che, a dispetto del suo volto truce, si faceva chiamare Bhakti (Amore), un uomo si era fissato che voleva provare a ogni costo «l’estasi del silenzio assoluto». Pertanto si rivolse a una ditta specializzata e fece rivestire la sua camera da letto di un materiale insonorizzante come quello che si adopera per isolare acusticamente i locali pubblici, discoteche, sale cinematografiche, ecc.&lt;br /&gt;Non ancora soddisfatto, da perfezionista qual era, incollò sulla superficie insonorizzata, con l’aiuto di un amico, dei contenitori per le uova, formati da piccole protuberanze di cartone: un sistema artigianale ed economico, questo, per rendere un ambiente impenetrabile ai rumori. Tempo addietro l’aveva visto applicato alle pareti della saletta di trasmissione di una radio privata.&lt;br /&gt;Al termine dei lavori, l’uomo pensò bene di effettuare un collaudo di quanto aveva progettato. Così una notte si chiuse dentro la camera da letto trasformata in una specie di luogo di culto del silenzio, e, in attesa che l’esperimento andasse a buon fine, si sedé su una poltroncina di pelle, l’unico arredo rimasto lì dentro, insieme a una vecchia lampada da terra.&lt;br /&gt;Mentre osservava, compiaciuto, i bernoccoli di cartone verdastro che tappezzavano le pareti e il soffitto, l’uomo avvertì che nella stanza insonorizzata si era creato un silenzio cupo, infrangibile, netto, senza una smagliatura disturbante e così avvolgente da procurargli un leggero batticuore, un’emozione mai sperimentata prima di allora, nemmeno durante le sue lunghe passeggiate estive in montagna, lassù, oltre i duemila metri, nei rari momenti in cui il vento si placa all’improvviso e smette di sibilare fra le rocce.&lt;br /&gt;Tuttavia, poiché voleva essere sicuro di ottenere un silenzio ancora più intenso, totale, si mise dei tappi di cera nelle orecchie e in aggiunta - ultima precauzione, tanto per essere sicuro - anche una cuffia senza fili che di solito usava davanti alla tv per non disturbare i vicini.&lt;br /&gt;Seduto al centro della stanza, con la cuffia in testa come se ascoltasse della musica, l’uomo spense la luce premendo il pulsante della lampada che aveva di fianco e si preparò a godersi finalmente «la percezione cosmica del silenzio assoluto», un’idea su cui Bhakti tornava spesso nelle sue lezioni, anche se per lui, a dire il vero, malgrado fosse un guru da spiaggia, l’assolutezza del silenzio era da intendersi non come un fatto fisico, bensì come il risultato - raggiungibile dopo lunghe meditazioni - di un’esperienza interiore, mentale, di pensiero.&lt;br /&gt;Una volta al buio l’uomo si piegò su se stesso, appoggiando i gomiti sulle ginocchia in modo da concentrarsi meglio. D’un tratto, però, sentì una fitta dolorosa all’altezza della spalla sinistra e un gran senso di oppressione sul petto. A nulla gli valse mettersi a gridare né tanto meno, dopo che era caduto sul parquet, battere i pugni con le poche forze che gli erano rimaste nella speranza di richiamare l’attenzione dei vicini.&lt;br /&gt;Dalla stanza insonorizzata non uscì il minimo rumore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(luglio 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Paolo Albani è nato nel 1946 a Marina di Massa. Scrittore, poeta visivo e performer, è membro dell'OpLePo (Opificio di Letteratura Potenziale), della Sezione italiana della Joseph Crabtree Foundation e del Comitato Scientifico dell'Institut International de Recherches et d'Exploration sur les Fous Littéraires. In qualità di semi-semiologo, ha tenuto nel 1994 il corso di Semiotica presso l'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Firenze e per vari anni ha insegnato all'Università del Progetto di Reggio Emilia. E' Console Magnifico dell'Istituto Patafisico Vitellianense, emanazione autonoma del Collegio di Patafisica, e da alcuni anni ricopre la cattedra di Linguistica fantastica presso la Facoltà di Scienze inutili di Barcellona.&lt;br /&gt;Ha pubblicato numerosi libri e studi con editori di rilevanza.&lt;br /&gt;Ha partecipato con performance e interventi a convegni, festival, seminari, e mostre. Per Stefano Bartezzaghi sarebbe "uno dei più tenaci frequentatori italiani dell'area dove la letteratura incontra il nonsenso e il gioco". Piergiorgio Odifreddi ha detto - Albani sottolinea " credo per sfottermi" - che sono "il campione italiano della letteratura potenziale". Ha un bellissimo sito ricco di ricerche e testi ricreativi dove perdersi dietro agli avanzi delle sue giocose e gioiose rivoluzioni:&lt;/em&gt; &lt;a href="http://www.paoloalbani.it/"&gt;http://www.paoloalbani.it/&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vimeo.com/20839093"&gt;http://vimeo.com/20839093&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://xoomer.virgilio.it/palbani/Menu.html"&gt;http://xoomer.virgilio.it/palbani/Menu.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Albani"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Albani&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://vimeo.com/20839093"&gt;http://vimeo.com/20839093&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-4773975447253652363?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/4773975447253652363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/04/arti-paolo-albani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/4773975447253652363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/4773975447253652363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/04/arti-paolo-albani.html' title='Interventi - Paolo Albani'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-OE5h9Iyx2bE/TbszxFZCTyI/AAAAAAAABJA/9GCk3t_jxvw/s72-c/Paolo%2BAlbani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-286226443475518808</id><published>2011-03-17T20:58:00.022+01:00</published><updated>2011-03-17T21:37:51.505+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arti'/><title type='text'>Arti - Sebastiano Benegiamo</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-tWsVgXzNH-M/TYJtL9EQZJI/AAAAAAAABGQ/puIUO6271PA/s1600/DSC_0077.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 287px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146540031239314" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/-tWsVgXzNH-M/TYJtL9EQZJI/AAAAAAAABGQ/puIUO6271PA/s400/DSC_0077.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Il tema del dolore. Ho guardato i tuoi lavori e molto semplicemente ho visto questo dolore. L’ho immaginato? Era soltanto il mio?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Posso dirti che io solitamente lavoro quando mi sento bene, ma per me è inevitabile quello che viene fuori, e se ci senti del dolore allora ti dico che c'è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1ngPcyVDIno/TYJtR1cegOI/AAAAAAAABGY/bog8jqhVwzY/s1600/DSCF0047.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 276px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146641064558818" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-1ngPcyVDIno/TYJtR1cegOI/AAAAAAAABGY/bog8jqhVwzY/s400/DSCF0047.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;- La cultura personale e il tuo immaginario. Mi ha colpito la tua lontananza dai pittori contemporanei; credo di vedere nelle tue opere un’affinità con alcuni artisti italiani e in particolare toscani del Novecento. Penso soprattutto a Ottone Rosai. Poi mi viene in mente Ardengo Soffici; anche Lorenzo Viani. L’uso del disegno; la sua espressività; una ricercata elementarità. Questi sono stati tra l’altro artisti-scrittori…&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Bè, hai citato tutti artisti toscani, e forse non a caso... come sai io sono fiorentino, anche se ho origini per metà pugliesi... devo ammettere che adoro la passione di Modigliani, ma per quanto riguarda le affinità mi sento molto più vicino allo stile barbaro del suo amico Soutin. Certo è un onore per me essere accostato a maestri come Rosai o Viani... sicuramente sono artisti che ho ammirato e dai quali ho provato a rubare qualcosa... soprattutto adoro la semplice disperazione degli omini di Rosai e il drammatico esistenzialismo dei personaggi di Viani (il cieco, i mendicanti...). Diciamo che anche io ho un interesse per coloro che sono un po' al margine, e questo non per moda, ma perchè ci sento dentro una verità che me li fa sentire fratelli di strada, compagni che provano la mia stessa sofferenza. Ma sono moltissimi gli artisti che ammiro, e in fondo non posso dire di preferire quello o questo.. gli artisti sono artisti... Che so, vorrei avere il segno di Schiele, la classicità moderna di Bacon, o chissà cos'altro... ma in verità a me interessa raccontare me stesso, e lo faccio perchè ho sempre la sensazione di essere troppo avanti, sempre a un passo dalla morte, e il disegno mi riporta nell'attimo, qua dove sono in verità... mi aiuta a capire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-x_6IFOzkCTk/TYJtWnAT-EI/AAAAAAAABGg/MTllFZZ3P-g/s1600/DSCF0048.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 284px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146723087677506" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-x_6IFOzkCTk/TYJtWnAT-EI/AAAAAAAABGg/MTllFZZ3P-g/s400/DSCF0048.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Cosa scrivi quando scrivi? Ti piace la poesia?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi interessa molto la poesia e provo a fare poesia... tra l'altro in questo periodo in cui mi sono fratturato la tibia sto scrivendo un poemetto che vorrei pubblicare; il titolo sarà &lt;em&gt;In carrozza&lt;/em&gt;. Ti cito un breve passaggio: "osservo quella giacca ferma come di gesso s'innalza come bellezza dipinta di pezza verde che puzza di vita."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-p4l8apAe22c/TYJtZbhXI2I/AAAAAAAABGo/Kaq4wqfjsco/s1600/DSCF0158.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 364px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146771544679266" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-p4l8apAe22c/TYJtZbhXI2I/AAAAAAAABGo/Kaq4wqfjsco/s400/DSCF0158.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- I tuoi lavori che ho visto a Milano e che qui presentiamo, sono prevalentemente realizzati su cartonlegno. Puoi raccontare qualche aspetto “tecnico” del tuo lavoro, qualche aneddoto sulle fasi della realizzazione di una tua opera?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Solitamente quando disegno traccio le lineee fondamentali per poi coprire il foglio con del nero, e poi scavando e ripulendo tiro fuori l'immagine, solitamente un volto... ma quello che mi interessa è provare a raccontare attraverso uno sguardo o una cicatrice o una ruga un pezzo di quella vita che sto ritraendo... lavoro sempre dal vero, vedere mi da spunti che altrimenti non avrei e mi mette in rapporto con la realtà. Penso che sia una cosa utile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-o_GFH-xcbVo/TYJtc4eDyFI/AAAAAAAABGw/h6wz0lFp4rw/s1600/DSCF0161.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 315px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146830855063634" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-o_GFH-xcbVo/TYJtc4eDyFI/AAAAAAAABGw/h6wz0lFp4rw/s400/DSCF0161.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Ti piacciono l’installazione, la video arte?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Non particolarmente per adesso... devo dire che non mi sono mai sforzato troppo di capirne il senso, penso che siano una forma d'arte ma raramente ho trovato istallazioni o video che mi abbiano entusiasmato. Invece con la pittura mi succede spessissimo... sarà per questo che la preferisco?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-kkNWqZRP134/TYJtibyfgCI/AAAAAAAABG4/JZX7U0ly_aQ/s1600/DSCF0163.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146926235353122" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-kkNWqZRP134/TYJtibyfgCI/AAAAAAAABG4/JZX7U0ly_aQ/s400/DSCF0163.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Lavori per serie; ho visto dei tuoi paesaggi urbani; come ti piacerebbe che venisse letto il tuo lavoro?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Per quanto riguarda quei paesaggi urbani, che non sono altro che case popolari del quartiere dove vivono mia madre e mia nonna e dove ho vissuto fino a dieci anni fa, quello che ho cercato di raccontare è proprio quel senso di Purgatorio... vivere alle Piagge, secondo me, è come essere agli arresti domiciliari... per lungo tempo mi sono sentito così, e in quei disegni mi sono liberato di quella sensazione sgradevole... in uno di quei disegni c'è un grande sole che copre perfino i muri... qualcuno ha visto in quel disegno una citazione poetica, mentre io volevo solo omaggiare un artista, Edvard Munch.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-91K4LkQxrcM/TYJt4VFj5tI/AAAAAAAABHY/v6HB8wHYiuI/s1600/DSCF9267.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 273px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585147302393407186" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-91K4LkQxrcM/TYJt4VFj5tI/AAAAAAAABHY/v6HB8wHYiuI/s400/DSCF9267.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Trovi interessate il presente del nostro Paese? Segui la politica?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Quello che mi sembra interessante del nostro paese? La pizza...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ziocYNn0o30/TYJtmSqzWXI/AAAAAAAABHA/zD3keJ4dyk4/s1600/DSCF0166.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 286px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585146992506657138" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-ziocYNn0o30/TYJtmSqzWXI/AAAAAAAABHA/zD3keJ4dyk4/s400/DSCF0166.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Attualmente quali lavori stai realizzando? Quali sono i temi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Adesso sto facendo dei ritratti, tanto per cambiare. Sono persone che incontro in un bar centrale di Firenze... noi lo chiamiamo "il barraccio", è un bar un po' atipico per Firenze, sembra di stare in uno di quei locali malfamati del porto, dove puoi incontrare gente di tutti i tipi, ma gente che ha sempre qualche storia da raccontarti... sono pirati moderni... certo ora ti sarai fatta un'immagine preoccupante di questo posto, ho un po' esagerato, in quanto sono tutti abbastanza civili. E' che però succedono cose strane a volte... e io voglio raccontare questa fauna umana... credo che ci farò una mostra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5neUT6oSg6A/TYJtr71iFEI/AAAAAAAABHI/8Jb1_hQzXBk/s1600/DSCF0168.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 278px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585147089456862274" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-5neUT6oSg6A/TYJtr71iFEI/AAAAAAAABHI/8Jb1_hQzXBk/s400/DSCF0168.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Cos’ha l’artista che altri non hanno?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Credo che un artista sia un uomo che cerca di esprimere una sua personale visione, un suo pensiero libero, oppure che voglia affermare la propria esistenza... non so se ha qualcosa che gli altri non hanno, però credo che ci siano molti motivi per cui vale la pena di fare l'artista... sennò&lt;br /&gt;non farei la fame pur di continuare a fare quello che desidero... in fondo è una scelta coraggiosa e rischiosa. Ma ripeto, ci sono molti motivi per cui un uomo sente di dover fare l'artista, e ognuno lo tiene nascosto dentro di sè... diciamo che l'arte è un mezzo per svelarsi, e anche per fare questo ci vuole coraggio...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gRl2PJ95xJU/TYJtvSl5EnI/AAAAAAAABHQ/fsBOGnavX3Q/s1600/DSCF0169.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 241px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5585147147104883314" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/-gRl2PJ95xJU/TYJtvSl5EnI/AAAAAAAABHQ/fsBOGnavX3Q/s400/DSCF0169.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Intervista curata da Cristiano Mattia Ricci&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;Sebastiano Benegiamo è nato a Fiesole il 2 gennaio 1982. E' diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Adriano Bimbi. Vive e lavora a Firenze.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://sebastianobenegiamo.blogspot.com/"&gt;http://sebastianobenegiamo.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.spaziarti.com/?p=299"&gt;http://www.spaziarti.com/?p=299&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-286226443475518808?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/286226443475518808/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/03/arti-sebastiano-benegiamo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/286226443475518808'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/286226443475518808'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/03/arti-sebastiano-benegiamo.html' title='Arti - Sebastiano Benegiamo'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-tWsVgXzNH-M/TYJtL9EQZJI/AAAAAAAABGQ/puIUO6271PA/s72-c/DSC_0077.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-3193692882099403451</id><published>2011-02-08T19:15:00.035+01:00</published><updated>2011-03-17T21:19:22.647+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arti'/><title type='text'>Arti - Maurizio L'Altrella</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZz75aZGI/AAAAAAAABF4/F7Sb6W_2u_w/s1600/01.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 285px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571403331564889186" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZz75aZGI/AAAAAAAABF4/F7Sb6W_2u_w/s400/01.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZwiZRE-I/AAAAAAAABFw/bK7dMymc0yQ/s1600/02.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 285px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571403273179567074" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZwiZRE-I/AAAAAAAABFw/bK7dMymc0yQ/s400/02.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;divalign="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Il tuo lavoro di artista non inizia con queste opere che qui presentiamo. Mi risulta che la tua pittura abbia sviluppato almeno tre fasi precedenti a questa; in un certo senso fa mostra di una “freschezza” che viene da lontano...&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sì, ho affrontato diversi stadi di ricerca nel campo dell’arte prima di giungere a questo tipo di espressione pittorica. In effetti, le fasi sono più di tre, ma mi limiterò a citare le esperienze più recenti. All’inizio era pittura figurativa, poi astratta, dove il gesto e il segno erano gli elementi fondamentali.&lt;br /&gt;In seguito ho sperimentato la materia per alcuni anni, usando resine, materiali poveri e fotografia assemblati; quello che ne usciva prendeva il nome di “composti”. Ero interessato e ispirato dalle opere classiche dei grandi maestri dell’alto Medioevo, del ‘500 e anche dai fiamminghi, con uno sguardo particolare alla tensione che sviluppano i quadri di Grünewald.&lt;br /&gt;Mi affascinavano le pale d’altare, ma venivo anche colpito dalla violenza rappresentata dall’arte concernente la religione occidentale. Soffrivo davanti ad alcune immagini.&lt;br /&gt;Tecnicamente poi mi sono dedicato a un altro tipo di materia. Il mio interesse si è spostato verso i metalli: ferro e alluminio principalmente, che andavo ad intaccare con ossidazioni, incidevo, graffiavo con utensili e martellavo. Ho creato anche diverse installazioni. I temi, anche qui, erano sostanzialmente legati alla religione e alla violenza da essa generata, mi riferisco all’Inquisizione per fare un esempio, o ai martiri.&lt;br /&gt;Poi ho avuto un periodo di riflessione abbastanza lungo, circa un anno e mezzo, dopodiché ho ripreso a dipingere.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGczN4B1YI/AAAAAAAABGA/5Ek-jquO4bc/s1600/03.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 285px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571406617745937794" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGczN4B1YI/AAAAAAAABGA/5Ek-jquO4bc/s400/03.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Vuoi accennare al tuo lavoro con i video e alle ricerche musicali connesse?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In quell’anno e mezzo di riflessione cui accennavo prima, e in cui avevo una spasmodica propensione verso la pittura figurativa, ho voluto aspettare ancora prima di riprendere in mano i pennelli e sperimentare esprimendomi attraverso la videoarte. Insieme al mio caro amico Luca Trevisan (avevamo già in precedenza progettato e creato installazioni sotto il nome di Spazi Residui, insieme anche a Marco Cadioli) abbiamo lavorato all’idea di un video, mettendo su carta un progetto che poi è stato eseguito, in maniera completa direi: girato, montato e composto le musiche. E’ stata un’esperienza molto intensa e importante per me, e mi ha aperto la mente verso una visione nuova del fare arte, comunicando anche con la fisicità del corpo, movimenti, espressioni facciali, inquadrature, luci e, appunto, nel creare delle musiche adatte alle emozioni che ci interessava trasmettere. I brani creati per il video &lt;em&gt;Il pasto&lt;/em&gt; (il primo girato) erano di genere indie/rock con influenze industrial, che in un crescendo di dissonanze ed effetti che spesso stravolgevano i suoni originali sfociavano in una psichedelica schizofrenia sonora. Io mi ero occupato dei suoni di chitarre, in molti casi molto distorte, che sviluppavano atmosfere rappresentanti l’annichilimento e la follia, e di alcune basi di tastiera, mentre Luca si era occupato della parte ritmica, effetti e batteria elettronica campionata, e Filiberto, un altro amico di vecchia data, si era prestato suonando delle basi di basso. Nel frattempo facevo musica e cantavo anche in una rock band con altri due amici. Il genere era sostanzialmente crossover e ci divertivamo davvero molto! La musica è un elemento fondamentale della mia vita. Non ascolto qualsiasi cosa, i miei gusti vanno dalla classica al rock più estremo, ma sempre selezionando. Ho composto musica anche da solo con l’aiuto di programmi di composizione che usavo sul mio computer. Quando lavoro, ho sempre necessità di avere un sottofondo musicale che arricchisca i miei stimoli. Con Luca abbiamo girato un secondo video e ne abbiamo iniziato un terzo, che però è rimasto incompleto, perché a un certo punto io ho dovuto abbandonare il progetto e conseguentemente anche l’impegno con la band, perché l’esigenza di dipingere era diventata importante. Ormai ero quasi ossessionato da una pittura figurativa che non facevo in concreto, ma che continuavo ad elaborare a livello intellettivo, e ho sentito che dovevo convogliare totalmente la mia energia in quel senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGdf1NZdJI/AAAAAAAABGI/5fXMOImYC5g/s1600/04.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 284px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571407384218793106" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGdf1NZdJI/AAAAAAAABGI/5fXMOImYC5g/s400/04.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZlFLqIgI/AAAAAAAABFY/UDl9rvjrvBk/s1600/05.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 284px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571403076359299586" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZlFLqIgI/AAAAAAAABFY/UDl9rvjrvBk/s400/05.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Ritieni che sia importante la “bellezza” nella pittura? Quale può essere la bellezza in un’opera d’arte?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sinceramente credo che la pittura più che altro debba essere “buona pittura”.&lt;br /&gt;L’americano James Hillman, psicoanalista, saggista e filosofo, dice che nel secolo precedente al nostro la bellezza risiedeva nel “grande”, mentre lui sostiene il contrario. Il gigantismo nell’arte c’è stato e continua a esserci, suscitando a volte un interesse che prescinde dalla qualità. I greci sostenevano che la bellezza è proporzione. Con l’avvento degli espressionisti, molti secoli dopo, questo concetto è stato annullato. Per quanto mi riguarda, bellezza e qualità devono essere un tutt’uno.&lt;br /&gt;Un quadro bello per me deve trasmettere forza ed energia attraverso il segno, il gesto, il colore, come per esempio nella pittura di Arnulf Rainer e non solo, oppure assorbirmi nella sua atmosfera poetica e farmi fluttuare, come nella pittura di Osvaldo Licini. Posso essere rapito da com’è costruita una figura, come nel caso di Yan Pei Ming, Giacometti o Bacon, un paesaggio, un concetto, uno spazio, dal senso che ha e da come viene rappresentata una performance o un video.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Che importanza attribuisci all’abilità tecnica nel dipingere? Credi sia necessaria per una buona espressione artistica attraverso la pittura? &lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un quadro dipinto bene non è necessariamente un buon quadro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZfQLYkWI/AAAAAAAABFQ/KvCniHtxeu8/s1600/06.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 286px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571402976231723362" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZfQLYkWI/AAAAAAAABFQ/KvCniHtxeu8/s400/06.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Mi sembra di intravedere in queste tue opere una forte fonte d’ispirazione nel cinema.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Adoro il cinema, non posso farne a meno e credo che sia molto probabile, anche se non è sempre stabilito in partenza il collegamento tra i film che vedo e ciò che dipingo. Ci sono sicuramente inquadrature che mi danno forti emozioni e che rimangono impresse nella mia memoria, come colori, luci ed atmosfere, oltre che temi, concetti e recitazione. Tutti questi input influenzano la mia pittura ma, credo, anche la mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZa16L9AI/AAAAAAAABFI/Z0nyWNgrAnI/s1600/07.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 284px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571402900460794882" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZa16L9AI/AAAAAAAABFI/Z0nyWNgrAnI/s400/07.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZWWo3BVI/AAAAAAAABFA/IhW3KJHq7HY/s1600/08.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 285px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571402823347144018" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZWWo3BVI/AAAAAAAABFA/IhW3KJHq7HY/s400/08.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Hai amato anche tu la pittura degli anni ’80; ricordo un tuo vecchio catalogo di opere dipinte con una gestualità ispirata e affine per certi versi ai Nuovi Selvaggi tedeschi.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;I Nuovi Selvaggi erano degli eroi per me, mi sentivo molto vicino a loro nella mia espressione pittorica. La forza del segno, il modo di concepire la figura, i colori e i contrasti esasperati sviluppavano esplosioni di energia nella mia mente. In quel periodo ho molto prediletto anche due artisti svizzeri: Siegfried Anzinger e Martin Disler.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZTS_h62I/AAAAAAAABE4/beucS2bJcUU/s1600/09.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 285px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571402770828880738" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZTS_h62I/AAAAAAAABE4/beucS2bJcUU/s400/09.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;- &lt;strong&gt;In &lt;em&gt;Into the green&lt;/em&gt; è la pittura, come una coltre, a cancellare parti degli esseri umani; e sono gli esseri umani a uscire da questa coltre/pittura. Cosa rappresenta questo velo uniforme e astratto che a tratti cancella e a tratti lascia intravedere?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Nel fondo di quel lavoro, come in quello di altri, cerco di rappresentare una dimensione in cui la figura si trova.&lt;br /&gt;E’ un’estensione mentale che sfocia nella spiritualità, dove i protagonisti non hanno una connotazione definita, parti del loro corpo appaiono mentre altre sono tenute volontariamente celate o vengono cancellate e intaccate dalle colature, perché è una dimensione di passaggio, nulla è mai per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZPYYBEGI/AAAAAAAABEw/GK39pJhoS48/s1600/10.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 283px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571402703554285666" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZPYYBEGI/AAAAAAAABEw/GK39pJhoS48/s400/10.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;- Ci sono alcune icone o ricorrenze molto diffuse nell’arte contemporanea (come il teschio, nuovo e antico, o per altri versi forse più moderni, come la “sgocciolatura”) che caratterizzano la nostra storia dell’arte occidentale. Nel caso del teschio, mi pare che l’antica simbolica sacralità dei significati sia oggi totalmente capovolta. Per esempio, io credo che oggi il teschio non significhi più assolutamente nulla; se non che quell’artista è contemporaneo, cioè rientra nella categoria di una oggi abbastanza diffusa e trasversale avanguardia artistica. Talvolta, nell’arte contemporanea, ho visto anche l’utilizzo della figura dei bambini, spesso con accezioni legate in qualche modo all’inquietudine. Nel tuo caso specifico, mi puoi raccontare qual è l’indagine che fai sul mondo dei bambini e da cosa ha preso avvio questa tua serie di opere?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi interessa rappresentare lo stadio puro o quasi dell’essere umano, non necessariamente l’inquietudine. Il momento in cui la personalità è ancora molto plasmabile e il carattere dell’individuo non si è ancora consolidato. E’ anche per questo motivo che tendo a non dare fisionomie definite, cercando di rappresentare i corpi come involucri che custodiscono un’essenza. Tento di dire che in quel momento tutto è possibile, e questo o quei bambini potrebbero essere o diventare sia buoni sia cattivi, e non solo nel caso specifico relativo a &lt;em&gt;Good kids/Bad kids?&lt;/em&gt;, anche se in questi lavori mi piace evidenziare il concetto attraverso il titolo, o per lo meno dare uno stimolo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Quali sono gli artisti contemporanei, moderni e classici che in qualche modo hanno dato “forma” al tuo immaginario artistico?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Devo dire che sono davvero molti, e alcuni li ho citati doverosamente rispondendo in precedenza alle tue domande.&lt;br /&gt;Potrei menzionare ancora De Kooning, Anselm Kiefer, Julian Shnabel, Ryan Mendoza, Joseph Beuys, Matthew Barney, Nam June Paik, Bill Viola, Mimmo Paladino, Mario Merz, e ce ne sarebbero molti altri che mi duole non citare relativamente al contemporaneo. Tra i moderni sicuramente buona parte degli espressionisti, tra cui Dix e Grotz; precedentemente alcuni impressionisti tra cui Toulouse Lautrec, Degas, Monet, anche uno sguardo particolare a Egon Shiele, James Ensor, Marcel Duchamp… Per passare al classico: Tiziano, Tintoretto, Michelangelo, El Greco, Dürer, Rubens, Caravaggio… e tanti altri.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Proviamo a uscire adesso dalla pittura e dalle sue tematiche più strettamente artistiche. Non facciamo quindi cenno al suo mondo reale/irreale; alla ristretta società che ne è beneficiaria; al mercato (che da noi praticamente manca, ad eccezione dei maestri del moderno e di una ristrettissima parte di contemporanei).&lt;br /&gt;Prima di arrivare all’oggetto di questa ultima riflessione, vorrei dirti che ritengo che tutte queste presunte possibilità del mondo reale dell’arte e della sua parziale società connessa da sole non bastano a stimolare e giustificare la grande passione di chi si occupa d’arte. Che impressione hai, invece, dell’attualità del nostro Paese? Quale contesto umano metti a fuoco nella tua quotidianità?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Non vorrei scadere nella retorica, ma fino a non molto tempo fa tutto quello che succedeva in questo nostro Paese principalmente, ma anche nel mondo in generale, mi lasciava sgomento e mi annichiliva, porgendo spazio a grandi rabbie e penose depressioni. Ora vedo le cose in maniera diversa. Chiaramente, non mi sono procurato soffici paraocchi. Economia a catafascio è sintomo di povertà latente, non solo dal punto di vista delle finanze; c’è anche ristrettezza dal punto di vista culturale, questo è tra gli elementi più gravi e pare che a nessuno dei signori che manovrano la grande macchina governante interessi molto. Tutto l’inutile è molto enfatizzato, fino agli eccessi. Stiamo chiaramente regredendo, sotto molti punti di vista. Però, scusa se ripeto un concetto in cui credo: nulla può durare per sempre. Esistono cicli che in forme diverse si erano già proposti nella storia, non necessariamente quella del nostro Paese.&lt;br /&gt;Questo non significa che me ne sto in panciolle in attesa che le cose cambino tra un pisolino e l’altro, ma sono certo che la trasformazione innanzitutto debba cominciare da noi stessi, tutto il resto è collegato.&lt;br /&gt;Se quello che abbiamo fatto finora ha portato a questo che stiamo vedendo e vivendo, dimostra che allora è inutile continuare sullo stesso percorso. E’ necessario trovarne uno alternativo.&lt;br /&gt;Sono convinto che sia giunto il momento di rischiare molto per ottenere altrettanto; del resto non è continuando a lamentarsi che si cambiano le cose, e le cose vanno necessariamente cambiate. La paura e la repressione formativa, e non solo queste, sono le armi che ci vengono puntate contro, e pare che fino a questo momento stiano avendo il loro esito.&lt;br /&gt;Ho fiducia nell’essere umano, anche se in questo momento storico l’unica cosa che abbia o sia degna di attenzione è l’apparenza, o meglio l’apparire, ma mai come ora è giusto citare il famoso e strausato detto “l’apparenza è alquanto ingannevole”.&lt;br /&gt;Sembra che in pochi abbiano voglia di scavare oltre la superficie. Esistono oggi realtà oggettive fragilissime, che alla fine inevitabilmente si frantumeranno, o meglio si autodistruggeranno.&lt;br /&gt;L’ennesimo Colosso di Rodi o Vitello dai piedi di balsa.&lt;br /&gt;La maggior parte delle persone in questo momento ha paura, in generale, per diversi e talvolta ragionevoli motivi.&lt;br /&gt;Per stare meglio si tenta in ogni modo di sfuggire questo sentimento invece di affrontarlo e capirne le origini. E la soluzione sta proprio lì, nel prendere di petto le nostre paure e affrontarle, e nell’essere meno individualisti.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGNg1EO_YI/AAAAAAAABEY/6GAAF0gWn2c/s1600/This%2Bis%2Bnot%2Ban%2Bescape.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Intervista curata da Cristiano Mattia Ricci&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Maurizio L’Altrella è nato a Sesto San Giovanni (Milano), e qui vive e lavora.&lt;br /&gt;Espone dal 1989 in Italia e all’estero.&lt;br /&gt;Questi alcuni degli eventi artistici e culturali che lo hanno coinvolto:&lt;br /&gt;-&lt;/em&gt; Art Card&lt;em&gt;, collettiva a cura di Hisham Al Madhloum, Sharjah Art Museum, Sharjah (Emirati Arabi Uniti)&lt;br /&gt;- &lt;/em&gt;Di cielo in cielo&lt;em&gt;, performance collettiva a cura di Laboratorio Alchemico, piazza del Duomo, Milano&lt;br /&gt;-&lt;/em&gt; Festival delle lettere&lt;em&gt;, collettiva a cura della galleria Dep Art, Teatro Dal Verme, Milano&lt;br /&gt;- &lt;/em&gt;FIGURATIV-ISMI&lt;em&gt;, collettiva a cura di Siva Le Duc, in collaborazione con Artificio-Lab Artecontemporanea, presso Oldoni Grafica Editoriale, Milano&lt;br /&gt;-&lt;/em&gt; KINGS ZINE # 1 LIFE&lt;em&gt;, collettiva a cura di Guia Cortassa, presso lo spazio Assab-One, Milano&lt;br /&gt;-&lt;/em&gt; Viaggi interstellari&lt;em&gt;, collettiva a cura di Siva Le Duc, presso Atelier d’Arte Colette, Lecco&lt;br /&gt;- personale a cura di Bianca Maria Rizzi, galleria Bianca Maria Rizzi, presso Art Cafè Gallery, Dobbiaco (Bolzano)&lt;br /&gt;Da segnalare il sodalizio artistico che dal 2001 lo ha portato a lavorare frequentemente in collaborazione con Luca Trevisan e Marco Cadioli, sotto il nome di Spazi Residui.&lt;br /&gt;Un’esperienza che L’Altrella ritiene inoltre di grande rilievo nella sua attività artistica è la conoscenza con l’editore Alberto Casiraghy, per le cui edizioni a tiratura limitata&lt;/em&gt; Pulcinoelefante&lt;em&gt; ha realizzato, insieme allo scrittore Simone Riva, il volume&lt;/em&gt; Dentro&lt;em&gt; (aforisma di Simone Riva, disegni originali di Maurizio L’Altrella).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/blutopo"&gt;http://www.myspace.com/blutopo&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://it-it.facebook.com/people/Maurizio-LAltrella/1812604306"&gt;http://it-it.facebook.com/people/Maurizio-LAltrella/1812604306&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-3193692882099403451?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/3193692882099403451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/02/arti-maurizio-laltrella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/3193692882099403451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/3193692882099403451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2011/02/arti-maurizio-laltrella.html' title='Arti - Maurizio L&apos;Altrella'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TVGZz75aZGI/AAAAAAAABF4/F7Sb6W_2u_w/s72-c/01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-1770468991510521385</id><published>2010-11-30T18:59:00.020+01:00</published><updated>2010-11-30T20:49:47.469+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cartoni animali'/><title type='text'>Cartoni animali - di Alessio Luise e Barbara Lamioni</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPVUrsyhx8I/AAAAAAAABDg/kiIkofypVKs/s1600/ALICE-1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 313px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545431625910831042" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPVUrsyhx8I/AAAAAAAABDg/kiIkofypVKs/s400/ALICE-1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;…Alice… si acciuga al sole…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPVUDFyKN7I/AAAAAAAABDY/MbMj-A8XIAY/s1600/GRANDINE-1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 314px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545430928245536690" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPVUDFyKN7I/AAAAAAAABDY/MbMj-A8XIAY/s400/GRANDINE-1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size:130%;"&gt;GRANDINE&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;La grandine è fatta di gocce grandi... grandi... grandine...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessio Luise, classe 1978, laureato in Filosofia, lavora nei call-centers per conforto e prima necessità da più di dieci anni.&lt;br /&gt;Da un tempo maggiore pratica la scrittura "meloGrammatica”.&lt;br /&gt;Con&lt;/em&gt; Lietocolle Editore &lt;em&gt;nel 2006 pubblica&lt;/em&gt; Concavo.Convesso.Corsivo.&lt;em&gt;; contribuisce inoltre con tre liriche all’antologia, edita da Net Saggiatore,&lt;/em&gt; Subway - Poeti italiani underground&lt;em&gt;, con prefazione di Davide Rondoni.&lt;br /&gt;Autore di canzoni, con il nome Luisenzaltro ha autoprodotto i lavori sonori&lt;/em&gt; Inversioni aEIOU&lt;em&gt;, in versione aUDIO (2004),&lt;/em&gt; L’uomo non è volante, ma sterza con furia &lt;em&gt;(2005),&lt;/em&gt; Il corsivo è dell’autoradio &lt;em&gt;(2006),&lt;/em&gt; Insicurezza sul lavoro &lt;em&gt;(2007), in parte trasmessi da Radio Rai 1, Radio Popolare, Radio Alma (Bruxelles).&lt;br /&gt;Altre apparizioni ne&lt;/em&gt; L'albero degli aforismi &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2004), in&lt;/em&gt; Ospite d'onore. Della Terra. &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Subway&lt;em&gt;, 2006,&lt;/em&gt; Tratto Pen&lt;em&gt;), in&lt;/em&gt; Roma verso Milano &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2007), e nella biografia di Luigi Tenco&lt;/em&gt; Il mio posto nel mondo &lt;em&gt;(BUR Rizzoli, 2007).&lt;br /&gt;E' recentissima la pubblicazione di alcuni suoi testi nell'antologia&lt;/em&gt; Frecce verso l'altro &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Marcos y Marcos&lt;em&gt;), che raccoglie le poesie vincitrici del premio letterario&lt;/em&gt; Born to write &lt;em&gt;2010, promosso dall'Assessorato alla creatività giovanile del Comune di Parma e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze nell'ambito di&lt;/em&gt; Italia Creativa&lt;em&gt;, un progetto a sostegno dei giovani creativi a cura del Dipartimento della Gioventù del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con GAI (Giovani Artisti Italiani).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Barbara Lamioni è nata a Orbetello (GR) nel 1973. A diciotto anni si è trasferita a Pisa. Parallelamente agli studi universitari ha coltivato la sua forte passione artistica, frequentando corsi di illustrazione tradizionale e digitale. Negli ultimi anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra i quali la selezione per l´&lt;/em&gt;Annual Illustrator &lt;em&gt;degli anni 2008, 2009 e 2010, la selezione per le mostre&lt;/em&gt; Hansel &amp;amp; Gretel&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; La Sirenetta e Uomo Nero, Verde, Blu&lt;em&gt;, allestite in occasione della Fiera del Libro di Torino negli anni 2007, 2008 e 2009, e la selezione per la pubblicazione di una tavola nel libro&lt;/em&gt; Assurdotempo e l´esatta logica&lt;em&gt; (edito nel 2009 da Edizioni Corsare). Vive e lavora in Toscana. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;a href="http://blamio.blogspot.com/"&gt;http://blamio.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-1770468991510521385?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/1770468991510521385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/1770468991510521385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/1770468991510521385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html' title='Cartoni animali - di Alessio Luise e Barbara Lamioni'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPVUrsyhx8I/AAAAAAAABDg/kiIkofypVKs/s72-c/ALICE-1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6925292896659214674</id><published>2010-11-30T18:42:00.021+01:00</published><updated>2010-11-30T18:59:00.580+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arti'/><title type='text'>Arti - Stefano Reboli</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5byCseiI/AAAAAAAABDI/w27ScDx0yJ8/s1600/01.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545401665628961314" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5byCseiI/AAAAAAAABDI/w27ScDx0yJ8/s400/01.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545401526560328946" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5Tr-JjPI/AAAAAAAABDA/8Qd50ad9cOc/s400/02.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5Dm-Vw-I/AAAAAAAABC4/10b6OicYQ98/s1600/03.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545401250341045218" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5Dm-Vw-I/AAAAAAAABC4/10b6OicYQ98/s400/03.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4_XtuKRI/AAAAAAAABCw/dhGDdghFvPw/s1600/04.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545401177525332242" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4_XtuKRI/AAAAAAAABCw/dhGDdghFvPw/s400/04.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU41YQJSBI/AAAAAAAABCo/IHDMruGjaQw/s1600/05.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545401005871024146" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU41YQJSBI/AAAAAAAABCo/IHDMruGjaQw/s400/05.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4fmLGHnI/AAAAAAAABCg/QArSTbSsB4w/s1600/06.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545400631650819698" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4fmLGHnI/AAAAAAAABCg/QArSTbSsB4w/s400/06.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4b9WORjI/AAAAAAAABCY/z7X1Czl9Xk4/s1600/07.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545400569152030258" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4b9WORjI/AAAAAAAABCY/z7X1Czl9Xk4/s400/07.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4WZXOSYI/AAAAAAAABCQ/-64cKokgc0o/s1600/08.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545400473593203074" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4WZXOSYI/AAAAAAAABCQ/-64cKokgc0o/s400/08.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4Qrkmm5I/AAAAAAAABCI/W6pL0L_abZA/s1600/09.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 266px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5545400375401946002" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU4Qrkmm5I/AAAAAAAABCI/W6pL0L_abZA/s400/09.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;strong&gt;La realtà irreale&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;di Stefano Reboli&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Fotografare è un'azione soggettiva.&lt;br /&gt;Nell'immagine di una verità non esiste verità.&lt;br /&gt;Esiste piuttosto un'immagine della verità.&lt;br /&gt;Quell'immagine è il pensiero del fotografo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che rende speciale un luogo, una situazione, una realtà, è il proprio punto di vista. In questo senso il fotografo condiziona la realtà. Il fotografo è un filtro che rende piatta una struttura multidimensionale. Il fotografo stampa il suo punto di vista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scattiamo un'immagine di una verità: l'immagine che il fotografo ha di una realtà, immagine che per definizione non può coincidere con la verità. Nessuna fotografia sfugge a questa regola perché è un vero artificiale. Non esiste fotografia-verità. Qualsiasi immagine di una verità è parziale, pertanto falsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste dunque un'immagine della verità la cui forma dipende dal fotografo. Filtro, punto di vista, il fotografo compone una seconda realtà, la sua. La vede attraverso un aiuto artificiale, già foglio. Ne imprime l'immagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fotografia è magica. Sfiora la musica. Rende visibile il pensiero. Il fotografo può condividere una memoria nel silenzio di forme e colori. Il fotografo può stampare il suo pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.stefanoreboli.com/magickathmandu.html"&gt;&lt;strong&gt;Magic Kathmandu&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;di Stefano Reboli&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In un disordine di persone, cose, suoni, odori, è difficile distinguere. Trovare una vena e riuscire poi a seguirla, esaurirla. Un pensiero forte acuisce i sensi e mette il fotografo nella condizione di distinguere quella realtà. Di isolare una verità e quindi di fotografarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un esercizio mistico, vedere l'irreale. Cercarlo nel banale e tradurlo in immagine. Scoprire che nell'apparenza esiste un pensiero profondo, il tuo pensiero, è magico. Poterlo guardare è una allucinazione. Paradossale fotografare una realtà irreale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kathmandu è stata negli anni '70 il paradiso degli hippies. Un gruppo di &lt;em&gt;freaks &lt;/em&gt;occidentali ha dato vita a una piccola comunità intorno al Jhhochen Tole, l'ancora esistente Freak Street. Le droghe alteravano la loro realtà. L'ultimo sopravvissuto è morto qualche anno fa. Un trip a Kathmandu rimane una esperienza mistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Stefano Reboli, fotografo, vive e lavora a Milano. Viaggia costantemente per il mondo con la sua macchina fotografica, producendo immagini e storie da quindici anni. Stefano è un socio fondatore della neonata&lt;/em&gt; &lt;a href="http://www.theworldinphoto.com/"&gt;The World in a Photo&lt;/a&gt;&lt;em&gt;, un’agenzia fotografica che organizza anche workshop e viaggi fotografici. La prossima &lt;/em&gt;&lt;em&gt;PHOTO EXPEDITION&lt;/em&gt;&lt;em&gt; sarà nell'inverno del Giappone, nel gennaio-febbraio 2011.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.stefanoreboli.com/"&gt;http://www.stefanoreboli.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.theworldinphoto.com/"&gt;http://www.theworldinphoto.com/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6925292896659214674?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6925292896659214674/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/arti-stefano-reboli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6925292896659214674'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6925292896659214674'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/arti-stefano-reboli.html' title='Arti - Stefano Reboli'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TPU5byCseiI/AAAAAAAABDI/w27ScDx0yJ8/s72-c/01.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-1042384765515857702</id><published>2010-11-14T22:14:00.118+01:00</published><updated>2010-11-14T23:26:47.650+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Cristiano Mattia Ricci</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBReSKhETI/AAAAAAAABCA/Fe2dMl76ZcU/s1600/diavoloingiadino.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 260px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539517122379583794" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBReSKhETI/AAAAAAAABCA/Fe2dMl76ZcU/s400/diavoloingiadino.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;IN GIARDINO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai trovato un cane morto in giardino&lt;br /&gt;E l’hai avvolto in un lenzuolo. Hai telefonato&lt;br /&gt;Alla polizia e gli hai cantato una canzone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cane si è svegliato e ha fischiato il tuo motivo.&lt;br /&gt;Dopo, nuovamente si è disteso sul tuo tavolo e ti chiede&lt;br /&gt;Di rimettergli indosso il lenzuolo, perché ha freddo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cazzo di un cane morto che comanda e mi detta&lt;br /&gt;le regole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La polizia è arrivata. Ti ha riempito il giardino.&lt;br /&gt;Il cane era nella sala e continuava a fischiare&lt;br /&gt;La tua canzone. Infine ha mostrato i documenti&lt;br /&gt;Al poliziotto che piangeva. Era il figlio proprio&lt;br /&gt;Di quest’agente. Era un cane anche l’agente della&lt;br /&gt;Polizia e detestava le regole. Ha iniziato a bastonarmi&lt;br /&gt;Sul cranio e sulle costole ed io piangevo.&lt;br /&gt;Poi dal frigo ho tirato fuori una bottiglia di birra&lt;br /&gt;E tutti insieme l’abbiamo bevuta. Abbiamo parlato&lt;br /&gt;Di politica. Della situazione italiana, della mafia.&lt;br /&gt;Della nascita di Forza Italia. Della Tv commerciale&lt;br /&gt;In Italia, dei principali gruppi editoriali. Della giustizia&lt;br /&gt;E del consenso di un uomo con fare criminale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci siamo salutati, baciandoci mani e zampe.&lt;br /&gt;In giardino è spuntata l’alba che i poliziotti ancora&lt;br /&gt;Dormivano sotto gli alberi. Ci siamo dati appuntamento&lt;br /&gt;In un bar per la mattina seguente e tutto mi è parso davvero costruttivo&lt;br /&gt;Ed infinitamente utile. Qualcosa di davvero entusiasmante.&lt;br /&gt;Mi sono sentito di esprimere la mia più sentita gratitudine alla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;15 febbraio 2010 &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;IL SEGNALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora basta.&lt;br /&gt;M’infilo il giubbotto ed esco;&lt;br /&gt;Corro ed insieme maledico la mia specie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è per scarso amore,&lt;br /&gt;Ma sono stanco di amare per nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ andata così; abbiamo preso l’autobus&lt;br /&gt;Per più volte, il giorno prima.&lt;br /&gt;E dopo, anche i giorni seguenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo provato a cantare insieme e ci siamo&lt;br /&gt;Incontrati che scendevi alla fermata.&lt;br /&gt;Poi tutto s’è bloccato. I capelli, impigliati.&lt;br /&gt;Le mani, immobilizzate ed impagliate.&lt;br /&gt;Il fiato, sospeso. Lo sguardo, paralizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo dopo hai sentito il segnale. Proveniva&lt;br /&gt;Dalla strada e la gente che rideva. L’aereo&lt;br /&gt;Sorvolava la zona e il sole iniziava a calare.&lt;br /&gt;I cani hanno abbaiato e le persone sono&lt;br /&gt;Montate in sella alle biciclette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce grossa della radio, si è distesa su di noi;&lt;br /&gt;Ci siamo nascosti dove abbiamo potuto.&lt;br /&gt;Soltanto allora, abbiamo starnutito con veemenza,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la nostra rabbia e i sogni insieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;15 febbraio 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;CON PAROLE DI IRVING MILLS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luce che balla, luce&lt;br /&gt;Che fioca scorre sulle mensole&lt;br /&gt;Del pomeriggio. Luce che non c’è&lt;br /&gt;E che mostra tutta la sua pienezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il gatto ride e ascolta con le cuffie,&lt;br /&gt;le migliori versioni jazz di Duke Ellington;&lt;br /&gt;In a Sentimental Mood, con parole di Irving Mills.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gatto del sentimento della luce&lt;br /&gt;E gatto di voce che intona se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gatto come Ella Fitz e come me che scrivo&lt;br /&gt;E invece vorrei cantare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Luce che abbagli, hai smesso&lt;br /&gt;Di proporre faccende serie. Resti solo&lt;br /&gt;Luce, ma moscia e sbiadita. Luce che fa&lt;br /&gt;I conti col reale. Con l’economia dell’esistenza&lt;br /&gt;E con la vita che avanza. Con questa stanza&lt;br /&gt;E con i miei pensieri. Con i peli del mio naso&lt;br /&gt;E con le stelle della volta celeste”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;15 febbraio – 30 aprile 2010 &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IO LA BIRRA E TU DELL’ACQUA GASATA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si, abbiamo potuto danzare, infischiandocene&lt;br /&gt;Del pleistocene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo potuto amarci, spremendo i nostri&lt;br /&gt;Sessi e baciandoci senza amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo davvero esausti di sentire il frastuono.&lt;br /&gt;Esausti della mancanza di ironia che proveniva dalla strada.&lt;br /&gt;Tu hai preso la chitarra e hai cominciato a ruttare e piangere.&lt;br /&gt;Io ho preso un coltello affilato e mi sono tagliato una fetta di formaggio.&lt;br /&gt;Poi hai preso il salame, disquisendo di sesso e politica.&lt;br /&gt;Da fuori, venivano le grida.&lt;br /&gt;C’era appena stato un incidente mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi, abbiamo mangiato il salame e bevuto, io la birra&lt;br /&gt;E tu dell’acqua gasata. Abbiamo poi tirato giù le tapparelle&lt;br /&gt;E infine siamo andati a dormire.&lt;br /&gt;Mi sentivo morto, ma era solo il russare&lt;br /&gt;Delle stelle, del cielo, dell’amore, del grande&lt;br /&gt;Cuore che si stagliava come un culo nei miei sogni;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;come in una pubblicità televisiva&lt;br /&gt;di un canale commerciale, italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come se un cammello,&lt;br /&gt;all’improvviso, ci attraversasse la strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;15 febbraio 2010 &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cristiano Mattia Ricci è nato a Cesena nel 1973. E’ diplomato al Liceo artistico e laureato in architettura presso il Politecnico di Milano.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Tra il 1995 e il 2003 ha scritto poesie e ha partecipato a reading poetici; suoi testi sono stati pubblicati su riviste di settore, antologie e edizioni d'arte.&lt;br /&gt;Nel 2000 ha fondato il &lt;/em&gt;Cerchio Azzurro&lt;em&gt;, che si occupa di esplorare i nessi tra arti visive, letterature, musica.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel 2003, con la personale Retornos de lo vivo lejano &lt;em&gt;(Quadreria del Lotto, Trapani), il suo linguaggio pittorico è radicalmente cambiato, conquistando una significativa maturità. Da allora partecipa regolarmente a esposizioni collettive, tra le quali si segnalano &lt;/em&gt;10 per 10. Questioni di Matematica &lt;em&gt;(Florilegio Arte, Leno – Brescia, 2006),&lt;/em&gt; Preghiere – Approdi minoritari dell’anima&lt;em&gt; (Art Gallery Bistrot Garden Grove, Roma, 2007), &lt;/em&gt;Fundus&lt;em&gt; (galleria Artycon, Offenbach – Francoforte, 2008), &lt;/em&gt;Polifonie&lt;em&gt; (Cavenaghi Arte, Milano, 2008) e&lt;/em&gt; 7x11. La poesia degli artisti &lt;em&gt;(2010)&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;mostra/collezione itinerante che ha preso forma chiedendo a 77 artisti visivi di illustrare un testo poetico da loro stessi prescelto (nel caso di Ricci, una poesia di Alessio Luise). Quest'ultima esposizione è stata inaugurata alla Fiera del Libro &lt;/em&gt;Pordenonelegge&lt;em&gt;, e dopo essere stata ospitata presso la Fondazione Tito Balestra di Longiano (FC) è approdata a Milano, da dove proseguirà il suo "tour" nazionale. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Tra le personali più recenti di Cristiano Ricci&lt;/em&gt;&lt;em&gt; vanno citate &lt;/em&gt;Kunst im Wechsel – Arte in cambio &lt;em&gt;(galleria Artycon, Offenbach – Francoforte, 2007), e &lt;/em&gt;Vahine's ballad&lt;em&gt; (galleria Artycon, all’interno della manifestazione d’arte contemporanea&lt;/em&gt; Kunstansichten 2009). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nel 2009 un suo progetto di scultura urbana per Milano è stato segnalato nell'ambito del concorso&lt;/em&gt; Scultura nella città&lt;em&gt;, indetto dalla Permanente, che ha previsto l'esposizione alla Permanente stessa delle tavole preparatorie e dei modelli relativi ai progetti selezionati. Con l'occasione è stato pubblicato un catalogo edito da Skira.&lt;br /&gt;Sue opere sono presenti presso collezioni private italiane ed estere.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.cristianomattiaricci.com/"&gt;http://www.cristianomattiaricci.com/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-1042384765515857702?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/1042384765515857702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/poesia-cristiano-mattia-ricci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/1042384765515857702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/1042384765515857702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/poesia-cristiano-mattia-ricci.html' title='Poesia - Cristiano Mattia Ricci'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBReSKhETI/AAAAAAAABCA/Fe2dMl76ZcU/s72-c/diavoloingiadino.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-176099743019520084</id><published>2010-11-14T18:01:00.099+01:00</published><updated>2011-02-08T20:56:58.482+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arti'/><title type='text'>Arti - Luc Fierens</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOArAI-EhqI/AAAAAAAABAA/thWrQXgNeJM/s1600/5ok.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 242px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539474823073531554" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOArAI-EhqI/AAAAAAAABAA/thWrQXgNeJM/s400/5ok.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Luc, tu sei sulla scena artistica dagli anni Ottanta: oltre a essere poeta visivo, sei anche un profondo conoscitore della mail-art. Sul tuo sito &lt;a href="http://www.vansebroeck.be/"&gt;http://www.vansebroeck.be/&lt;/a&gt; hai scritto: "La mail-art non è morta, lunga vita alla mail-art". Quanto è cambiata, negli ultimi dieci anni, questa forma di espressione artistica? In che modo riesce a rinnovarsi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La mail-art negli ultimi dieci anni è stata influenzata da Internet, e viceversa. I primi artisti di questa corrente usavano il web solo per far conoscere i propri lavori. Ma ora i mail-artists impostano direttamente i progetti attraverso i blog, benché si facesse mail-art anche con mezzi pre-Internet (BBS, fax, networks). Il primo forum online di discussione sull'arte è stato Fluxlist, ed era promosso/utilizzato da mail-artists e dagli artisti Fluxus dell'ultimo periodo. Quindi la mail-art ha modificato online i propri strumenti. Cosa contribuisce al rinnovamento? Una comunicazione più veloce nell'organizzazione di un progetto, come per esempio ABAD, un postcardproject di M. Rose in onore di R. Johnson - &lt;a href="http://abookaboutdeatharchive.blogspot.com/"&gt;http://abookaboutdeatharchive.blogspot.com/&lt;/a&gt; - in esposizione nella galleria di Emily Harvey a New York nel settembre 2009 e ora in viaggio per il mondo. Oppure l'attiva comunità italiana di mail-art, online su &lt;a href="http://dododada.ning.com/"&gt;http://dododada.ning.com/&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAmox7BpuI/AAAAAAAAA_g/pxker21-4OU/s1600/4.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 244px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539470023703242466" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAmox7BpuI/AAAAAAAAA_g/pxker21-4OU/s400/4.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Qual è stata l'importanza di Fluxus per l'arte? Quanto ha influenzato il tuo lavoro? Che eredità ha lasciato questo movimento artistico?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Fluxus ha dato forma al processo della comunicazione come arte. La maggior parte dei primi artisti Fluxus ne ha gettato le fondamenta in molti campi: Nam June Paik (video), Charlotte Moorman (festival d'avant-garde), Ken Friedman (la prima collettiva aperta, l'Omaha Flowing Systems, è stata un modello per le esposizioni di mail-art) e Ray Johnson (add-on mailings).&lt;br /&gt;Dick Higgins ha lanciato il termine "intermedia". E' una prospettiva visionaria sull'arte non ancora capita dai moderni curatori, che la stravolgono nel marketing e in enormi biennali. Il modo "fluxus" di concepire l'arte connessa alla vita = attività umana come attività artistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAp7x8qhvI/AAAAAAAAA_4/zpv78FhjgKQ/s1600/3.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 233px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539473648662513394" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAp7x8qhvI/AAAAAAAAA_4/zpv78FhjgKQ/s400/3.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAvyCpqihI/AAAAAAAABBI/EGfL56XXohY/s1600/7.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 244px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539480078417299986" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAvyCpqihI/AAAAAAAABBI/EGfL56XXohY/s400/7.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;- Parlaci dei temi principali che attraversano i tuoi lavori più recenti.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Interrogare la realtà politica e sociale attraverso lo straniamento delle immagini; stratificazione della memoria: combinare/giustapporre immagini dal passato, dal presente e dal futuro; ricerca dell'essenza "originale" dell'immagine, piuttosto che dell'effetto "vintage" o dell'operazione di "recupero" artistico via Photoshop; interrelazione con gli artisti della comunicazione del mondo intero, ad esempio a novembre del 2010 con l'esposizione &lt;em&gt;Sboccato&lt;/em&gt; nell'U-manspace di Rovereto, o progetti futuri di collegamento con "mouvements" come il Collage de Pataphsysique (Tania Lorandi), o i rapporti con il Fluxism (i miei Postfluxpostbooklets fin dal 1987). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAtvhiKlsI/AAAAAAAABAo/bRux_lSy6X4/s1600/2.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 286px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539477836144481986" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAtvhiKlsI/AAAAAAAABAo/bRux_lSy6X4/s400/2.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAwlAqJ_lI/AAAAAAAABBQ/0vXMOlPSqSE/s1600/10.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 276px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539480954055818834" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAwlAqJ_lI/AAAAAAAABBQ/0vXMOlPSqSE/s400/10.jpg" href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBPSrYaLcI/AAAAAAAABB4/JcEIbkRJmjc/s1600/11.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 371px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539514723967053250" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBPSrYaLcI/AAAAAAAABB4/JcEIbkRJmjc/s400/11.jpg" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Prima di essere mail-artist, sei stato poeta e poi poeta visivo: lavori ancora con la poesia visiva? Che peso ha per te la parola scritta?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sì, nasco come poeta sperimentale, sotto l'influenza dell'avanguardia belga (Van Ostayen). Ma dopo poco mi sono rivolto alla poesia visiva. Ora, fin dagli ultimi anni Novanta, mi dedico alla mia re-poesia visiva, un movimento italiano di poesia visiva che era/è conosciuto come determinato, politico e anti-pop a causa della sua attività di guerriglia semiologica (E. Miccini). Non ritengo questo modo di vedere fuori moda, invecchiato o ripetitivo, ma anzi lo ritengo assolutamente CONTEMPORANEO. La maggior parte degli eventi politici odierni hanno una forte somiglianza con quelli degli anni Sessanta. La protesta, i cambiamenti sociali, la crisi (anche quella degli anni Ottanta), il potere dei mass media… solo i nomi delle multinazionali sono cambiati, ma i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri. Perciò il poeta deve cercare di cambiare il mondo per sé e per gli altri. Questa visione utopica è parte del mio concepire/fare arte, in quanto provocatore attraverso il mezzo del collage. La poesia visiva va oltre il collage. Il collage è stato recuperato attraverso/come "timbri, arte postale e album di ritagli". Quindi re-poesia visiva è uno strumento/modo dell'arte/vita di aggredire la realtà. Nei miei poemi visivi uso la parola scritta. La parola interroga le immagini e rende visibili gli strati. Di segni da leggere o guardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAsiNrPjMI/AAAAAAAABAY/DuuCGsOEofo/s1600/1ok.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 248px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539476507963919554" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAsiNrPjMI/AAAAAAAABAY/DuuCGsOEofo/s400/1ok.jpg" href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAyICWTI-I/AAAAAAAABBg/UHaj-7VA7_o/s1600/08.jpg" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAyugVWtHI/AAAAAAAABBo/BJ3cKy5YpkA/s1600/08.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 249px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539483316200584306" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAyugVWtHI/AAAAAAAABBo/BJ3cKy5YpkA/s400/08.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;- &lt;/a&gt;&lt;strong&gt;"La mail-art è una passione che costruisce un sogno". Cosa pensi del mondo di oggi? Ti piace? E' ancora possibile, oggi, costruire un sogno?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Senza la mia "esperienza" nella mail-art non sarei potuto essere l'artista che sono. La mail-art ha cambiato la mia vita. Le ha dato una direzione. Ho cominciato a scambiare lavori, piuttosto che a venderli. Ho incontrato nel loro paese persone che non conoscevo, senza fare del turismo. Ho costruito amicizie e partecipato a gruppi ben prima di Facebook, e questi legami durano da 25 anni. Perciò, sono attivo grazie a questo "network", a questa "rete". Senza di loro non potrei esistere. Nel novembre 2011 avrò un posto da ricercatore alla Emily Harvey Foundation di Venezia. Ho incontrato Emily due volte (a New York e a Venezia) e sono grato alla sua fondazione per il riconoscimento dei miei 25 anni di esperienza in questo campo. Quindi: sì, un sogno può avverarsi. Il mondo di oggi ha bisogno di sognatori/artisti, non di venditori/artisti, e perciò… continuo a combattere. Grazie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAunxndt-I/AAAAAAAABAw/_JDqfHQX5hA/s1600/6.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 241px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539478802534348770" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOAunxndt-I/AAAAAAAABAw/_JDqfHQX5hA/s400/6.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBOUU0VmeI/AAAAAAAABBw/inRvhA9iS3o/s1600/09.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 271px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5539513652758288866" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOBOUU0VmeI/AAAAAAAABBw/inRvhA9iS3o/s400/09.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Intervista curata da Cristiano Mattia Ricci&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luc Fierens dal 1984 è uno degli artisti belgi della nuova generazione più attivi nel campo della mail-art e della poesia visiva. La sua produzione spazia dal collage all’installazione, dai libri d’artista ai poemi oggetto. Dal 1993 lavora con la moglie Annina Van Sebroeck. Vive e lavora in Belgio ma ha costruito negli anni un network di collaborazioni internazionali con artisti Fluxus, neo-dada, performers e poeti sonori e visivi che si estende dall’Europa agli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.vansebroeck.be/fierens-mailart/WELCOME.html"&gt;http://www.vansebroeck.be/fierens-mailart/WELCOME.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.flickr.com/photos/23777629@N05/"&gt;http://www.flickr.com/photos/23777629@N05/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-176099743019520084?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/176099743019520084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/arti-luc-fierens.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/176099743019520084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/176099743019520084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/arti-luc-fierens.html' title='Arti - Luc Fierens'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TOArAI-EhqI/AAAAAAAABAA/thWrQXgNeJM/s72-c/5ok.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-7933565892691856657</id><published>2010-11-04T18:24:00.033+01:00</published><updated>2011-07-10T19:41:51.947+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Sharon Olds</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TNLtSaopuaI/AAAAAAAAA_A/lG-JSHjCQgA/s1600/sharon_olds.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 390px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535747792635017634" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TNLtSaopuaI/AAAAAAAAA_A/lG-JSHjCQgA/s400/sharon_olds.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;IL CERCHIO MAGICO DELL'AGGRESSIONE: QUATTRO POESIE DI SHARON OLDS&lt;br /&gt;commento e traduzione di Alessandro Manitto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sharon Olds cerca la propria immagine, e lo fa attraverso il rispecchiamento. Si osserva nei propri aggressori, ne assume il ruolo, ne ruba la voce che trasforma in stile poetico.&lt;br /&gt;Le quattro poesie che ho qui tradotto rappresentano i quadranti dell'arena di questo conflitto interiore. Sono le aree tematiche ciclicamente attraversate dal suo sentire, i modi in cui prende forma la sua identità. Com'è giusto che sia, sono sia argomenti di riflessione che profonde e confuse condizioni esistenziali. Sono: la reciprocità di ogni legame; l'illusoria soluzione dello scambio di ruolo; l'osmosi affettiva che confonde l'identità; il sollievo provvisorio del distacco.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;The sash&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Il nastro&lt;/em&gt;) è l'oggetto-simbolo che lega (materialmente) e collega (tematicamente). E' filo conduttore di una esposizione di tipo narrativo, come spesso accade nelle poesie della Olds. Esiste un prima, un dopo, e in mezzo un punto di svolta, che stravolge a sorpresa l'atmosfera del racconto. Ciò che era rassicurante, ora è fonte di turbamento: il nastro utilizzato nei giochi innocenti dell'infanzia accentra su di sé, nella pubertà, il desiderio contrastato di bellezza e l'emozione del sesso. In seguito, tra scoppi di violenza verbale, che sono sia esorcismo che ritorsione, si rivela anche strumento di abuso familiare. Ma vittima e carnefice sono "legati", come tutti gli esseri umani, e questa indissolubilità trasfigura in maniera religiosa l'oggetto del titolo, identificandolo con il concetto scientifico del "nastro di Moebius" (1).&lt;br /&gt;Ho parlato di narrazione, e voglio approfondire l'analisi di questo procedimento stilistico, che nella Olds prende anche valenze esistenziali. Infatti, nelle sue poesie il punto di svolta assume spesso la forma del ribaltamento, come accade chiaramente in &lt;em&gt;The victims&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Le vittime&lt;/em&gt;). Il ribaltamento è la figura narrativizzata dell'antitesi: gli opposti non sono più compresenti ma si alternano, creando l'illusione del cambiamento. Il paradosso interiore rimane però attivo. L'opposto è in ombra, ma più che mai presente. La Olds lo sa e spalanca la sua poesia al sottotesto.&lt;br /&gt;Chi sono, qui, le "vittime"? I bambini che gioiscono della distruzione del padre? La madre che lo sbatte fuori di casa? Il padre stesso, probabile alcolista? I poveri senzatetto, raffigurati nel loro disfacimento con immagini gotiche degne di un Poe o di un Coleridge? Il vertiginoso rispecchiamento dei ruoli trasforma il titolo della poesia in una "parola-ombrello" e, allo stesso tempo, in un'antitesi ad un solo termine: tutti (figli, madre, padre, homeless) sono vittime e carnefici.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Borders&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;I confini&lt;/em&gt;). Questo il titolo, ma il tema della poesia è il suo esatto opposto: l'inesistenza di un confine tra due esseri umani. La poetessa scopre che il tentativo di identificarsi in un ruolo confonde, più che chiarire. Chi è stata figlia ora è madre, e per essere una madre diversa dovrà essere principalmente se stessa. Emerge quindi, per mezzo di una bella metafora acquatica, il tema della diluizione del sé provocata da rapporti affettivi particolarmente osmotici. Una poesia molto drammatica, secondo me, ma in fondo positiva.&lt;br /&gt;Una nota particolare va dedicata, a questo punto, all'attenzione quasi ossessiva che la Olds ha per il corpo umano. Questo, a dire il vero, è il principale argomento di critica dei suoi detrattori (qualcuno ha detto: "Siamo stanchi di sentirla parlare dei suoi orifizi!"). Noi invece cerchiamo di capirne di più, e lo facciamo prendendo in considerazione la poesia (secondo me programmatica) &lt;em&gt;The language of the brag&lt;/em&gt;, che potete trovare nella raccolta &lt;em&gt;Satan says&lt;/em&gt;. Qui la Olds crea un parallelo dialettico tra la propria poetica e l'opera di Walt Whitman, il cantore americano della fisicità e dell'uomo che si muove e si commuove nel mondo. Ma, per la sensibilità femminile della poetessa, corpo e mondo coincidono. Il corpo è la Madre Terra, territorio di frontiera da colonizzare attraverso la verbalizzazione. In questo senso, è naturale che la Olds indaghi la geografia (e ancora di più la geologia) della corporeità alla luce dei suoi sommovimenti più estremi. La gravidanza e il parto, il sesso, la morte definiscono le coordinate di una mappa che è strumento necessario a questo tipo di viaggio. E l'esplorazione è condotta senza censure: se lo spirito discende da Whitman, la libertà di linguaggio deriva da Ginsberg.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;A week later&lt;/em&gt;, infine, presenta una fitta tessitura di notazioni temporali, dalla quale emergono due drammatiche occasioni di distacco: il divorzio dal marito e la morte della madre. Le accomuna, in superficie, una inquieta sensazione di sollievo, che viene però messa in discussione da tre immagini simboliche prelevate dal campo semantico del "volo". In sogno, un oggetto si staglia in cielo, fiammeggiante come un sole che misuri il tempo della giornata al suo passaggio. Un aereo dipinto, congelato nella sua rappresentazione, sovrasta i personaggi in una sala che evoca una tomba antica. La metafora dell'uccello caduto "aleggia" sulla poetessa che osserva la madre morta. In effetti, questa poesia, intensa ma non ingenua, stratifica in modo molto efficace il quotidiano e l'archetipico, facendo sì che il suo significato non si esaurisca completamente nell'analisi. La ritengo quindi una delle migliori della poetessa americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) Il nastro di Moebius (tanto caro a Lacan) è un concetto matematico (più precisamente, topologico). Potete trovare maggiori informazioni sull'argomento qui: &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nastro_di_M%C3%B6bius"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Nastro_di_M%C3%B6bius&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SHARON OLDS. BIO-BIBLIOGRAFIA &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sharon Olds è nata a San Francisco nel 1942. Insegna scrittura creativa alla New York University. Ha pubblicato 11 volumi di poesia:&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;Satan Says&lt;/em&gt;, University of Pittsburgh Press (Pittsburgh, PA), 1980.&lt;br /&gt;(&lt;em&gt;Satana dice&lt;/em&gt;, a cura di Elisa Biagini, casa editrice Le Lettere, Il nuovo Melograno, Firenze 2002)&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Dead and the Living&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 1984.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Gold Cell&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 1987.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Matter of This World&lt;/em&gt;, Slow Dancer Press, 1987.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Sign of Saturn&lt;/em&gt;, Secker &amp;amp; Warburg, 1991.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Father&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 1992.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Wellspring: Poems&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 1996.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;Blood, Tin, Straw&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 1999.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;The Unswept Room&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 2002.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;Strike Sparks: Selected Poems&lt;/em&gt;, 1980-2002, Knopf (New York, NY), 2004.&lt;br /&gt;- &lt;em&gt;One Secret Thing&lt;/em&gt;, Knopf (New York, NY), 2008.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE SASH&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The first ones were attached to my dress&lt;br /&gt;at the waist, one on either side,&lt;br /&gt;right at the point where hands could clasp you and&lt;br /&gt;pick you up, as if you were a hot&lt;br /&gt;squeeze bottle of tree syrup, and the&lt;br /&gt;sashes that emerged like axil buds from the&lt;br /&gt;angles of the waist were used to play horses, that&lt;br /&gt;racing across the cement while someone&lt;br /&gt;held your reins and you could feel your flesh&lt;br /&gt;itself in your body wildly streaming.&lt;br /&gt;You would come home, a torn-off sash&lt;br /&gt;dangling from either hand, a snake-charmer—&lt;br /&gt;each time, she sewed them back on with&lt;br /&gt;thicker thread, until the seams of&lt;br /&gt;sash and dress bulged like little&lt;br /&gt;knots of gristle at your waist as you walked, you could&lt;br /&gt;feel them like thumbs pressing into your body.&lt;br /&gt;The next sash was the one Thee, Hannah!&lt;br /&gt;borrowed from her be-ribboned friend&lt;br /&gt;and hid in a drawer and got salve on it,&lt;br /&gt;salve on a sash, like bacon grease on a snake,&lt;br /&gt;God's lard on the ribbon a Quaker girl&lt;br /&gt;should not want, Satan's jism on&lt;br /&gt;silk delicate as the skin of a young girl's genital.&lt;br /&gt;When Hannah gave up satin her father&lt;br /&gt;told her she was beautiful&lt;br /&gt;just as God made her. But all sashes&lt;br /&gt;lead to the sash, very sash of&lt;br /&gt;very sash, begotten, not made, that my&lt;br /&gt;aunt sent from Switzerland—&lt;br /&gt;cobalt ripple of Swiss cotton with&lt;br /&gt;clean boys and girls dancing on it.&lt;br /&gt;I don't know why my mother chose it to&lt;br /&gt;tie me to the chair with, her eye just&lt;br /&gt;fell on it, but the whole day I&lt;br /&gt;felt those blue children dance&lt;br /&gt;around my wrists. Later someone&lt;br /&gt;told me they had found out&lt;br /&gt;the universe is a kind of strip that&lt;br /&gt;twists around and joins itself, and I believe it,&lt;br /&gt;sometimes I can feel it, the way we are&lt;br /&gt;pouring slowly toward a curve and around it&lt;br /&gt;through something dark and soft, and we are bound to&lt;br /&gt;each other.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL NASTRO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I primi che indossai erano attaccati al mio vestito&lt;br /&gt;all'altezza dei fianchi, uno per parte,&lt;br /&gt;proprio dove le mani possono afferrarti e&lt;br /&gt;tirati su, come se tu fossi una calda&lt;br /&gt;morbida bottiglia di plastica di sciroppo d'acero, e&lt;br /&gt;i nastri che pendevano come boccioli sporgenti&lt;br /&gt;dalla curva dei fianchi li usavamo per giocare ai cavalli&lt;br /&gt;cavalcando sul cemento mentre qualcuno&lt;br /&gt;li reggeva come redini, e potevi sentire&lt;br /&gt;la vita stessa scorrere selvaggiamente nella carne del tuo corpo.&lt;br /&gt;Poi saresti tornata a casa, un nastro strappato&lt;br /&gt;che penzolava da ogni mano, incantatrice di serpenti -&lt;br /&gt;e ogni volta lei li attaccava di nuovo&lt;br /&gt;con un filo più spesso, finché la cucitura&lt;br /&gt;tra il nastro e il vestito somigliò a tanti piccoli&lt;br /&gt;noduli che sporgevano dai tuoi fianchi quando camminavi, pollici&lt;br /&gt;che sentivi premere contro il tuo corpo.&lt;br /&gt;Il nastro successivo fu quello che la piccola Hannah (1)&lt;br /&gt;prese in prestito dalla sua elegante amica&lt;br /&gt;e nascose in un cassetto e asperse con un balsamo,&lt;br /&gt;balsamo su un nastro, è come ungere di lardo un serpente,&lt;br /&gt;tutto grasso che cola da Nostro Signore, sul nastro che una giovane quacchera&lt;br /&gt;non dovrebbe desiderare, lo sperma di Satana sul&lt;br /&gt;velluto, liscio come la pelle del sesso di una ragazzina.&lt;br /&gt;Quando Hannah rinunciò alla sua seta, il padre&lt;br /&gt;le disse che era bella&lt;br /&gt;proprio come Iddio l'aveva fatta. Ma tutti i nastri&lt;br /&gt;sono della stessa sostanza del Nastro, Nastro vero da&lt;br /&gt;Nastro vero, generato, non creato, che&lt;br /&gt;mia zia ci spedì dalla Svizzera -&lt;br /&gt;un'onda cobalto di cotone svizzero con sopra&lt;br /&gt;il disegno della danza innocente di ragazzi e ragazze.&lt;br /&gt;Non so perché mia madre scelse proprio quello&lt;br /&gt;per legarmi alla sedia, semplicemente&lt;br /&gt;le capitò sotto agli occhi, ma per un giorno intero&lt;br /&gt;li sentii danzare, quei bambini blu,&lt;br /&gt;attorno ai miei polsi. In seguito qualcuno&lt;br /&gt;mi disse che avevano scoperto&lt;br /&gt;che l'universo è una specie di striscia che&lt;br /&gt;si attorciglia e si ricongiunge a se stessa, e io gli ho creduto,&lt;br /&gt;a volte posso proprio sentirlo, il modo in cui&lt;br /&gt;ci rovesciamo lentamente verso una curva e la percorriamo&lt;br /&gt;immersi in qualcosa di oscuro e morbido, ed ecco che siamo legati&lt;br /&gt;uno all'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) &lt;em&gt;Thee, Hannah!&lt;/em&gt; è il titolo di un libro per bambini di Marguerite DeAngeli, pubblicato nel 1940. E' un classico della letteratura a sfondo educativo dei Quaccheri: ambientato prima della Guerra Civile Americana, racconta di Hannah, una ragazzina quacchera che ama nastri e vestiti colorati e non sopporta l'abbigliamento disadorno che viene prescritto dalla comunità in cui vive. Alla fine (naturalmente…) riscoprirà il valore della semplicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE VICTIMS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;When Mother divorced you, we were glad. She took it and&lt;br /&gt;took it in silence, all those years and then&lt;br /&gt;kicked you out, suddenly, and her&lt;br /&gt;kids loved it. Then you were fired, and we&lt;br /&gt;grinned inside, the way people grinned when&lt;br /&gt;Nixon's helicopter lifted off the South&lt;br /&gt;Lawn for the last time. We were tickled&lt;br /&gt;to think of your office taken away,&lt;br /&gt;your secretaries taken away,&lt;br /&gt;your lunches with three double bourbons,&lt;br /&gt;your pencils, your reams of paper. Would they take your&lt;br /&gt;suits back, too, those dark&lt;br /&gt;carcasses hung in your closet, and the black&lt;br /&gt;noses of your shoes with their large pores?&lt;br /&gt;She had taught us to take it, to hate you and take it&lt;br /&gt;until we pricked with her for your&lt;br /&gt;annihilation, Father. Now I&lt;br /&gt;pass the bums in doorways, the white&lt;br /&gt;slugs of their bodies gleaming through slits in their&lt;br /&gt;suits of compressed silt, the stained&lt;br /&gt;flippers of their hands, the underwater&lt;br /&gt;fire of their eyes, ships gone down with the&lt;br /&gt;lanterns lit, and I wonder who took it and&lt;br /&gt;took it from them in silence until they had&lt;br /&gt;given it all away and had nothing&lt;br /&gt;left but this.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE VITTIME&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando nostra Madre divorziò da te, ne fummo felici. Aveva sopportato&lt;br /&gt;e sopportato, in silenzio, tutti quegli anni e ora&lt;br /&gt;ti sbatteva fuori, all'improvviso, e noi ragazzi&lt;br /&gt;eravamo contenti. Così eri licenziato, e noi&lt;br /&gt;ce la ridevamo, proprio come rideva la gente&lt;br /&gt;il giorno in cui l'elicottero di Nixon decollò&lt;br /&gt;dal South Lawn (1) per l'ultima volta. Ci divertiva&lt;br /&gt;pensare al tuo ufficio smantellato&lt;br /&gt;insieme alle tue segretarie,&lt;br /&gt;ai tuoi pranzi a base di tre bourbon doppi,&lt;br /&gt;alle tue matite, alle tue risme di carta. Ritireranno anche&lt;br /&gt;i tuoi vestiti, gli scuri&lt;br /&gt;cadaveri appesi nel tuo armadio, e i neri&lt;br /&gt;nasi delle tue scarpe dai larghi pori?&lt;br /&gt;Ci ha insegnato a sopportare, a odiarti e a sopportare&lt;br /&gt;finché insieme a lei ti abbiamo iniettato&lt;br /&gt;il veleno del tuo annientamento, Padre. Ora&lt;br /&gt;passo accanto ai barboni accucciati nei portoni, corpi&lt;br /&gt;bianchi come lumache che rilucono attraverso gli strappi&lt;br /&gt;dei loro vestiti di fango compresso, le macchie&lt;br /&gt;sulle mani simili a pinne, il fuoco&lt;br /&gt;subacqueo dei loro occhi, barche affondate con&lt;br /&gt;la lanterna accesa, e mi chiedo chi li ha sopportati&lt;br /&gt;e sopportati, in silenzio, finché hanno dovuto&lt;br /&gt;smantellare tutto, e non gli è rimasto&lt;br /&gt;che questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) Il South Lawn è una zona del parco della Casa Bianca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE BORDERS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;To say that she came into me,&lt;br /&gt;from another world, is not true.&lt;br /&gt;Nothing comes into the universe&lt;br /&gt;and nothing leaves it.&lt;br /&gt;My mother—I mean my daughter did not&lt;br /&gt;enter me. She began to exist&lt;br /&gt;inside me—she appeared within me.&lt;br /&gt;And my mother did not enter me.&lt;br /&gt;When she lay down, to pray, on me,&lt;br /&gt;she was always ferociously courteous,&lt;br /&gt;fastidious with Puritan fastidiousness,&lt;br /&gt;but the barrier of my skin failed, the barrier of my&lt;br /&gt;body fell, the barrier of my spirit.&lt;br /&gt;She aroused and magnetized my skin, I wanted&lt;br /&gt;ardently to please her, I would say to her&lt;br /&gt;what she wanted to hear, as if I were hers.&lt;br /&gt;I served her willingly, and then&lt;br /&gt;became very much like her, fiercely&lt;br /&gt;out for myself.&lt;br /&gt;When my daughter was in me, I felt I had&lt;br /&gt;a soul in me. But it was born with her.&lt;br /&gt;But when she cried, one night, such pure crying,&lt;br /&gt;I said I will take care of you, I will&lt;br /&gt;put you first. I will not ever&lt;br /&gt;have a daughter the way she had me,&lt;br /&gt;I will not ever swim in you&lt;br /&gt;the way my mother swam in me and I&lt;br /&gt;felt myself swum in. I will never know anyone&lt;br /&gt;again the way I knew my mother,&lt;br /&gt;the gates of the human fallen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I CONFINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dire che entrò in me&lt;br /&gt;da un altro mondo, non sarebbe dire il vero.&lt;br /&gt;Niente entra nell'universo&lt;br /&gt;e niente ne esce.&lt;br /&gt;Mia madre - per esempio, mia figlia non&lt;br /&gt;entrò in me: cominciò a esistere&lt;br /&gt;dentro di me - apparve in me.&lt;br /&gt;Mia madre non entrò in me.&lt;br /&gt;Quando incombeva in preghiera su di me&lt;br /&gt;era sempre ferocemente gentile&lt;br /&gt;fastidiosa come sono fastidiosi i Puritani,&lt;br /&gt;ma la barriera della mia pelle non reggeva, cedeva&lt;br /&gt;la barriera del mio corpo, la barriera del mio spirito.&lt;br /&gt;Lei eccitava e magnetizzava la mia pelle, volevo&lt;br /&gt;ardentemente compiacerla, avrei voluto dirle&lt;br /&gt;quello che voleva sentire, convincendomi di essere sua.&lt;br /&gt;La servivo con ostinazione, e un giorno&lt;br /&gt;divenni proprio come lei, fieramente&lt;br /&gt;fuori, a caccia di me stessa.&lt;br /&gt;Quando mia figlia era in me, sentivo&lt;br /&gt;un'anima dentro. Ma nacque insieme a lei.&lt;br /&gt;E una notte, di fronte al suo pianto, un pianto così puro&lt;br /&gt;dissi: mi prenderò cura di te, ti metterò&lt;br /&gt;al primo posto. Mai avrò&lt;br /&gt;una figlia come lei ebbe me&lt;br /&gt;non nuoterò fin dentro di te&lt;br /&gt;come mia madre nuotò in me&lt;br /&gt;fendendo le acque sensibili della mia anima. Non conoscerò mai più&lt;br /&gt;qualcuno come conobbi mia madre,&lt;br /&gt;quando i cancelli dell'umanità furono abbattuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A WEEK LATER&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A week later, I said to a friend: I don't&lt;br /&gt;think I could ever write about it.&lt;br /&gt;Maybe in a year I could write something.&lt;br /&gt;There is something in me maybe someday&lt;br /&gt;to be written; now it is folded, and folded,&lt;br /&gt;and folded, like a note in school. And in my dream&lt;br /&gt;someone was playing jacks, and in the air there was a&lt;br /&gt;huge, thrown, tilted jack&lt;br /&gt;on fire. And when I woke up, I found myself&lt;br /&gt;counting the days since I had last seen&lt;br /&gt;my husband-only two years, and some weeks,&lt;br /&gt;and hours. We had signed the papers and come down to the&lt;br /&gt;ground floor of the Chrysler Building,&lt;br /&gt;the intact beauty of its lobby around us&lt;br /&gt;like a king's tomb, on the ceiling the little&lt;br /&gt;painted plane, in the mural, flying. And it&lt;br /&gt;entered my strictured heart, this morning,&lt;br /&gt;slightly, shyly as if warily,&lt;br /&gt;untamed, a greater sense of the sweetness&lt;br /&gt;and plenty of his ongoing life,&lt;br /&gt;unknown to me, unseen by me,&lt;br /&gt;unheard, untouched-but known, seen,&lt;br /&gt;heard, touched. And it came to me,&lt;br /&gt;for moments at a time, moment after moment,&lt;br /&gt;to be glad for him that he is with the one&lt;br /&gt;he feels was meant for him. And I thought of my&lt;br /&gt;mother, minutes from her death, eighty-five&lt;br /&gt;years from her birth, the almost warbler&lt;br /&gt;bones of her shoulder under my hand, the&lt;br /&gt;eggshell skull, as she lay in some peace&lt;br /&gt;in the clean sheets, and I could tell her the best&lt;br /&gt;of my poor, partial love, I could sing her&lt;br /&gt;out with it, I saw the luck&lt;br /&gt;and luxury of that hour.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UNA SETTIMANA DOPO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una settimana dopo ho detto a un amico: no,&lt;br /&gt;non penso proprio di poterne scrivere.&lt;br /&gt;Forse nel giro di un anno scriverò qualcosa.&lt;br /&gt;Dentro di me, forse, c'è quel qualcosa che un giorno qualunque&lt;br /&gt;finirò per scrivere; ma adesso è ben avvolto, strato su strato&lt;br /&gt;su strato, chiuso come un appunto in un quaderno di scuola. E in sogno&lt;br /&gt;qualcuno giocava a jacks (1) e in cielo vedevo&lt;br /&gt;la parabola discendente di quell'enorme oggetto&lt;br /&gt;in fiamme. E al risveglio mi sono ritrovata a contare&lt;br /&gt;i giorni trascorsi dall'ultima volta che ho visto&lt;br /&gt;mio marito - solo due anni e una manciata di settimane,&lt;br /&gt;e qualche ora. Abbiamo firmato le carte e siamo scesi&lt;br /&gt;al pian terreno del Chrysler Building&lt;br /&gt;circondati dalla bellezza inalterabile dell'atrio,&lt;br /&gt;una tomba da re, con il piccolo aereo&lt;br /&gt;dipinto che attraversava il soffitto in volo. Ed entrò&lt;br /&gt;nel mio cuore severo, quella mattina,&lt;br /&gt;delicato, timido e attento,&lt;br /&gt;indomito, un più ampio senso di dolcezza&lt;br /&gt;colmo della sua vita fluente&lt;br /&gt;a me incomprensibile, a me invisibile&lt;br /&gt;impossibile da udire o da toccare - eppure conosciuto, visto,&lt;br /&gt;udito, toccato. E venne da me,&lt;br /&gt;in attimi uniti dal tempo, attimo dopo attimo,&lt;br /&gt;perché fossi felice per lui, perché aveva scelto la persona&lt;br /&gt;che sentiva giusta per lui. E ho pensato a mia madre,&lt;br /&gt;ai minuti passati dalla sua morte, agli ottantacinque&lt;br /&gt;anni passati dalla sua nascita, alle ossa d'uccello&lt;br /&gt;della sua spalla sotto la mia mano,&lt;br /&gt;al guscio d'uovo del suo cranio, mentre giaceva in quella sua pace&lt;br /&gt;tra le lenzuola pulite, e io potevo raccontarle così bene&lt;br /&gt;del mio povero amore incompleto e tenace, potevo invocarla&lt;br /&gt;con il canto del mio amore, consapevole della fortunata&lt;br /&gt;e preziosa occasione di quell'ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) The game of jacks è un gioco in cui si utilizzano piccoli oggetti di metallo a sei punte, detti appunto jack, a volte sostituiti da sassolini. Per informazioni sull'argomento: &lt;a href="http://www.ehow.com/how_2964_play-jacks.html"&gt;http://www.ehow.com/how_2964_play-jacks.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commento e traduzioni sono di proprietà dell'autore. Ne è vietata la riproduzione, anche parziale, se non dietro esplicito consenso dello stesso.&lt;br /&gt;Per informazioni: &lt;a href="mailto:info@alessandromanitto.com"&gt;info@alessandromanitto.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nota&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sharon Olds (San Francisco, 1942), poetessa statunitense, h&lt;/em&gt;&lt;em&gt;a studiato alla Stanford University e alla Columbia University.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ad oggi ha pubblicato otto volumi di poesie. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La sua prima raccolta risale al 1980, ed è stata pubblicata in Italia con il titolo &lt;/em&gt;Satana dice.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Rilevante tra le sue pubblicazioni anche &lt;/em&gt;Il padre &lt;em&gt;(1992).&lt;br /&gt;Nel corso della sua carriera le sono stati attribuiti diversi riconoscimenti. Attualmente vive a New York e insegna scrittura creativa alla New York University.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.poetryfoundation.org/bio/sharon-olds"&gt;http://www.poetryfoundation.org/bio/sharon-olds&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=h6lws2L1iVY"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=h6lws2L1iVY&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Manitto insegna dal 2000 scrittura creativa e cinema, e lavora come autore per Walt Disney Television Italia nell'ambito del progetto di divulgazione scientifica AttivaMente.&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.alessandromanitto.com/"&gt;http://www.alessandromanitto.com/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-7933565892691856657?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/7933565892691856657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/poesia-sharon-olds.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7933565892691856657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7933565892691856657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/11/poesia-sharon-olds.html' title='Poesia - Sharon Olds'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TNLtSaopuaI/AAAAAAAAA_A/lG-JSHjCQgA/s72-c/sharon_olds.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-912488500987423067</id><published>2010-10-08T12:18:00.072+02:00</published><updated>2010-10-17T16:44:41.206+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Alessio Luise - Intervista a Roberto Salis</title><content type='html'>&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7wFOkQVMI/AAAAAAAAA-4/hKx5cVBMcHo/s1600/salis.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 229px; CURSOR: pointer" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525617765430351042" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7wFOkQVMI/AAAAAAAAA-4/hKx5cVBMcHo/s400/salis.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;Andiamo alla scoperta del mondo artistico del giovane Roberto Salis, cantautore di Iglesias innamorato di Milano. Appassionato e passionale musicista, virtuosissimo delle sei corde, col suo disco d’esordio &lt;em&gt;L’Antidoto&lt;/em&gt;, pubblicato da VideoRadio, ha saputo fondere canzone e blues elettrico attualizzando la lezione di grandi autori come Battisti, Bennato e De Gregori. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Recentemente ha anche avviato una collaborazione con Irene Fargo, che accompagna come chitarrista nei suoi live. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Il tuo stile musicale, dall’aspetto pop, ha un forte gusto blues, country e spesso folk. I tuoi testi assumono la chiara direzione del racconto, ricordando le narrazioni cantate di De Gregori o di Bennato. Da dove nasce e come si sviluppa questa tua intenzione musicale?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Ho iniziato ascoltando la musica pop inglese, per l’esattezza il pop di Clapton, Dire Straits, Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, etc… In tutti questi artisti trovo ci sia una comunanza, una sorta di impronta genetica blues ove spicca l’esatta centralità della “voce” della chitarra… E’ qualcosa che ignori magari fino a quando non t’innamori visceralmente del blues e di tutti i suoi interpreti che hanno fatto la storia del suono. Penso nel mio piccolissimo che il blues abbia fatto nascere l’ottanta per cento della musica del secolo scorso. Quando mi occupo dei testi, cerco di proseguire la tradizione dei grandi cantautori come De Gregori, Bennato, De Andrè, Capossela, Graziani, Dalla, Guccini, Battiato, e di tutti coloro che dicono schiettamente ciò che pensano. Mi ritrovo a ricalcarne le intenzioni narrative. Naturalmente il faro però è Bob Dylan. In generale parto da una base di musica radicale, poi con gli arrangiamenti metto il vestito che voglio far indossare.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- Sei emigrato dalla Sardegna verso il nord Italia per fare l’artista. Sei arrivato qui con la tua borsa di sogni. Dopo anni di gavetta, ultimamente animi con continuità lo scenario musicale milanese. Quali son le difficoltà e le delizie di un giovane e virtuoso chansonnier metropolitano?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Grazie per il virtuoso, ma forse è un parolone. Mi viene la voglia semplicemente... Mi piace incastonare la chitarra all’interno dei brani come fosse una voce (forse perché non sono dotato di grandi doti canore). Mi piace dilatare i brani con improvvisazioni e cercare di non rifare gli stessi soli. Negli anni passati questo piaceva alla gente. Penso piaccia ancora. Le difficoltà son quotidiane, anche perché la gavetta non finisce mai, penso per tutti, come racconto in un brano del mio disco, dedicato a San Precario. Anche chi lavora in un’azienda con contratto a tempo indeterminato può restare senza lavoro... però se ami tanto qualcosa, cerchi di andare sempre avanti senza metterti limiti… e io mi ritengo sempre all’inizio. Soprattutto nel periodo storico e sociale che stiamo vivendo, Internet è andato fuori controllo e si fa troppo presto con un clic ad avere le cose.. Questo magari impigrisce le persone, e la voglia di fare bene come una volta, ossia suonando gli strumenti. Ora si fanno sempre di più le canzoni con i banchi di campionatori già pronti, software virtuali, loops, sequenze… per carità c’è tanta gente brava che li sa usare, ma c’è n'è anche tanta che li usa solo per risparmiare tempo. Il risultato finale è veloce come preparare un risotto con i funghi in busta. Ma non ha lo stesso sapore e qualità di un risotto dove tu compri e cucini con passione, con il tuo tocco, i funghi. Dischi se ne vendono sempre meno, e l’unica soluzione (che penso sia anche l’aspetto più sincero della musica) è il live. Non trovo esagerato dire infine che la cosa migliore per chi sogna il mestiere d’artista, penso sia avere un buon manager che ti “usi”, e che sia ingordo di concerti e performances dal vivo.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- Sei laureato in chimica. Quali relazioni trovi tra la chimica del visibile materiale e la sostanza invisibile della canzone?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Sono laureato in scienze dei materiali (chimica/fisica), ma quello è un capitolo chiuso e sigillato di cui ho buttato la chiave quando ho finito di discutere la tesi (sorride amaro e accenna allo stato della ricerca scientifica italiana, n.d.r.). Restando in tema potrei rispondere che trovo una relazione di chimica organica con la musica. Magari in una canzone si fa un solo improvvisato mischiando varie matrici; quelli possono essere i reagenti, e nel mio caso possono essere il blues, la classica, il reggae, lo swing, il punk, il soul, il country. Suonandoli in modo giusto, bilanciando i soli con vari generi (ossia la reazione) viene fuori la soluzione finale e finita dove la canzone prenderà la sua direzione. Forse è un po’ troppo... ah ah ah... (ride, in sardo, n.d.r.)&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- De Andrè, a cui tu dedichi omaggi e set celebrativi, è forse il cantautore alla cui opera si attribuisce piu’ spesso dignità letteraria. Sei sensibile all’idea di un valore culturale della canzone?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;- Assolutamente! Molte canzoni ti svelano segreti, e ti insegnano i caratteri della vita… per quanto mi riguarda De Andrè e Battiato sono dei capostipiti, mi hanno saputo sempre rassicurare e mettere in guardia su molti argomenti.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- Collabori da anni col gruppo teatrale La Manifattura (&lt;a href="http://www.lamanifattura.org/"&gt;http://www.lamanifattura.org/&lt;/a&gt;). Coniughi la tua personale scrittura con contributi e omaggi a grandi poeti scomparsi (Neruda, Levi, Pasolini). Quali ossessioni e inquietudini personali può esprimere la scrittura di un artista altro da te ?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Con La Manifattura collaboro da circa cinque anni, e con loro ci occupiamo di unire poesia, musica e immagini di opere di alcuni scrittori che hai citato prima. Io mi occupo di fare le musiche degli spettacoli in presa diretta mentre gli attori recitano, e questo viene intrecciato e sottolineato dalle immagini. Lo spettacolo dove forse riesco ad esprimere meglio il mio stato d’animo penso sia quello su Primo Levi (si fa serio, n.d.r.). E' uno spettacolo costruito a parer mio molto bene (per non dire perfetto), racchiude in 45 minuti circa temi assoluti e condivisi: la pace della vita tranquilla, la separazione, il dolore, la morte, la redenzione dell’Uomo, chiudendo con la speranza di un mondo migliore filtrato dall’amore.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- I tuoi attuali progetti? Dove e quando possiamo ascoltarti?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;- Da agosto ho la fortuna di essere il chitarrista della grande Irene Fargo. Abbiamo fatto un concerto il 9 settembre a Chiari ed è stato molto bello. Lavorare con una grande artista come Irene Fargo (e il suo staff) mi sta dando la possibilità di crescere molto, a livello musicale e umano. Inoltre ho suonato con il mio gruppo blues (Roberto Salis blues band) al MITO Fringe, la manifestazione a livello internazionale che fanno a Milano e a Torino in settembre. Si tratta di un nuovo combo formato da me voce e chitarra, Daniele Di Marco tastiere, Fabio Buono batteria, Giuseppe Brigandì al basso. Suoniamo standard blues in tutte le sue venature, e country dando molto spazio alle improvvisazioni. Ci divertiamo tanto (e penso anche la gente che viene a sentirci). A breve inizierò a lavorare con Daniele Di Marco ad alcuni miei brani, in parte nuove bozze di voce e chitarra, altri di qualche anno fa. Vedremo di riarrangiarli secondo le nostre influenze, cercando di dare più spazio agli strumenti elettrici rispetto al lavoro precedente, più acustico.&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- Quale canzone di un altro artista avresti voluto aver scritto tu? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;- Grazie per la domanda che mi poni, ma non so se sono all’altezza di rispondere. Comunque sono tantissime, non può essercene una in particolare… Chi lo sa! Son troppe, veramente! Come si fa a fare una classifica o sceglierne solo una? C’è la genialità folle dei Beatles, che hanno inventato (a parer mio) la musica pop; la veggenza di Bob Dylan e il suo modo di dire, pane al pane vino al vino, quello che pensava; i capolavori di De Andrè e i suoi testi che vengono studiati alle scuole superiori. Forse c’è un pezzo significativo… è quello di una persona come Mark Knopfler, in un’ intervista disse che fu il primo brano scritto nella sua vita, e questa canzone è &lt;em&gt;Sultans of swing&lt;/em&gt;. Una canzone irresistibile, che ha tracciato un solco miliare nella storia della musica e che ha fatto venir voglia a mezzo mondo di avvicinarsi alla chitarra. Forse scelgo questa… ma non posso non pensare alla grandezza di Battiato, che esplora l’universo da trent'anni senza mai ripetersi…maledizione Alessio… son davvero tante, starei qui a scrivere dieci pagine su tantissimi artisti che adoro e che mi aiutano a star bene...&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;- Ok, ciao Roberto, e auguri per i tuoi progetti!&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="FONT-WEIGHT: bold"&gt;Intervista curata da Alessio Luise&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessio Luise, classe 1978, laureato in Filosofia, lavora nei call-centers per conforto e prima necessità da più di dieci anni.&lt;br /&gt;Da un tempo maggiore pratica la scrittura "meloGrammatica”.&lt;br /&gt;Con&lt;/em&gt; Lietocolle Editore &lt;em&gt;nel 2006 pubblica&lt;/em&gt; Concavo.Convesso.Corsivo.&lt;em&gt;; contribuisce inoltre con tre liriche all’antologia, edita da&lt;/em&gt; Net Saggiatore&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Subway - Poeti italiani underground&lt;em&gt;, con prefazione di Davide Rondoni.&lt;br /&gt;Autore di canzoni, con il nome Luisenzaltro ha autoprodotto i lavori sonori&lt;/em&gt; Inversioni aEIOU&lt;em&gt;, in versione &lt;/em&gt;aUDIO &lt;em&gt;(2004),&lt;/em&gt; L’uomo non è volante, ma sterza con furia &lt;em&gt;(2005),&lt;/em&gt; Il corsivo è dell’autoradio&lt;em&gt; (2006),&lt;/em&gt; Insicurezza sul lavoro &lt;em&gt;(2007), in parte trasmessi da Radio Rai 1, Radio Popolare, Radio Alma (Bruxelles).&lt;br /&gt;Altre apparizioni ne&lt;/em&gt; L'albero degli aforismi &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2004), in&lt;/em&gt; Ospite d'onore. Della Terra. &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Subway&lt;em&gt;, 2006, &lt;/em&gt;Tratto Pen&lt;em&gt;), in&lt;/em&gt; Roma verso Milano &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2007), e nella biografia di Luigi Tenco&lt;/em&gt; Il mio posto nel mondo &lt;em&gt;(BUR Rizzoli, 2007).&lt;br /&gt;E' recentissima la pubblicazione di alcuni suoi testi nell'antologia&lt;/em&gt; Frecce verso l'altro &lt;em&gt;(Marcos y Marcos), che raccoglie le poesie vincitrici del premio letterario&lt;/em&gt; Born to write &lt;em&gt;2010, promosso dall'Assessorato alla creatività giovanile del Comune di Parma e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze nell'ambito di&lt;/em&gt; Italia Creativa&lt;em&gt;, un&lt;/em&gt; &lt;em&gt;progetto a sostegno dei giovani creativi a cura del Dipartimento della Gioventù del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con GAI (Giovani Artisti Italiani).&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/daltrocuori"&gt;http://www.myspace.com/daltrocuori&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"&gt;&lt;em&gt;Roberto Salis, nato nel 1976 a Iglesias (Sardegna), dopo aver terminato gli studi in chimica ha iniziato a suonare nella sua terra con un gruppo incentrato sul blues elettrico, il country e il rock, per poi trasferirsi a Roma e recentemente a Milano. Nel corso di questi anni si è esibito live quasi sempre con chitarra acustica, sia da solo sia in gruppo, sia per propri progetti sia come chitarrista di altri artisti.&lt;br /&gt;A Roma ha collaborato alla realizzazione di alcune colonne sonore del Centro Sperimentale di Cinema: per il cortometraggio&lt;/em&gt; Sonica Onirica &lt;em&gt;di Gian Marco Floris (medaglia d' argento del Presidente della Repubblica, presentato al New York short film festival e vincitore del concorso &lt;/em&gt;Ewiwa&lt;em&gt; al teatro Verga di Milano), per&lt;/em&gt; Gli ultimi saranno i primi &lt;em&gt;di Luca Giordano e per alcuni documentari con Carlo Martinelli (musicista ex-collaboratore di Britti, Cammariere, Stewards, Ciotti e Tiromancino).&lt;br /&gt;Attualmente alterna le esibizioni live con una proficua collaborazione con l'associazione teatrale La Manifattura, facendo le musiche in presa diretta come con voce, chitarra e loop per spettacoli teatrali su Neruda, Pasolini, Calvino, Pratt, Levi, De Andrè, Battisti ecc.&lt;br /&gt;A maggio 2009 ha partecipato al B-side festival come chitarrista di Gianluca Massaroni, cantautore prodotto da Eros Ramazzotti, e a giugno 2009 ha partecipato ad alcune serate di swing a Modena con Michele Vignali, Glauco Zuppiroli ed Enrico Lazzarini (collaboratori di Vinicio Capossela) e con Adriano Molinari (batterista di Zucchero).&lt;br /&gt;A luglio 2009 è uscito il suo primo album distribuito dalla Video Radio, dal titolo&lt;/em&gt; L’Antidoto&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;Da settembre 2009 è una presenza fissa al locale di Milano The Beach, dove allieta il pre-serata discoteca con musica strumentale a tema improvvisata con chitarra acustica.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.robertosalis.it/"&gt;http://www.robertosalis.it/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-912488500987423067?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/912488500987423067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/10/interventi-roberto-salis.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/912488500987423067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/912488500987423067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/10/interventi-roberto-salis.html' title='Interventi - Alessio Luise - Intervista a Roberto Salis'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7wFOkQVMI/AAAAAAAAA-4/hKx5cVBMcHo/s72-c/salis.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6726301221724849786</id><published>2010-10-08T09:52:00.027+02:00</published><updated>2010-10-14T22:28:31.620+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Nicola Vitale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7OMvRLoyI/AAAAAAAAA-w/N7vUzo651mE/s1600/1.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 276px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: pointer" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5525580511072461602" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7OMvRLoyI/AAAAAAAAA-w/N7vUzo651mE/s400/1.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;SALVADOR DALI’ E MAURIZIO CATTELAN A PALAZZO REALE&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Due artisti a confronto &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;di Nicola Vitale&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le esposizioni a Palazzo Reale, quasi in contemporanea, del grande pittore surrealista Salvador Dalì e di Maurizio Cattelan, cinquantenne all’ultimo grido dei fasti del contemporaneo (diffusamente noto per aver impiccato a un albero milanese tre bambini di gomma), offre lo spunto per una riflessione su come i cambiamenti dell’arte dell’ultimo secolo riflettano mutamenti esistenziali profondi.&lt;br /&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Pur essendoci tra i due artisti una distanza cronologica di oltre un cinquantennio, e una relativa differenza delle modalità espressive, sussistono alcune analogie significative. Nel surrealismo di Dalì, emerso nei primi decenni del Novecento in un periodo di grande fertilità, troviamo quella poetica della trasformazione del reale, deformazioni, ibridazioni, portati con un gusto volto a stupire, sconvolgere, provocare il ceto sociale formato prevalentemente dai nuovi ricchi, nato nell’Ottocento con la rivoluzione industriale, che cercava con l’acquisto di opere d’arte il riscatto sociale. “Épater les bourgeois” era il motto dei surrealisti, intenti a scardinare con opere scandalose un gusto istituito convenzionale, quella piacevolezza superficiale che spesso sfociava nella banalità decorativa. Questo gusto della provocazione costituirà in seguito uno degli aspetti rilevanti dell’arte contemporanea, e prenderà decisamente piede negli anni Sessanta con le correnti più impegnate nel sociale come l’arte concettuale, volte alla denuncia della civiltà contemporanea del puro interesse materiale e delle più paradossali aberrazioni nascoste sotto il torpore del benessere in un’apparenza di moralità. Questa è l’eredità di Cattelan, che cavalca, insieme ad altri artisti di grido del jet set internazionale, il cavallo vincente dello shock, dell’ibridazione provocatoria, toccando come in un’efferata tortura i punti nevralgici oscuri e contraddittori della odierna cultura occidentale.&lt;br /&gt;Se dunque in questo senso un'analogia tra Dalì e Cattelan è evidente, dall’altra abbiamo una differenza che pone i due artisti agli antipodi, e che ci rivela il profondo stato di decadenza in cui versano la nostra civiltà e l’arte che ne emerge. &lt;/div&gt;&lt;div style="TEXT-ALIGN: justify"&gt;Al di là dei significati delle sue opere, degli aspetti tematici e iconografici, Dalì è stato innanzitutto un grande pittore, che si è misurato con i più grandi della storia. E’ nota la sua venerazione per Raffaello e Vermeer, la conoscenza approfondita della pittura di ogni tempo, la sua enorme cultura, la grandiosa visione e sensibilità. Questa cultura specifica del mezzo espressivo che il maestro spagnolo ha coltivato in modo maniacale, come emerge dai suoi scritti e dalle sue opere, è la caratteristica che non solo divide i due artisti, ma separa anche l’intera concezione dell’arte moderna, a cui appartiene Dalì, dall’arte contemporanea il cui esponente di punta è Cattelan. L’arte moderna, dal suo sorgere con Cézanne, Van Gogh e Gauguin fino a tutte le avanguardie storiche, se da una parte abbandona la visione naturalistica convenzionale dell’Ottocento, dall’altra (e qui sta il suo aspetto più rilevante) riscopre la bellezza astratta dell’immagine: quella armonia di forme e colori che caratterizzano nel suo profondo l’espressione artistica di ogni tempo. Gli artisti moderni ritrovano insomma il fondamento dell’arte che dal Cinquecento è andato man mano indebolendosi. Alla bellezza naturale banalizzata dalla perdita di intensità e verità formale, contrappongono la bellezza del colore e delle armonie astratte, che Dalì, come i grandi artisti rinascimentali, saprà conciliare con la figura naturalistica (pur se deformata) ridandogli nuova vitalità.&lt;br /&gt;E’ qui che si verifica la funzione più importante dell’arte, istintiva, naturale: la sua funzione reintegrativa, una sorta di esercizio che riporti la coscienza scissa dell’uomo, filtrata nei diversi aspetti del linguaggio espressivo, a una sempre nuova unità. Dalì, grazie alla sua grande sapienza espressiva, elabora in questo processo reintegrativo anche gli aspetti inconsci, aberranti e rimossi della coscienza dell’uomo contemporaneo, portando così a una nuova integrità, a una ricchezza interiore che è sempre il fine dell’arte.&lt;br /&gt;Ma l’arte contemporanea, dagli anni Sessanta, interpretata l’arte solo come linguaggio, in un puro processo intellettuale, e dimenticando la sua funzione originaria, reintegrativa, volta alla ricerca dell’universalità del bello, deve porre come unico principio di senso la provocazione e il processo innovativo del linguaggio, che tra gli anni Settanta e Novanta arriva a esaurire le sue possibilità, a svuotarsi e a perdere consistenza, per cui si parlerà diffusamente di “morte dell’arte”. Cattelan si inserisce in questo clima di estenuazione della ricerca linguistica e della provocazione, dove per farsi conoscere ormai non restano che lo scandalo e il sostegno indispensabile di un mercato dell’arte che ha ricostruito, nelle sue strutture promozionali e commerciali, l’esatta copia della civiltà dei consumi, dove il valore spirituale dell’arte è sostituito dal valore commerciale, come è esaurientemente descritto dall’economista Donald Thompson in &lt;em&gt;Lo squalo da 12 milioni di dollari&lt;/em&gt; (Mondadori, 2009). Non dimentichiamo, infatti, che i tre bambini di gomma di Cattelan sono stati acquistati da un museo tedesco a un milione di dollari.&lt;br /&gt;A questo punto sorgono diverse perplessità, ma due sono gli interrogativi preponderanti: se l’arte dalle sue origini è stata uno strumento edificante, per elevare l’Uomo dalla sua condizione animalesca e costruire una realtà diversa da quella istintiva e brutale, eliminando quella funzione educativa cosa potrà porre al riparo l’Uomo stesso da una deriva barbarica? Che senso ha oggi che l’arte provochi la civiltà dei consumi, del potere e del mercato senza scrupoli, proponendosi però a partire da un sistema che ne imita pedestremente le modalità e i contenuti? Se l’arte vuole provocare senza cadere in una smaccata ipocrisi,a non dovrebbe provocare proprio quel sistema commerciale di cui invece si nutre?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Nicola Vitale, poeta e pittore, è nato a Milano nel 1956.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come poeta ha pubblicato sull’&lt;/em&gt;Almanacco dello Specchio&lt;em&gt; (Mondadori, 1987 e 2005), è presente nell’antologia a cura di M. Cucchi e S. Giovanardi&lt;/em&gt; Poeti italiani del Secondo Novecento &lt;em&gt;(Mondadori, 2004), e ha pubblicato le raccolte&lt;/em&gt; La città interna&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Primo Quaderno Italiano Poesia contemporanea &lt;em&gt;(Guerini e Associati, 1991),&lt;/em&gt; Progresso nelle nostre voci &lt;em&gt;(Mondadori, 1998),&lt;/em&gt; La forma innocente &lt;em&gt;(La collana, Stampa, 2001),&lt;/em&gt; Condominio delle sorprese &lt;em&gt;(Mondadori, 2008).&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Come artista visivo ha esposto in mostre personali e collettive, in spazi pubblici e gallerie private, in Italia, Svizzera, Islanda e Stati Uniti. Hanno scritto del suo lavoro Pierre Restany, Rossana Bossaglia ed Elena Pontiggia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La sua ultima mostra personale&lt;/em&gt; Le (n) meraviglie del mondo &lt;em&gt;è in corso presso la galleria milanese The White Gallery.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.nicolavitale.com/"&gt;http://www.nicolavitale.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html"&gt;http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/"&gt;http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6726301221724849786?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6726301221724849786/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/10/interventi-nicola-vitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6726301221724849786'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6726301221724849786'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/10/interventi-nicola-vitale.html' title='Interventi - Nicola Vitale'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TK7OMvRLoyI/AAAAAAAAA-w/N7vUzo651mE/s72-c/1.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-2576204448234326231</id><published>2010-06-29T11:01:00.050+02:00</published><updated>2010-07-11T23:27:46.102+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arti'/><title type='text'>Arti - Stefan Tschurtschenthaler</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488122657685571682" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6etcfCGI/AAAAAAAAA84/7qRwGPOPC7o/s400/installaz.+www.anima+con+margit+klammer+21.jpg" /&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Da due anni la tua ricerca artistica ti ha portato a utilizzare la fotografia. La serie in progress &lt;em&gt;Urban graphics&lt;/em&gt; mi fa pensare ad alcune pratiche del Nouveau Réalisme. Allora, certa pittura s'interessava appunto ai segni urbani, con opere a decollage di artisti francesi (Raymond Hains, Jacques Villeglé) e italiani (Rotella); mentre la scultura, sempre meno tradizionale, andava arricchendosi di tavole apparecchiate e consumate dai pasti (Daniel Spoerri) o di energici insiemi di carrozzerie (César).&lt;br /&gt;L’arte mostrava nuovamente la viva materialità e i segni della vita moderna, prima nelle gallerie e solo successivamente nei musei.&lt;br /&gt;Tu oggi ne ripercorri con la fotografia l'attenzione; con una libertà forse meno ideologizzata, e facendone a mio avviso un fatto quasi pittorico.&lt;br /&gt;Una libera e ampia passeggiata con la fantasia, tra le cose della vita e dell’arte.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;Durante il processo evolutivo della serie &lt;em&gt;Urban Graphics&lt;/em&gt;, la quale fra l’altro sta crescendo a tutt’oggi, sono emersi in particolare due filoni tematici: floor e wall.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Floor&lt;/em&gt; consiste in una raccolta fotografica “minimalista“, mediante la quale cerco di affrontare la tematica del ritratto di diverse tipologie di pavimentazioni, ridotte alla loro essenzialità. Nascono così delle serie di ritratti, in cui comuni spazi urbani come vie, piazze, passaggi commerciali, zone pedonali oppure aeroporti e stazioni, ridotti a frammenti grafici di porzioni di superficie, di percezione orizzontale come la pavimentazione stessa; vengono raffigurati in modo astratto, e reinseriti in un nuovo contesto di lettura sensoriale del reale, attraverso la loro unione seriale. Vorrei in questo modo riordinare e riproporre la usuale sintassi urbana. La mia attenzione principale si basa alla fine sulla variazione e modificazione del punto di osservazione di alcuni elementi in un’estetica reale e quotidiana ovunque presente, che non viene quasi mai assimilata in modo consapevole.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Wall&lt;/em&gt; invece affronta il tema attraverso la superficie verticale. Qui, per esempio, vetrine temporaneamente non utilizzate o spazi per le affissioni, colmi di tracce di mezzi di comunicazione già da tempo perduti, come graffiti rifatti uno sopra l’altro o frammenti di manifesti parzialmente strappati o, in altri casi, anche solamente frammenti di muri semplici, divengono protagonisti. In queste serie fotografiche l’elemento “tempo” viene reso visibile attraverso segni parziali di comunicazione urbana, apparentemente invisibili ed insignificanti. Basandomi sulla mia soggettiva sensibilità visiva, sto collezionando e archiviando tantissimi campioni e frammenti, nati in tempi fra di loro diversi. Residui di informazioni non più attuali e coerenti vengono così focalizzati e posti volontariamente su di un nuovo livello.&lt;br /&gt;Questo tipo di ricerca mi consente di portare un’estetica apparentemente senza qualità su un nuovo livello, e con questo di attribuirle nello stesso tempo nuovo peso, attraverso un punto di osservazione diverso da quello abituale. D’altronde così può nascere una sorta di poesia del quotidiano (divenire).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492628181744911362" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDm8Oug0hAI/AAAAAAAAA9Y/R0ldj11uitQ/s400/urban+graphics.jpg" /&gt; &lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492631455305973554" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDm_NRemPzI/AAAAAAAAA9g/nmnhyLJbeEQ/s400/urban+graphics+11.jpg" /&gt; &lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492631747063106674" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDm_eQW6zHI/AAAAAAAAA9o/CDJfxSKmkWc/s400/urban+graphics+18.jpg" /&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Quale fotografia ti ha suggestionato ed è diventata parte del tuo immaginario? Descrivimi semplicemente qualche immagine fotografica che ha avuto per te un particolare significato.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Devo ammettere che non ho presente delle immagini isolate che mi abbiano colpito in particolare. Sono quasi sempre interessato a dei punti di vista concettuali. Un esempio per me abbastanza importante potrebbe essere il lavoro fotografico di Walter Niedermayr. Anche quello totalmente diverso di Wolfgang Tillmans però, nel quale trovo molto affascinante la poesia che molte delle sue fotografie portano in sè. Anche la fotografia concettuale di Thomas Demand alla fine non è meno interessante per me. Questi tre esempi di arte fotografica sono assolutamente diversi fra di loro, però non potrei dire di preferirne uno all’altro. Tutti e tre mi colpiscono; in modo diverso, ma ognuno di loro rappresenta una forte fonte di ispirazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 391px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488122289456750898" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6JRr5ITI/AAAAAAAAA8o/VxHKS0vkHhw/s400/foto+con+oggetto+cera+41.jpg" /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488122497284220514" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6VX50pmI/AAAAAAAAA8w/sseaoxBsm_Q/s400/foto+con+oggetto+cera+61.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Cosa ti piace dell'arte attuale? Cosa ti emoziona?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi piace l’alto grado di diversificazione nell’arte attuale. Anche il fatto che per l’arte non esistano più confini. In tutto il mondo l’artista ormai ha molte possibilità di studiare, di lavorare, di connettersi con altri artisti, di svilupparsi e di presentare il suo lavoro a un pubblico interessato. Mi piace l’internazionalità e anche il carattere globale dell’arte attuale. Trovo emozionante il fatto che per via dei nuovi mezzi di comunicazione l’artista e il suo lavoro possono essere notati contemporaneamente su diversi continenti. La strada da fare per ognuno naturalmente non è diminuita, unicamente per l’artista sono aumentati gli incroci e le direzioni possibili da intraprendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 336px; DISPLAY: block; HEIGHT: 336px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492627540408410066" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDm7pZWSH9I/AAAAAAAAA9Q/kjc0nm_QeoQ/s400/115.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Come nasce la serie &lt;em&gt;Colourfields&lt;/em&gt;? Cosa nascondono questi campi lievemente mossi e quell’intenso colore, a tratti abbagliante?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;Colourfields&lt;/em&gt; ha una storia molto semplice. Collezionando immagini per &lt;em&gt;Urban graphics&lt;/em&gt; ho notato che tutti questi frammenti di colori, testi e fotografie, a volte anche molto piccoli, che alla fine sono i veri protagonisti della composizione stessa nell’immagine, non vengono notati con l’importanza che gli spetterebbe. A questo punto ho tentato di concentrare la ricerca più in profondità e ho iniziato a fare dei ritratti nel ritratto. Vuol dire che ho iniziato a fotografare solamente il colore di dettagli, a volte piccolissimi, all’interno di immagini molto più grandi. Così questa serie, che fra l’altro sta anch’essa continuamente crescendo, comprende semplicemente fotografie di “colore”. Per dare un esempio di lettura di queste fotografie, si può dire che non si tratta di una “foto rossa”, bensì di una “fotografia del colore rosso”. Anche in questo caso per me rimane molto importante il concetto della serie. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 336px; DISPLAY: block; HEIGHT: 336px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492633034297927362" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnApLrnZsI/AAAAAAAAA9w/6PTLc_HU_6I/s400/ippmaia12.jpg" href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnBzIL2MVI/AAAAAAAAA-Q/jhiebtxKaoY/s1600/ippmaia23.jpg" /&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 336px; DISPLAY: block; HEIGHT: 336px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492634304669692242" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnBzIL2MVI/AAAAAAAAA-Q/jhiebtxKaoY/s400/ippmaia23.jpg" /&gt;&lt;strong&gt;- &lt;em&gt;Tribuna Maia&lt;/em&gt; è probabilmente la prima delle tue indagini fotografiche sugli interni. Puoi parlarcene?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Questo progetto è uno dei pochi da me realizzati che siano in sé chiusi. Infatti si tratta di una sorta di archivio di uno stato presente, che oramai ha i giorni contati. Il luogo è l’interno delle tribune dell’ippodromo “di Maia” a Merano, la città in cui vivo. L’ippodromo stesso è uno dei più importanti e rinomati d’Italia ed è a tutt’oggi in piena funzione. Siccome le tribune fra non molto verranno totalmente ristrutturate e rinnovate, non volevo perdere l’occasione di archiviare qualche immagine di questa struttura e architettura così interessanti. La patina che ricopre questi muri scomparirà e gli anni di vita passati, che per ora possono ancora essere percepiti camminando lentamente attraverso questi spazi vuoti, non torneranno più palpabili.&lt;br /&gt;Sul mio sito ho inserito solamente 30 immagini, la serie completa comprende 150 fotografie. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492633773436652530" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnBUNMBS_I/AAAAAAAAA-A/d9e13tWy9oU/s400/urban+graphics+21.jpg" /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnBYsLPbSI/AAAAAAAAA-I/h0I-IBpkfFs/s1600/urban+graphics+22.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492633850474360098" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnBYsLPbSI/AAAAAAAAA-I/h0I-IBpkfFs/s400/urban+graphics+22.jpg" /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Il &lt;em&gt;Cerchio Azzurro&lt;/em&gt; è un luogo dove le arti si intrecciano e la curiosità si rafforza vagando dall'una all'altra disciplina artistica. Che rapporto hai con le altre arti? Cosa più ti piace?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Come tu sai, da circa due anni il mio interesse è concentrato quasi esclusivamente sulla fotografia. Devo dire, però, che si tratta di un fatto temporaneo, e che la fotografia a tutt’oggi rappresenta solamente una parte della mia attività e del mio interesse. Da sempre mi esprimo contemporaneamente attraverso mezzi espressivi diversi fra di loro, quali la pittura, gli oggetti, o anche le installazioni. Ho quindi un rapporto molto stretto con le altre arti. Ho sempre cercato di non dividere le diverse forme di espressione in categorie a sè stanti, ma di vedere il tutto come un unico linguaggio globale.&lt;br /&gt;Ci sono molti grandi artisti nell’arte contemporanea che mi colpiscono.&lt;br /&gt;Maurizio Cattelan, Felix Gonzales Torres, Luise Bourgeois, Thomas Hirschhorn, Anish Kapoor, Rudolf Stingel, Erwin Wurm, Sigmar Polke, per farti qualche nome. Per di più c´è una grande folla di giovanissimi artisti molto interessanti, che con la loro freschezza espressiva ormai stanno conquistando il mondo dell’arte. Anche qui nella mia provincia si possono trovare diverse posizioni molto interessanti, come per esempio Thomas Fliri, Hubert Kostner, Thomas Eller, Elisabeth Hölzl, Peter Senoner, Stefano Bernardi, Arnold Mario Dall’O, per nominarne qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 317px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492644882366851186" border="0" alt="" align="justify" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TDnLa1LX6HI/AAAAAAAAA-Y/Y-8tTmEUpkA/s400/molla_ferro_intrappolata_in_vetro_soffiato_su_gomma-piuma1.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Trovi stimolante la realtà attuale del nostro paese? C’è sensibilità per la cultura, nella zona in cui operi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La realtà attuale in Italia da una parte è molto sconcertante, basta pensare al governo attuale, che di anno in anno sottrae sempre più denaro pubblico al campo della cultura. D'altronde però, cercando di vederla da un lato positivo, in questo modo l’artista è costretto a servirsi della sua creatività non solamente nel processo creativo del suo lavoro, ma anche nella ricerca della via adatta per sopravvivere senza sostegni pubblici. Per quanto riguarda la sensibilità per la cultura, nella mia zona, che è l’Alto Adige, posso dire che non manca veramente. Le iniziative culturali in tutte le discipline sono molte, il denaro pubblico non è poco. Chiaramente dove è in gioco denaro pubblico, ci sono anche sempre i problemi della giusta e corretta distribuzione dello stesso. Penso che questo problema non sarà mai e da nessuna parte risolto fino in fondo. Resta il fatto che teatri, musei e gallerie di qualità qui nella mia zona ce ne sono, e che i rispettivi programmi sono arrivati a livelli internazionali da non ignorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6Di99EbI/AAAAAAAAA8g/e5tMjTfRe3k/s1600/coppia+oggetti+gomma-piuma+in+vetro+acrilico1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488122191016694194" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6Di99EbI/AAAAAAAAA8g/e5tMjTfRe3k/s400/coppia+oggetti+gomma-piuma+in+vetro+acrilico1.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;- Ora possiamo tornare indietro. Cosa c'era nel tuo lavoro prima della fotografia? Raccontaci qualcosa del tuo percorso artistico.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Ho incominciato il mio percorso con la pittura, per poi dopo pochi anni arrivare al lavoro con materiali semplici come la cartapesta, la cera, la fuliggine, il piombo, la gommapiuma o anche il plexiglas. Sono questi i materiali con i quali ho realizzato i miei oggetti e quadri-oggetto e anche le installazioni per un periodo di circa 15 anni. Durante questo tempo la fotografia è stata sempre usata parallelamente, come una sorta di allenamento sensoriale. Ora però anche la fotografia è diventata un mezzo importante di espressione per me. E' questa la ragione per la quale negli ultimi due anni mi sono concentrato quasi esclusivamente sulla realizzazione di progetti fotografici, il che non significa che mi sto fissando in una direzione soltanto. È che al momento sento che questo mezzo mi porta attraverso un campo molto ampio e interessante, e vorrei arrivare ancora molto più in fondo alla strada.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 300px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488122823518141186" border="0" alt="" align="justify" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6oXODOwI/AAAAAAAAA9A/litd7-7B-2k/s400/installaz.www.anima+con+margit+klammer+31.jpg" /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Intervista curata da Cristiano Mattia Ricci&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stefan Tschurtschenthaler nasce a Cermes (Bolzano) nel 1961. Compie i suoi studi a Merano, città dove a tutt'oggi vive e lavora, e dal 1986 approfondisce i suoi interessi per la pittura e la fotografia.&lt;br /&gt;Le sue prime opere sono del 1992; da quel momento, gradualmente, nei quadri il colore viene sostituito con altri materiali, quali il piombo, la cera, la pasta di carta e la plastica. In parallelo vengono realizzate anche le prime serie fotografiche.&lt;br /&gt;Dal 1995 si dedica inoltre all'installazione e realizza lavori concettuali.&lt;br /&gt;Tiene regolarmente mostre personali in Italia e all'estero.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.stefantschurtschenthaler.com/"&gt;http://www.stefantschurtschenthaler.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.meranergruppe.it/it/header/news/browse/3.html"&gt;http://www.meranergruppe.it/it/header/news/browse/3.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.freiraum-k.net/?content=/about_new/it"&gt;http://www.freiraum-k.net/?content=/about_new/it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cristiano Mattia Ricci (Cesena, 1973) è artista visivo e poeta. Ha fondato nel 2000 il Cerchio Azzurro.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.cristianomattiaricci.com/"&gt;http://www.cristianomattiaricci.com/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-2576204448234326231?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/2576204448234326231/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-cristiano-mattia-ricci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2576204448234326231'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2576204448234326231'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-cristiano-mattia-ricci.html' title='Arti - Stefan Tschurtschenthaler'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm6etcfCGI/AAAAAAAAA84/7qRwGPOPC7o/s72-c/installaz.+www.anima+con+margit+klammer+21.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-5201537100261595024</id><published>2010-06-29T10:50:00.008+02:00</published><updated>2010-06-29T11:41:44.349+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Paolo Vitolo</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm1ltM8c2I/AAAAAAAAA8Y/orbF32e9XIM/s1600/paolo+vitolo.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 301px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488117280321336162" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm1ltM8c2I/AAAAAAAAA8Y/orbF32e9XIM/s400/paolo+vitolo.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;PERCHE' (NON) IL JAZZ&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Per me il musicista migliore sarebbe quello che conoscesse solo la tristezza della più profonda felicità e nessun'altra tristezza: fino a oggi un musicista simile non è mai esistito.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;F. Nietzsche&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da jazzofilo di vecchia data, ho vissuto un periodo in cui il jazz era di gran lunga più popolare di oggi: gli anni Settanta - del decennio precedente avevo catturato solo l'ultimo scorcio. Eppure anche allora, ricordando che cosa si amava e che cosa no, e ricostruendone i perché, non direi che il jazz godesse di un'immagine adeguata. Credo oltretutto che non ne abbia goduto mai.&lt;br /&gt;Secondo me, per un motivo preciso (lasciato in ombra come il problema stesso): che il jazz è la creazione del nero che rifiuta l'estetica dell'oppresso e rivendica la sua idealità di soggetto e di artista, anziché del nero "genere", inferiorizzato dalla sua condizione sociale, che sia americano (il bluesman) o di altrove.&lt;br /&gt;Il jazz, infatti, è insieme due cose interessanti per la musica: da una parte, musica "ad altezza d'uomo", creata da chi la esegue e che prende forma nell'esecuzione stessa; dall'altra, musica strumentale, non mortificata dall'asservimento al testo, e che contrappone alla natura (il canto) l'espressione desiderata di alcuni individui (musicale e strumentistica quella del leader, solo strumentistica quella dei musicisti che il leader ha scelto inseguendo un proprio, sentito obiettivo di forma, suono, atmosfera etc.). Dunque, l'arte di una neritudine che si manifesta attraverso qualità autonome (un'inconscio particolarmente libero da sovrastrutture e, di conseguenza, una dotazione musicale superiore) e opposte alle corrispondenti prerogative dell'Occidente (il carattere idealizzato, altomimetico e autocelebrativo dell'arte, responsabile della concezione di una musica "senza aggettivi", congelata in una scienza che la struttura sia nell'accademismo che nell'antiaccademismo e in cui l'identità autore-esecutore è incidentale).&lt;br /&gt;Proprio per questo, l'esistenza del jazz è stata accolta come uno strano reato. Così strano che sarebbe stata la parte lesa a insabbiarlo, vergognandosi di riconoscerlo, e il razzismo più mimetizzato, il più insospettabile, il più sottile, a colpirlo. Nessuno, d'altronde, ha mai ostracizzato l'opera del nero che eccelle in un mestiere occidentale: il poeta, lo scrittore, il pittore o il presidente degli Stati Uniti. Ma un'arte di cui il nero ha acutizzato l'energia, facendone nascere un'esperienza nuova, passibile di una mondanità più reale, è stata di grande fastidio proprio a chi per primo avrebbe dovuto prenderne atto. Il problema era di accettare l'esistenza di una musica in cui le poetiche individuali e le innovazioni prendono vita dalla sola verità dell'emozione, senza accademia e senza lotta all'accademia: accettare una parte "diversa" della rivoluzione estetica. Anche chi ne era affascinato se ne difendeva, e usando sempre la stessa arma, eminentemente freudiana: sostenere il jazz come una specialità, nel senso dell'opposto di una necessità.&lt;br /&gt;I surrealisti, per esempio, magnificavano il jazz come un'arte unicamente selvaggia, e fino a indovinare il suo potenziale di opposizione alla società borghese, ma lungi da loro il parlare dell'individualità di un Louis Armstrong o di un Duke Ellington. Poi, nell'età del bebop, un temporaneo riconoscimento corretto veniva dai pittori d'azione e dai poeti beat, che sentivano una forte affinità tra le vertigini espressive di un Charlie Parker, un Dizzy Gillespie o un Thelonious Monk e le loro. Così come da Julio Cortazar, che guardava all'uomo del jazz come a un "cronopio", l'effige dell'emozione per eccellenza, secondo la sua classificazione degli umani. Mentre Boris Vian, che del bebop era il mentore parigino, insisteva nuovamente sull'idea di un jazz adatto a scatenare pulsioni corporee, con qualche disattenzione di troppo a quello che aveva altre ragioni e altre fisionomie (certo Monk, il primo Mingus, Herbie Nichols e i pochi bianchi da non trascurare).&lt;br /&gt;Ma dalla capitale della "culture avec le Q" - e capitale europea del jazz, tutto sommato - parte ancora un nuovo abbaglio nel 1971: il fortunatissimo saggio &lt;em&gt;Free Jazz/Black Power&lt;/em&gt; di Carles e Comolli, con annessa teoria. Per loro, il free jazz degli anni Sessanta è il solo di valore, in quanto jazz "di sinistra", valore per il quale lo precedono, tra le musiche nere, unicamente alcune che contengono testi (Ray Charles, Fats Waller e i blues dai testi più rabbiosi). Cioè, l'artista nero, semplicemente migrato dal selvaggio all'arrabbiato, resta genere, e la sua arte spettacolo, soltanto che "garantito" dall'ideologia - la quale neppure è esattamente il pane del primo free (Ornette Coleman, Cecil Taylor), ma solo del secondo (Archie Shepp, Albert Ayler etc.).&lt;br /&gt;Dunque, non più che una postilla alla critica talebana della vecchia sinistra: giusto l'avvertenza che una piccola parte del jazz, essendo "di sinistra", non sarebbe musicaccia alimentare dell'America capitalista. Viene quasi di pensare al monito di Togliatti agli artisti informali del dopoguerra, perché le loro tele non figuravano operai sofferenti.&lt;br /&gt;Ma il problema è che l'onda lunga dello zdanovismo da salotto dei due francesi era arrivata in quegli anni a manipolare il jazz stesso (assistendolo l'Europa meglio dell'America), non soltanto la sua immagine. E con l'effetto di indirizzarlo a una certa inversione di priorità tra la cosa e la sua rappresentazione, l'ideale per non distinguere più il grande dal mediocre, l'artista dal persuasore ben pilotato. I giovani, omologatissimi anche allora (seppure intorno a cose che sembrerebbero più nobili), impazzivano per improvvisazioni fluviali dove "plus ça change et plus c'est pareil" (Sam Rivers più di tutti) e sperimentalismi sonori tra il post-weberniano e il post-cageano (Art Ensemble of Chicago, Anthony Braxton, bianchi come Steve Lacy, Evan Parker, Derek Bailey etc.), senza accorgersi che un Coleman, un Taylor, un Sun Ra, che pure amavano, erano perfettamente un'altra cosa. Nessuno supponeva di star equiparando quel meraviglioso primato dell'espressione - che è la forza autonoma e mondana del jazz - al suo opposto. Quello che contava era lo shock del negativo: la capacità di partecipare a quei feticci dell'inarrivabile come illusione di partecipare alla rivoluzione - il solito bisogno di appartenenza.&lt;br /&gt;Naturalmente, lungo gli anni Ottanta tutto questo si perde, ma con il peggio in cambio, sia per il jazz che per la società. Se la società va tutta per il calcio in culo alla sinistra, buttando via abbondanti acque sporche con tanto di bambini dentro, quella del jazz, almeno tra critica e pubblico, si consegna spudoratamente alle pantofole. Riscoperte feticistiche di mezze calze, entusiasmi per bravi strumentisti e talenti nazionali, pedanti letture musicologiche, megabiografie di musicisti storici, discomania completista, culto delle copertine d'epoca e simili cose che con la grandezza del jazz non hanno nulla a che vedere. Al punto che oggi, fuori dalla "specialità", il jazz non si sa più cosa sia. Chi lo pensa un sottofondo ideale per seratine intime (perché si è imbattuto in Chet Baker o in Petrucciani o in Rava e Bollani), chi un'accozzaglia di suoni da sturbo (perché il rock lo ha condotto al Miles Davis di &lt;em&gt;Agartha&lt;/em&gt; o al John Zorn più post-cageano) e chi una chiassosa musica folklorica di altri tempi (perché la sua nozione è rimasta casualmente impigliata a qualche orchestra swing malmimata da Hollywood).&lt;br /&gt;Comunque, per come la vedo io, se qualche conduttore di rubrica radiofonica o qualche articolista di pagina culturale o non so chi altro - non tanto i critici di settore e gli organizzatori di concerti, di cui non mi fido granché - avesse l'istinto illuminato di correggere questo tiro, e da cosa nascesse cosa, potrebbe derivarne una bella svolta: quello che il jazz meriterebbe da oltre mezzo secolo. Perchè dubito molto che chi ha vera esigenza di musica per la sua vita, che è un'esigenza tanto più psicologica che estetica, non perda un bel pezzo se non ha per le mani almeno un po' di Ellington degli anni Quaranta, il Coleman Hawkins di &lt;em&gt;Body and Soul&lt;/em&gt; (1939), &lt;em&gt;Yesterdays&lt;/em&gt; (1944) e &lt;em&gt;Picasso&lt;/em&gt; (1947), un po' di Lester Young con piccoli gruppi (1943-49), tanto Monk dagli anni '40 ai '60, il Charlie Parker del primo quintetto (1945-48), il Bud Powell di &lt;em&gt;Tempus fugit&lt;/em&gt; (1950) e &lt;em&gt;Glass Enclosure&lt;/em&gt; (1953), il Lennie Tristano di &lt;em&gt;Line Up&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Turkish Mambo&lt;/em&gt; (1955), l'Herbie Nichols di &lt;em&gt;The Third World&lt;/em&gt; (1955) e &lt;em&gt;House Party Starting&lt;/em&gt; (1956), tanto Mingus, dal Workshop del '54 alla tournée europea del '64, il Max Roach di &lt;em&gt;We Insist! Freedom Now Suite&lt;/em&gt; (1960) e del trio con il leggendario Hasaan (1964), il triumvirato Ellington-Mingus-Roach di &lt;em&gt;Money Jungle&lt;/em&gt; (1962), il Sonny Rollins di &lt;em&gt;Strode Rode&lt;/em&gt; (1956) e &lt;em&gt;Freedom Suite&lt;/em&gt; (1958), il Lee Konitz di &lt;em&gt;Ezz-thetic&lt;/em&gt; (1951) e &lt;em&gt;Motion&lt;/em&gt; (1961), il Miles di &lt;em&gt;Round About Midnight&lt;/em&gt; (1956), di &lt;em&gt;Kind of Blue&lt;/em&gt; (1959) e del quintetto con Wayne Shorter (1965-67), il Gil Evans di &lt;em&gt;Las Vegas Tango&lt;/em&gt; (1963) e &lt;em&gt;Zee Zee&lt;/em&gt; (1973), il Jimmy Giuffre del trio con Paul Bley e Steve Swallow (1961), il Mal Waldron di &lt;em&gt;All Alone&lt;/em&gt; (1966) e &lt;em&gt;Up Popped the Devil&lt;/em&gt; (1973), il Randy Weston di &lt;em&gt;African Rhythms&lt;/em&gt; (1969) e &lt;em&gt;The Spirits of Our Ancestors&lt;/em&gt; (1991), tanto Coltrane, da &lt;em&gt;Giant Steps&lt;/em&gt; (1959) a &lt;em&gt;Stellar Regions&lt;/em&gt; (1967), l'Eric Dolphy del concerto al Five Spot (1961) e di &lt;em&gt;Out to Lunch&lt;/em&gt; (1964), il Booker Little di &lt;em&gt;We Speak&lt;/em&gt; (1961), l'Ornette di &lt;em&gt;Lorraine&lt;/em&gt; (1959), &lt;em&gt;Lonely Woman&lt;/em&gt; (1959), &lt;em&gt;Beauty Is a Rare Thing&lt;/em&gt; (1960) e &lt;em&gt;Street Woman&lt;/em&gt; (1971), il Cecil Taylor del concerto al Café Montmartre (1962) e di &lt;em&gt;Silent Tongues&lt;/em&gt; (1974), un bel po' di Sun Ra, dagli anni '50 agli '80, il Paul Bley del primo trio (1962-63), l'Albert Ayler del quartetto con Don Cherry (1964), il Don Cherry dei gruppi con Gato Barbieri (1965-66), l'Archie Shepp di &lt;em&gt;Le matin des noirs&lt;/em&gt; (1965), un po' dell'Andrew Hill primo (1963-65) e ultimo (1999-2006), il Charlie Haden della prima Liberation Music Orchestra (1970), il Julius Hemphill di &lt;em&gt;The Hard Blues&lt;/em&gt; (1972), il John Carter di &lt;em&gt;Dauwhe&lt;/em&gt; (1982) e &lt;em&gt;Castles of Ghana&lt;/em&gt; (1985), l'Henry Threadgill del primo sestetto (1981-86), il David Murray del primo ottetto (1980-82), un po' di letture ellingtoniane e monkiane della coppia Steve Lacy-Mal Waldron (anni '80 e '90), quelle di standard di Paul Motian con Lee Konitz (1993), il William Parker di &lt;em&gt;Mass fot the Healing of the World&lt;/em&gt; (1998), il David S. Ware di &lt;em&gt;Flight of I&lt;/em&gt; (1991), &lt;em&gt;Theme of Ages&lt;/em&gt; (1999) e &lt;em&gt;Ganesh Sound&lt;/em&gt; (2007).&lt;br /&gt;E' giusto quello che mi viene in mente, fra titoli di brani e di album e indicazioni più generiche, cercando di tener conto il più possibile che, se la musica è veramente di tutto, il jazz è comunque tante cose. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Paolo Vitolo, nato nel 1954, ha fondato con sua moglie Vilma Bruno la galleria d'arte che ha preso il suo nome.&lt;br /&gt;Successivamente si è dato al mestiere di &lt;/em&gt;bouquiniste&lt;em&gt;, dando vita alla libreria &lt;/em&gt;L'Atalante&lt;em&gt; di Milano. &lt;br /&gt;E' autore del libro&lt;/em&gt; Guida al jazz -  Gli autori e le musiche dal bebop alla creative music&lt;em&gt; (Bruno Mondadori, Milano, 2002).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.atalante.it/"&gt;www.atalante.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://minima-a-moralia.blogspot.com/"&gt;http://minima-a-moralia.blogspot.com&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=1174"&gt;http://www.brunomondadori.com/scheda_opera.php?ID=1174&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-5201537100261595024?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/5201537100261595024/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-paolo-vitolo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5201537100261595024'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5201537100261595024'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-paolo-vitolo.html' title='Interventi - Paolo Vitolo'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCm1ltM8c2I/AAAAAAAAA8Y/orbF32e9XIM/s72-c/paolo+vitolo.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-2667202769167129959</id><published>2010-06-29T10:31:00.009+02:00</published><updated>2010-10-14T22:25:16.890+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Nicola Vitale</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCmzgv5OQXI/AAAAAAAAA8Q/QGYT3vibOIc/s1600/Lente2.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 247px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5488114996121321842" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCmzgv5OQXI/AAAAAAAAA8Q/QGYT3vibOIc/s400/Lente2.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;LA CRISI E IL PARADOSSO DELL’ARTE CONTEMPORANEA&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Riflessioni sulla fine della modernità e sulla morte dell’arte&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;di Nicola Vitale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione attuale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il filosofo francese Jean Baudrillard in un’intervista del 1996, a proposito di un suo scritto (1) sulla situazione attuale dell’arte contemporanea, dice:&lt;br /&gt;"Non si può assolutamente prevedere quello che succederà in quest’ambito, ma si deve poter prendere coscienza che le cose sono arrivate a una sorta di punto finale, dove però la fine non significa che tutto sia finito. Quella che era la posta in gioco di questa modernità ha trovato la sua fine, che per lo più è alquanto mostruosa e aberrante, ma nella quale tutte le possibilità sono state esperite e consumate, o sono sul punto di esserlo..." (2).&lt;br /&gt;I discorsi sulla fine dell’arte si susseguono da tempo in un clima di malessere e di decadenza all’interno del mondo dell’arte, dove regna per lo più il caos. Vi è la diffusa impressione che “tutto è stato fatto” che non vi sia per l’arte contemporanea alcuna possibilità di sviluppo oltre gli ennesimi rifacimenti che sembrano riproporre forme e modalità espressive già viste negli ultimi cinquant’anni, estenuate da infinite variazioni e contaminazioni, mentre la valutazione delle opere pare spinta più dall’enfasi di mode momentanee che da comprovati esiti.&lt;br /&gt;Dall’altra parte il grande pubblico sembra per lo più disinteressato all’arte contemporanea, vista con occhio diffidente, qualche volta con curiosità, sempre più distratto dal gioco disimpegnato dell’intrattenimento di massa. Chi ama l’arte sembra orientarsi verso il lontano passato o verso artisti e opere della prima modernità, ormai da tempo acquisiti.&lt;br /&gt;Tuttavia nell’ambito dell’arte contemporanea si continua in modo sempre più concitato ad allestire mostre in gallerie private e in spazi pubblici, si organizzano fiere, si costruiscono musei, si stampano libri e riviste, mentre il numero degli artisti sembra crescere di giorno in giorno, e i collezionisti, pur in una lamentata crisi cronica, continuano a cercare opere da acquistare. Sembra che il sistema dell’arte proceda per inerzia con la testa mozza, ormai in preda alle convulsioni degli ultimi spasmi nervosi, che come in ogni decadenza generano forme sociali mostruose e ipertrofiche. (3)&lt;br /&gt;In questo scenario, al di là del peggior pessimismo che ne coglie segni da fine del mondo, o dell’ottimismo scientista che pensa ad un’epoca nuova dove l’arte è superflua, sopravvive in profondità un sentimento opposto per cui sembra impossibile che l’arte possa realmente aver raggiunto la sua fine. Qualcosa di irrazionale ci dice che l’uomo non potrà mai far a meno di esprimersi, che l’arte dovrà necessariamente accompagnarlo anche nelle peggiori vicissitudini del divenire. Lo stesso Baudrillard, che si presenta come colui che senza paura vuole “guardare in faccia la realtà”, lascia aperto lo spiraglio di questa possibilità concludendo: «... dove però la fine non significa che tutto sia finito», così come Gadamer dice: «La fine dell’arte sarà sempre l’inizio di un’arte nuova.» (4)&lt;br /&gt;La questione dell’arte contemporanea è apparentemente inestricabile; ma per comprendere la situazione critica nella quale è venuta a trovarsi occorre osservare le cose da un punto di vista che implichi l’orizzonte complesso della trasformazione in atto della cultura occidentale, e dunque al di sopra del labirinto nel quale la stessa arte contemporanea, con le sue ideologie e paradigmi si è costretta e imprigionata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte dell’arte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il primo che si era reso conto che era finita è stato Hegel, come tutti sanno. Quando parla di “morte dell’arte” dice una cosa molto profonda al di là di quello che di solito si ripete più banalmente: si rende conto che l’arte, giunta all’età della conoscenza, non ha più una funzione.&lt;/em&gt; (C. Sini) (5)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hegel all’inizio del XIX secolo aveva profetizzato nelle &lt;em&gt;Lezioni di estetica&lt;/em&gt; (6) una sorta di superamento dell’arte, per il quale gli è stato attribuito il concetto che da tempo risuona come uno slogan: “la morte dell’arte”. In realtà il filosofo tedesco interpreta l’arte quale grado intermedio del processo di autocoscienza dello Spirito assoluto, cioè come la sua espressione momentaneamente involuta, dove l’Idea, espressa in una forma sensibile, è però priva del concetto, realizzazione suprema della conoscenza.&lt;br /&gt;Questa concezione progressiva della vita dello Spirito spinge Hegel a pensare in divenire anche l’espressione estetica attraverso un “progresso” delle forme d’arte. Vi è in un primo tempo una forma simbolica caratteristica dell’arte primitiva e arcaica nella quale l’Idea «è ancora indeterminata e priva di chiarezza»; da qui l’arte approda a una forma classica dove l’Idea è realizzata in modo esemplare assumendo la bellezza naturale. Ma il raggiungimento della forma classica segna anche il limite che lo Spirito infinito deve necessariamente superare per completarsi. La forma romantica è questo superamento per cui l’arte incrina la perfetta unione tra Idea e natura in cui lo Spirito infinito aveva trovato la sua finitezza, proiettandosi al di là di se stessa.&lt;br /&gt;“La morte dell’arte” si colloca in questa fase romantica per cui Hegel vede nelle opere d’arte del suo tempo il segno della fine del processo di espressione dello Spirito nella forma artistica, per profetizzare una nuova epoca dove il concetto è la realizzata espressione dell’Idea nella sua infinitezza.&lt;br /&gt;L’arte in tal modo è considerata “cosa del passato”, attività superata dal pensiero; gli artisti del presente non realizzerebbero opere realmente nuove, in quanto i passi verso la perfezione dell’arte sono stati tutti compiuti e non possono essere che imitati, aderendo soggettivamente a modelli passati. L’arte rimane dunque secondo la visione di Hegel una forma secondaria della cultura occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fine della modernità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati due secoli e queste intuizioni di Hegel sono sicuramente interessanti per interpretare quanto avvenuto nel frattempo. Se pensiamo infatti all’Ottocento, un secolo in cui vediamo mescolarsi romanticismo e classicismo accademico, simbolismi e realismi di ogni genere, pare che il ristagno profetizzato dal filosofo si sia realmente verificato. Così come l’arte moderna potrebbe essere interpretata, seguendo tale logica, come un’ulteriore frammentazione dei modelli, innescando un processo autodistruttivo nel quale si riattualizza la “morte dell’arte” che segna il concludersi di un’epoca.&lt;br /&gt;La visione che pone l’arte quale modo primitivo o ingenuo di rappresentare e dare senso all’esistenza è presente nella filosofia già dalle sue origini, quando Platone esclude dalla città ideale artisti e poeti, promulgatori di quel caos di passioni che la filosofia vuole invece dominare. La lunga tradizione razionalista, che da Socrate attraversa e pervade la cultura occidentale, privilegia il concetto quale elemento primario della conoscenza e struttura fondante della realtà. Una cultura che nel rinascimento, con l’età moderna, traccia le fondamenta del progetto di totale razionalizzazione e controllo scientifico dell’esistenza, che ai giorni nostri giungerà a una prima realizzazione.&lt;br /&gt;Il XIX secolo si apre infatti con la grande profezia hegeliana di un radioso avvenire orientato al compimento di un’epoca dell’Idea e della scienza, tuttavia sappiamo che le cose non sono andate esattamente così: il XX Secolo ha dovuto subire gli sconquassi dei totalitarismi costruiti su tali strutture di pensiero, mentre il prodigioso progresso scientifico e tecnologico, che ha rivoluzionato la vita del globo, sembra in questi anni aver preso la mano all’uomo innescando un processo di intensificazione esponenziale della competizione a tutti i livelli che pone come cieco obiettivo il profitto e il potere.&lt;br /&gt;Con il crescere dei disagi della civiltà scientista e tecnologica, avanza un nuovo fronte culturale che già dalla fine dell’Ottocento aveva posto le sue fondamenta nell’opera di grandi filosofi come Shopenhauer, Kierkegaard e in particolare Nietzsche, che mette in discussione la costruzione monolitica del pensiero occidentale, minandone le fondamenta. L’incrollabile, assoluta validità sulla quale si è costruita la nostra cultura basata sulla struttura metafisica dei concetti, inizia a vacillare. L’idealismo hegeliano subisce le più aspre critiche e, contemporaneamente alla filosofia, la breccia decisiva nelle fortificazioni del razionalismo e del determinismo è aperta dalla scienza che nel primo ventennio del Novecento mette in crisi la tradizione cartesiana e newtoniana per una visione radicalmente nuova nella quale il principio meccanicistico è superato dalla teoria quantistica. L’universo, tradizionalmente concepito come una grande macchina coordinata da un sistema causale di cui gli atomi costituiscono il fondamento, si rivela in realtà un’entità energetica unitaria le cui parti sono simultaneamente collegate, nel quale gli atomi e le molecole non sono che particolari densità di energia che la coscienza, come alcune teorie asseriscono, tradurrebbe in esperienza sensoriale diventando elemento costitutivo della stessa materia.&lt;br /&gt;Il pensiero razionale fin qui sicuro del proprio controllo su una realtà oggettiva vacilla, ogni campo del sapere è scosso alle fondamenta, mentre la psicologia rileva con Freud e Jung il lato oscuro della coscienza, dove istinti e pulsioni, rimossi o deformati, agiscono inavvertiti sulla vita psichica, modificando la percezione della realtà.&lt;br /&gt;La natura, imbrigliata, piegata e sfruttata, pare prepotentemente risollevarsi dal profondo dell’uomo stesso, ribellarsi e reagire disseminando il disagio psichico, mentre cataclismi provocati dal dissesto ambientale sconvolgono vaste aree del pianeta.&lt;br /&gt;Misurata, incasellata e anatomizzata per secoli, la natura torna a mostrarsi nella sua essenza enigmatica; l’uomo che aveva pensato riducendola a oggetto di potersene servire, deve ora tentare di ricomporne l’equilibrio stravolto, pena la sua stessa distruzione. In questa minaccia, già attiva nelle vie di fatto, si pone il vero tema della “fine della modernità”, il limite ormai conclamato della filosofia razionalista e della scienza determinista. Tuttavia, se possiamo asserire che l’occidente si sta giorno dopo giorno modificando in questa direzione, in quella che è stata chiamata cultura postmoderna, resta oscuro il principio su cui costruire un senso alternativo al dominio della pura razionalità, che vediamo perdere progressivamente consistenza e credibilità insieme al progetto, da esso derivato, di un continuo accrescimento della ricchezza materiale, del benessere e del potere.&lt;br /&gt;Le vie alternative infatti, che nella storia dell’umanità hanno costituito le civiltà: la religione e l’arte, che la cultura esistenzialista indica come strade percorribili, sembrano in occidente drammaticamente coinvolte nella medesima crisi e declino del concetto. Se da una parte abbiamo parlato di un’ipotetica “morte dell’arte”, dall’altra scopriamo nel nostro mondo un’altrettanta crisi della vocazione religiosa, in un clima diffuso di perdita della fede.&lt;br /&gt;E’ da questo panorama sconfortante che si genera il clima fosco della nostra epoca, il tramonto della modernità, con tratti di disperazione nascosti sotto l’euforia nervosa di grandi imprese, viaggi, assembramenti e manifestazioni di ogni genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paradosso dell’arte&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo momento storico l’arte si trova dunque al centro di un paradosso. Da una parte infatti la cultura esistenzialista individua l’arte come elemento rilevante in cui indirizzare la ricerca del senso; dall’altra la situazione di fatto vede l’arte contemporanea implicata in una crisi senza prospettive, sotto la spada di Damocle della profezia hegeliana.&lt;br /&gt;Per alcuni filosofi esistenzialisti l’arte sarebbe il modo con cui l’uomo potrebbe ricostruire l’integrità che la cultura razionalista ha compromesso, attuando quel “riavvicinamento all’essere” promulgato da Heidegger, come reintegrazione all’origine, dell’uomo e della civiltà. L’arte è vista in questo senso come un’attività il cui linguaggio conserva la globalità dell’esperienza esistenziale, fatta tanto di pensiero, sogno e immaginazione, quanto di percezioni materiali e di pulsioni istintuali. E’ questa l’espressione più prossima del vero essere, quell’essenza che gli esistenzialisti intendono non separabile dalla vita dell’uomo, in contrapposizione alla concezione dell’essere che la filosofia sin da Socrate ha posto nell’Idea e nel concetto.&lt;br /&gt;Il paradosso in cui l’arte contemporanea si viene a trovare sembrerebbe dunque dipendere da questa riduzione dell’essere da parte della cultura occidentale, cioè dal fatto di aver trasferito tutto il senso dell’esistenza - arte inclusa - in una mappa metafisica di concetti e immagini mentali, alla quale ci si è progressivamente assuefatti come si trattasse della vita stessa. Sini coglie ciò nella produzione contemporanea:&lt;br /&gt;E’ il lavoro del critico che autentica l’opera d’arte, non l’opera d’arte che viene prima del critico. E’ la logica della cultura storico-critica ridotta a minimalia che determina l’opera d’arte e non che viene dopo per farla conoscere. (7)&lt;br /&gt;Se le cose stanno realmente così l’attuale crisi dell’arte avrebbe ben poco a vedere con la “morte dell’arte” profetizzata da Hegel, da cui è vista come attività superata, ma coincide invece con la fine della metafisica concettuale, e dunque con la fine della concezione filosofica, linguistica e storicistica dell’arte nella quale siamo immersi e con cui la gran parte degli artisti hanno, consapevolmente o inconsapevolmente, da lungo tempo operato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;NOTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1 J. Baudrillard, &lt;em&gt;Complot de l’art&lt;/em&gt;, uscito il 20 maggio 1996 sul quotidiano &lt;em&gt;Libération&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;2 &lt;em&gt;Le compliot de l’art et Entrevues a propos du ‘complot de l’art’&lt;/em&gt;, intervista di Catherine Francblin a Jean Baudrillard, Sens &amp;amp; Tonka éditeurs, Paris 1997; trad. ita. di L. Frausin Guarino, &lt;em&gt;Il complotto dell’arte e interviste sul complotto dell’arte&lt;/em&gt;, Pagine d’Arte, Milano 1999, p. 57&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3 «A questo punto (...) succede quel che accade oggi, che l’arte diviene qualcosa di assolutamente minoritario, di assolutamente staccato dalla vita degli uomini, di assolutamente incomprensibile per le masse, comincia il fenomeno dell’avanguardia, (...) l’età della museizzazione, questa tremenda età nella quale ancora viviamo, l’età appunto nella quale si fanno i convegni, le mostre ecc. ecc., (...) dove l’arte è diventata puramente cultura e quindi non è più viva, è semplicemente chiacchiera sull’arte.»&lt;br /&gt;Da un’intervista a C. Sini di G.Maraniello in &lt;em&gt;Appuntamenti con la filosofia 2&lt;/em&gt;, AA.VV., G. Politi Editore, Milano 1996, p. 195&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 Intervista di G. Di Pietrantonio a H. G. Gadamer in &lt;em&gt;Appuntamenti con la filosofia 2&lt;/em&gt;, AA.VV., G. Politi Editore, Milano 1996, p. 75&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 Intervista a C. Sini op.cit., p. 194&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6 Cfr. G. W. F. Hegel, &lt;em&gt;Vorlesungen über die Ästhetik&lt;/em&gt;, Berlin 1836-1838; trad. it. di N. Merker, &lt;em&gt;Estetica&lt;/em&gt;, Einaudi, Torino 1967, 1997, Tomo I, pp. 88-95&lt;br /&gt;Come suggerito dal titolo della prima edizione tedesca &lt;em&gt;Lezioni di estetica&lt;/em&gt;, gli scritti di Hegel sull’estetica non costituiscono opera originale, ma sono stati pubblicati grazie alla raccolta di appunti degli studenti riferiti alle lezioni tenute dal filosofo all’università di Berlino dal 1817 al 1829.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7 Intervista a C. Sini op.cit., p. 194 &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nicola Vitale, poeta e pittore, è nato a Milano nel 1956.&lt;br /&gt;Come poeta ha pubblicato sull’&lt;/em&gt;Almanacco dello Specchio&lt;em&gt; (Mondadori, 1987 e 2005), è presente nell’antologia a cura di M. Cucchi e S. Giovanardi&lt;/em&gt; Poeti italiani del Secondo Novecento &lt;em&gt;(Mondadori, 2004), e ha pubblicato le raccolte&lt;/em&gt; La città interna&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Primo Quaderno Italiano Poesia contemporanea &lt;em&gt;(Guerini e Associati, 1991),&lt;/em&gt; Progresso nelle nostre voci &lt;em&gt;(Mondadori, 1998),&lt;/em&gt; La forma innocente &lt;em&gt;(La collana, Stampa, 2001),&lt;/em&gt; Condominio delle sorprese &lt;em&gt;(Mondadori, 2008).&lt;br /&gt;Come artista visivo ha esposto in mostre personali e collettive, in spazi pubblici e gallerie private, in Italia, Svizzera, Islanda e Stati Uniti. Hanno scritto del suo lavoro Pierre Restany, Rossana Bossaglia ed Elena Pontiggia.&lt;br /&gt;La sua ultima mostra personale&lt;/em&gt; Le (n) meraviglie del mondo &lt;em&gt;è in corso presso la galleria milanese The White Gallery.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.nicolavitale.com/"&gt;http://www.nicolavitale.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html"&gt;http://www.thewhitegallery.it/thewhitegallery.html&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/"&gt;http://poesia.blog.rainews24.it/2010/05/13/nicola-vitale-le-n-meraviglie-del-mondo/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-2667202769167129959?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/2667202769167129959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-nicola-vitale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2667202769167129959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2667202769167129959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-nicola-vitale.html' title='Interventi - Nicola Vitale'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TCmzgv5OQXI/AAAAAAAAA8Q/QGYT3vibOIc/s72-c/Lente2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-6141268110696804232</id><published>2010-06-14T15:06:00.015+02:00</published><updated>2010-07-11T23:44:07.673+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Giovanni Schiavo Campo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBYp1V6-WhI/AAAAAAAAA8I/8uov-JZ98TQ/s1600/schiavocampo+parmenide.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 390px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482615592764463634" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBYp1V6-WhI/AAAAAAAAA8I/8uov-JZ98TQ/s400/schiavocampo+parmenide.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; Parmenide - &lt;em&gt;L’essere uno&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;I frammenti del poema tradotti da Giovanni Schiavo Campo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tradurre Parmenide ha rappresentato per me soprattutto una prova dei mezzi che avevo acquisito grazie a una spiccata curiosità verso ogni problema di decifrazione, di comparazione lessicale e etimologica, attraverso escursioni nel campo delle mitologie e delle religioni soprattutto antiche. La cornice in cui s’inscrive questa traduzione è quella di un itinerante dialogo che riannoda antichità e contemporaneità, senza sottrarre il filosofo alla responsabile paternità acquisita verso noi moderni; ma anche senza trascurare il diverso sfondo di cultura, di pensiero, che ci distanzia dopo oltre due millenni e mezzo. La difficoltà di collocarsi nella giusta angolazione dipende anche dal capire in che cosa Parmenide ci è contemporaneo e in questo anche maggiormente fraintendibile. Era d'altra parte per me un tentativo doveroso, al culmine di un interesse che mi ha spinto a frequentare i testi dei primi pensatori greci, cimentandomi già con autori come Eraclito o Empedocle ma senza mai pensare di proporne un'edizione. Non potevo affrontare Parmenide in modo così episodico. Il corpus parmenideo non è una miscellanea di aforismi molti dei quali d'incerta attribuzione: presenta tutt'altra compattezza, e non è nemmeno comprensibile smembrato, perché verte su un'intuizione che dà luogo a un unico discorso coerente dall'inizio alla fine. In fin dei conti ho cercato di contribuire a restituirne la suggestione poetica. Chi sarebbe in grado di sostenere un'operazione simile senza accostarsi passo passo all'esperienza di questa visione diretta dell'essere, cercando di intessere in un solo canovaccio intrecci di significati messi a confronto con reperti personalmente vissuti e dimenticati; gli uni e gli altri, riconsiderati alla luce di quel disegno che l'essere mostra integralmente? Insomma l’essere parmenideo pensato a fondo può diventare un’esperienza trasformatrice. E come ogni esperienza va poi resa nota, giustificata agli occhi dei contemporanei. Per fortuna Parmenide è un pensatore che facilita molto questo compito. Da quel monumento filosofico che, come un “Commendatore di pietra”, si erge all'ombra di Platone e Aristotele, l’Eleate è tornato con il '900 a occupare il suo giusto posto di iniziatore. Al di là delle traduzioni e degli studi specialistici, all'ordine del giorno, ciò che forse più contribuisce a avvicinarlo a noi è la sensibilità verso due ordini di problemi: la logica e la linguistica. La linguisticità dell'essere è uno dei tratti più coerenti e attuali di Parmenide. Fa tutt'uno con il pensiero logico dell'essere. L'essere parmenideo si innesta sullo sfondo di una teoria della verità fondata sul segno come indicazione. Il segno, verbalizzato o meno, resta il fondamento linguistico dell'essere. Non l'assenza di qualcosa di non più presente si desume dall'indicazione. E' caratteristica del segno essere invece pertinente, come indizio e rimando di questa presenza, benché come pienezza ormai virtualmente solo del segno, a un'integrità totale che fa della traccia il calco, in negativo, e consente quindi di leggerli l'una, la presenza, attraverso l'altro, il segno; di riferirli a un tutt'uno e di predicarli veritieramente identificandone la corretta attribuzione all'unità di provenienza. La teoria della verità si fonda dunque sul segno siccome appartiene alla struttura della cosa denotata: occorre solo identificarne il riferimento pertinente, la realtà cui rimanda. L'identificazione si offre con piena autoevidenza riguardo alla cosa cui si riferisce e ne costituisce il criterio di verità. Al di là del conosciuto, che consiste prima di tutto nella possibilità di identificarlo - conoscenza che rimane nell'ambito dell'opinione finché non viene acclarata nella sua univoca identità e specificità -, la mente non può rifiutarsi anzitutto di riconoscerne la presenza. Non soltanto i sensi ci attestano la consistenza delle cose che ci circondano. Il segno è una struttura di rimando che mette in luce l’intrinseca logicità della relazione essenziale con le cose, che permette di nominarle.&lt;br /&gt;Vi è però anche un terzo motivo che giustifica l’interesse della riproposta di Parmenide: la cosmologia. Molte delle conclusioni cui pervengono i cosmologi contemporanei appaiono in Parmenide già anticipate e formulate su base logica, e se non vi si dà peso non è forse per una svista o per scarsa diffusione del greco antico: è solo perché paiono in qualche modo sminuire l'approccio cosmologico che pure ha tanto contribuito al successo dell'immagine scientifica. Come può essere mai accettabile la critica parmenidea del concetto di genesi dal nulla dal punto di vista dei sostenitori della teoria dell'universo in espansione? Si leggano le controargomentazioni parmenidee a questa ipotesi, così come quelle alla teoria, accennata ma inequivocabilmente presente, di "universo parallelo": “Nè da cosa ha essere è mai lecito aver forza di credere che vi cresca qualcosa a fianco”. Si può ritenere che il filosofo si mantenga su un altro piano rispetto al contenuto scientifico ipotetico? Che filosofia e scienza non si riferiscano alle stesse conclusioni, solo perché l’aspetto divulgativo della teoria scientifica è un'approssimazione a un nucleo intuitivo esprimibile a rigore in equazioni matematiche? Gli scienziati sanno bene che questo è vero solo in parte, altrimenti non si preoccuperebbero della veste divulgativa delle loro scoperte; né di darne descrizione attraverso formule come “Big Bang” o “massa oscura”. Proprio di queste espressioni, e della loro efficacia, è di avere precedenti in mitologie, cosmogonie, teogonie, spesso desunte da civiltà decadute il cui recupero concettuale non ha interferenze con modelli teologici attuali. Caso tipico: i “buchi neri”, metafora quasi letterale dello spagnolo cenotes, che indica quei pozzi naturali scavati in profonde cavità sotterranee che gli antichi Maya associavano al culto delle acque e degli inferi. La scienza, malgrado i suoi sforzi, non si sottrae mai del tutto all’eredità metafisico-teologica che si porta appresso, ma che lungi dal costituire un peso è piuttosto la fonte dei suoi sviluppi. Ogni passo in avanti sul terreno scientifico equivale, in quest’ottica, alla neutralizzazione di un corrispondente concetto teologico-religioso, reso alla portata empirica di un utilizzo. E in questo la scienza compie la missione assegnatale dalle sue origini, come residuo laicizzato di pratiche magiche, sciamaniche. Sottolineare la distanza tra quei riti primitivi e la raffinatezza dell’immagine della scientificità moderna può forse rincuorare qualche ispirato sognatore: ma è un fatto che gli obiettivi perseguiti non si sono affatto modificati nel corso di quest’evoluzione.&lt;br /&gt;D’altra parte, per cogliere la portata del discorso parmenideo, non è da trascurarne il richiamo (come anche nei confronti di tutta la filosofia presocratica in genere) costante del primo Novecento: presupposto di un nuovo inizio che giustifica la svolta concettuale operata dai fondatori della cosiddetta nuova fisica. Lo stesso universo quantistico potrebbe iscriversi in una prospettiva, secondo Husserl, di “ritorno alle cose stesse”: di un nuovo ordinamento in cui inquadrare l’esperienza di fenomeni che introducono a orizzonti diversi dalla realtà più prossima e immediatamente percepibile. In questo l’appello a Parmenide vale come necessità di mantenersi, anche a questo livello, a un grado di concretezza ontologica, di imprescindibile attinenza a un mondo in cui le “cose sono e non accadono”, al di là dell’apparente paradosso di ricorrere, per spiegarle, a un linguaggio e a una terminologia niente affatto comuni. Alcuni degli sviluppi della fisica più recente misurano la distanza dalle matrici culturali di queste stesse idee cui debbono la propria origine, reintroducendo antinomie che si credevano, evidentemente a torto, superate insieme alla vecchia metafisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Milano, agosto 2002&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 1 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;quelle cavalle (1) che il proponimento (2) seguito tanto sopravanzano,&lt;br /&gt;mi incitano a proseguire, poiché ebbero proceduto&lt;br /&gt;fin sul cammino che alle città al di sotto&lt;br /&gt;a tutte reca illustri lumi del signore (3) di molte profezie (4).&lt;br /&gt;Sopraggiunto là condottovi; là mi trasportavano difatti&lt;br /&gt;le molto ponderanti cavalle, trainanti il carro,&lt;br /&gt;mentre mostrando la via fanciulle precedevano.&lt;br /&gt;Sibilo ai mozzi imprimeva velocità l'asse&lt;br /&gt;delle ruote sprizzanti scintille (giacché sollecitato&lt;br /&gt;da due ben torniti anelli a entrambi i lati)&lt;br /&gt;dal momento che si affrettavano a guidare il corteo&lt;br /&gt;le giovani figlie di Elio, lasciandosi della Notte alle spalle le case,&lt;br /&gt;fino alla luce, scostando con le mani i veli via dalla testa.&lt;br /&gt;Sono qui i battenti dei cammini del Giorno e della Notte,&lt;br /&gt;e li sorreggono da una parte e l'altra l'architrave e il limitare di pietra;&lt;br /&gt;questi con grandiosi portali lo spazio occupano fino al culmine:&lt;br /&gt;gli alterni serrami ne custodisce Giustizia dura castigatrice.&lt;br /&gt;Le giovani allora con delicati argomenti le rivolsero parole carezzevoli.&lt;br /&gt;Persuasa con accortezza, di modo che il passaggio lasciasse forzare loro&lt;br /&gt;sbloccandolo dalla sbarra del chiavistello delle ante;&lt;br /&gt;queste allora procurarono l’apertura completa dei portali alati&lt;br /&gt;di bronzi preziosi agli assi nelle sedi dei cardini ruotanti&lt;br /&gt;in senso alterno alle giunture e ai fermi ribattuti. Per di là dunque,&lt;br /&gt;per la diritta via maestra le giovani presero al seguito carro e cavalle.&lt;br /&gt;E la Dea benevola fattomi cenno, afferrando con la mano la mia destra,&lt;br /&gt;proferì così parola e mi apostrofò: "Giovane, compagno di guide immortali,&lt;br /&gt;con le cavalle che ti hanno condotto finché sei pervenuto ai nostri domicili,&lt;br /&gt;sii lieto, poiché non infausta fatalità ti ha inviato a piegare per questo sentiero&lt;br /&gt;(per questo non battuto dagli uomini) ma rettitudine e equità.&lt;br /&gt;Occorre d'altronde che tutto tu venga a conoscere&lt;br /&gt;sia non mutevole cuore di ben circolare verità (5),&lt;br /&gt;sia le convinzioni dei mortali, in cui non vi è veritiero affidamento.&lt;br /&gt;Eppure di tutto senza eccezione avrai disciplina e anche di questo,&lt;br /&gt;come le parvenze sensibili convengono essere per forza maggiore&lt;br /&gt;tutte per via di tutto proprio quello che sono&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Fr. 3 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;avere essere e concepimento è infatti lo stesso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 2 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;accogli da me l'esposizione che enuncerò mentre ascolti,&lt;br /&gt;quali siano le uniche vie di ricerca da concepire:&lt;br /&gt;del Convincimento è la via che è e non è altrimenti&lt;br /&gt;siccome non è senza essere - vi conduce infatti a verità -,&lt;br /&gt;oppure siccome non essere, siccome è destino non essere,&lt;br /&gt;ti dichiaro il cammino non perscrutabile.&lt;br /&gt;Giacché niente di certo intenderesti (difatti non è possibile)&lt;br /&gt;né sapresti darne spiegazione (6)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 4 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;da dove iniziare per me è tutt'uno. Poiché a quel punto giungerò di nuovo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 5 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;cose benché distanti osservale saldamente presenti alla mente:&lt;br /&gt;l'essere difatti non ne rescinderai dell'essere che custodiscono (7)&lt;br /&gt;né come se per il cosmo disperse completamente dappertutto&lt;br /&gt;né come se l'un l'altra associate&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 6 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;questo è certo, mai soggiogherai l'essere al non essere&lt;br /&gt;ma l'intendimento da questa via di indagine respingi lontano&lt;br /&gt;né cammino molto sperimentato ti pieghi consuetudine per questo&lt;br /&gt;a forza a rivolgervi la vista sconsiderata e l'udito frastornato e la lingua,&lt;br /&gt;discerni invece con ordine la molto controbattuta contro argomentazione&lt;br /&gt;condotta a termine in olocausto di me stesso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 7&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;l'essere è indispensabile intendere e affermare permanere costante:&lt;br /&gt;è difatti essere, d'altronde non è senza essere: questo ti spingo a testimoniare.&lt;br /&gt;Perciò da queste investigazioni iniziali ti storno dal cammino&lt;br /&gt;e inoltre da quello appresso il quale i mortali nulla sapienti&lt;br /&gt;s'imbattono tra vane effigi vagando, a due teste (8).&lt;br /&gt;Giacché incertezza di loro stessi dirige l'intendimento vacillante negli animi (9).&lt;br /&gt;Questi sono trascinati come sordomuti, ciechi, stolidi, gente senza criterio,&lt;br /&gt;per i quali considerando medesimo e pure non lo stesso&lt;br /&gt;sorgere e non avere luogo, corso di tutto è rivolgimento di contrari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 8 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;altro non resta in seguito fuorché l'esposizione della via per cui è (10).&lt;br /&gt;Su questa vi sono numerosi indizi più incisivi, che essendo che cosa permane&lt;br /&gt;è senza origine e non corruttibile, è difatti integro di membra&lt;br /&gt;e in riposo e già formato senza che lo compia effetto.&lt;br /&gt;Né fu in qualche tempo prima né sarà, poiché è lo stesso ora tutto intero,&lt;br /&gt;uno abbracciato in amplesso (11). Quale generazione ricercherai perciò di esso?&lt;br /&gt;Fin dove e da dove avrebbe modo di espandersi in estensione?&lt;br /&gt;Da niente di non avente essere non ti concedo di affermarlo o di concepirlo. .&lt;br /&gt;Neppure quale non espresso e non concepito è come se non fosse.&lt;br /&gt;Quale elemento di sé e forza maggiore vi avrebbero mai dato impulso,&lt;br /&gt;in precedenza o in seguito, se scaturito dal nulla a espandersi?&lt;br /&gt;Perciò è necessario che sia formato per intero o per niente.&lt;br /&gt;Né è lecito avere mai forza di credere&lt;br /&gt;che da cosa ha essere qualcosa vi cresca a fianco.&lt;br /&gt;Dietro questa istanza Giustizia (12) non concesse che si generi né vada dissolto,&lt;br /&gt;slegandolo dai ceppi, invece lo tiene con mano salda in soggezione.&lt;br /&gt;Il discernimento intorno a questo consiste in questo: è o non è.&lt;br /&gt;Si è allora discriminato, come forza maggiore, lasciando da parte&lt;br /&gt;l'inconcepibile e non pronunciabile (non è difatti di verità la via),&lt;br /&gt;l'essere invece come elevazione e integra realtà.&lt;br /&gt;Come essendo sconterebbe dunque conseguenze che lo manderanno in rovina?&lt;br /&gt;In che modo lo si sarebbe fatto sorgere? Se ha avuto origine infatti non è;&lt;br /&gt;e neppure sarà sul punto di aver luogo in qualche tempo.&lt;br /&gt;Così il generarsi si riduce in cenere e la morte in arcano.&lt;br /&gt;Neppure è afferrabile suddiviso in parti, poiché è tutto concorde.&lt;br /&gt;Niente di eccessivo lo inibisce dal rimanere avvinto stretto,&lt;br /&gt;nemmeno niente di meno, sussiste invece essendo tutto pieno.&lt;br /&gt;Così stretto in abbraccio è tutto. Essere difatti si congiunge all'essere.&lt;br /&gt;Ciò nondimeno immobile in costrizione in grandi vincoli senza estremità&lt;br /&gt;e inesauribili, giacché molto lontano sono stati rigettati origine&lt;br /&gt;e dissolvimento e li ha respinti veramente indubitabile.&lt;br /&gt;Medesimo nel medesimo riposa in se stesso persistendo d'eguale aspetto&lt;br /&gt;e per questo si eleva sul posto stesso lì vincolato. Poiché più sovrana costrizione&lt;br /&gt;lo tiene in soggezione nei vincoli dell'approvabile, che lo racchiude da ogni lato,&lt;br /&gt;essendo decreto dietro istanza di questo essere non senza compimento.&lt;br /&gt;Infatti è senza difetti. Essendo altrimenti se no tutto mancante.&lt;br /&gt;Stesso d'altronde è concepire e l'istanza per cui sussiste il concetto.&lt;br /&gt;Non ritroverai infatti il concepire in mancanza dell'essere in cui si presagisce.&lt;br /&gt;Giacché nient'altro è o sarà all'infuori dell'essere, poiché Fatalità&lt;br /&gt;lo imprigionò irremovibile intero e soltanto a essere.&lt;br /&gt;Saranno di questo denominazioni tutte le voci che i mortali si propiziano&lt;br /&gt;illudendosi essere nondimeno veridiche, crearsi e dissolversi, essere&lt;br /&gt;eppure non davvero, mutare luogo per alternare brillante scambievole colore.&lt;br /&gt;Diversamente invece per aver termine agli estremi comprovabili,&lt;br /&gt;è condotto a compimento dappertutto, simile a ben tondo splendore di sfera.&lt;br /&gt;Questo perché a niente è indispensabile che di più grande o di infimo&lt;br /&gt;si appropinqui né a l'uno né a l'altro. Neppure essendo quale non è,&lt;br /&gt;se lo si facesse mai cessare di giungere fino all'identico,&lt;br /&gt;né essendo qual è, se mai lo si sbilanciasse a essere in proporzione per un verso&lt;br /&gt;maggiore, per altro al contrario in misura inferiore (13), poiché è tutto fortificato.&lt;br /&gt;Giacché proporzionato dappertutto, urta uniformemente in comprovati limiti (14)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 8 (b) &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;ti concludo con questo l'argomento indubitabile&lt;br /&gt;e concetto da qualunque lato pertinente a verità.&lt;br /&gt;Le convinzioni dei mortali su di questo abbi scienza&lt;br /&gt;la costituzione artificiosa ascoltando qui dalle mie parole.&lt;br /&gt;Giacché sono soliti apporre nomi a due contrassegnati simulacri;&lt;br /&gt;non vi è l'uno di più indispensabile - e in questo sono in errore;&lt;br /&gt;considerandoli del resto immagini isolate e propiziandosene i segni&lt;br /&gt;indipendentemente gli uni dagli altri: là ardore etereo di fuoco,&lt;br /&gt;appassionata natura, di grande sveltezza, identico con lo stesso dappertutto&lt;br /&gt;ma con l'altro non congenere, l'altro d'altronde secondo se medesimo&lt;br /&gt;tutto intorno avviluppata oscura notte, figura densa e compatta.&lt;br /&gt;Tutta questa disposizione all'apparenza verosimile io ti illustro,&lt;br /&gt;sì che in nessun modo non ti assoggetti nessuna massima dei mortali&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 9 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Giacché luce e notte a ogni cosa allora è stato dato nome&lt;br /&gt;e secondo le potenzialità inerenti sopra le une o le altre,&lt;br /&gt;del medesimo tutto è pieno di luce e di notte senza parvenza,&lt;br /&gt;eguali l'una all'altra, poiché niente è al di fuori di entrambe né l'una né l'altra (15)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 11 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;come la terra e il sole come ugualmente la luna&lt;br /&gt;la volta aerea e l'urania partecipe galassia e l'Olimpo più alto culmine&lt;br /&gt;e degli astri il caldo vigore a manifestarsi hanno ricevuto impulso&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Fr. 10 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;scruterai con la mente il filo delle vicissitudini della volta celeste&lt;br /&gt;e tutte nel firmamento le semenze e dell'incontaminata lampada&lt;br /&gt;del sacro sole l'effetto che nasconde e da che cosa sono stati originati,&lt;br /&gt;e del pellegrinante orbitare del rotondo occhio della luna osserverai l'azione&lt;br /&gt;e delle vicissitudini il filo, d'altronde avrai presenti e il cielo tutto intorno&lt;br /&gt;reggente da dove ha avuto vicissitudine e come Forza maggiore lo stringe&lt;br /&gt;in vincoli incalzandolo a tenere imbrigliate le orbite esperite degli astri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 12 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;piene di puro fuoco sono state concepite le più circoscritte&lt;br /&gt;e di notte invece al di sopra di quelle, con una porzione insieme di fuoco&lt;br /&gt;che le penetra. Signore al centro di queste regge tutto.&lt;br /&gt;Tutto governa infatti e al congiungimento e al duro parto&lt;br /&gt;richiama la femmina a unirsi al maschio&lt;br /&gt;e viceversa di nuovo il maschio alla femmina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 13 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Eros di tutti gli dei per primo ha concepito nella mente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 14 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;luce contornata da altro di notte intorno alla terra pellegrina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 15 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;con l'occhio sempre cercatrice i raggi in direzione del sole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 15a &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;acquatiche radici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 17 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;a destra giovani, fanciulle invece a sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 16&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;come ciascuno infatti delle molto mobili membra&lt;br /&gt;ha facoltà di composizione così in dominio agli uomini perviene l'intendimento.&lt;br /&gt;Poiché stesso è il modo con cui la natura dà agli uomini&lt;br /&gt;il senso delle composizioni in tutti e in tutte le cose. E’ infatti pieno concepimento&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Fr. 18 &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;allorché maschio e femmina i semi di Venere mescolano insieme,&lt;br /&gt;qualità da sangue diverso infondendo nelle vene,&lt;br /&gt;corpi modellano ben conformati conservandosi l'equilibrio.&lt;br /&gt;Poiché se combinato il seme le qualità contrastano,&lt;br /&gt;né costituiscono nel corpo una sola commistione, crudeli&lt;br /&gt;il sesso del nascituro vesseranno col duplice seme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fr. 19&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;queste cose per credenza avvenute in questo modo e così sono adesso&lt;br /&gt;e in seguito alimentate da ciò avranno compimento. A queste&lt;br /&gt;tuttavia gli uomini acconciano nomi propizi ciascuno contraddistinto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Note&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La presente traduzione è stata condotta sulla falsariga dell’originale greco della versione di Giovanni Reale, cui si rimanda per le problematiche di ricostruzione filologica. Sono stati omessi anche i riferimenti alle fonti antiche, la cui principale per la conoscenza di ampie parti del poema è Simplicio, citate dallo stesso Reale e da altri autori. La numerazione a fianco di ogni frammento è quella del Reale e ne segue in linea di massima l’ordinamento, a parte alcune personali interpolazioni finalizzate a rendere un senso più coerente e compiuto del testo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) L’avvio è quello di un cammino che si snoda ascendendo verso un luogo sopraelevato da cui si gode una vista che domina dall’alto (le “città al di sotto”). E’ una “theoria”: propriamente un corteo processionale. Il theorein è visione e al tempo stesso percorso, esperienza che si compie e manifestazione di quanto contemporaneamente si va apprendendo. In chiave di insegnamento si riveste di immagini allegoriche; come viaggio si mantiene sul terreno epico-mitico: il nodo di una duplice opzione interpretativa non sembrerebbe destinato a potersi sciogliere, almeno nel senso che l’ispirazione da cui il poeta-filosofo si sente trascinato non esclude l’intento programmatico di portare a termine ciò che si è intrapreso. E’ il mithos del poema, l’esposizione con cui l’espressione si accorda alla verità: può farsi portavoce di un’esperienza. In che modo il theorein è garanzia della visione che prende vita? In quanto cammino cui si è già avviati: o dovremmo forse dire, piuttosto, “iniziati”, per intenderne l’atmosfera con cui il discorso si carica di valenza sacrale in una sorta di ritualizzazione celebrativa. Forse per questo, al posto dell’invocazione alla musa, compaiono le cavalle: come se la direzione segnata non avesse bisogno di appellarsi preliminarmente a una fonte ispiratrice che, dal punto di vista del poeta epico, rappresenta l’esigenza di una pausa di concentrazione prima di calarsi nei meandri del racconto, ma è soprattutto un richiamo alla veridicità dei fatti narrati. Le cavalle invece immergono subito nel clima degli eventi, cui danno un potente stimolo all’immaginazione, assurgendo insieme a emblema della forza del proposito che fa da filo conduttore. D’altra parte a sostegno di un’interpretazione allegorica dell’incipit, o dell’intero discorso, si può forse addurre un altro ordine di considerazioni: che alla musa, depositaria di sapere (“mous’ennepe moi erga...” come per esempio nell’Inno omerico ad Afrodite), subentra invece poco dopo la dea, per bocca della quale prende corpo l’annuncio dell’essere, quasi si trattasse in questo caso di una presa di contatto diretta, senza intermediari, della realtà stessa evocata e che, d’altra parte, anziché dover essere ridestata da un passato immemoriale, si fa qui ora presenza svelata dalla divinità come una sorta di particolare privilegio concesso all’ascoltatore. E’ anche questo un passaggio significativo da cogliere; come se all’impronta sonoro-auditiva che l’epica rianima sul filo dell’oralità si sostituisse un nuovo approccio visivo; il quale mostra da un lato sì una straordinaria capacità plastica sul piano della figurazione, ma che è anche forse indice del paradosso di cercare di far rivivere il mito nelle forme del passato epico essendone al contempo costretto a distaccarsene. Di questo anacronismo Parmenide non poteva certamente non essere consapevole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) "thumos" come indice di manifestazione di volontà, in accordo con Snell (&lt;em&gt;La cultura greca e le origini del pensiero europeo&lt;/em&gt;, Torino 1963) e altri in riferimento a come il termine viene impiegato nel contesto dei poemi omerici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) cfr. il lat. "dominus", “signore”: del resto come noi anche il greco distingue "dios" e "daimon". Per una discussione sul termine aggiungo le seguenti ulteriori specificazioni. Nel daimon si ritrovano contemporaneamente l'idea di 'luce' (dais), in particolare di luce degli astri (si-dus, -eris), e la radice -da, indicante la terra nella sua natura spazializzante, datrice di direzioni coordinate, in un gioco di rispecchiamenti tra il cielo e la terra, che si desume anche da un termine come per esempio 'semenza', con i suoi risvolti insieme concreti e terrestri, nel senso di seminagione, e allusivi ancora una volta alla natura stellare (l'espressione 'semenza delle stelle' appare assai meno metaforica, considerata in riferimento alla pratica antico babilonese di osservazione celeste mediante un semplice attrezzo agricolo, il tubo-seminatrice, che sembra non differisse granché da una 'specola' come quelle usate anche agli inizi dell'astronomia occidentale). Alla disseminazione si ricollega il significato abituale di spartizione, in tal caso delle carni dell'animale sacrificato per la celebrazione in comune del banchetto cui presiede appunto il daimon, il signore. Con ciò daimon s'identifica con la natura divina che subisce uno smembramento, in concordanza con il mito di Dioniso-Zagreo, che si può ricondurre infine a un'istanza di suddivisione stagionale e calendariale del tempo su cui si fonda la molteplicità della vita. Un'idea analoga si ritrova nei Veda in cui la divinità solare Suryia viene sacrificata dagli dei affinché la sua luce venga ugualmente distribuita nel corso dell'annata a vantaggio di tutti gli esseri. Quindi, in una dialettica uno-molteplice, il daimon lo si ritrova propriamente sul versante del molteplice. Parmenide segue dunque la traccia che dal daimon conduce all'en, all'uno divino nella sua interezza, che può essere colto speculativamente dal pensiero, ma cui alludono nel loro significato ultimo anche tutte le immagini che si presentano lungo la molteplice strada (in questo senso 'di molte profezie') del daimon. Il daimon si potrebbe d’altra parte anche intendere come nume tutelare, che assicura la continuità del ghenos, la trasmissione ereditaria di generazione in generazione. E' la credenza che le buone disposizioni degli avi vengono raccolte dai successori. Il daimon più che una caratteristica individuale e unica sembra in questo senso fare riferimento a una collezione di doti di coraggio, intraprendenza, vigore, che passano dal capostipite agli eredi. L'idea di costellazione è una delle valenze implicite nella parola nel rimando implicito alla natura siderale cui si è accennato poco sopra. Qual è tuttavia la modalità di questa trasmissione? L'ereditarietà diretta sussiste nel rapporto tra avo e discendente, ma non è scontata tra congiunti stretti come padre e figlio nel senso di uno scambio tra persone in vita. Il valore della personalità, siccome ciò che viene propriamente tramandato, si dimostra piuttosto come capacità di assumere la posizione di responsabilità che costituisce il vero lascito di padre in figlio. In questo l'avo svolge un ruolo di propiziatore cui rivolgersi per ristabilire il filo della continuità tradizionale. E' come se ogni qualvolta occorresse ristabilire il legame gentilizio, che è anche un modello di ordinata successione generazionale, riattualizzando l'esempio del fondatore della casata che ne ha assicurato la perpetuazione, cedendo al discendente le sue prerogative. Questo avvicendamento spontaneo, senza conflitti, è ciò che appunto differisce dai racconti delle lotte primordiali per la successione rispecchiate dai miti teogonici; ma è anche un ordine affermatosi nel tempo, l'insorgere di una coscienza che ne segna l'evoluzione, la prospettiva storica: come un tempo della luce che subentra all'oscurità delle tenebre circa le origini. La proiezione di tutto ciò si ritrova nella dimensione cosmica del mito, che attinge alle valenze significative della parola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) "polufemon" trova anche in italiano rispondenza nelle parole "fama" e "fato". Di qui una possibile traduzione del participio come 'presago'. Il presagire sottende la visione profetica in virtù della quale il veggente diventa il saggio conoscente, il rsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) Circa il valore indicativo del concetto di verità si consideri quanto segue. Vero è "ciò che può essere indicato", lett: a-leth-ei "non-senza-questo qui"(dal tema pronom o-, e- cfr. eo, eio, ou, lat sic). A-lethes = che non richiede dimostrazioni, meglio: il non faticoso (teino - distendo, prolungo, mi sforzo – da cui Tantalo -; lt. Late - latus - largamente; lassus: spossato, estenuato). Formazione di alethes: a (priv.) + la (raff.) + ten (tendere, complicare; distendere le ali per coprire, tipico per esempio di alcuni uccelli che proteggono il nido) - sic thanatos = tan (disteso) dall'ate (l'oscurità, l’errore), connotazione medica: la morte come complicazione; ma forse, piuttosto, da intendere tan-natos, quindi "disteso nato", cioè tornato alla posizione distesa al suolo al momento della nascita -. Il "nascere" (lt. nasco) presuppone uno stato di nascondimento, di raccoglimento entro il grembo materno; si nasce infatti "nascosti", ossia venendo alla luce; al contempo il nascere presuppone la fatica del parto: ecco dunque un collegamento per il -n in la-n-thano. Ricapitolando: la (raff.) -n- (per "nasco", "nascosto") than- per ten "disteso": "disteso per il nascituro", con un'analogia tra lo stendere le ali (dell'uccello che protegge il nido) - e quindi con allusione velata al mito pelasgico della covata del luminoso uovo cosmico - e distendere le membra per consentire il parto. In greco "neos", giovane, si collega a neomai "vado, vengo, parto, ritorno"; anche in italiano il verbo "partire" si presta allo pseudo-participio "il parto". Non c'è andata cui non segua il ritorno. La a privativa in alethes d'altronde rimanda a un implicito innatismo: quello che è "innato", che si genera spontaneamente senza fatica, non ha neanche bisogno di essere dimostrato; si offre per conto proprio, è facile, potremmo dire "istintivo"; fa parte di un processo di crescita, di sviluppo, che rientra nel piano dell'organizzazione naturale di un determinato essere. D’altra parte non è infine da escludere alla base del concetto greco di verità un prestito lessicale dal sumero Ti che nella sua duplice valenza fonetica significa sia “arco” che “vita” (identità d’altra parte sottolineata da un frammento di Eraclito: “vita è il nome dell’arco ma procura la morte”). Per un equivalente del significato di “vita”, “esistenza”, per la formazione dell’italiano “verità” bisogna risalire all’islandese “vera” e allo svedese “vara”, forse per il tramite di un supposto germanico wår.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) A portare all’affermazione monistica dell’essere è l’impossibilità logica dell’alternativa “è”-“non è”. Dal momento che le parvenze sensibili sono, anche se possono essere male interpretate nella loro vera natura, il “non è” è escluso, la fonte del dubbio eliminata. Il dubbio, anche come metodo, porta all’affermazione dell’essere. Infatti l’affermazione esclude di principio appunto la negazione che lascerebbe far supporre l’eventualità di una alternativa. Questa alternativa, al vaglio dell’affermazione che è più forte, più convincente, si dimostra invece aleatoria e perciò il dubbio stesso decade, svanisce. In questo modo le strade di ricerca plausibili sono soltanto due, mentre una terza eventuale rispecchierebbe solo un’incertezza del pensiero generatrice di totale confusione: o si afferma l’essere con tutto ciò che ne consegue sul piano teorico e pratico, o lo si nega. La negazione radicale conduce però a una via inesprimibile, al di là del pensiero e perciò della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) Si avverte qui la reviviscenza di un antico significato dell’essere come “custodia”, che si presta a accreditare una distinzione di valore, col passaggio da essere a proprietà essenziale. Questa prospettiva configura una vera e propria sottrazione di essere siccome mancanza di proprietà che motiva la nozione di "non essere", contro cui si oppone l'obbiezione parmenidea, che potrebbe forse essere ricondotta a qualche analisi marxiana, che “l’essere è” e perciò “non è senza essere”: ovvero tutto è reale al di là del tentativo di ordinamento categoriale che subordina ente a ente. Accezione già inscritta nel sanscrito, la cui base fonetica è la stessa che ha improntato il successivo sviluppo delle lingue indoeuropee, ma con un'ineliminabile traccia dell'oscillazione tra le funzioni ausiliari dei verbi "avere" e "essere". E' alla luce del pensiero parmenideo che questa indeterminazione, al di là del riscontro linguistico, cioè che effettivamente in origine l'ausiliare fosse uno solo assommante entrambi i significati, consente di equiparare avere e essere e di tradurli come un "avere essere". Questo si giustifica senz'altro nel contesto di una terminologia filosofica in formazione, dunque con un ancoraggio ancora molto forte nella concretezza dell'uso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) Letteralmente: “... e inoltre da quello che i mortali nulla sapienti vanno figurandosi, a due teste”. Che il dichranoi debba attribuirsi ai mortali è chiaro per via della concordanza di genere. Il senso è però figurato e allude forse piuttosto a un’attitudine di pensiero che porta a creare delle chimere, delle immagini fantastiche che in sé non comportano nessuna concezione positiva. All’origine stessa della figurazione chimerica vi è d’altra parte un’idea di trasformazione della natura che va incontro alle variazioni stagionali, fondata quindi sull’alternanza dei periodi di luce e di buio nel corso dell’anno. L’incidenza che questo comporta anche sul piano psicologico-esistenziale di una condizione vissuta come affermazione o negazione è ciò contro cui si direbbe volersi opporre Parmenide. Spunto polemico sottolineato dal palintropos dei versi seguenti in cui si può leggere anche un riferimento al corso apparente del sole, che sembra appunto cambiare lato da una stagione all’altra come se effettivamente si trovasse a compiere una rotazione intorno alla terra, sensazione che una più approfondita riflessione dimostra invece semplicemente illusoria dal punto di vista della realtà astronomica. Palintropos significa appunto "rivolgimento": il corso del mondo è una trama di rivolgimenti apparenti, come nell'alternanza giorno e notte su cui gli uomini regolano i loro comportamenti. L'alternanza si trasferisce alla regola delle stagioni, al corso dell'annata che ha i suoi punti di svolta nei solstizi. L'apparente rotazione dei cieli fa sì che il sole invernale appaia più basso e spostato verso sud: l'osservazione si rivolge dunque verso questo punto cardinale, mentre d'estate si fissa su una traiettoria più alta e per così dire a nord. Tutto questo è inerente alla natura dei nostri sensi, ma non vuol dire che sia il sole a trovarsi a sud o a nord: a cambiare è solo il punto di osservazione terrestre e cambia tanto più ci allontaniamo dalla linea dell'equatore. Ecco allora che la nozione di "tropico", sottintesa nell’espressione palintropos, acquisisce tutta la sua pregnanza calendariale che fa di questo movimento quello che veramente percepiamo. Tuttavia questa nostra percezione non è da confondere con la realtà astronomica nei cui confronti il sorgere e il tramontare diventano aspetti relativi, anzi correlativi. Noi desumiamo, o per lo meno gli antichi desumevano, da queste fasi di aumento e di decrescita della luce proprietà inerenti al sole che ne è responsabile: ma proprio in questo arrivando a mescolare fisica e metafisica, osservazione e spiegazione. Se il riferimento calendariale è legittimo, il tipo di figurazione cui si fa cenno l'espressione "a due teste" è in qualche maniera analogo alla rappresentazione dell'anno come un animale immaginario, metà leone, metà serpente; o, come la chimera etrusca, con un ulteriore testa di capro che irrompe a metà del busto. Il contesto mitico da cui il filosofo deve discostarsi per enunciare la sua teoria resta sul piano dell'ambiguità dell'enunciazione che forse tiene anche conto del gusto di un pubblico abituato a enigmi di questo genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) L'idea che i mortali si fanno di quanto sanno o credono di sapere delle cose trapassa in uno stato d'animo di incertezza di loro stessi. In verità di quello che è l'essere non sanno niente: si figurano il nulla che invece è come una creatura a due teste, perché da un lato lo considerano alla stregua dell'essere; dall'altro perché manca di qualsiasi riscontro ancorabile a un'idea positiva, perché non è nemmeno raffigurabile. Non sembra che Parmenide intenda negare valenza conoscitiva alla figurazione mitica, di cui si avvale d'altronde nel costruire il poema. La facoltà degli uomini di usare la fantasia come mezzo e strumento del pensiero appare salvaguardata dalla realtà integrale e comprensiva dell'essere nel pensiero e del pensiero nell'essere. Tra essere e pensiero intercorre una sorta di specularità che li rende vicendevolmente comprendentisi, anche se le raffigurazioni, prendendo spunto da qualcosa, devono sottoporsi all'antecedenza logica dell'essere come misura generale del capire e del pensare per risolversi nella piena identificazione della cosa conosciuta nella sua natura. Si passa invece dalla "finzione" necessaria della figurazione mitica alla dimensione soltanto "soggettiva" dei mortali ("a due teste" appunto perché dai frutti della loro stessa immaginazione finiscono per vivere una sorta di scissione autoillusoria) quando si misconosce la facoltà di immaginare e se ne fa il presupposto, non solo di chissà quali realtà inesistenti, ma infine di una valutazione che coinvolge l'essere nel suo insieme: di un giudizio che ne stabilisce l'insussistenza dal dissolversi di queste finzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10) Questo punto appare la conclusione di quanto Parmenide ha esposto in precedenza arrivando a escludere la “via” che conduce appunto a negare l’essere. E’ tuttavia evidente la difficoltà di stabilire la successione dei frammenti sulla base di una priorità del tutto univoca. E’ come se l’argomentazione man mano li introducesse e li presupponesse; ma questo del resto rispecchia l’intento dichiarato (Fr. 4) di voler procedere circolarmente, tornando ogni qualvolta al punto di partenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11) Molto prima di tradurre queste parole mi resi conto di un enigma che richiedeva spiegazioni. Il momento è il culmine dell'esposizione della via lungo la quale la Dea ha condotto Parmenide fino alla soglia dell'affermazione dell'essere, al "cuore senza oscillazioni" della "verità". Eccone dunque gli "indizi più incisivi", i segni che ne danno indicazione: permanente, integro, compiuto, presente come un tutt'uno sempre attuale. Dietro quest'ora senza tempo, passato e futuro sfumano senza successioni. Nulla di ciò che riguarda l'essere si presenta sotto il profilo temporale. L'essere appare l'unità compiuta che regge l'insieme molteplice delle opposizioni correnti che si alternano secondo un prima e un poi: estate e inverno, giorno e notte, nascita e morte. Una dopo l'altra, nello sviluppo dell’argomentazione, le ipotesi cosmologiche, trascrizioni della contradditorietà delle immagini sensibili, della molteplicità delle esperienze attestate dai sensi, vengono raggruppate e confutate. Origine dal nulla, espansione, conflagrazione e distruzione, universi plurimi o paralleli, rappresentano un esauriente catalogo delle teorie sull'esistenza del cosmo. L'odierna cosmologia scientifica dibatte gli stessi paradossi. Se Parmenide può riferirvisi con tanta puntualità è perché può desumerli da un più antico repertorio di miti, teogonie, cosmogonie: immagini veramente archetipiche delle antinomie dell'essere che costituiscono il terreno di coltura tanto della scienza come delle religioni. Come la teologia, l'immagine della scienza sorge su un edificio in continua costruzione, i cui motivi confluiscono l'uno nell'altro, danno luogo a tentativi di integrazione, quasi sempre parziali e sincretistici; raramente a vere sintesi. Fin dagli inizi, con Parmenide, la filosofia si aggira intorno a questo duplice versante, scientifico e teologico, per rendere conto del carattere davvero compiuto, logico e coerente di ciascuno dei tentativi di spiegazione. Anche il linguaggio per necessità si innalza a questa considerazione ai limiti delle antinomie: deve infrangerle per far percepire la contradditorietà attestata dai sensi e mostrarne l'illusorietà. Al tempo stesso, però, le opposizioni appartengono a un sentire comune che è presupposto dei costumi, delle convenzioni, delle leggi; delle esigenze concrete che forgiano la lingua. E di questa lingua, che non è certo un capolavoro di precisione, è necessario tenere conto. Ecco allora come la costruzione teoretica passa attraverso l'astrazione da ogni elemento particolare fino a isolare dal complesso della verbalizzazione con i suoi modi, passivi o riflessivi, imperfetti o futuri, un'unica voce participiale esprimente l'essere indeclinabile: to eon. To eon si proporrà come modalità di partecipazione, di integrazione unificante delle esperienze; come operazione funzionale a stabilire il ponte tra verbo come potere agente e sostantivazione come grado di specificazione che si esercita attraverso il nome. Il verbo ricade così sul piano dell’ordinamento sintattico delle determinazioni più particolareggiate nell’ambito delle distinzioni tra agente e agito, tra “questo” e “quello”. Di come l’essere assolve a questa esigenza ordinatrice nella sua funzione verbale, dovrà tenere conto la considerazione di che cosa l’essere è in confronto a un supposto “non essere”. La questione non potrà riguardare questo o quel tipo di ordine espresso nella lingua, bensì la facoltà stessa di esprimersi, di dare forma al pensiero nel linguaggio, di riflettere in entrambi quel grado di realtà che ne è il presupposto in quanto limita la possibilità di immaginare qualcosa di diverso. L’essere parmenideo ha dunque per oggetto l’ordinamento che si rispecchia nell’articolazione del discorso: non nella fattispecie di questo o quell’ordinamento ma come capacità ordinatrice, come comprensione logica delle relazioni che governano l’insieme delle cose. Vale qui la pena cercare almeno di ipotizzare lo sfondo delle concezioni che permettono questa enunciazione. Considerare l’essere in analogia con la dimensione del divino appare quasi scontato per un uomo dell’antichità, se ciò oltretutto non venisse rafforzato dalla raffigurazione del proemio. Una terza figura viene tuttavia evocata nell’esposizione di questa sola “via che è”: la Moira, autentica reggitrice della disposizione ordinata del tutto. Anzi, come si può parlare di Muse al plurale, identificando infine ciascun poeta secondo il suo particolare tipo di ispirazione, così anche di Moire ve n'è una per ogni destino singolo. Che si celi dunque dietro di ciò un nome impronunciabile, forse riservato ai più stretti adepti di un culto? Di fronte al problema della nominazione, ci si sente spinti a avventurarsi in un territorio suggestivo, benché difficilmente dimostrabile: quello delle ipotesi lessicali, degli excursus etimologici. La forma to eon ha intanto un'assonanza con en, uno: to eon en, l'essere uno, formula dal sapore quasi liturgico, che sembra fatta apposta per adombrare la via d'accesso alla comprensione teologica del divino. Lo contraddistingue nel poema il fatto di essere asulon, inviolabile, aggettivo che ha riscontri con il verbo auxomai, "cresco", "mi fortifico". Ci si trova dunque in presenza di un'immagine plasmata sul modello della città greca che si sviluppa intorno al sacrario come centro della comunità difesa da solide fortificazioni. Quanto al verbo auxomai, si rispecchia nel latino auxilium, da augeo, mentre asulon-asilum ne sono chiare varianti. Meno evidente è il passaggio da augeo a iuven, "giovane". Iuven-Iovis, Giove, è "il Giovane", colui che porta ausilio, che giunge in soccorso, che reca conforto e aiuto. Come figura del calendario, qual è ancora oggi trasferito al computo settimanale, il suo compito è di giungere a sostegno delle stanche forze dell'anno vecchio. Iovis, in questa veste, è in analogia con Ianus, che detiene le chiavi delle porte solstiziali aprendole al momento opportuno per inaugurare il corso del nuovo anno. D'altronde a Creta sappiamo che Zeus era venerato come fanciullo divino, ragione per cui anche i latini furono probabilmente indotti a identificarvi il loro Giove. Infine a Iuven-Iovis si accompagna Iuno, che una laminetta etrusca di Pyrgi evoca come Uni-Astarte (Ishtar): per via di successive identificazioni si giunge infine alla coppia Uni-Unias del pantheon mesopotamico. Non è il caso di proseguire nell'approfondimento di queste identità che gli antichi rintracciavano - senza nessuna preoccupazione di precisazione “filologica” nel passaggio da una lingua all'altra - in queste denominazioni, sentite come attributi equivalenti di una realtà più universale che investe il divino. Si consideri invece come al "giovane", che tra l’altro, per bocca della Dea, Parmenide rivolge come appellativo anzitutto a se stesso in veste di iniziando, si associ l'idea dell'essere "uno". Il processo di identificazione nel divino, che ha il suo culmine nella religione, segue la filogenesi dell’evoluzione anagrafico-psicologica. Si rintraccia così uno schema che si articola in fasi: dal fanciullo inconsapevole delle potenzialità delle forze procreatrici che lo guidano a diventare adulto, al giovane rappresentante lo stadio che ne compie la maturazione come uomo, capace di distinguere la sfera delle inclinazioni dalle esigenze di ordine più generale in cui si trova coinvolto. Iuven è colui che si avvia a trovare il corrispettivo che lo completi nella consapevolezza psicologica della propria identità sessuale, al contempo suscitando il proprio stesso desiderio di questa feconda polarità di coppia, datrice di continuità generazionale. Inerendo la sfera del desiderio, l'iniziativa che il giovane rivolge alla ricerca del partner si ammanta dapprima di tutte le forme della fantasticheria, dell'immaginazione voluttuosa che ha per centro se stesso, la propria intima soddisfazione. La soglia iniziatica che raffigura lo iuven-iovis consiste infine nel riconoscimento della coppia come aspetto stabile dell'unità articolata secondo polarità distinte. Lo stadio che completa questa evoluzione è presieduto dal dio che "porta a compimento", appellativo di Zeus secondo una delle sue principali prerogative presso i greci. Dunque all'inizio il dio appare visibile sotto forma di personalità di fanciullo, che sorge alla prima luce della coscienza per propria iniziativa, "autogeno" e indivisibile come un "Lui-Lei" assommante in sé tutte le antinomie come potenzialità inespresse. All'unità iniziale subentra la duplicazione attuata dal desiderio che crea le dimensioni spaziali e temporali come esigenza di completamento in un corrispettivo maschile-femminile. Infine la coppia si unisce in una sacra ierogamia fissandosi in maniera stabile nell'identificazione dei ruoli reciproci che ne riassumono l’unità. La straordinaria ricchezza del mito come esemplificazione di questo processo si esprime attraverso immagini evolutive capaci di indicare il grado di compiutezza consapevole che l’individuo raggiunge nel corso della propria esperienza esistenziale. Questo sentimento di compimento lo si può riguardare sotto il profilo dottrinale dell’essere parmenideo, “Giacché tutto proporzionato, urta uniformemente in comprovati limiti” ; oppure dal punto di vista lirico individuale, per esempio in un verso delle Pitiche di Pindaro, “Anima mia non aspirare a una vita immortale, ma esaurisci il campo del possibile”. Di fronte alla duplice manifestazione del divino che conferisce stabile regolarità nell’alternanza di ruoli complementari nell’ordine visibile, il richiamo all’unitarietà al fondo delle apparenti opposizioni è il compito affidato alla formula to eon en, l’essere uno: quasi un’amplificazione mistica che mette allo scoperto la velatezza del tutto colto sotto forma di intuizione. E questo veramente pertiene al sentire, al concepire (noein) prima di ogni articolazione nel discorso. La sensibilità d’altronde non preclude dal cogliere l’essere, altrimenti davvero si avrebbe un duplice mondo, concreto e ideale; anche la comprensione intellettuale che si realizza nell’ordine raziocinante delle parole si afferra invece prima di tutto attraverso un’intuizione sensibile. Di questo intuire va dunque messa in luce la modalità per cui si esercita su segni evidenti. O per meglio dire, lo spunto ai concepimenti si afferra sotto forma di cenni; al noein fa riscontro il nuo, l’accenno che segnala il favore o il disfavore siccome rientra in un ordine oracolare retto dal potere della parola. Invece di “concepire” si potrebbe davvero intendere il noein, e tradurlo di conseguenza, come facoltà di “cogliere i cenni” facendo così coincidere il piano della verità dell’essere con l’esposizione dei segni realmente colti e riarticolati al superiore livello dell’organizzazione logico-discorsiva. Favore e disfavore investono l’interrogante, lo mettono di fronte alla sua capacità di interpretare gli eventi, di valutare in un senso o in un altro gli accenni nella loro ambiguità. Perciò il cammino può mostrarsi propizio, sotto gli auspici di “rettitudine” e “equità” che permettono di ben giudicare, così come concludersi in un vicolo cieco senza speranza di trovarvi nient’altro che il frastuono di parole senza senso. L’interrogativo sul significato di questi cenni, in ciò che davvero indicano, pone sul piatto della bilancia tutta l’autorevolezza di una vocazione guidata dalla luce della “predestinazione divina”. Favorevoli diventano perciò quei cenni che indirizzano al compimento, alla riuscita anche personale nello sforzo di ricerca. Sarebbe fuori luogo ridurre il mito a artificio letterario. E’ certo che la rete di metafore che dalle prime battute del proemio immergono il lettore nell’atmosfera del racconto è anche opera di consumata perizia del mestiere. Significa però tradire l’intelligenza del testo considerarlo secondo la duplice prospettiva del mito e del discorso tecnico filosofico come piani distinti. La teoria è invece il cuore dell’esposizione del mito che si sviluppa dalla metafora del duplice cammino, che è una via di avvicinamento le cui chiavi sono altrettanti segnali messi lì apposta per far intendere come, attraverso favore e disfavore, successo e insuccesso (argomenti certo più vicini alla sensibilità degli ascoltatori), l'affermazione dell'essere manifesti la vera volontà divina. Tuttavia Parmenide propone anche un modello etico che esemplifica un accordo tra favore dell’insegnamento elargito e disponibilità a riceverlo. Che il tono autobiografico testimoni di questa esperienza, non ha altro scopo che predisporre chi ascolta a seguire con altrettanto reverente raccoglimento. Parmenide si investe dell’autorità che gli deriva dal fatto di averne per primo udito e accolto la verità. Il valore testimoniale è proprio di un annuncio profetico, che mette in gioco la parola fededegna del narratore appunto perché carica di un vissuto reale. Il cammino sulle tracce personalmente veridiche della predestinazione, getta luce sui cenni scoperti nel corso di questa vicenda. Il narratore è il “giovane”, che, giunto al cospetto della Dea, compie il fato della propria iniziazione. La verità di questo fatto è un cammino irreversibile, nel senso che egli non potrà più fare a meno di considerarne l’esperienza. Quello che si verifica è un mutamento etico di personalità che porta il giovane a rafforzare le energie per maturare la propria vocazione: da questo momento è in grado di compiere e il compimento trova espressione incontrovertibile nel poema. Le tracce del vissuto sono le stesse che manifestano il favore di questa scelta: anzitutto di opportunità di tempi, di cogliere il profitto di porsi sotto un insegnamento. Il giovane dovrà decidere tra due strade, l’una nella confusione delle apparenze, o l’altra che conduce a intuire attraverso la ricerca ispirata alla verità il segreto dell’essere. "Giovane" è l'appellativo rivolto dalla Dea, per la quale le età trascorrono nell'indifferenza del tempo, ma come a un individuo nel fiore delle energie fisiche e intellettuali che gli permettono di sostenere la prova del cammino. Potrebbe corrispondere al dantesco "mezzo del cammin di nostra vita" che colloca il poema in una cornice biografico-temporale. Va considerata come un'età spartiacque in cui alle energie giovanili si aggiunge il complemento della consapevolezza, alimentando quel sentimento di compiutezza che in questo punto culmine della vita avvalora le premesse per portare a termine l'impresa. Ecco che allora in questa prospettiva i cenni colti lungo il cammino seguito acquistano il valore di prefigurazioni di un esito in qualche modo predisposto. Vi è come un punto di svolta che consente di riconsiderare le tappe del percorso intrapreso alla luce di un'acquisizione permanente. Fino a un certo punto il giovane è come trascinato da forze strapotenti ("Queste cavalle tanto sopravanzanti il proponimento seguito..."); in seguito, superato l'ostacolo della comprensione, oltre le porte "dei cammini del Giorno e della Notte", egli si sente letteralmente preso per mano ("E la Dea benevola, afferrando con la mano la mia destra..."), condotto ad ascoltare le parole piane e distinte del discorso che gli si presenta in intima coerenza e compattezza. Se insistiamo tanto sulle tracce anagrafiche è perché delineano un tempo: un tempo dell'essere che corrisponde alla coesione del discorso, che appare già compiutamente articolato al pronunciarsi. L'autore non deve fare altro che fissare nelle linee veloci dei versi alati le parole che gli vengono suggerite come sotto dettatura. In questo momento egli è come fuori di sé, nel tempo della divinità vivente nell'ora sempre attuale; in questo presente senza tempo tutte le altre ore, passate e future, devono apparirgli alla luce di una prefigurazione di questo incontro, come appunto cenni promettenti. Il tempo dell'essere è una culminazione, il lampo dell'istante veridico, al di là della successione. Raggiungerlo significa travalicare passato e futuro, comprenderli nell'attualità come per una sorta di intuitiva onniscienza, dono del favore divino che per un attimo straordinario si manifesta in tutta la sua condiscendenza. L'identificazione eroica nel compiere questo cammino non si giustifica altrimenti: fra tutti i mortali agli eroi soltanto è infatti talora concesso l'intervento della divinità nelle vicende della vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12) Dike, già evocata nel proemio come figura cui è demandato il compito di regolare il corso del giorno e dell’annata, mantenendone fissi i termini come detentrice appunto delle chiavi che ne aprono e ne chiudono le porte, si carica qui dell’ulteriore valenza arcaica di “giustizia distributiva” che ne specifica l’affinità con le prerogative originariamente proprie del daimon di presiedere al sacrificio dell’animale destinato al banchetto e di distribuirne equamente le parti agli ospiti. La Dike parmenidea è così elevata al rango più universale di regolatrice e dispensatrice, garante di un ordinamento generale che è lo stesso essere e che in questo la ricollega a Ananke, la costrizione. Ananke, nominata in seguito, è la necessità alle cui maglie nulla pare in grado di sottrarsi, la cui forza stringente viene più oltre ancora rimarcata attraverso il richiamo alla Moira, che presiede invece al computo del tempo come ciclo che si compie nel quadro di una scansione articolata in fasi esprimendo con ciò l’idea di un fato ineluttabile. In tutti questi passaggi da una figura all’altra, che indicano l’estensione del dominio di un’autorità sovrana di cui Dike è un aspetto, si leggono gli attributi di un’unica divinità “legatrice” (come l’indiano Varuna, dio tutelare dei patti) capace di assicurare che quanto è stato prestabilito non venga meno né travalichi in qualche modo la quantità assegnata (si confronti al proposito anche il frammento di Eraclito “il sole non oltrepasserà le sue misure; altrimenti le Erinni, ministre di Dike, lo scoveranno”). Interessante notare che il fondamento di questa concezione, come un modello inscritto nel mito che si tratta solo di esplicitare concettualmente, è la fiducia nel potere della parola come vincolo indissolubile. L’intervento di Dike, caposaldo di un cosmo specchio di solide e ben organizzate leggi, riflette un tratto caratteristico della mentalità greca: la condanna della ubris, tracotanza cieca e arrogante da cui anche il discorso dovrà rifuggire mantenendosi calzante e misurato. D’altra parte all’interno dell’argomentazione parmenidea è al contempo l’appello a un ordine superiore e l’istanza di un’intima consequenzialità che stringe in un unico nodo essere e pensare come nesso alla base di ogni coerenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13) Il brano si presta a una possibile lettura in chiave antipitagorica. Punto focale della polemica contro i Pitagorici avrebbe di mira in questo senso la loro interpretazione della cosiddetta “diade” (concetto fatto proprio in seguito anche da Platone). La diade pitagorica si fonda sulle proprietà della radice di due, numero irrazionale che dà luogo a due ordini di successione all’infinito come approssimazioni rispettivamente all’uno e al due: in un caso come serie “discendente” (per sottrazione dal due fino all’uno); nell’altro come serie “ascendente” (ovvero per aggiunta all’uno fino al due). Sarebbero stati gli stessi Pitagorici a introdurne la definizione descrittiva “la via in su e la via in giù”: se è così la questione è la stessa cui fa riferimento anche Eraclito nel frammento “la via in su e la via in giù sono una e la stessa”. Il problema di determinare il valore della radice di due non fu risolto prima dell’invenzione del calcolo infinitesimale, com’è noto nel XVII secolo; il che peraltro non impedì a Ictino, progettando il Partenone, di coglierne le potenzialità dal punto di vista delle proporzioni architettoniche. Per i Pitagorici questa loro scoperta rivestiva ad ogni modo una particolare importanza nel quadro di una speculazione fondata sul numero come simbolo e rappresentazione universali, e questo proprio per le eccezionali caratteristiche di simmetria e di armonia che la radice di due presentava ai loro occhi. Il punto di vista olistico parmenideo è certamente agli antipodi di una posizione che fa del numero una realtà sostanziale: a maggior ragione se il postulato su cui si fonda è la divisibilità all’infinito, che introduce di fatto un elemento di incertezza riguardo alla vera natura dell’essere. La critica implicita in questi pochi versi si sviluppa sugli stessi presupposti che portano Zenone, l’allievo di Parmenide, a formulare i celebri paradossi della freccia e della tartaruga di Achille.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14) Il concetto di limite fa tutt’uno con la nozione di totale linguisticità dell’essere per cui nulla di ciò che è risulta impensabile e pertanto impronunciabile. L’essere è del tutto definito anche sul piano descrittivo formale (“simile a ben tondo splendore di sfera”), né lascia spazio a eventuali “fughe” o aperture all’infinito che ne eludono il dato di fatto di una presenza inconfutabile, di un permanere costante e senza mutamenti. La possibilità di averne esperienza, di fornirne delle prove concrete che si ricavano seguendone le indicazioni sulla “via che è”, fa quindi decadere ipotesi come quella di Anassimandro che parla di apeiron, di illimitato, il cui stesso uso terminologico (a- privativa + “peirao”, “sperimento”) rivela quanto vi è appunto di indefinito, di incerto e non comprovabile in questa prospettiva. Sottolineare il contrario, e cioè che dell’essere non soltanto si fa esperienza ma che questa esperienza è reale e dimostrabile, si può considerare come un ulteriore approfondimento della critica nei confronti del concetto di infinito, come una sorta di equivoco in cui sarebbero caduti da un lato i Pitagorici e dall’altro gli Ionici. Nei confronti degli uni e degli altri Parmenide esprime una posizione del tutto coerente proprio perché ribadisce che dell’essere, in quanto semmai è un fondamento, non è affatto necessario ricercare né esplicitare un principio, una ragione esplicativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15) Diventa così a mio avviso comprensibile il significato di un verso reso di solito dagli interpreti ancora più oscuro e indecifrabile. Difficoltà pressoché insormontabili nella traduzione dipendono da una costruzione che regge una doppia negazione, logica ma linguisticamente ambigua (...). Quello che viene a stabilirsi è una correlazione reciproca per cui le opposizioni apparenti di “luce” e “notte” vengono ricondotte l’una all’altra e perciò da un lato negate come identità astrattamente irrelate e dall’altro riaffermate e comprese a un superiore livello di unità. L’espressione appare un condensato di pura sintesi concettuale: un esempio straordinario della possibilità di infrangere le barriere fra le antinomie attraverso un procedimento di pensiero in cui Parmenide dimostra una maestria pari solo a quella di Eraclito. &lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Schiavo Campo è nato il 22 giugno 1960 a Milano, dove vive e lavora, oggi come collaboratore indipendente di vari periodici e critico d’arte.&lt;br /&gt;Come poeta, dopo il pieghevole&lt;/em&gt; Le mandrie del sole &lt;em&gt;(Monza 1988), ha esordito con&lt;/em&gt; L’oro e il fuoco &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;All’insegna del pesce d’oro &lt;em&gt;di Vanni Scheiwiller, Milano 1995). Si segnalano invece tra gli sparsi riferimenti editi su antologie e riviste:&lt;/em&gt; Annuale 2&lt;em&gt;, supplemento al n. 2 di &lt;/em&gt;Finisterre&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Riga &lt;em&gt;(1993),&lt;/em&gt; Mondo giovani/mondo poesia&lt;em&gt;, rassegna antologica del Comune di Milano a cura di Biagio Cepollaro e Giancarlo Majorino (1993),&lt;/em&gt; Anterem – Scritture di fine Novecento &lt;em&gt;(Verona 1998). Singole poesie sono comparse in cataloghi di mostre e altre pubblicazioni in collaborazione con artisti: diversi volumetti stampati da Alberto Casiraghi per le edizioni Pulcinoelefante di Osnago con interventi visivi dello stesso Casiraghi, di Paolo Schiavocampo, padre scultore di Giovanni, e di Lamberto Correggiari; una cartella di grafiche dello scultore Giancarlo Bulli (Persezioni, 1991); &lt;/em&gt;E il merlo?&lt;em&gt;, poesia con relativa traduzione in francese accompagnata da un’acquaforte e acquatinta di Gino Gini (&lt;/em&gt;I libri del Mer&lt;em&gt;lo,&lt;/em&gt; Il Laboratorio&lt;em&gt;, Nola 2005); laminette incise e altri esemplari unici d’artista della moglie Jelica Tipic'.&lt;br /&gt;Di rilievo teorico l’interpretazione di un frammento di Eraclito (&lt;/em&gt;Che cosa non nasconde l’oracolo&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Manocomete 3&lt;em&gt;, dicembre 1995) e, sul piano dell’elaborazione poetica, l’intervento &lt;/em&gt;Segnatempo: frammenti sul segno come orientamento&lt;em&gt;, pubblicato negli atti del convegno &lt;/em&gt;Scritture e realtà – linguaggi e discipline a confronto&lt;em&gt;, a cura di MilanoCosa (Milano 2000).&lt;br /&gt;Si inseriscono in un articolato percorso teoretico, al momento noto in minima parte, condotto anche attraverso la traduzione dal greco antico: frammenti di Eraclito, Empedocle e, per intero, il libro di Parmenide (inediti insieme alle note di commento).&lt;br /&gt;Frutto di una ricerca intrapresa negli ultimi anni, improntata agli esagrammi dell’I Ching, il millenario oracolo cinese, e finalizzata alla grafica del libro, è invece &lt;/em&gt;Ausa &lt;em&gt;(2006), esperimento di autoproduzione editoriale con una ventina di testi riprodotti sia con mezzi elettronici, sia in versione realizzata con la tecnica d’ incisione su lastre di zinco (fotoincisione e acquaforte) in 30 copie, numerate e firmate, tirate a mano e rilegate dall’autore.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.ausapoesia.blogspot.com/"&gt;http://www.ausapoesia.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:giovannischiavocampo@libero.it"&gt;giovannischiavocampo@libero.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-6141268110696804232?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/6141268110696804232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-giovanni-schiavo-campo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6141268110696804232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/6141268110696804232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/interventi-giovanni-schiavo-campo.html' title='Interventi - Giovanni Schiavo Campo'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBYp1V6-WhI/AAAAAAAAA8I/8uov-JZ98TQ/s72-c/schiavocampo+parmenide.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8695936095165156843</id><published>2010-06-14T00:25:00.005+02:00</published><updated>2010-06-14T23:19:51.031+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Gabriella Cinti</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBVbo1dR7-I/AAAAAAAAA8A/D6-PI6IUq34/s1600/cinti+2.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 214px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5482388878496231394" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBVbo1dR7-I/AAAAAAAAA8A/D6-PI6IUq34/s400/cinti+2.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;OGGI DI NEVE&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La vita,&lt;br /&gt;oggi,&lt;br /&gt;rosa di&lt;br /&gt;nubi-neve,&lt;br /&gt;mi entra dal cielo,&lt;br /&gt;dal bianco,&lt;br /&gt;nei sentieri miei&lt;br /&gt;del profondo.&lt;br /&gt;Nell’oro bianco&lt;br /&gt;che mi sorride,&lt;br /&gt;vedo l’inverarsi&lt;br /&gt;di un sospiro infinito&lt;br /&gt;solo sperato.&lt;br /&gt;Mi guardi attraverso&lt;br /&gt;fiocchi di chiaro,&lt;br /&gt;nell’aria soffiata&lt;br /&gt;di luce&lt;br /&gt;e l’eternità&lt;br /&gt;dell’incontro&lt;br /&gt;nostro&lt;br /&gt;vola&lt;br /&gt;ad ali congiunte&lt;br /&gt;nel cielo pensato,&lt;br /&gt;aria infinita&lt;br /&gt;di parole&lt;br /&gt;profumate&lt;br /&gt;di indicibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18-02-09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE QUERCE DI DODONA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se percuotessi forte&lt;br /&gt;i rami delle querce di Dodona,&lt;br /&gt;per penetrarle&lt;br /&gt;di grido lacerato congiunto&lt;br /&gt;e rivivere&lt;br /&gt;lo squasso di Dioniso,&lt;br /&gt;riuscirei a ricomporre&lt;br /&gt;lo spettro&lt;br /&gt;di vorticosa essenza&lt;br /&gt;che ti fanno&lt;br /&gt;prisma inafferrabile.&lt;br /&gt;Forse nel volo&lt;br /&gt;a precipizio&lt;br /&gt;dentro lo specchio nero&lt;br /&gt;ti raggiungerò&lt;br /&gt;fondendomi&lt;br /&gt;nella fosca rinuncia&lt;br /&gt;di ogni individuazione.&lt;br /&gt;Trema il cristallo del vuoto&lt;br /&gt;al tintinnio del tuo passo severo,&lt;br /&gt;annuncia il tempo vero&lt;br /&gt;del nulla&lt;br /&gt;e porta via,&lt;br /&gt;sui lembi dei tuoi abiti in fuga,&lt;br /&gt;l’ultima virgola di sorriso,&lt;br /&gt;conservata nel fondo remoto&lt;br /&gt;del tuo riflesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TI GUARDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti guardo, mia pena,&lt;br /&gt;appoggiata sul palmo della mano&lt;br /&gt;e staccata un momento dal cuore,&lt;br /&gt;perché disamina di sguardo&lt;br /&gt;muti le spine in ciglia.&lt;br /&gt;Ti frango,&lt;br /&gt;con ciottolini lucenti di gioco&lt;br /&gt;che smussino l’ingombro&lt;br /&gt;nello scrigno del respiro.&lt;br /&gt;Ti tolgo il corpo,&lt;br /&gt;mia pena, che mi soggiorni in gola,&lt;br /&gt;ti faccio d’aria&lt;br /&gt;e ti pongo dietro grata di filigrana,&lt;br /&gt;in cui anche il nodo più denso&lt;br /&gt;si sfioca in segni diafani,&lt;br /&gt;appena un graffio stilizzato,&lt;br /&gt;senza più presa di fuoco&lt;br /&gt;sull’anello del cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28-06-09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GIOCO INFINITO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora ho capito&lt;br /&gt;che la danza di parole,&lt;br /&gt;il corteggio dei respiri,&lt;br /&gt;le volute delle mani,&lt;br /&gt;altro non sono&lt;br /&gt;che Gioco dell’Infinito&lt;br /&gt;che ci sceglie&lt;br /&gt;come dadi d’amore,&lt;br /&gt;con le facce che esultano&lt;br /&gt;guardandosi.&lt;br /&gt;Ludo supremo,&lt;br /&gt;alghe giocose&lt;br /&gt;incamminate tra siepi odorose&lt;br /&gt;di affinità-&lt;br /&gt;ed in premio,&lt;br /&gt;la stella del desiderio&lt;br /&gt;tra i miei capelli&lt;br /&gt;e sul tuo cuore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9-03-09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ALI DI ASSENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho ali implumi&lt;br /&gt;davanti alle grandi tue ali&lt;br /&gt;screziate d’assenza,&lt;br /&gt;pale stecchite nel vuoto.&lt;br /&gt;La ruota della Moira&lt;br /&gt;ti sospinge sempre più in là&lt;br /&gt;da me&lt;br /&gt;e l’ombra apre cunei&lt;br /&gt;di geometrie disarmoniche&lt;br /&gt;in cui ciò che credevo&lt;br /&gt;un prato di luce.&lt;br /&gt;Tu non t’avvedi&lt;br /&gt;che il ghiaccio&lt;br /&gt;ti ha conficcato le ali&lt;br /&gt;in barriere di distanza.&lt;br /&gt;Quale sarà il nume&lt;br /&gt;che scuota&lt;br /&gt;la tua fuga immobile,&lt;br /&gt;a ritroso della vita&lt;br /&gt;e lontano dal sogno&lt;br /&gt;nostro di miele?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15-04-09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;AQUILONE DI VITA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E intanto annido lancette di splendore&lt;br /&gt;nel quadrante del tempo&lt;br /&gt;assopito nella ovvietà della penombra.&lt;br /&gt;Sugli spalti del giorno&lt;br /&gt;sempre inclini alla minaccia,&lt;br /&gt;mi ritrovo a puntare falci di luce sorridente&lt;br /&gt;per armare la milizia indifesa del cuore.&lt;br /&gt;Ti faccio volare con me,&lt;br /&gt;più leggero dell’aria,&lt;br /&gt;nella solidità certa di una invisibile,&lt;br /&gt;non eterea immanenza.&lt;br /&gt;E pure solchiamo il tempo e lo spazio,&lt;br /&gt;ma ci allaccia il vento del vero.&lt;br /&gt;Nel percorrere i tuoi cieli&lt;br /&gt;fusi nell’azzurro dei miei,&lt;br /&gt;divento per te raggiante aquilone di vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3-10-09&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Gabriella Cinti è nata e vive a Jesi. Ha affiancato l’insegnamento alla critica letteraria, coltivando nel contempo interessi artistici e storico-filosofici. Da alcuni anni si occupa di poesia, di filosofia e archeologia delle lingue europee, di paleolinguistica, di etimologia e in particolare di poesia greca antica, di cui è anche interprete all’interno di importanti manifestazioni musicali, dove presenta uno spettacolo che ha ideato e che ha nome&lt;/em&gt; Mystis&lt;em&gt;, cioè &lt;/em&gt;L’iniziatrice&lt;em&gt;. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;L’aver ritrovato la dimensione dell'oralità arcaica ha contribuito a rendere più sinestetico e sensoriale il suo approccio con la “poiesis”.&lt;br /&gt;Ha scritto il saggio di apertura dell’&lt;/em&gt;Atlante regionale dei vini delle Marche&lt;em&gt; 2006, dal titolo&lt;/em&gt; Sentimento ellenico di-vino&lt;em&gt;; del 2007 è il saggio&lt;/em&gt; Ma com’era la voce di Saffo? Riflessioni sulla vocalità della lingua poetica ellenica&lt;em&gt; (Edizioni&lt;/em&gt; &lt;em&gt;Nuove Scritture).&lt;br /&gt;Nel febbraio 2008 ha pubblicato la raccolta di poesie&lt;/em&gt; Suite per la parola &lt;em&gt;(PeQuod editore).&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-8695936095165156843?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/8695936095165156843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/poesia-gabriella-cinti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8695936095165156843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8695936095165156843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/06/poesia-gabriella-cinti.html' title='Poesia - Gabriella Cinti'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TBVbo1dR7-I/AAAAAAAAA8A/D6-PI6IUq34/s72-c/cinti+2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8007640779913513481</id><published>2010-05-25T22:39:00.010+02:00</published><updated>2010-05-25T22:57:17.299+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Damiano Visentin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S_w2tA99vYI/AAAAAAAAA74/t_Sp_Ks_1tE/s1600/a.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 226px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5475311393957592450" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S_w2tA99vYI/AAAAAAAAA74/t_Sp_Ks_1tE/s400/a.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; POESIANATOMIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de asfalto&lt;br /&gt;de tera batua&lt;br /&gt;de profumi de piova&lt;br /&gt;e de spagna pasua&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia del me mar e del me campo&lt;br /&gt;parchè da eori no go scampo&lt;br /&gt;poesia de monti e de santi&lt;br /&gt;sua me scachiera i tochi mancanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de pasion e giuramenti&lt;br /&gt;de amori longhi come i lampi&lt;br /&gt;de nizioi stonfi e intorcoeai&lt;br /&gt;impetai sui tradimenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de lamenti&lt;br /&gt;del no essar mai contenti&lt;br /&gt;del sentirse un pass pi vanti&lt;br /&gt;poesia de steche ciapae sui denti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de sucesi&lt;br /&gt;de faimenti&lt;br /&gt;del tornar indrio&lt;br /&gt;co i me dise de ndar vanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de sudor&lt;br /&gt;de lavoro e besteme al vento&lt;br /&gt;poesia del “No varie pi debiti&lt;br /&gt;se a monea fose el talento”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de ciche stuae&lt;br /&gt;de goti svodai&lt;br /&gt;de noti spendue a domandarse&lt;br /&gt;“Par cosa, par come?” e risponderse “Ormai…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de oci masa pigri&lt;br /&gt;par metarse contar&lt;br /&gt;tuti i ragi che l’a el sol&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia de chi che varda a luna&lt;br /&gt;disendo che’l podarie&lt;br /&gt;però nol vol.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;POESIANATOMIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia d’asfalto&lt;br /&gt;di terra battuta&lt;br /&gt;di profumi di pioggia&lt;br /&gt;e di erba sazia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia del mio mare e del mio campo&lt;br /&gt;perché da loro non ho scampo&lt;br /&gt;poesia di monti e di santi&lt;br /&gt;sulla mia scacchiera i pezzi mancanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di passioni e giuramenti&lt;br /&gt;di amori lunghi come i lampi&lt;br /&gt;di lenzuola fradice e attorcigliate&lt;br /&gt;appiccicate sui tradimenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di lamenti&lt;br /&gt;del non essere mai contenti&lt;br /&gt;del sentirsi un passo più avanti&lt;br /&gt;poesia di umiliazioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di successi&lt;br /&gt;di fallimenti&lt;br /&gt;del tornare indietro&lt;br /&gt;quando mi dicono di andare avanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di sudore&lt;br /&gt;di lavoro e bestemmie al vento&lt;br /&gt;poesia del “Non avrei più debiti&lt;br /&gt;se la moneta fosse il talento”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di sigarette spente&lt;br /&gt;di bicchieri vuotati&lt;br /&gt;di notti spese a chiedersi&lt;br /&gt;“Per quale motivo?&lt;br /&gt;Com’è stato possibile?”&lt;br /&gt;e rispondersi “Ormai…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di occhi troppo pigri&lt;br /&gt;per mettersi a contare&lt;br /&gt;tutti i raggi che ha il sole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poesia di chi guarda la luna&lt;br /&gt;dicendo che potrebbe&lt;br /&gt;però non vuole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;SOGNI IN CUSINA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ò mess un sogno su sul fogo&lt;br /&gt;e me son distrat un atimin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’à ancora da ciapar el bojo&lt;br /&gt;ma sinte za da brustoin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;SOGNI IN CUCINA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho messo un sogno sul fuoco&lt;br /&gt;E mi sono distratto un attimino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve ancora cominciare a bollire&lt;br /&gt;ma si sente già puzza di bruciato &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;ÀVARI AVARI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Àvari avari&lt;br /&gt;sguardi poeari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A vose s’incamina lenta&lt;br /&gt;su un fi l de poca voja&lt;br /&gt;e casca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i oci inzabotai&lt;br /&gt;girandoghe torno al fastidio&lt;br /&gt;i se puza sul vodo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Àvari avari&lt;br /&gt;sguardi poeari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;man ligae drio a na schena&lt;br /&gt;ncora strissada dae me onge&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;imobie come na sfi nge&lt;br /&gt;mi te onze ma ti te respinze&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Àvari avari&lt;br /&gt;sguardi poeari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;te me par restaa a scuro&lt;br /&gt;ho fat quel che poée&lt;br /&gt;te asse sua tòea&lt;br /&gt;un per de candee&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;LABBRA AVARE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labbra avare&lt;br /&gt;sguardi polari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La voce s’incammina lenta&lt;br /&gt;su un filo di poca voglia&lt;br /&gt;e cade&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli occhi balbettanti&lt;br /&gt;girando attorno al fastidio&lt;br /&gt;si appoggiano sul vuoto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labbra avare&lt;br /&gt;sguardi polari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mani legate dietro ad una schiena&lt;br /&gt;ancora piena delle mie unghie&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;immobile come un sfinge&lt;br /&gt;io ti ungo ma tu respingi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Labbra avare&lt;br /&gt;sguardi polari&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mi sembri rimasta al buio&lt;br /&gt;ho fatto quello che potevo&lt;br /&gt;ti lascio sulla tavola&lt;br /&gt;un paio di candele&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;JERE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spericoeai zenoci nudi&lt;br /&gt;sua carega de legno e paja.&lt;br /&gt;Comi inciodai&lt;br /&gt;sul davanzal de l’infanzia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sporgendome verso el mezojorno&lt;br /&gt;ofrie a un reame de nùvoe&lt;br /&gt;e ultime perle&lt;br /&gt;de che’l sudor amniotico&lt;br /&gt;che ga dat da bevar al me germojar&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jere ncora sol che i oci de me mare&lt;br /&gt;jere ncora sol che e gambe de me pare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A l’ombria dea quotidiana tregua&lt;br /&gt;dee sonoente palpebre passue,&lt;br /&gt;acudio dae amorevoi zeje&lt;br /&gt;de na sentinea paziente, sbiancaa&lt;br /&gt;dae ventere ingeae e contrarie del passà&lt;br /&gt;vardee senza porghe far gnent&lt;br /&gt;na piova de frece de istà&lt;br /&gt;inzenerir pin pianet&lt;br /&gt;a linea del tempo&lt;br /&gt;de un pomerijo de zioghi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dadrio ae sbare del divieto adulto&lt;br /&gt;torturà da piume de premura&lt;br /&gt;pareciee a me fuga&lt;br /&gt;co lime de desideri&lt;br /&gt;ingropando nizioi de fantasia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jere l’incant de na tenzion ribee&lt;br /&gt;jere el sgrìsoeo che inonda a pee&lt;br /&gt;jere l’essenza pi pura de un istinto mat&lt;br /&gt;jere el bocia che no sarie pi stat&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ERO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spericolate ginocchia nude&lt;br /&gt;sulla sedia di legno e paglia&lt;br /&gt;Gomiti inchiodati&lt;br /&gt;sul davanzale dell’infanzia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sporgendomi verso il mezzogiorno&lt;br /&gt;offrivo ad un reame di nuvole&lt;br /&gt;le ultime perle&lt;br /&gt;di quel sudore amniotico&lt;br /&gt;che ha dissetato il mio germogliare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero ancora solo gli occhi di mia madre&lt;br /&gt;Ero ancora solo le gambe di mio padre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’ombra della quotidiana tregua&lt;br /&gt;delle sonnolente palpebre sazie&lt;br /&gt;accudito da amorevoli ciglia&lt;br /&gt;di una sentinella paziente, incanutita&lt;br /&gt;dai venti gelidi e contrari del passato&lt;br /&gt;guardavo impotente&lt;br /&gt;un pioggia di frecce d’estate&lt;br /&gt;incenerire piano piano&lt;br /&gt;la linea del tempo&lt;br /&gt;di un pomeriggio di giochi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dietro alle sbarre del divieto adulto&lt;br /&gt;torturato da piume d’impazienza&lt;br /&gt;preparavo la mia fuga&lt;br /&gt;con lime di desideri&lt;br /&gt;intrecciando lenzuola di fantasia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero l’incanto di una tentazione ribelle&lt;br /&gt;ero il gemito che inonda la pelle&lt;br /&gt;ero l’essenza più pura di un istinto matto&lt;br /&gt;ero il bambino che non sarei più stato.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Damiano Visentin nasce nel 1984, e trascorre i suoi primi vent'anni nelle osterie gestite dai genitori. Forte della convinzione che "osti se nasse, no se deventa ("osti si nasce, non si diventa"), nel 2005 apre un locale tutto suo, fondendo la passione per il mestiere all'estrosità e all'amore per l'arte. Il retro del bancone è, giocoforza, il luogo nel quale passa la maggior parte delle sue giornate; ciononostante, come in una perfetta Sindrome di Stoccolma, se ne innamora, trasformando quello scalino che lo separa un po' da tutto il resto nel suo personale punto di osservazione del circostante. È quindi quel bancone a dare i natali alla sua poesia: con&lt;/em&gt; In gropa ae stee de Van Gogh &lt;em&gt;è alla sua prima pubblicazione, datata febbraio 2009 e riproposta nel 2010 da &lt;/em&gt;MiMiSol Edizioni&lt;em&gt;. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Nel 2008 per la prima volta partecipa ad alcuni concorsi letterari. Al Premio De Palchi - Raiziss (Verona) viene selezionato fra i venti finalisti con un componimento in italiano intitolato &lt;/em&gt;La ballata del pianista bandito&lt;em&gt;. Al Premio Vigonza si classifica secondo nella sezione&lt;/em&gt; Poesia dialetto Triveneto &lt;em&gt;con la sua &lt;/em&gt;Metamorphoesia&lt;em&gt;, e al premio Alicante (Vigolo Vattaro, Trento) viene premiato per il componimento&lt;/em&gt; Poeta Minòr&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;Autore della prefazione al libro&lt;/em&gt; Tanto per cambiare &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Asylums&lt;em&gt;, 2009), con i suoi versi collabora a progetti di vari musicisti e cantautori. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-8007640779913513481?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/8007640779913513481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/05/poesia-damiano-visentin.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8007640779913513481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8007640779913513481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/05/poesia-damiano-visentin.html' title='Poesia - Damiano Visentin'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S_w2tA99vYI/AAAAAAAAA74/t_Sp_Ks_1tE/s72-c/a.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8893326289534740264</id><published>2010-04-11T23:35:00.052+02:00</published><updated>2011-03-17T18:39:40.453+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Laura Montingelli - Intervista a Eleonora Fiorani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S8JBhUr3FOI/AAAAAAAAA7o/nh0VASlt7ks/s1600/2-c.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 314px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5458997739070624994" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S8JBhUr3FOI/AAAAAAAAA7o/nh0VASlt7ks/s400/2-c.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- &lt;strong&gt;Buongiorno a Eleonora Fiorani e buongiorno al Maestro Leonetti. Grazie mille della vostra ospitalità. Ti ho proposto qualche tempo fa di incontrarci nuovamente, a distanza di qualche anno da una nostra precedente intervista che si era svolta sempre per il Cerchio Azzurro nel 2007. Ci ritroviamo, devo dire, per me con grandissimo piacere. Ti ringrazio molto per darmi la possibilità di incontrarci nuovamente!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Grazie a te.&lt;br /&gt;- &lt;strong&gt;Se sei d’accordo, ti chiederei di riprendere un po’ il filo della nostra conversazione di allora, ragionando con te sulle tematiche che avevamo affrontato, ma anche sui nuovi argomenti a cui hai dedicato le tue ricerche di questi ultimi tempi.&lt;br /&gt;In particolare, vorrei tornare sul tema del rapporto con lo spazio e il paesaggio, e della relazione con gli oggetti che l’Uomo contemporaneo e le masse stanno intessendo nel mondo attuale. Come, a tuo avviso, si sono definiti (o non definiti) e orientati (o dis-orientati) questi rapporti da qualche anno fa, quando già li avevamo analizzati? E’ vero che era solo il 2007, ma d’altra parte i cambiamenti del nostro panorama culturale e sociale sono ormai talmente rapidi che la domanda non è priva, credo, di una sua legittimità.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- La mia ricerca, dal 2007 in poi, si è prevalentemente orientata sulla tematica, non a caso, delle mutazioni della metropoli; di quella che noi chiamiamo “metropoli di terza generazione”, per intendere un’entità che è molto diversa dalla metropoli del Moderno. Nel senso che è come se coabitassero all’interno della città più città, nella misura in cui i processi della globalizzazione hanno reso determinante la logica dei flussi, il fatto cioè che le metropoli sono nodi di reti, e nello stesso tempo sono dei sistemi territoriali. Ho analizzato l’interazione tra questi due elementi: l’essere nodi di reti (quindi l’importanza della metropoli, che è connessa con i flussi che la attraversano, le reti lunghe, medie e corte che la interconnettono con le altre città del mondo e designano quelli che sono gli attrattori, ovviamente, della contemporaneità) e l’importanza che il sistema territoriale acquisisce oggi, proprio in relazione con il globale, quindi con i sistemi di trasporto, i sistemi finanziari, quelli che sono gli eventi culturali (che sono diventati uno dei grandi elementi del turismo internazionale), il flusso di merci, il flusso delle immagini eccetera, che fanno del territorio… trasformano letteralmente il territorio. Quindi mi sono soffermata sul problema che tu ponevi della ridefinizione oggi dello spazio come, appunto, l’elemento determinante della contemporaneità. E’ proprio nell’ambito della modalità con la quale oggi viene testualizzato il territorio che si vedono le mutazioni principali, nella misura in cui le città attuali sono diventate città dell’evento, nel senso che l’evento è diventato l’elemento fondamentale che struttura il modo d’essere, l’identità, il modo di abitare, la metropoli contemporanea.&lt;br /&gt;Naturalmente questo fa diventare dei processi di estetizzazione, dei processi di modificazione del territorio - attraverso gli oggetti, attraverso quelli che sono gli allestimenti, attraverso quelle che sono le luci della metropoli, attraverso quelle che sono le nuove grandi architetture che trasformano lo spazio in paesaggio - l’elemento determinante della modalità con la quale andiamo a vivere la metropoli. O meglio, andiamo a consumare la metropoli, perché sempre meno le città sono, per così dire, abitate, e sempre più sono consumate: consumate nelle immagini, consumate negli eventi, eccetera eccetera. Che è la caratteristica fondamentale delle città oggi.&lt;br /&gt;Quindi il percorso che io ho fatto a livello teorico è andato a localizzare prima la nuova condizione di vita, e cioè la riapparizione della realtà, per così dire. E cioè: non è casuale che, dal punto di vista delle proposte nuove a livello teorico, si è arrivati al paradosso – in questo caso sto citando Morace – di dire che “la realtà è il nuovo lusso”; il che naturalmente ci fa sorridere, ma nello stesso tempo segnala la paradossalità nella quale stiamo lavorando. Per me la realtà significa invece lo scarto tra le teorizzazioni che hanno teorizzato questo mondo, in un certo qual senso vedendolo con gli occhi dei mass-media, vedendolo con gli occhi dei luoghi del lusso e dell’immagine, e la realtà che emerge a partire dalla drammatica caduta delle due torri (non a caso Zizek ha scritto un testo memorabile che è &lt;em&gt;Benvenuti nel deserto del reale&lt;/em&gt;, citando &lt;em&gt;Matrix&lt;/em&gt;): quelli che sono i “buchi neri” della rete, cioè i nuovi poveri, gli urti a livello delle etnicità in movimento e in difficoltà di connessione con quelle che sono le popolazioni locali, eccetera eccetera.&lt;br /&gt;Questa realtà estremamente complessa, che ha più volti, la difficoltà che abbiamo di localizzare tutti gli aspetti della realtà, mi sembrano elementi molto più interessanti di andare a vedere le visioni che ci danno i media, anche se ovviamente non ne possiamo mai prescindere. Quindi questo ritorno del reale, questo “Benvenuti nel deserto del reale” a cui ci rimanda giustamente Zizek, è stato il filo rosso del mio intervento, che è partito appunto dalla nuova condizione di vita, che parte dalla denuncia dei processi che oggi vengono chiamati di “vetrinizzazione del sociale”, “vetrinizzazione dei corpi”, “vetrinizzazione della morte”, per arrivare a definire, attraverso l’analisi che ho fatto nei Panorami della metropoli contemporanea, quelli che sono i nuovi scenari, che attualmente ho aggiornato tenendo conto dei processi che sono stati messi in moto dalla crisi finanziaria. Non ho rivisto la città, perché la città è rimasta uguale; splende magari meno, perchè ci sono meno soldi, perché certe cose si sono consumate, ma non è cambiata. Quello che è interessante vedere è che cosa c’è dietro la nuova domanda di eticità, la nuova domanda di ecologia che è intervenuta nell’ultimo periodo. Non è che ci siano scenari di particolare interesse; la cosa sulla quale sono andata a riflettere è che differenza c’è tra l’ecologia e l’ecology, anche se può sembrare un gioco di parole. Perché l’ecology, che diventa il nuovo business, che diventa il nuovo chic, è una parente un po’ strana di quella lotta e di quella sensibilità per l’ambiente, per la crisi ambientale e per la definizione di nuovi modi di vita che è stato il nostro background negli anni Settanta. E non è casuale che in questa parte io abbia dato molto rilievo alle categorie estetiche, e abbia visto nel grottesco la categoria nella quale si riversano tutte le altre categorie estetiche, piuttosto che nel neo-barocco, o se vuoi lo stesso neo-barocco. Grottesco che viene messo in scena dagli artisti, per caratterizzare la condizione della realtà oggi, e grottesco involontario (che non sai se definire comico o tragico o tutte e due le cose insieme) nel quale ci troviamo a vivere, e che è la condizione involontaria di tutto ciò che capita.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Già nel tuo saggio &lt;em&gt;Il mondo senza qualità&lt;/em&gt; (Lupetti Editore, Milano, 1995), avevi scelto di dedicare la terza parte a una riflessione sul tema della perdita dell’orientamento nel territorio fisico da parte dell’Uomo di oggi, e individuavi in questo fenomeno la radice della sua perdita di identità (come appunto dicevi poco fa). Perdita di identità che si evidenzia oggi tanto all’interno delle società “avanzate”, in stato di profonda crisi economica e culturale conclamata, quanto presso quelle economicamente svantaggiate, luoghi d’origine di moti migratori verso gli approdi di una speranza generalmente tragicamente disattesa.&lt;br /&gt;A mio modo di vedere, infatti, le masse delle società in crisi, e in particolare gli esponenti delle generazioni “socialmente attive”, vivono lo sbandamento dovuto alla precarizzazione dei rapporti lavorativi, e all’allargarsi del gap fra le competenze acquisite nel percorso formativo e l’inserimento in contesti professionali nei quali si sovrappongono e si intrecciano definizioni labili e/o scentrate dei ruoli, delle mansioni, delle attività, nonchè relazioni interpersonali intorbidite e nevrotizzate. Le masse economicamente disagiate, dal canto loro, vivono la tragedia della propria mancata o estremamente difficoltosa integrazione e dei “razzismi di ritorno” (ma se ne sono mai andati?). E quindi, non meno intensamente vivono anch’esse il problema della definizione di una propria nuova identità, in un equilibrio (o non-equilibrio) fortemente precario fra tradizione e cultura d’origine da un lato, e inevitabile attrazione per lo sconfinato e stordente panorama del regno degli oggetti e del superfluo dall’altro.&lt;br /&gt;Cosa pensi di tutto questo? Che spunti di riflessione ci suggerisci? Faccio riferimento in particolare al tuo testo &lt;em&gt;Il mondo degli oggetti&lt;/em&gt; (Lupetti Editore, Milano, 2001), nel quale ti sei soffermata specificamente su quest’ultimo tema.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Una delle caratteristiche della contemporaneità è che sono venute meno quelle che si chiamano le “tecniche di costruzione del soggetto”; è venuto meno il territorio come riferimento di radici, il luogo ha cambiato completamente significato, è venuta meno la famiglia, è venuto meno il riferimento al mondo del lavoro. Nella misura in cui quelli erano gli elementi fondamentali sui quali si costruiva la propria identità, gli oggetti sono diventati sostituti della costruzione di questa identità.&lt;br /&gt;I processi sono due. Da un lato quello che è stato chiamato fin dagli anni Ottanta il “narcisismo”, non tanto nel senso freudiano del termine, quanto nel senso che si ha soltanto il proprio corpo e se stessi come entità di riferimento, e quindi queste tematiche (che sono state messe in rilievo da Christopher Lash) del narcisismo come elemento determinante. Ma naturalmente il narcisismo di quello che io chiamo un “Io grinzoso”, e cioè di un Io che non ha in realtà nessun punto forte di riferimento, e che quindi trasla a livello degli stili di vita, degli oggetti, le modalità con le quali va a costruire la propria identità. Il che poi costituisce il grande mondo del feticismo, che è una caratteristica della contemporaneità. Quindi ci troviamo di fronte a un fenomeno, che è stato letto in modo diverso a seconda delle tendenze dei teorici, come l’Io che passa e diventa “Ii”; e cioè non c’è più l’identità, ci sono solo le identificazioni, c’è questo Io plurale, che lo si veda in modo positivo o negativo. Quello che c’è al di là del positivo o negativo è l’assoluta fragilità, la difficoltà a costruire la propria identità.&lt;br /&gt;Emerge però una cosa abbastanza interessante da tutto questo, e cioè che l’identità è una costruzione. Questo elemento è il grande filo che presiede alla riflessione soprattutto su quei mutamenti, che sono sempre più della contemporaneità, dei migranti che si trovano a partire da un territorio, da una storia, da una cultura, e si inseriscono in un’altra cultura; questa ibridazione di culture che fanno parte della nostra contemporaneità, con tutto il percorso di tragicità che esse comportano. Questa è la riflessione sul costruire l’identità, e su come ci muoviamo in identità plurime: sono nostre le identità delle radici perdute, sono nostre le identità che andiamo a costruire insieme agli altri negli scambi, le identità inventate delle seconde e terze generazioni dei migranti, per esempio. Lo è visto benissimo in Francia, e lo si sta sperimentando qui a Milano attraverso un’operazione fatta dalla Naba, la scuola di design, che è andata a interagire con la Chinatown milanese di via Sarpi, è andata a vedere com’è possibile rivisitare le difficili relazioni tra la cultura locale e la popolazione cinese (che tra l’altro è da lunga data presente in Italia, perché è di primo ‘900). Quindi questa riflessione sull’identità che oggi viene portata avanti da ricerche tutte molto interessanti. Per esempio Chalayan nell’ambito della moda, che ha dedicato a questa tematica una delle sue più interessanti collezioni partendo proprio dal suo essere lui stesso duplice nell’identità (da un lato di Cipro, dentro la nazionalità turca, e dall’altra parte la sua cultura che gli deriva dall’Inghilterra), e quindi dalla sua stessa problematicità. Tutte queste personalità che vivono la doppia cultura, che sempre più sta diventando il nostro modo di esistere. Naturalmente questo non toglie che la condizione normale che viviamo oggi è il totale spaesamento, nel quale non sappiamo né chi siamo, né da dove veniamo né dove andremo, e costruire le nuove identità si presenta tutt’altro che facile, non perché ci siano gli altri ma perché non abbiamo più tecniche di riferimento che ci costituiscono. Le tecniche di riferimento oggi sono diventate in buona parte i social networks, che costituiscono nuovi orizzonti comunitari, non è casuale; fenomeni come Facebook eccetera, quindi sempre più questo scrivere delle proprie biografie, reali, immaginarie, insieme agli altri. Queste sono le cose che dovremo andare a vedere, che cosa stanno portando di nuovo nelle tecniche di costruzione dell’identità. E’ un discorso da aprire.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Certo. Ma tu che scenari prevedi rispetti a questi fenomeni nuovi, cioè secondo te sono costruttivi o destrutturanti?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Dipende. Fenomeni che noi vediamo – quella cosa che ti dicevo sul grottesco – e cioè che oggi tu non riesci ad affermare la tua identità se non attraverso la provocazione, se non attraverso l’atto estremo, che va dagli sport estremi a una serie di comportamenti che sono quelli che abbiamo visto tutti, ma anche questo elemento che è l’essere nell’immagine (che è partito da lontano ma che oggi è diventato un elemento straniante, tragicomico, grottesco in buona parte), sono elementi che non costruiscono niente, che ti fanno dire “Ma come abbiamo fatto a finire così in basso?”. Non hai altra definizione con la quale puoi leggere questi fenomeni.&lt;br /&gt;Un po’ diverso invece è Facebook; è un altro tipo di discorso, perché il discorso dei social networks è un discorso di apertura, di nuovi territori, di comunità, che è tutto da vedere, perché va a creare quegli spazi che non esistono più sul territorio, e poi ti ritornano sul territorio, perché non sono soltanto spazi che esistono nel virtuale…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- No, ma si riversano nel reale.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Si riversano nel reale, e come tali sono estremamente interessanti. Naturalmente dipenderà da come va la situazione, perché una riflessione, una domanda su chi sono e dove sono sono le due domande-cardine con le quali si costruisce l’identità. E possono anche ripartire dai social networks.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Nello stato di profondo disorientamento individuale e sociale che l’Uomo contemporaneo vive, acquista particolare spessore e problematicità la questione dei suoi spazi, e soprattutto delle sue modalità di recupero delle proprie energie fisiche e psichiche. Recupero tanto difficile quanto indispensabile, dato il logorio mentale e interiore a cui egli è soggetto in un contesto sempre più obbligante ad una performance sociale senza cedimenti e senza requie.&lt;br /&gt;Il che significa venire a parlare di come le masse orientano (o vedono orientate) le proprie scelte di intrattenimento ludico, di svago, di amusement, come tu lo definisci ne &lt;em&gt;La comunicazione a rete globale&lt;/em&gt; (Lupetti Editore, Milano, 1998). E cioè affrontare il tema della cosiddetta “industria culturale”, e di come essa scelga di veicolare i propri messaggi; il tema della comunicazione nel mondo d’oggi. Mi piacerebbe che ci fornissi la tua lettura della questione.&lt;br /&gt;Questo argomento peraltro, tu mi insegni, si ricollega a quello dei “tempi del lavoro”, all’insegna di un rapporto molto complesso che è stato per la prima volta sistematicamente analizzato fra anni ’60 e ’70 dalle prime, anticipatrici riflessioni sociologiche sui mutamenti che erano già in atto negli Stati Uniti e soltanto si intravedevano nel Vecchio continente (un nome per tutti: Andrè Gorz, con il suo &lt;em&gt;Socialismo, capitalismo, ecologia&lt;/em&gt;). Oggi, che anche in Europa questo sbilanciamento degli equilibri fra tempo lavorativo e tempo “libero” è una realtà problematicamente vissuta da milioni di persone, come conseguenza del mutare dei ritmi di lavoro, tali riflessioni tornano più che mai d’attualità, e dimostrano tutta la loro portata “premonitrice”. Che cosa ne pensi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Qui la cosa è molto complessa, perché da un lato non ci sono più i termini “tempi del lavoro” e “tempo libero”, come sono stati strutturati dal fordismo, perché non c’è più il lavoro fordista; quindi in realtà il lavoro, che è sempre più lavoro immateriale, lavoro creativo, lavoro con le nuove tecnologie… – che non vuol dire che c’è solo questo, è quello che vediamo nelle società avanzate, perché altrove c’è il vecchio lavoro, con tempi che sono quelli da pre-sindacalizzazione – …nelle società cosiddette avanzate non c’è più il tempo libero perché anche il tempo libero è diventato tempo di lavoro, nella misura in cui la creatività è diventato l’elemento fondamentale. Quindi tu ti trovi a lavorare anche quando non lavori, praticamente, oltre al fatto che la flessibilità del lavoro fa sì che non ci sia più una temporalità stabilita; e quindi in realtà lavori sempre, non hai più spazio. Quello che viene messo al lavoro è in realtà tutto quello che la tua creatività, la tua esperienza, la tua emozione elaborano. Tutto rientra nella fase lavorativa.&lt;br /&gt;Questo è il primo elemento che ci troviamo a vivere.&lt;br /&gt;Il problema è andare a vedere se poi questo “lavoro creativo” è realmente tanto creativo. Buona parte dei lavori che vengono pensati creativi sono in realtà di una ripetitività assolutamente mostruosa. E quindi ti trovi di fronte a questioni che vanno tutte ridefinite, rielaborate.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il divertimento, direi che la frase più giusta è quella di Zizek: “Siamo tutti condannati a godere, mentre meno sappiamo farlo”. Cioè questa pulsione a consumare, a godere, a divertirsi, all’intrattenimento, che in realtà sono diventati parte di quell’economia dell’immateriale culturale dell’esperienza, e quindi sono diventati lavoro, implicano anche che nel mondo di Disneyland non c’è più neanche la capacità di immaginare, perché tutto è formalizzato. E quindi...&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- …nulla è lasciato alla creatività vera.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- …nulla è lasciato alla creatività vera, e ci troviamo a vivere una condizione abbastanza paradossale, che credo possa essere chiamata “dei mondi paralleli”, una delle cose più interessanti della contemporaneità, che è stata definita “cultura convergente” da Jenkins e poi da De Kerkhove, che ha appena fatto una conferenza qui in Italia alla Naba. Naturalmente sono coloro che sostengono l’importanza di questa “cultura convergente”, del fatto che un’invenzione si trasforma negli altri linguaggi, l’interazione tra i vari linguaggi (basterebbe pensare a un fenomeno come &lt;em&gt;Matrix&lt;/em&gt;).&lt;br /&gt;A mio avviso questa è semplicemente una faccia della medaglia; l’altra faccia è quella che io chiamo “mondi paralleli”, che non vuol dire necessariamente Second Life, ma vuol dire che nel mondo delle connessioni la caratteristica fondamentale è il crearsi di mondi separati e autoreferenziali. Nel mondo della comunicazione, come nel mondo della connessione, l’esperienza che tu fai non è tanto della connessione o della comunicazione, è della difficoltà di comunicare, è quella di essere totalmente isolato. Per cui ti trovi sì a vivere in più mondi, ma ogni mondo è per così dire autoreferenziale, e quindi è come se tu vivessi te stesso nella dimensione del frammento. Il che non mi pare una meraviglia.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- No, direi di no. Quanto più si ha teoricamente la possibilità di essere connessi e collegati a un numero esorbitante di persone, tanto più ci si sente mostruosamente soli.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Non è solo perché sei connesso, è perché è talmente esorbitante questa connessione che in realtà i mondi tendono a chiudersi su se stessi e ad essere totalmente autoreferenziali. Questo tu lo vedi anche nel mondo reale. Una delle difficoltà maggiori a livello politico è contare, perché le stesse manifestazioni di massa della società civile è come se funzionassero secondo una loro logica, ed è come se il mondo politico funzionasse secondo una sua logica. L’interconnessione non si realizza, se non in modo estremamente parziale. E’ come se… ma lo vedi anche a livello culturale. Non si può dire che non ci siano tante iniziative, ce ne sono moltissime, ma queste iniziative non riescono ad emergere, non riescono a farsi sentire, non riescono a “bucare”, non riescono a spaccare i livelli di solitudine, non riescono a mutare la qualità della vita. Ci sono tantissime iniziative sul territorio, ci sono tantissime mutazioni, la metropoli è una cosa che muta “nella pancia”. Però tu tutto questo non lo avverti, perché in realtà finisci con un vivere, paradossalmente, nel mondo interconnesso e diventando sempre più grande, in un mondo piccolino e ristretto, perché non riesci a “bucare”, non riesci a connetterti. Le possibilità sono infinite, ma è come se ci facessero vedere, come nel mondo di Alice, l’altro mondo, ma non riuscissimo mai a raggiungerlo. E quindi il mondo è sempre al di là dello specchio, e noi viviamo una realtà sempre più misera, sempre più ristretta, sempre meno dilatata, e con l’impressione di contare pressappoco come zero.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- A proposito di perdite di orientamento rispetto ai luoghi fisici di vita e di lavoro, vorrei che ci parlassi un po’ dell’analisi che hai dedicato alla questione della/e nuova/e definizioni delle fisionomie urbane ne &lt;em&gt;I panorami del contemporaneo&lt;/em&gt; (Lupetti Editore, Milano, 2005). Ne hai accennato anche prima.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Sì, certo. Ma che cosa intendi con “nuove definizioni”?&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Parlavo di fisionomie urbane, ma forse ne hai parlato prima, in realtà.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Dipende da cosa stai intendendo. Da un lato io ho localizzato quelle che sono le nuove architetture e le nuove strutture della metropoli…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Sì, io mi riferivo anche a quello…&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- …nel senso dello sfondamento di quella che è la scatola architettonica, e queste architetture-comunicazione, architetture-immagine, ma anche architetture di tipo nuovo nella misura in cui sono soprattutto, oltre che grandi simboli della nuova città… non hanno pelle, l’interno diventa l’elemento determinante di ciò che esse sono. Ma anche una ridefinizione di quelle che sono le forme e le strutture dell’architettura, a partire dal Guggenheim di Gehry. E quindi non hai più nessuna tipologia, né di museo, né di stazione, né di aeroporto, e quando diventano di grande dimensione, come dice anche Koolhaas, queste diventano architetture-paesaggio, diventano esse stesse mondi, dei simulatori urbani.&lt;br /&gt;Quindi c’è una trasformazione, per cui devi ridefinire tutto quello che è il patrimonio concettuale - che cos’è casa, che cos’è teatro, che cos’è museo - e ti trovi a definire nuove tassonomie, nuove tipologie, per intendere che cosa il fenomeno nuovo del museo è diventato; perché il museo incorpora per esempio buona parte della piazza, incorpora quello che una volta era la galleria d’arte, diventa luogo di incontri. Tutti diventano luoghi polifunzionali, in una maniera diversa. E’ come se tutto si ibridasse, si inventasse con una propria identità.&lt;br /&gt;E quindi è un processo di analisi di questo tipo, che va a verificare sul territorio quali sono le trasformazioni in atto. Naturalmente questo vuol dire anche trasformazioni dello spazio, perché salta la differenza tra spazio pubblico e spazio privato, e quindi si danno nuove forme dello spazio, come nuove forme della strada, nuove forme della piazza eccetera.&lt;br /&gt;E’ un’analisi che va a vedere le diverse configurazioni urbane passando dalle grandi categorie del vivere. Quindi come si trasformano il luoghi del lavoro, gli uffici, come gli uffici incastrano dalla palestra, al luogo di divertimento, al bar, e perché lo fanno…&lt;br /&gt;Quindi non hai più nessuna tipologia, devi vedere tipologie differenziate, che danno luogo a nuove strategie nelle quali si definisce che cos’è lavorare oggi. E’ un percorso fatto a questo livello, che crea delle tassonomie che poi servono anche nell’utilizzo che di questi libri viene fatto a livello universitario nell’ambito della progettazione, perché definiscono sia le nuove categorie, sia anche che cosa progetti in base a quelli che sono i nuovi scenari. Anche nella consapevolezza, visto che mi chiedevi degli oggetti, che gli oggetti l’ultima cosa che sono è… essere degli oggetti. Perché in realtà gli oggetti sono qualcosa che incamera immaginari, stili di vita, memoria, sono gli elementi fondamentali con i quali andiamo a configurare la nuova cultura materiale del nuovo mondo. Che cos’è il nuovo mondo lo leggiamo attraverso gli oggetti, che parlano di noi, sono diventanti oggi una società degli oggetti.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- La definizione della (di una) identità individuale e collettiva passa, in ogni epoca e in ogni contesto geografico e culturale, dalla definizione di un’immagine anche fisica ed estetica di sé.&lt;br /&gt;Leggo in Internet, in una presentazione del tuo testo &lt;em&gt;Abitare il corpo: la moda&lt;/em&gt; (Lupetti Editore, Milano, 2004), che “la moda è oggi l’osservatorio migliore dei mutamenti nel sociale e delle strategie che ridefiniscono il mondo nell’epoca della comunicazione.&lt;br /&gt;È, infatti, arte e cultura di essere nel corpo e di utilizzarlo, di metterlo in scena, di essere presenti e guardati, e insieme è la legge della variabilità dei valori. Fiorani approfondisce dunque la moda al di là della corrente opinione che la lega, semplicemente, al lavoro inventivo e stilistico dell’abbigliamento; e indaga anzitutto il rapporto fra il corpo e il vestito, quindi le mutazioni che con essa strutturano il moderno stesso, sino alla complessa definizione del suo statuto attuale. (…)” (&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;a href="http://guide.supereva.it/spot/interventi/2004/11/183552.shtml"&gt;http://guide.supereva.it/spot/interventi/2004/11/183552.shtml&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;).&lt;br /&gt;Vorrei che in particolare tu ci illustrassi il contenuto dei capitoli dedicati a &lt;em&gt;L’etica dell’apparenza&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Moda e cultura del consumo&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;Moda e globalizzazione&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- “Moda” e “moderno” sono due termini che già Benjamin, non a caso, coniugava insieme; a parte il fatto che caratterizzano mostruosamente che cos’è l’Occidente, sono anche una categoria antropologica profonda, perché è il modo di indossare il proprio corpo, e questo c’è nelle popolazioni altre come da noi, in modi naturalmente diversi.&lt;br /&gt;Nello stesso tempo questo rapporto con il corpo, che oggi si configura come rapporto con la metropoli, che è la stessa cosa in qualche maniera, è lo stesso rapporto che abbiamo con la strada, con la piazza, con i nostri immaginari, con i nostri sogni, con i flussi di immagini che ci provengono… E’ diventato qualche cosa che non qualifica semplicemente l’abbigliamento, ma che è una sensibile registrazione di tutti quelli che sono i mutamenti presenti nella società, spesso e volentieri anticipandoli. Basterebbe vedere le tematiche, tant’è vero che la moda oggi non si declina in un’unica visione, ma rappresenta proprio la pluralità dei modi di esistere, e la frammentarietà della nostra società. Basterebbe pensare come registra, per esempio, gli immaginari che provengono dall’Occidente, dall’Oriente, la sensibilità con la quale anche l’apertura dei nuovi mercati viene registrata nell’ambito della moda come dei media. La moda è un testo che si articola attraverso le interazioni con la fotografia, con il cinema, con la musica, con la danza, oltre che con il profondo rapporto che noi abbiamo con il nostro Io e con il nostro corpo. E quindi è una piattaforma molto interessante di esame per capire la contemporaneità.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il consumo, la moda ha contaminato tutti gli altri settori, per cui oggi la moda è la moda dell’architettura, è la moda del design. Basterebbe pensare come ha contaminato il design, come molto design del contemporaneo ha perso i connotati del passato per diventare pura estetizzazione, per diventare molto più simile alla moda anche nel suo carattere effimero.&lt;br /&gt;E quindi la moda è qualcosa che entra nella politica, se andiamo a pensare come si sta trasformando la politica-comunicazione, la politica-moda che stiamo esaminando. E’ qualcosa che diventa il modo d’essere della contemporaneità, tant’è vero che la questione oggi si pone nei termini se è la moda che contamina tutto, o se è la comunicazione che ha contaminato la moda, e l’ha trasformata rispetto al proprio modo d’essere. Personalmente sono piuttosto favorevole alla seconda ipotesi; e mi basta pensare, per dire la seconda ipotesi, come tutti gli stilisti si siano passivamente accodati al fatto che la direttrice di &lt;em&gt;Vogue&lt;/em&gt; abbia deciso che preferiva che le sfilate di moda si concentrassero in tre giorni, perché voleva ritornare a New York. Ecco, direi che è abbastanza esemplare questo avvenimento. La moda è uno degli elementi determinanti, nella sua sintesi. Il mio problema non è chi prevale, il mio problema è la non-possibilità oggi di differenziare moda e comunicazione, perché sono diventati più o meno la stessa cosa, si sono fusi, e la potenza delle due cose dipende dalla loro fusione. Naturalmente la cosa interessante è che si può sempre fare degli scarti…&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Cioè?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Cioè potremmo dire che non tutto è consegnato così, e come la guerriglia si insinua all’interno della comunicazione, anche se poi la comunicazione la fa propria, anche nella moda lo scarto, la possibilità di scartare, di giocare con la merce, il modo di fare moda per giocare alla moda esiste, quantomeno come possibilità, e qualche volta ci si riesce.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Ma tu vedi anche qualche tentativo già riuscito in questo senso?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Penso semplicemente alla storia di inventare la stilista che non c’è, che adesso è diventato a sua volta griffe.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Cioè il nome che non corrisponde a una persona esistente.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Certo. Pensa come nella misura in cui non c’è più spazio fuori da questi territori, devi giocare la partita all’interno, e quindi tutto sta a vedere come si può giocare la moda facendo moda, come si può giocare la merce giocando CON la merce. La scommessa è qui.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Così come le persone si inventano delle identità nei social networks.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- …e così facendo creano connessioni inaspettate; o come territorio e rete precipitino l’uno nell’altro, fuori da quelle che sono le strutture previste. Al momento non sappiamo andare al di là di questo, perché è come se fossimo soffocati dentro, e quindi l’unica maniera è vedere come giocando con &lt;em&gt;Matrix&lt;/em&gt; si possa giocare &lt;em&gt;Matrix&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Sempre in &lt;em&gt;Abitare il corpo&lt;/em&gt;, dedichi un capitolo anche alle &lt;em&gt;Sinergie tra moda, arte, architettura e design&lt;/em&gt;. Prendo spunto proprio dal fatto che ti sei soffermata su queste relazioni e interconnessioni per chiederti, a conclusione del nostro incontro, di riprendere l’argomento, pure trattato in occasione della nostra prima intervista, del ruolo dell’arte non solo o non tanto nella società attuale, come allora ti avevo chiesto, quanto piuttosto rispetto alle trasformazioni sociali ancora in atto.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Questa contaminazione di cui ti dicevo tra moda, comunicazione, design, architettura eccetera, a me ha fatto venire un desiderio molto importante. Prima di tutto tornare alla filosofia, all’epistemologia, e cioè (anche se è un territorio che non ho mai abbandonato, che è sempre stato all’interno, che abbia parlato di oggetti, o che abbia parlato di architettura, di città, di qualsiasi cosa abbia parlato… l’esperienza filosofica e la metodologia epistemologica sono sempre stati gli strumenti fondamentali che hanno costruito il taglio con il quale andavo ad affrontare questi argomenti) desiderio e voglia di ritornare sul testo filosofico in senso puro; bisogno di pensiero, bisogno di idee, bisogno di mettere a fuoco degli ambiti categoriali “oltre”, per così dire. E dall’altro lato, io che ho dedicato moltissimo spazio del mio lavoro al design, di fronte a molte espressioni del design ho voglia di occuparmi direttamente di arte. Cosa che io non ho mai trascurato di fare, ma non essendo un critico d’arte è sempre stato qualcosa che ho fatto molto volentieri, con molta intensità, ma “da esterna”, in un certo qual senso.&lt;br /&gt;Credo che invece oggi l’arte, proprio perché si sottrae all’estetizzazione, proprio perché non accetta l’estetizzazione, abbia un ruolo assolutamente fondamentale in quel processo che, come diceva il vecchio Hegel, come diceva il vecchio Adorno (che magari saranno storicamente collocati, ma non è detto che siccome sono storicamente collocati non abbiano qualche cosa da dire ancora oggi), ha a che fare con la verità, o perlomeno con una delle tante verità che si possono dire oggi. E quindi lo scarto, il “balzo della tigre”, termine con il quale Benjamin parlava della moda, allora, e diceva “è un balzo della tigre tra passato e presente”, ecco, io credo che oggi questo balzo della tigre sia qualche cosa che possa ritornare all’arte, anche se l’arte è a sua volta travolta dalla comunicazione e dalla moda. E però c’è sempre qualcosa che eccede, qualcosa che si sottrae, qualcosa che, come ai vecchi tempi di Adorno, “rinuncia alla Bellezza per dire il dolore del mondo”. E in qualche maniera questa cosa nell’arte si propone, magari attraverso il grottesco, ma il grottesco a livello di patafisica, a livello di Jarry, a livello delle forme contemporanee, delle avanguardie che continuano in qualche modo ad operare.&lt;br /&gt;E quindi il discorso dell’arte in questo momento mi interessa molto.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Questa è una domanda che ho pensato di farti indipendentemente da quello che mi ero preparata, e con questo poi veramente ti ringrazio e possiamo concludere. Ero molto in dubbio se fartela, questa domanda, perché la trovo, diciamo, dolorosa, anche nei suoi aspetti di grottesco. Tu come leggi l’Italia di oggi? Come vedi la realtà di questo Paese, inserendola in un’analisi più ampia? Perché in questo Paese si è così all’estremo di tutte queste manifestazioni di cui abbiamo parlato?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Sono anche uno storico, e qualche volta mi ricordo di esserlo indipendentemente da quello che ti potrei dire come storico. Il mio maestro, Ludovico Geymonat, parlava della vocazione al moderatismo in Italia come l’elemento che lo caratterizzava, e per molto tempo direi che questo è stato un buon modo per spiegare l’inerzia di questo Paese, il fatto che in questo Paese non si riuscisse mai a modificare alcuni elementi che gli impedivano di essere all’altezza della contemporaneità.&lt;br /&gt;Ecco, io credo che oggi siamo ben al di là di questo, a parte la battuta del “Come abbiamo fatto a finire così in basso?”, domanda che nessuno che non si identifichi con questa situazione non può non porsi. Uno potrebbe parlare della mancanza di una cultura democratica in questo Paese, spesso per battuta si è detto nella cultura italiana che “non c’è mai stata la Rivoluzione francese” (in buona parte d’Italia non c’è mai stata), per indicare il servilismo, ma anche la presenza di fenomeni come la mafia, la camorra eccetera. Quindi questa mancanza di cultura civica, se vuoi, di passaggio alla laicità, perché è un altro problema, cioè non possiamo dimenticare che questo non è semplicemente un Paese cattolico, è un Paese dove c’è il Vaticano, e c’è un peso del Vaticano che indubbiamente è sempre stato determinante a destra, al centro e a sinistra, è qualcosa che costituisce un elemento-cardine della difficoltà di questo Paese di mettere a fuoco perlomeno la banalità in tutta Europa di che cos’è la dimensione laica dell’esistenza, che vuol dire anche un elemento di pluralità (perché nessuno toglie niente a chi ha vocazioni religiose, però c’è una dimensione dello Stato, della laicità, che fa parte della cultura occidentale e che in questo Paese non esiste nel modo più assoluto).&lt;br /&gt;Terzo elemento fondamentale è che un degrado è cominciato dalla sconnessione tra politica e cultura che ha avuto inizio parecchio tempo fa. La si può localizzare sia dal punto di vista di quello che era allora il Partito Comunista, sia da quello che è stata la sua sinistra, &lt;em&gt;Il Manifesto&lt;/em&gt; eccetera, cioè questo separarsi della cultura di sinistra che è sempre stata un elemento fondamentale della cultura di questo Paese, se si pensa alla storia dal Secondo dopoguerra in poi. La cultura di sinistra è sempre stata “la cultura”, allora non c’era una vera e propria cultura di destra, si è formata dopo una cultura di destra, ed è cresciuta man mano che diventava sempre più grande la frattura tra politica da un lato e cultura dall’altro nell’ambito della sinistra. E questo è stato qualcosa che ha indebolito enormemente.&lt;br /&gt;Altro elemento fondamentale: la mancanza di rinnovo nell’ambito della sinistra di personale politico, e anche il fatto che uno dovrebbe ripensare realmente al fascismo e alle componenti ambigue del fascismo - perché non a caso Mussolini viene dal Partito Socialista - e quindi a una componente per così dire “attivistica”, che poi è quella che c’è nello stesso futurismo italiano, quindi questa componente ambigua prima dell’alleanza con Hitler: il populismo. Un altro problema di questo Paese, che non a caso ritrovi poi nella Lega, ma lo trovi anche nella Democrazia Cristiana, lo trovi in quello che è l’erede del PCI; la dimensione populistica, che è diversa, perché non si parla del cittadino, è una caratteristica che non c’è, credo, in nessun Paese d’Europa, c’è soltanto in questo Paese.&lt;br /&gt;La combinazione di questi elementi dà luogo al fenomeno che abbiamo visto, che ha anche a che fare con i processi di disgregazione messi in atto nell’ambito della globalizzazione, che sono intervenuti sulla mancanza di unificazione, economica, politica eccetera, di questo Paese. Perché ovviamente lì si sono create le “isole”, la “terza Italia” eccetera, tutto questo magma di quelli che sono i distretti industriali… Sono venute a galla quelle che sono le debolezze del sistema italiano; pensa al sistema Fiat, che è sempre stato finanziato in buona parte dallo Stato, quindi un’industria che non si è retta con le sue gambe. Per cui una serie di fragilità del sistema (che è arrivato tardi all’unificazione, che ha sempre mescolato il pubblico e il privato in maniere non corrette dal punto di vista di quelli che sono gli schemi dell’economia moderna) la globalizzazione le ha fatte emergere, le ha fatte saltare; e quindi si sono creati nuovi fenomeni che sono stati totalmente sottovalutati, come per esempio la nascita della Lega, come anche il potere della comunicazione. Tutta la sinistra non capisce che cos’è la comunicazione. Non puoi capire un fenomeno come Berlusconi e il berlusconismo senza tener conto del potere mediatico dei nuovi mezzi.&lt;br /&gt;Queste cose le stiamo pagando tutte insieme, hanno dato luogo ai fenomeni che stiamo vivendo. L’unica cosa che uno può pensare è “se fossi più giovane cambierei Paese”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Eleonora, io ti devo ringraziare moltissimo per la disponibilità che mi hai dato questo pomeriggio, e ringrazio anche il Maestro Leonetti, perché è stato un onore averlo come ascoltatore del nostro incontro. Grazie mille!&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Francesco Leonetti: mi è piaciuto talmente, ho sentito voialtre due… siete tutt’e due molto interessanti, non conta niente la mia presenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Intervista curata da Laura Montingelli &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Laura Montingelli è nata a Milano nel 1974.&lt;br /&gt;E’ laureata in Lettere moderne e diplomata in pianoforte. Ha inoltre compiuto studi di composizione.&lt;br /&gt;Ha lavorato nell’ambito della ricerca sulla musica contemporanea (Centro Studi Arcipelago Musica) e ha svolto collaborazioni di carattere bibliotecario/archivistico (Ufficio Ricerca Fondi Musicali della Biblioteca Nazionale Braidense). Fra il 2004 e il 2006 ha fatto parte dello staff del settore Produzione dell’Orchestra sinfonica di Milano “Giuseppe Verdi”, affiancando a un ruolo gestionale e organizzativo una consulenza musicologica (incontri di guida all'ascolto alla FNAC di Milano).&lt;br /&gt;Ha quindi collocato le sue competenze gestionali e di comunicazione nell'ambito degli Studi di architettura, design e sperimentazione videoartistica, fra i quali lo Studio Branco di Roberto Lucca Taroni e lo Studio Garretti Associati. Attualmente è responsabile della comunicazione per Ottavio Di Blasi &amp;amp; Partners.&lt;br /&gt;A questa attività affianca da tempo collaborazioni redazionali di vario orientamento. Nel 2002 ha collaborato con la trasmissione &lt;/em&gt;Rotoclassica&lt;em&gt; di Claudio Ricordi, in onda sulle frequenze di Radio Popolare, e successivamente con la società di servizi editoriali Mirabilia (per la quale ha realizzato, in collaborazione con altri redattori, una collana di guide enogastronomiche sulle regioni italiane pubblicata nel 2004 dalle Edizioni San Paolo).&lt;br /&gt;Attualmente fa parte della redazione di&lt;/em&gt; Incontro Italiano&lt;em&gt;, audiorivista per l'apprendimento della lingua italiana a diffusione internazionale; collabora inoltre con Auditorium Edizioni scrivendo sui mensili&lt;/em&gt; InSound&lt;em&gt; e &lt;/em&gt;BigBox&lt;em&gt;, e occasionalmente con&lt;/em&gt; Yoga Journal&lt;em&gt;, una delle principali testate dedicate in Italia al settore delle discipline olistiche e del wellness.&lt;br /&gt;Nel web &lt;/em&gt;&lt;em&gt;è presente sul sito &lt;/em&gt;tipeatalia.it&lt;em&gt;, dedicato alla cultura gastronomica del Bel Paese, e su&lt;/em&gt; architetturaecosostenibile.it&lt;em&gt;. Inoltre, aggiorna quotidianamente il suo blog personale&lt;/em&gt; Le Roman de Renart&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.maxmondo.com/"&gt;www.maxmondo.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.auditoriumedizioni.it/"&gt;www.auditoriumedizioni.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.tipeatalia.it/"&gt;www.tipeatalia.it/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.architetturaecosostenibile.it%20http//leromanderenart.blogspot.com%20http://propostediscrittura.blogspot.com"&gt;www.architetturaecosostenibile.it&lt;br /&gt;http://leromanderenart.blogspot.com&lt;br /&gt;http://propostediscrittura.blogspot.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Nata a Milano, Eleonora Fiorani ha studiato filosofia della scienza con Ludovico Geymonat. Epistemologa e saggista, dopo alcuni libri sui temi del materialismo ha discusso, fra l'87 e oggi, le questioni fondamentali delle nuove scienze del territorio, della cognizione e della mente, delle forme e dei linguaggi della comunicazione, per una ridefinizione dei saperi e dell'analisi critica dello stato del mondo. Opera pertanto con le scienze di confine, tracciando nuovi percorsi e intrecci disciplinari tra epistemologia, antropologia e semiotica.&lt;br /&gt;La sua attività di scrittrice è ininterrotta e intensissima. Ha fondato diverse riviste e ha collaborato con altrettante, spesso insieme a Francesco Leonetti. Molti titoli si potrebbero ricordare, ci limitiamo a citarne alcuni:&lt;/em&gt; Il naturale perduto &lt;em&gt;(ed. Dedalo),&lt;/em&gt; Selvaggio e domestico &lt;em&gt;(ed. Muzzio),&lt;/em&gt; Il mondo senza qualità &lt;em&gt;(1995),&lt;/em&gt; La comunicazione a rete globale&lt;em&gt; (1998),&lt;/em&gt; Grammatica della comunicazione&lt;em&gt; (II ed. ampliata e aggiornata, 2002),&lt;/em&gt; Leggere i materiali &lt;em&gt;(2000),&lt;/em&gt; Il mondo degli oggetti &lt;em&gt;(2001),&lt;/em&gt; Abitare il corpo: la moda &lt;em&gt;(2004), &lt;/em&gt;I panorami del contemporaneo &lt;em&gt;(2005).&lt;/em&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-8893326289534740264?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/8893326289534740264/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/04/interventi-laura-montingelli-intervista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8893326289534740264'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8893326289534740264'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/04/interventi-laura-montingelli-intervista.html' title='Interventi - Laura Montingelli - Intervista a Eleonora Fiorani'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S8JBhUr3FOI/AAAAAAAAA7o/nh0VASlt7ks/s72-c/2-c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-5151539085063301882</id><published>2010-03-12T14:46:00.013+01:00</published><updated>2010-03-15T18:04:03.440+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Alessio Luise</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5pGCmdaUYI/AAAAAAAAA7g/BzTVm_LGD_g/s1600-h/l%27altroparlante.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 328px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5447743709755625858" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5pGCmdaUYI/AAAAAAAAA7g/BzTVm_LGD_g/s400/l%27altroparlante.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;strong&gt;L’ALTROPARLANTE&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per via della cravatta credono che io sia un impiegato. Constatato frettolosamente che fa freddo, constato freddolosamente che sono di fretta. Non appena in strada salto una merda di cane, penso che in Italia non va per niente bene. Che però abbiamo vinto i mondiali. Per via della cravatta sono considerato elegante. Senza moneta esco senza uscita, attuo un prelievo lampo da Bancomat non afferente al circuito. Le infrazioni si estinguono mediante il pagamento della somma, per quieto vivere così va il mondo. Per educazione, perché “tengo famiglia”. Non appena in strada per via della cravatta credono che vada ad un matrimonio. In pausa pranzo, davanti al piatto piano, mi chiedo se in passato ho toccato il fondo e cosa minestra. In dirittura d’arrivo del secondo addirittura arrivo a pensare che la cucina è un polenta. Ma le tue trovate sono piuttosto ricercate, sei una buona forchetta e non appena ti appendi al cucchiaio ti trovo a tua volta riposata. Ma se ti giri sei bella come vorrei. Conosco i miei limiti ma non limito la mia conoscenza. Per via della cravatta vengo scambiato per un dirigente. Dall’altro lato della casa parlo e d’altro canto, anch’io canto. Dall’altro lato parlante, dall’altoparlante di un altro. Per meglio sopportare il più delle cose inizi a usare metafore. Anche per questo i pacchetti delle sigarette ci ricordano che moriremo. Tu mi racconti spesso di non aver mai ricevuto regali per Natale, se non in tre occasioni. Ti rispondo che Babbo Natale li scartava prima ancora che ti arrivassero. Ti fossero arrivati, avresti scartato tu quelli più brutti. Subisco il fascino del tuo asserto. Realizzi che ciò che lascio in giro rappresenta ciò che vorrei fare o che vorrei essere in grado di fare. L’elettrauto all’incrocio mi saluta ogni mattina. Non sapendo il mio nome mi chiama “bello”. Per via della cravatta a volte mi chiama “capo”. Sfavorisco la centralità dell’io. Realizzo che i dischi si incantano. Che le canzoni si cantano. Che alcune di esse sono incantabili. Eratostene ha misurato la Terra da fermo per via delle ombre, duecentocinquantadue anni prima di Cristo e della sua luce. Il sole sorge solo nel linguaggio. Disimpegno una battuta del tipo “Sig. Guevara, che c’è?”. Attribuisco gioia. Concretizzo la precarietà osservando il destino dei giovani di oggi ma ne disattendo la fierezza paragonandoli ai giovani di ieri. Assisto alle varie stabilizzazioni in corso. Con un prodotto a base di ammoniaca formo in pochi istanti una densa schiuma pulente che agisce sotto i miei occhi. Poi per conforto e prima necessità si lavora in un call center da più di 10 anni e si impara a suonare il pianoforte in modo turbolento. E' possibile rientrare tra quelli che riescono. Tutto è altrimenti. Durante la vita veniamo in contatto con almeno sessantamila agenti chimici, per più della metà delle volte abituandoci a fare la stessa cosa tutti i giorni. Ma c’è una dose giornaliera ammessa per cui è possibile stabilire la quantità massima di gente che può essere assunta. C’è una dose giornaliera ammessa per cui è possibile stabilire la quantità massima di gente che può fare belle cose restando a casa senza morire sul lavoro. Potremmo parlare di tutte le cose qui intorno senza dipingere mai la figura che è al centro e in modo da renderne ovvia la deduzione. Potremmo arrivare a fare qualcosa senza farlo. Che ad esempio un bambino sa avanzare richieste piangendo. Che può imparare a contare prima di avere voce. Per via della cravatta c’è chi si aspetta di più da me. Come quando credevo che le mie scoperte potessero cambiare il mondo. Qualcosa mi sfugge soltanto nel passaggio dalla carne all’idea. Come fa il cervello che è fatto di carne a fare idee di merda. Come dire che nel privato tutti abbiamo qualcosa in comune. Non si è in via d’estinzione finché non se ne ha intenzione. Essere vivi e dover comunque morire. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;REALTA' SCOMODE E SCOMODITA' REALI &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="center"&gt;Sono realtà scomode, reali scomodità. Tuo nonno dice che chi paga sbaglia, gli altri che chi sbaglia paga. Non cedo il passo al mocassino. Non confondendo mai ciò che è in vendita con quel che possiamo. I tuoi fanno un lavoro usurante. Non lavorano nell’azienda di famiglia. Professione: altro. Potremmo essere esposti a rischi. In fondo siamo tutti spacciati. Più che del senso delle cose si tratta di azioni praticabili, cose riconoscibili, ricorrenze o abitudini nominabili. Discutibili. Tutti i nostri errori sono un senso. Il fai da te è un servizio da te. La vita si ferma solo sulla foto della patente, ma te la ritirano anche se vai piano. In un nevrotico allontanamento dall’atto del fare, vedo l’ossessione del creare “una presunta unicità”. C’è un fatale adattamento disadattato che inverte nascondimento e ritrovamento dell’uno nel paradosso del divisibile all’infinito, in quel vortice proiettivo che è il concetto di raddoppio e divisione, nell’intreccio inevitabile della eterna sensualità dell’unione-unificazione a coppia.&lt;br /&gt;Per conforto e prima necessità si lavora in un call center da più di 10 anni, da un tempo maggiore si pratica la scrittura. O si vive o si scrive. Si scrive quello che si vive. Anche a trent'anni sono abbastanza cretino per non ritenermi poeta e abbastanza poeta per ritenermi cretino, sento nuovamente che mutevole è il nostro esserci nello starci a fare. C'è un delizioso e al tempo stesso inquietante difetto di corrispondenza tra il linguaggio, la scrittura e le cose che si fanno. Tutto può infatti essere altrimenti.&lt;br /&gt;Credo sia positivo che un blog letterario sia poco frequentato dai suoi funzionari, significa che sono presi dal fare altro, mutevole è il nostro esserci nello starci a fare. Personalmente mi fido di più di chi prima vive e poi scrive. Chi vive e scrive non ha molto tempo per essere uno che scrive. Non si vive soltanto con quello che si scrive, poi c'è chi scrive e vive di quello che scrive, oppure non vive di quello che scrive ma vive e scrive molto, scrive così tanto che gli avanza da scrivere, dunque ha molto tempo per essere uno che scrive, pochissimo per fare quello che scrive, moltissimo per vivere quello che scrive, alla fine ne perde tantissimo per fare quello che di solito scrive. "Fa quello che scrive" nel senso che è uno che scrive, ma "non fa quello che scrive" nel senso che alla fine le cose che scrive non le vive.&lt;br /&gt;Il doppio come divisione dell’uno, l’uno come ritrovamento del doppio. La metà e il raddoppio sono la stessa cosa.&lt;br /&gt;Per non contraddirsi, semplicemente per smentirsi, si potrebbe andare a fare i netturbini in Svizzera. Osservare il Ramadan al polo nord nel periodo dei 6 mesi di buio. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessio Luise, classe 1978, laureato in Filosofia, lavora nei call-centers per conforto e prima necessità da più di dieci anni.&lt;br /&gt;Da un tempo maggiore pratica la scrittura "meloGrammatica”.&lt;br /&gt;Con Lietocolle Editore nel 2006 pubblica &lt;/em&gt;Concavo.Convesso.Corsivo.&lt;em&gt;; contribuisce inoltre con tre liriche all’antologia, edita da&lt;/em&gt; Net Saggiatore&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Subway - Poeti italiani underground&lt;em&gt;, con prefazione di Davide Rondoni.&lt;br /&gt;Autore di canzoni, con il nome Luisenzaltro ha autoprodotto i lavori sonori&lt;/em&gt; Inversioni aEIOU&lt;em&gt;, in versione &lt;/em&gt;aUDIO &lt;em&gt;(2004),&lt;/em&gt; L’uomo non è volante, ma sterza con furia &lt;em&gt;(2005),&lt;/em&gt; Il corsivo è dell’autoradio&lt;em&gt; (2006),&lt;/em&gt; Insicurezza sul lavoro &lt;em&gt;(2007), in parte trasmessi da Radio Rai 1, Radio Popolare, Radio Alma (Bruxelles).&lt;br /&gt;Altre apparizioni ne&lt;/em&gt; L'albero degli aforismi &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2004), in &lt;/em&gt;Ospite d'onore. Della Terra. &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Subway&lt;em&gt;, 2006,&lt;/em&gt; Tratto Pen&lt;em&gt;), in&lt;/em&gt; Roma verso Milano &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2007), e nella biografia di Luigi Tenco&lt;/em&gt; Il mio posto nel mondo &lt;em&gt;(BUR Rizzoli, 2007).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/daltrocuori"&gt;http://www.myspace.com/daltrocuori&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-5151539085063301882?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/5151539085063301882/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/poesia-alessio-luise.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5151539085063301882'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5151539085063301882'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/poesia-alessio-luise.html' title='Poesia - Alessio Luise'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5pGCmdaUYI/AAAAAAAAA7g/BzTVm_LGD_g/s72-c/l%27altroparlante.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-7272362843549921100</id><published>2010-03-08T00:31:00.011+01:00</published><updated>2010-03-14T23:48:44.065+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cartoni animali'/><title type='text'>Cartoni animali - di Alessio Luise e Andrea Pedrazzini - 1</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 316px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446039403277864194" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Q3-6EoTQI/AAAAAAAAA7Q/-7NHEUBNYOw/s400/girocollo.jpg" /&gt; &lt;div align="center"&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Tra giraffe: "Quel girocollo è stato un vero giraffare!"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 304px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446040133757330050" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Q4pbUgYoI/AAAAAAAAA7Y/jJn39Xxfde4/s400/mezzanotte.jpg" /&gt; &lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Mezzanotte: una notte con la luna strappata a metà&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alessio Luise, classe 1978, laureato in Filosofia, lavora nei call-centers per conforto e prima necessità da più di dieci anni. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Da un tempo maggiore pratica la scrittura "meloGrammatica”. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Con&lt;/em&gt; Lietocolle Editore &lt;em&gt;nel 2006 pubblica &lt;/em&gt;Concavo.Convesso.Corsivo.&lt;em&gt;; contribuisce inoltre con tre liriche all’antologia, edita da&lt;/em&gt; Net Saggiatore&lt;em&gt;, &lt;/em&gt;Subway - Poeti italiani underground&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; &lt;em&gt;con prefazione di Davide Rondoni. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Autore di canzoni, con il nome Luisenzaltro ha autoprodotto i lavori sonori&lt;/em&gt; Inversioni aEIOU&lt;em&gt;, in versione &lt;/em&gt;aUDIO&lt;em&gt; (2004),&lt;/em&gt; L’uomo non è volante, ma sterza con furia &lt;em&gt;(2005),&lt;/em&gt; Il corsivo è dell’autoradio&lt;em&gt; (2006), &lt;/em&gt;Insicurezza sul lavoro&lt;em&gt; (2007), in parte trasmessi da Radio Rai 1, Radio Popolare, Radio Alma (Bruxelles). &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Altre apparizioni ne&lt;/em&gt; L'albero degli aforismi &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2004), in &lt;/em&gt;Ospite d'onore. Della Terra.&lt;em&gt; (&lt;/em&gt;Subway,&lt;em&gt; 2006,&lt;/em&gt; Tratto Pen&lt;em&gt;), in&lt;/em&gt; Roma verso Milano &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Lietocolle Editore&lt;em&gt;, 2007), e nella biografia di Luigi Tenco&lt;/em&gt; Il mio posto nel mondo &lt;em&gt;(BUR Rizzoli, 2007).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.myspace.com/daltrocuori"&gt;http://www.myspace.com/daltrocuori&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Andrea Pedrazzini vive e lavora a Milano. Suoi disegni sono stati pubblicati, a partire dal 1987, dal Sole 24 Ore, Alfabeta, La Gola, Slow, La Stampa, L'Unità, L'Atelier du Roman, L'Autre Journal, The Wall Street Journal, Chicago Tribune, Linea d'Ombra e molti altri. E' stato illustratore e redattore della rivista di poesia contemporanea Baldus. Ha partecipato a varie esposizioni collettive e rassegne d'arte contemporanea. Nel 2000, insieme ad Umberto Parenti, ha fondato le Buioproduzioni, atelier di arte contemporanea.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://buioproduzioni.wordpress.com/chi-siamo/"&gt;http://buioproduzioni.wordpress.com/chi-siamo/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://debestiarumnaturisn.wordpress.com/"&gt;http://debestiarumnaturisn.wordpress.com/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-7272362843549921100?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/7272362843549921100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7272362843549921100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/7272362843549921100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/cartoni-animali-di-alessio-luise-e.html' title='Cartoni animali - di Alessio Luise e Andrea Pedrazzini - 1'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Q3-6EoTQI/AAAAAAAAA7Q/-7NHEUBNYOw/s72-c/girocollo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-2008723117755246761</id><published>2010-03-07T23:37:00.048+01:00</published><updated>2010-06-14T23:36:59.055+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Cristiano Mattia Ricci su Sergio Voci</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;STUDY FOR A LANDSCAPE&lt;br /&gt;Storie di quadri, pittori e allegorie nell'opera di Sergio Voci&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;FIRE&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QrU1_3pPI/AAAAAAAAA5w/0pUrqk8JaIQ/s1600-h/fire!.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446025486490117362" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QrU1_3pPI/AAAAAAAAA5w/0pUrqk8JaIQ/s400/fire!.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QrksTG6lI/AAAAAAAAA54/qu3ocSSNiSY/s1600-h/fire!detail4.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446025758764362322" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QrksTG6lI/AAAAAAAAA54/qu3ocSSNiSY/s400/fire!detail4.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Reclamava invano la giustizia, lì nel traffico cittadino, con quella sua tosta faccia di volpe; e alzava a intermittenza lo stremato bastone da viaggio, rendendosi più evidente a quel piccolo mondo circostante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo canto ci dice del comune errore di essere cittadini fatti, nella città, e poco equipaggiati, insieme, di senso civico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pistola impugnata era un monito, una sospesa presenza; cosicché potesse apparire a tratti una convinta rappresentazione allegorica della sicurezza, ad arte disegnata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fuoco sbuffava per la strada. Le zampe d’arancio sostenevano senza esitazione il bastone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fuoco è un canto che avvolge le cose, col suo fioccare fioco; persino le sirene sono perfettamente accordate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La canzone che si sente ha sapore di rock ed è la più sciocca del momento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’arrangiamento piccolo e inutile, a portata di mano, si prepara a essere il più occidentale del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E lei, contemporaneamente, ballonzolava con aria festosa e spensierata dentro all’opera; volpe fischiettante e astuta col cappello. Stramba personificazione della sicurezza, con modi tipici del tip tap.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Rappresentare l’uscita dal nero del fumo” ripeteva con aria saggia, mentre osservava le cose frantumarsi e la ricchezza in corso delle forme del degrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;BRAVI BRAVI &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qr7PPhfII/AAAAAAAAA6A/3omVrwt-v5A/s1600-h/bravi%2520bravi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 290px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446026146101689474" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qr7PPhfII/AAAAAAAAA6A/3omVrwt-v5A/s400/bravi%2520bravi.jpg" /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Erano africani, uomini e donne, di pelle nera e produttori di multipli colori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A ogni angolo delle nostre città, invece, il lavoro era fatto di computer e di rabbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diventò allora ben visibile come le mappature stesse, sul quadro dei continenti, avessero forme diverse. E questo, nell’opera, alludeva sicuramente alla sostanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si fosse trattato di luci, anche domestiche, sarebbero apparse più spente al Nord e più vive al Sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo abbiamo creduto insieme noi e molti altri ancora qui presenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non interessava invece all’uomo che prese a rappresentarsi nella stanza, con il telefono squillante e la mano dentro il sangue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;HAPPY BIRTHDAY&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QsM3Z-HHI/AAAAAAAAA6I/Nt1WGfVWppQ/s1600-h/happy%2520birthday.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446026448940702834" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QsM3Z-HHI/AAAAAAAAA6I/Nt1WGfVWppQ/s400/happy%2520birthday.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Quel giorno è venuto a te quasi fosse un carnevale del Brasile, spontaneo, con parti arzigogolate e ondeggianti, pur nel feroce germogliare delle rotondità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era fissata al suo apice, quella testa di gatto o d’artista in fasce; sempre pronta per perdersi, al controllo delle parti. Passando, vedevo mappe, ritagli, come nelle danze solitarie di Matisse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la testa era quasi americana, del Nord, ma nera come i riccioli di Basquiat (1).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Portava come ognuno di noi più cravatte, indicando un collage di possibili e diverse direzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PETER IN YELLOW&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QseQAL9aI/AAAAAAAAA6Q/D5snMFpU9D4/s1600-h/peter2.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446026747601221026" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QseQAL9aI/AAAAAAAAA6Q/D5snMFpU9D4/s400/peter2.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Mi è sembrato di vedere in Peter un ritratto, quasi frontale ma di sbieco, come i vostri pensieri. Un ritratto fatto di dolci ripetizioni, come la nostra vita; anche se forse con una sua concettualità a tratti moderna e con qualche sonorità decisamente minimale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così come Carl Andrè (2) con la sua arte, prima, ha ripetuto i suoi cubetti all’infinito e soltanto dopo, con piccole e minime partizioni a quadretti, Chuck Close (3) ha composto i suoi ritratti; Peter, giallo che era, infischiandosene, è andato per le stanze della casa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Passeggiando e canticchiando vecchie canzoni marinare, infine, s’è acquattato in gran segreto alla parete; in un silenzio colmo di domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché a Peter tutto ciò che noi pensiamo interessa poco. Egli è già un bambino-scultura, come noi dovremmo essere; seppur con una striscia di giallo da proteggere e preservare da queste sparse invidie e con qualche accenno in più di marcata tridimensionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che poi ha a che fare anche con la personalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come un vero bambino, Peter s’è fatto di tappi e da sé; si è vestito di plexiglas trasparente e mentre noi torniamo al pomeriggio dal lavoro con qualche toppa ai vecchi pantaloni, lui guarda sempre in faccia il sole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;STUDY FOR A LANDSCAPE&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qs7MYLRYI/AAAAAAAAA6Y/ANY53NZhxqU/s1600-h/study%25201.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 244px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446027244844303746" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qs7MYLRYI/AAAAAAAAA6Y/ANY53NZhxqU/s400/study%25201.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QtEkAbr2I/AAAAAAAAA6g/xkRIcLAtBxs/s1600-h/study%25203.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446027405805989730" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QtEkAbr2I/AAAAAAAAA6g/xkRIcLAtBxs/s400/study%25203.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Trovarsi inaspettatamente con il corpo nudo in una stanza, così in mezzo alla natura da vederne le sue parti tratteggiare con spontaneità da una mano umana; quasi fosse essa stessa grafite di pensieri e polvere delle sue idee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fiume che scorre per quei luoghi naturali, adesso ha perso irrevocabilmente l’acqua e preso la via dell’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi ci troviamo qui a studiare insieme a voi, con fare settecentesco e misterioso, il fastoso rigoglio della natura, dall’opera gelosamente trattenuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da artisti Beaux arts o pittori navigati, celiamo enigmatiche cose, sotto le lenzuola delle nostre disgustate stanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’opera, infine, abbiamo agganciato il neon in anelli, per ricordare la supremazia del nostro pensiero sulle cose della natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora ci riposiamo nella calma cimiteriale, osservando con gli strumenti del mestiere questo intimo fare considerazioni con le cose “visive” dentro all’immaginazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;GUIDE ME, MY LORD&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QtZQ3JDeI/AAAAAAAAA6o/DTEe64-doM4/s1600-h/my%2520lord.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446027761443999202" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QtZQ3JDeI/AAAAAAAAA6o/DTEe64-doM4/s400/my%2520lord.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;“Cazzo e cazzettino”, Dio s’è spetasciato per intero sulla terra, e ci guarda pure incazzato…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi rimane qui con noi seduto davanti, a guardarlo, ha la sensazione di aspettare un autobus per andare a un museo. Ora che una guida sicura non c’è più, Dio diventa una semplice installazione; un oggetto inutile nella nostra testa che, come quella, s’illumina per sempre di solo neon. Dio spetasciato però fiorisce e canta. Soltanto dopo comincia più posato a chiacchierare con Robert Gober (4) mentre l’autobus, alla fine, arriva per davvero. Dio ora si fa in quattro e diviene ancor più piatto e insieme collaborativo mentre guarda in faccia l’artista americano. Vorrebbe baciarlo sulla bocca mentre sorride, con complicità e buoni modi, al conducente. Tu ed io, nel frattempo prendiamo segretamente appunti. Raccattiamo le nostre cose e giochiamo a tirar scoregge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MERU, SACRED MOUNTAIN&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qtveu3i1I/AAAAAAAAA6w/qL3KHU5YZYQ/s1600-h/meru1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446028143124515666" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Qtveu3i1I/AAAAAAAAA6w/qL3KHU5YZYQ/s400/meru1.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;Il monte Meru, noto anche come Sumeru, "magnifico Meru", è una montagna sacra della mitologia induista e buddista, bene. Rimane lì davanti orizzontale, appeso alla parete, meravigliosamente pregno del suo antico significato. E intorno a noi, oltre la finestra e la sua bianca luce pomeridiana, possiamo insieme ascoltare le macchine strombazzare. Con i clacson e la fantasia, compongono musiche universali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vadano dunque a chiavarsi sussurro d’improvviso e a bassa voce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La montagna sacra, nascosta, rimane nella sua bellezza immobile, dietro alle cose del mondo. Concettualmente è fatta con pezzi ritagliati d’arte fotografica; rimanda a storie visive di composizioni moderniste ed è anche un documento affine a certi esempi del passato recente, di arte Land e di belle passeggiate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Montagna immaginaria si compone di pezzi di montagne altre e reali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi, sul retro del monte sacro, campeggia invece Veronesi (5). Proprio lui, il pittore astratto in persona, con la lunga barba divenuta bianca. Quello delle sperimentazioni fotografiche e dei film d’avanguardia, che arriva sino ai nostri anni Novanta. Luigi è più grande di una montagna, mentre i clacson delle automobili cercano di investire le orecchie dei passanti. Egli è solamente l’artista dei propri quadretti di arte vera, fatta di oneste geometrie. Il pittore astratto adesso gentilmente ci saluta, senza inchino esce dalla scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’artista nascosto invece, è il vero fautore dell’opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora ci osserva con fare serioso, seduto sulla sua giovane sedia; prevede il nostro saltabeccare come un mago e saluta questi convulsi movimenti con la mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incoraggia con un pieno sorriso queste divaganti passeggiate, sventolando un bianco fazzoletto. Soltanto dopo, educatamente, ripone il fazzoletto e si presenta; stringe energicamente la mano al defunto pittore astratto Veronesi da poco uscito dalla scena e si complimenta con noi, gente comune da bar, per l’arguzia dei riferimenti e il tempo libero a nostra disposizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’improvviso però, inaspettatamente muta l’espressione sul volto, insieme aggrotta le sopracciglia e si incazza; dopo un mantra arzigogolato e incomprensibile, invoca la pioggia sugli artisti Land e dice anche, sulle macchine tuonanti in strada. Proprio quelle, urla e piange, gli stanno rompendo enormemente i coglioni. Persino vuole la pioggia e i tuoni, sui passanti che corrono ignari di sotto nei marciapiedi, addormentati dalla quotidianità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi torna copiosa la pace nella stanza e tutti guardiamo in silenzio il monte Meru, appeso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sergio ha compiuto l’opera con i suoi pensieri e le sue mani; come con la pioggia. Ha cercato il dialogo tra le voci e attribuito un nuovo significato a più storie passate e presenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha messo infine in faccia alla montagna sacra un antico rosone, gotico o messicano, forse parigino e nigeriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MY BABY IS PLAYING IN THE BATH&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QuLvePLfI/AAAAAAAAA64/45698zetM2s/s1600-h/my%2520baby.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446028628654501362" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QuLvePLfI/AAAAAAAAA64/45698zetM2s/s400/my%2520baby.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Il bambino canta, e pare una bambina, “Oh-Sho-Be-Do-Be”,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;nella vasca delle mele. Il bambino a Sain Paul de Vence (6),&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sembra stare nudo ai piedi di una chiesa , “Oh-Sho-Be-Do-Be”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uccelli sono i suoi sogni; si corteggiano e fischiettano sull’albero,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;mentre guardano il bambino farsi il bagno, “Oh-Sho-Be-Do-Be”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;IDOLS&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Quez4DuBI/AAAAAAAAA7A/2j2T7VDCHIo/s1600-h/idols.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446028956254058514" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5Quez4DuBI/AAAAAAAAA7A/2j2T7VDCHIo/s400/idols.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QunD76ZMI/AAAAAAAAA7I/HiJ9XUxDczs/s1600-h/idolsdetail2.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5446029098004145346" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QunD76ZMI/AAAAAAAAA7I/HiJ9XUxDczs/s400/idolsdetail2.jpg" /&gt; &lt;p align="justify"&gt;&lt;/a&gt;La nostra è una guerra del cazzo. Provi ad alzarti in piedi dal letto e, ancora stanco, infili la strada che ti porta ai guasti pantaloni mimetici. Poi nella luce biondo-fioca della stanza, guardi dalla finestra semiaperta e osservi, tra la luce naturale, quel quadro di Sergio, sospeso in un cielo senza regola. Adesso non senti i rumori provenire dalla strada e hai anche dimenticato le condizioni presenti della tua esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco tempo dopo, tutto questo torna a risuonare; tu rimani fermo ricordando chi sei e più non vedi il quadro e i suoi raggi luminosi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel quadro si era impresso come luce nella tua memoria; raccontando di questioni che ci riguardano e rappresentando, tra l’altro, il progressivo appassire della tua guerra quotidiana e insieme di te stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lì è stata rappresentata la greve sospensione di un autentico caos estremo. Quello dei tuoi giorni quotidiani dove, nel mezzo delle cose insulse, nella tua mente spossata di mezzo combattente, domina su tutti gli altri come una bandiera un saturo e insistente colore verde.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infili per errore le tue rigide gambe frastornate in una sola gamba dei guasti pantaloni mimetici, estenuati dalle inutili lotte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cadi e risuoni senza santi all’improvviso; come un grosso guerrigliero cretino sul pavimento. Hai generato col tuo impaccio una forte e curiosa vibrazione che cresce nella soletta della vecchia palazzina, dove rimani per qualche minuto disteso senza bearti. In quel momento avverti un acuto senso di perplessità sulle tue cose e su quelle del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tuta mimetica dell’arte della guerriglia, è quella dei pensieri marziali del mattino che vorresti ti fossero d’aiuto quando qualche ora dopo entri per tratti strisciando, con il volto bianco del perenne sottoposto, nel tuo magro ambiente di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel luogo salvadanaio per l’anima, nella tua vita senza fiori, a cui allude il quadro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove sempre puoi avere certezza di trovare un’allegra moltitudine di belle persone; spesso molto perbene, molto normali e molto importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo appollaiato alle pendici degli uffici, di cantanti uccelli di belle canzoni, o musicisti anche un poco roditori della tua poco grata esistenza di soldato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanti idoli monoformi senza colore, per poca presenza. Un’umanità che diviene statuaria e di grande rilievo; portatrice di un’ideologia pura e di elevato pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spezzato sul pavimento giaci nella calma, attorcigliato nell’agonia del risveglio; ricordi confusamente quel colore verde esistito soltanto nel piccolo spazio della tua mente. Adesso tutto è cambiato; comincia a riformarsi, nella chiara verità dei tuoi occhi, quell’impressione di verde ricorrente che vivace si sfilaccia e ingigantisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul pavimento di casa, hai occhi tremanti rivolti alla terra; il ricordo del quadro abbracciato al silenzio del cielo, prende forma con grandi macchie di verde Guatemala. Sulla tua povera retina d’impiegato, si forma una estrema ribellione al presente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un verde guatemalteco che ti nasconde dagli idoli del quotidiano: quei tanti idoli con i baffi all’insù e la tintura di nero che costellano questa normalità senza ideologie. Gli idoli del vuoto, dell’arrivo alla fine del gioco. Gli idoli-uomini della ripetizione del nulla fatto uomo. Idoli ancora incapaci di fischiare, con il fiato maleodorante come peste, sulla terra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4 marzo 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(1) &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Michel_Basquiat"&gt;it.wikipedia.org/wiki/Jean-Michel_Basquiat&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(2) &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Andre"&gt;it.wikipedia.org/wiki/Carl_Andre&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(3) &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chuck_Close"&gt;it.wikipedia.org/wiki/Chuck_Close&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(4) &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Gober"&gt;en.wikipedia.org/wiki/Robert_Gober&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(5) &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Veronesi"&gt;it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Veronesi&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(6) &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chapelle_du_Saint_Marie_du_Rosaire"&gt;&lt;ahref=it.wikipedia.org&gt;it.wikipedia.org/wiki/Chapelle_du_Saint_Marie_du_Rosaire&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Cristiano Mattia Ricci (Cesena, 1973) è artista visivo e poeta. Ha fondato nel 2000 il&lt;/em&gt; Cerchio Azzurro.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cristianomattiaricci.com/"&gt;http://www.cristianomattiaricci.com/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Sergio Voci (Jos, Nigeria, 1975), vive e lavora a Milano.&lt;br /&gt;Nel '99 ha esposto al &lt;/em&gt;Care Off/Via Farini&lt;em&gt; a Milano, nel 2000 all'Accademia di Belle Arti di Monaco, nel 2001 e 2002 ha collaborato con la galleria&lt;/em&gt; Fabbrica Eos &lt;em&gt;e nel 2007 con&lt;/em&gt; Room Gallery,&lt;em&gt; ancora a Milano.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.sergiovoci.com/"&gt;http://www.sergiovoci.com/&lt;/a&gt; &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-2008723117755246761?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/2008723117755246761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/interventi-cristiano-mattia-ricci-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2008723117755246761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2008723117755246761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/03/interventi-cristiano-mattia-ricci-su.html' title='Interventi - Cristiano Mattia Ricci su Sergio Voci'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S5QrU1_3pPI/AAAAAAAAA5w/0pUrqk8JaIQ/s72-c/fire!.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8042409503935335858</id><published>2010-02-28T23:15:00.011+01:00</published><updated>2010-06-14T23:36:39.424+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Alberto Mari</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S4rrlkChB3I/AAAAAAAAA5o/TLb34mR6vIQ/s1600-h/Mari_-_La_scala_a_chiocciola.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 290px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5443422130192582514" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S4rrlkChB3I/AAAAAAAAA5o/TLb34mR6vIQ/s400/Mari_-_La_scala_a_chiocciola.jpg" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;&lt;strong&gt;Infinito vivente&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Una finestra, una sedia&lt;br /&gt;un qualunque sospeso&lt;br /&gt;paga tutto il mio guardare&lt;br /&gt;lo star preferito, il volo&lt;br /&gt;sotto di me, radici&lt;br /&gt;dell’ascensore, della casa&lt;br /&gt;volante di Dorothy…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e di qua e di là:&lt;br /&gt;da spazio a spazio&lt;br /&gt;è silenzio e silenzio&lt;br /&gt;dove si sposta il cuore&lt;br /&gt;parlo all’io abitante&lt;br /&gt;di quel che non dico&lt;br /&gt;ai lati, fuori di me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dovrei prender il vento&lt;br /&gt;togliere l’orizzonte&lt;br /&gt;nella geometria interrotta&lt;br /&gt;gli occhi, oltre la linea&lt;br /&gt;ideale; il voltarsi di lei&lt;br /&gt;immagino, la voce&lt;br /&gt;infinita nel pensiero&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e provo la fine, ascolto&lt;br /&gt;sommerso dal cielo&lt;br /&gt;e mi sottrae il tramonto&lt;br /&gt;l’imprevisto bacio&lt;br /&gt;della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cara inquietudine&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Oh impulso&lt;br /&gt;alto, alto,&lt;br /&gt;lago sospeso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;colmo di bianchi&lt;br /&gt;io so:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il vuoto esige un contorno,&lt;br /&gt;la spinta a risalire dalla vertigine,&lt;br /&gt;l'orecchio balza all'occhio:&lt;br /&gt;s'intuisce la spirale,&lt;br /&gt;estrema impresa, non ancora scritta,&lt;br /&gt;ombra su ombra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;scavalco grandi occhiali,&lt;br /&gt;l'essere piegato sorge&lt;br /&gt;nella sua tinta neutra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i segni sembrano definitivi,&lt;br /&gt;non so cosa continua:&lt;br /&gt;è un mucchio di tempo,&lt;br /&gt;credo, non dico come va,&lt;br /&gt;qualcosa ancora avanza&lt;br /&gt;da dire, gli inizi stendono&lt;br /&gt;gli interlocutori&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è bella, all'apparire,&lt;br /&gt;per quel che dura,&lt;br /&gt;mi oltrepassa, e me ne accorgo&lt;br /&gt;nell'attenzione accanto,&lt;br /&gt;oh, fa che non sia io&lt;br /&gt;a coglierti, coltivarti, prenderti&lt;br /&gt;per le spalle;&lt;br /&gt;io butto, dico,&lt;br /&gt;ribalto, aspetto...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sono i fatti tuoi,&lt;br /&gt;il fastidio d'intendere&lt;br /&gt;a volere, a perdersi,&lt;br /&gt;puntate d'identità,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;presa per il corpo,&lt;br /&gt;per un niente&lt;br /&gt;solido, trascorso d'aria,&lt;br /&gt;rivive l'azione, la ribalta&lt;br /&gt;s'inclina nell'unica dimensione,&lt;br /&gt;della città franata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e vedevo le figure&lt;br /&gt;nelle grotte e vedevo&lt;br /&gt;il sonno filmato,&lt;br /&gt;vetrine di traverso,&lt;br /&gt;strade sradicate...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è tutto e basta.&lt;br /&gt;Porta dopo porta, ripasso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pensa lingua, pensa&lt;br /&gt;attimi, schegge,&lt;br /&gt;attimi, schegge&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pupilla del suono&lt;br /&gt;il tempo rischiara,&lt;br /&gt;parole azzurre escono&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rimbalzano gli occhi&lt;br /&gt;nel capo luminoso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cara inquietudine&lt;br /&gt;fa qualcosa di me&lt;br /&gt;che importi. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERVISTA AD ALBERTO MARI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;a cura di Laura Montingelli&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- In quale contesto culturale e con quali riferimenti hai cominciato a occuparti di poesia?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Attraverso vari periodi; ricordo prima pochi poeti-guida. C’era un alone di sacralità nel considerarli ad uno ad uno: Ungaretti, Quasimodo, Montale… Pochi ma buoni? Forse…&lt;br /&gt;Poi si sono succeduti gli altri, intesi come gruppi: il famoso 63 è divenuto il 93, e via dicendo. E’ venuta la stagione dei readings, con i vari festival, da Castelporziano a &lt;em&gt;Milano poesia&lt;/em&gt;. Il bisogno di distinguersi con la propria rivista o associazione, ha contribuito a ingrossare l’esercito dei poeti, cercando di fregarsene di Mondadori; un’autonomia tutta da vedere, ha portato man mano al sovraffollamento assurdo attuale.&lt;br /&gt;Nell’età ingenua ero rimasto colpito dalla poesia suoni e colori di Garcia Lorca. All’epoca c’era la versione sonora a 45 giri letta da Arnoldo Foà. Ricordo anche le versioni da Prevert. Mi piaceva insomma la poesia orale.&lt;br /&gt;Quando sono passato a poeti più complessi come Eliot, sono rimasto male quando ho sentito &lt;em&gt;Waste land&lt;/em&gt; interpretata da Giorgio Albertazzi, anche perchè avevo avuto la fortuna di ascoltare l’originale dello stesso Eliot. Ho avuto modo poi di apprezzare la voce di Ungaretti, una specie di poeta sonoro, come il mio amico Luigi Pasotelli, personaggio unico nel suo genere, purtroppo morto nel 1993, del quale rimane una testimonianza importante con un cofanetto (libro più video) da me curata.&lt;br /&gt;La chiave di volta è la poesia orale, che mi ha spinto un po’ a inebriarmi e confondermi col mitico Bob Dylan, che naturalmente è tutt’altra cosa nell’ elemento decisivo della fusione musicale.&lt;br /&gt;Del resto faccio fatica a immedesimarmi nei poeti classici, con i loro bei libroni “alla memoria”. Discreta operazione che ha condotto a suo tempo Giovanni Raboni, corredata anche da letture pubbliche al Piccolo Teatro.&lt;br /&gt;E’ davvero così che si va a finire?&lt;br /&gt;Certo, il contesto culturale in cui sono cresciuto, almeno qui in Italia, sta franando come avviene davvero in una specie di valenza simbolica. La stessa forse un po’ forzata che mi faceva tenere il pugno alzato col braccio “anchilosato” inneggiante ai tre patroni del marxismo.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- In quali rapporti sei stato con il mondo della poesia cosiddetta "ufficiale"? Quella dei soliti noti, dei nomi pubblicati dalle principali case editrici, dei "divi" e delle giovani "starlettes" di questo ambito, che sono sempre più tali con il trionfo della società dello spettacolo in cui siamo immersi? Mi hai raccontato di un'intervista che ti è stata fatta annifa, nella quale molto spazio è stato dato alla questione della scarsa visibilità e circolazione del tuo lavoro poetico; il che non ti aveva particolarmente entusiasmato. Questo perchè ritieni che il problema di un difficoltoso riconoscimento del lavoro artistico, il tuo in particolare e anche in generale, sia un falso problema? In altre parole, hai scritto e scrivi per te stesso, o perchè in qualche modo il tuo lavoro arrivi agli altri, e lasci in loro qualcosa?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Direi che la società dello spettacolo con la poesia c’entra abbastanza poco, anche se i cantanti fanno di tutto e danno la parola anche ai brani classici. Un fenomeno che fa eccezione è il caso di una poetessa popolare come Alda Merini, divenuta poi un simbolo di comunicazione abbastanza facile e strumentalizzato.&lt;br /&gt;Da parte mia sono grato a Franco Fortini, che ha suo tempo (un’ epoca di fermenti politici e qualcosa in cui credere) mi ha segnalato un poeta d’origine contadina, Angelo Lumelli (da Momperone, in provincia di Alessandria), uno un po’ snob, (allora c’erano ancora le classi politiche ed erano possibili certe suddivisioni sociali), Milo De Angelis, il più attento alla carriera, e uno che allora era militare, Michelangelo Coviello, il più interessato a tenere le fila e affezionato al discorso di una “triade” che attraverso varie peripezie si mantiene tuttora e che io ho voluto alla presentazione del mio ultimo libro di poesie, assumendo la parte del quarto incomodo. Naturalmente si è amici, e questo rimane al di là del fatto naturale delle nostre strade divergenti. Riguardo all’intervista a cui fai cenno, a me aveva solo dato fastidio di dover difendere una posizione per forza di cose precaria, che sapeva un po’ troppo di “resa dei conti”. L’effetto di queste cose è quasi sempre d’incomprensione, tanto più che difficilmente vieni recepito per la totalità della tua opera, anche se ultimamente mi esibisco in performance con una attrice-cantante (Carola Caruso) e un musicista, offrendo un repertorio piuttosto vario e volutamente contrastato.&lt;br /&gt;Questa è una specie di mia “linea diretta” verso gli altri, che dimostra che i miei scritti non sono solo “cazzi miei”, anche se il punto di partenza è quello.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Proprio nell'intervista di cui sopra, che ho letto sul tuo sito personale, dichiari "Io sono uno scettico appassionato. Non credo quasi a niente". Questa tua affermazione mi ha molto colpito, e colgo questo tuo scetticismo, un disincanto, anche nel tuo sguardo, nella calma apparente, ma in realtà sottesa da una sofferta perplessità, con la quale parli delle tue esperienze d'arte e di vita. Mi piacerebbe che tu andassi un po' a fondo di questa tua dichiarazione, me ne spiegassi le ragioni esistenziali e intellettuali.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Il mio atteggiamento è questo, se vuoi anche un po’ ad effetto. D’altra parte non posso che essere così. La mia sofferta perplessità, che tu cogli così bene, è vera. Non sono un sacerdote della poesia e non amo particolarmente i valori assoluti. In questo scetticismo un po’ ironico cerco il disincanto, di “immunizzarmi”; di non prendermi troppo sul serio. In questo atteggiamento e nel modo di scrivere, mi ritrovo in un “simile diversissimo”: Dario Villa, un grande e sfortunato “poeta dandy”. Rimangono pochi altri amici stimabili, come Nanni Cagnone, Silvio Giussani e Gio Ferri (quelli affermati hanno già il loro daffare. Non disturbiamoli). Per questo non mi riconosco nei valori correnti e cerco di non cadere nella trappola dei riconoscimenti. E’ una forma di isolamento orgogliosamente egoistica, priva di alibi. D’altra parte, in fondo in fondo, se vogliamo dirla tutta, a me non piace “quasi nessuno”. Nelle operazioni di dare e avere quindi “si salvi chi può!” Bisogna guardarsi anche dai compagni di viaggio.&lt;br /&gt;Questa specie di autonomia non mi preserva del tutto dalle chiusure esterne, che purtroppo permangono. E’ sempre più difficile trovare canali favorevoli. Del resto qui a Milano, in questa atmosfera mefitica, tra l’artistico e il professionale, la strada da me scelta, non ci si può reinventare all’infinito. Ogni tanto si cade, ogni tanto si è arzilli.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- So che ti affascina la scrittura di Edgar Allan Poe, e che in modo particolare ti interessa il tema della vertigine. Ti chiedo: perchè Poe? Inoltre vorrei capire se la vertigine ti interessa di più nelle sue valenze e implicazioni psicologiche (così mi pare di intuire, dato che hai intitolato &lt;em&gt;Vertigo&lt;/em&gt; un tuo lavoro artistico a collage nel quale fai riferimento al cinema di Hitchcock), oppure in quelle visive, cioè intendendola come vortice.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- La misura della grandezza a volte prende direzioni lontane e divergenti.&lt;br /&gt;Nella pittura è più facile e immediato proiettarsi verso ombre grandi. Sono più evidenti. Nella letteratura il genio assume forme impensate. Nel caso di Poe, con le sue allucinazioni fantastiche ci si misura con l’imprevedibile e l’impensabile. La sua attrazione verso i gorghi, come ne &lt;em&gt;La discesa dal Maelstrom&lt;/em&gt;, si associa alla vertigine, l’idea di cadere, di precipitare, in un senso prospettico che ti sembra di poter gestire; una specie di potere che ha senz’altro valenze psicologiche. Il vortice dei titoli di testa del film &lt;em&gt;Vertigo&lt;/em&gt; di Hitchcock, grande metafisico, assume un senso grafico e musicale. La musica, una specie di canone, ti avvolge come una spirale; per questo ho composto una poesia attiva in cui era previsto l’accompagnamento musicale e delle tavole illustrative. Mi piaceva l’idea di poter sconfinare dalla poesia, il fascino di atmosfere diverse. Intendiamoci, io ho preso Poe come spunto, ma c’è anche Hoffmann, che non è certo da meno ma non ha quella strana “disinvoltura”, carica di suggestioni, nei confronti del funereo e della morte che rendono Poe “diverso” anche nelle poesie. Alcune delle quali, come &lt;em&gt;Ulalume&lt;/em&gt;, vanno rivalutate, essendo state considerate, secondo me a torto, minori rispetto ai più celebri racconti; non è un caso che mi sia permesso di tradurre liberamente &lt;em&gt;Il corvo&lt;/em&gt;, e per combinazione anche lì c’è l’andamento iterativo, “nevermore”, che Garcia Lorca ha ripreso con il famoso “a las cinco de la tarde”.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Veniamo, appunto, alla tua attività come artista visivo. So che ti sei accostato all'arte visiva a partire dall'illustrazione, o meglio, da alcuni esprimenti quasi casuali di poesia visiva. Dunque pare essersi verificata, e ancor oggi esistere, un'osmosi molto forte fra i due ambiti del tuo fare artistico. Vuoi parlarcene?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Il fatto che io sia poeta mi porta verso la dimensione un po’ troppo obbligata di “visual poetry”, di poeta verbo-visuale, definizione che non mi piace, nata a posteriori per distinguere le diverse fasi di questo genere. Certo “io vedo quello scrivo”, la visione delle parole mi accompagna, ma non bisogna dimenticare che io nasco come disegnatore. Da bambino disegnavo col gesso sui marciapiedi, il segno per me è fondamentale, fa parte del mio mestiere, le parole vengono dopo e rimangono visivamente misteriose, nascoste, e il mio entrare nella scrittura è senz’altro pittorico. Il collage è un espediente tecnico che arricchisce il panorama espressivo e mi permette vari effetti (sento anche molto il pastello a cera). Le parole trapelano attraverso questo schermo compositivo e hanno una duplice valenza, come certi tratti miniaturizzati e il tocco essenziale di pennello rendono l’immagine concentrata in spazi essenziali molto elaborati.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Mi hai mostrato diversi lavori realizzati con la tecnica del collage, lavori che fra l'altro in molti casi fanno riferimento al cinema, e soprattutto al noir. Ma anche opere astratte, nel cui disordine informale spicca la presenza di frammenti di parole o frasi. Cosa esprimi attraverso la pratica dell'uno e dell'altro genere? Ritieni il collage un versante più giocoso, o comunque più "leggero", della tua pratica artistica, o attribuisci anche ad esso dei significati "forti"?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- I collages cinematografici &lt;em&gt;Effetto noir&lt;/em&gt; sono illustrativi, ed evocano film cult in bianco e nero; derivano da immagini, poster, da certe atmosfere irripetibili del cinema. Il più sfarzoso Technicolor non vale il bianco e nero de Il terzo uomo. La fotografia “vera” non ha bisogno del colore.&lt;br /&gt;L’idea originale era di farne un calendario, divenuto poi una cartella arricchita e ampliata da altri esemplari tra cui anche una tavola in masonite. Naturalmente oltre all’“operazione nostalgia” l’impatto visivo è più semplice e diretto, forse meno complesso degli altri miei lavori, ma questo non vuol dire che siano meno apprezzabili, (del resto in quanti conoscono i vecchi film noir?). Così operando il tema è più leggibile; infatti ho potuto anche cimentarmi in grandi formati sul tema della moda (su commissione ho composto anche dei collages western su John Ford). A proposito di “quadri grandi” devi sapere che dalle parti di Treviso c’è un mio amico pittore, Giuseppe Lollo, uno di quelli “veri” che usano il cavalletto e i colori a olio, che mi prende in giro per i miei lavori di piccolo formato.&lt;br /&gt;Riguardo alle mie opere più specifiche, non sono tanto d’accordo sull’espressione astratta e sul disordine informale. C’è dell’altro, credimi, le composizioni hanno valenza completa, esauriente, narrazioni e illustrazioni mentali in movimento, insomma quelle che io in prevalenza ho chiamato “scritture sommerse”. Devi considerare che io opero in divenire, per accumulo, il lavoro “non è mai finito”, quindi, al di là del senso compiuto, c’è sottintesa la “diavoleria” che c’è dietro la scrittura nascosta. Modestamente non mi sono mai definito pittore, anche se un po’ lo sono e la scrittura visiva a volte è un po’ una gabbia. Certo mi fanno un po’ senso i versi “scribacchiati” di molti poeti sonori, nei quali c’è la presunzione di enunciare poche massime e qualche schizzo per dimostrare la propria valenza visiva. Il mio problema comunque è quello di non avere uno studio più grande, uno spazio extra-casalingo. Il mio sogno.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- E il cinema? Cosa ti affascina di questo linguaggio? Quali generi e registi prediligi? Perchè lo fai interagire con la tua opera di artista visivo?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Il cinema mi piace anche come luogo deputato. Io e mia moglie, Marina, amiamo andare nei cinematografi, anche se lo facciamo meno spesso di una volta. La televisione è soltanto più comoda, ma per molti versi ti limita, ti ottunde anche nelle sue infinite offerte e possibilità tecniche. Ha detto bene Albanese: che in certi casi, come il digitale terrestre, serve solo a crear casino nelle cose che prima funzionavano bene.&lt;br /&gt;Io sono un po’ un amante dei generi: cinema, fotografia, fumetto, illustrazione, e del disegno soprattutto. Per un certo periodo ho fatto anche cartoni animati, quindi, figurati, in certe cose io ci sguazzo. Tornando al cinema, amo molto Roman Polansky, Stanley Kubrick, Billy Wilder, Howard Hawks, Brian De Palma, il grande, già citato Alfred. A parte qualche eccezione francese (Truffaut, Rohmer…), come vedi sono americanofilo, anche se apprezzo certe stagioni del cinema italiano. Nel mio fermento artistico entra un po’ di tutto, non possono mancare le citazioni in questo senso.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;- Per concludere, vorrei fare riferimento anche al tuo interesse per il genere letterario della fiaba, della favola, del mito e della leggenda. Hai infatti dedicato in passato una parte della tua attività letteraria alla realizzazione di alcune raccolte ragionate di favole e leggende, pubblicate con un tuo apparato critico da Mondadori. Sei inoltre autore di favole e filastrocche. Per quali motivi, e attraverso quali occasioni e vie, è emerso questo tuo interesse? Come lo poni eventualmente in relazione alla tua attività come poeta?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;- Mah, sai, di certo io non sono “puro”; non mi considero uno scrittore per ragazzi, anche se ho lavorato molto in modo estemporaneo con i bambini. Nelle scuole apparivo come una specie di mago di quelli che scompaginano le carte, ma ho sempre odiato la figura dell’animatore. Sono uno che sa disegnare e compone poesie, ma di fronte alle cose precostituite perdo facilmente la pazienza. Mi sono accostato alla fiaba per mestiere, e sono perfino diventato una specialista della leggenda perché amo andare a fondo alle cose, studiarle, sia pure a modo mio (mi sono documentato con delle “dosi” di Propp, Thompson, Bettelheim and company). Per questo non c’entro niente con i vari Piumini e compagnia bella. Se devo citarti uno che apprezzo molto è Antonio Faeti, che con i suoi libri in un certo senso mi ha preceduto con certe idee. Naturalmente quando vengo paragonato a Lewis Carroll la cosa non può che farmi piacere (il mio amico Tomaso Kemeny dice che gli assomiglio); di fatto le mie filastrocche, i nonsense, si possono accostare a un genere che ha una doppia valenza bambini- adulti. Del resto non scopro nulla di nuovo: Toti Scialoja è anche lui un pittore-poeta con una doppia valenza, e già le sue poesie per bambini sono “quasi per adulti”. Che cosa c’entra tutto ciò con la mia attività di poeta? C’entra, c’entra… Alla fine tutto si collega. Ci sono anche le prose poetiche, come il libro con le immagini di Andrea Cardile che ti ho dato, &lt;em&gt;Il circo delle ambiguità&lt;/em&gt;, e poi, al di là di tutto, c’è un principio elementare inconfutabile. Sono sempre io, non ti pare?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Alberto Mari (Milano, 1937), poeta e artista visivo, lavora nell’editoria e in campo giornalistico e pubblicitario.&lt;br /&gt;Sue le raccolte&lt;/em&gt; Scomparse &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Guanda&lt;em&gt;, 1979), &lt;/em&gt;Manovre&lt;em&gt; (&lt;/em&gt;Moizzi&lt;em&gt;, 1984),&lt;/em&gt; Il mondo d’un fiato &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;La Vita felice&lt;em&gt;, 1996),&lt;/em&gt; Pensieri, orologi &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Niebo-La Vita felice&lt;em&gt;, 2005). A queste si aggiungono le plaquettes&lt;/em&gt; La casa di sé &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;El Bagatt&lt;em&gt;, 1991),&lt;/em&gt; Haidee&lt;em&gt; (&lt;/em&gt;Signum Edizioni d’arte&lt;em&gt;, 2001),&lt;/em&gt; Duemila e uno &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Seregn de la memoria&lt;em&gt;, 2002),&lt;/em&gt; Non è tutto &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Dialogolibri&lt;em&gt;, 2003), &lt;/em&gt;Trio&lt;em&gt; (con Lorenzo Forges Davanzati e Luigi Pasotelli, &lt;/em&gt;Signum&lt;em&gt;, 2005),&lt;/em&gt; Segni e sfumature &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Signum&lt;em&gt;, 2008).&lt;br /&gt;Dal 1995 si occupa anche di poesia visiva, esponendo i propri lavori in personali e collettive (queste ultime tenutesi fra l’altro a Milano presso la galleria Sassetti, a Venezia, al Castello di Rivara, e nel gennaio/febbraio 2010 ancora a Milano, alla galleria S-Blu).&lt;br /&gt;Una prima serie delle sue&lt;/em&gt; Scritture Sommerse &lt;em&gt;è stata esposta alla galleria d’arte annessa alla Biblioteca Di Vittorio di Bergamo nel 2002; le successive a Milano, alla galleria Blachaert (2003), alla Libreria del Castello (2005) e allo Spazio Bocca (2008). In collaborazione con la Libreria Scientifica ha prodotto inoltre la cartella di dodici tavole&lt;/em&gt; Effetto Noir&lt;em&gt;, esposte alla Scientifica stessa nel 2002.&lt;br /&gt;Fra gli anni ’80 e ’90 ha curato per gli Oscar Mondadori diverse antologie di fiabe, leggende e miti europei:&lt;/em&gt; Il mare e le sue leggende&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Il libro delle stagioni&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; La montagna e le sue leggende&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Il bosco. Miti, leggende e fiabe&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Fiabe popolari italiane&lt;em&gt;, a cui si è aggiunto più recentemente&lt;/em&gt; Il posto delle favole &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Stampa Alternativa&lt;em&gt;, 2001).&lt;br /&gt;E’ inoltre lui stesso autore di favole e filastrocche:&lt;/em&gt; Sotto la cappa del camino &lt;em&gt;(in collaborazione con V. Savona e M.Straniero, Mondadori, 1985) e la raccolta di rime infantili &lt;/em&gt;Tuttadoro &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;EdiCart&lt;em&gt;, 1997, rist. 2001).&lt;br /&gt;Come poeta e performer ha partecipato a numerose manifestazioni, mentre come autore per l’infanzia ha tenuto corsi e spettacoli nelle biblioteche e nelle scuole, in diverse località nei dintorni di Milano.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://albertomari.altervista.org/"&gt;http://albertomari.altervista.org/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="mailto:alber.mari@tiscali.it"&gt;alber.mari@tiscali.it&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In apertura &lt;em&gt;La scala a chiocciola&lt;/em&gt; di Alberto Mari&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-8042409503935335858?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/8042409503935335858/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/02/poesia-alberto-mari.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8042409503935335858'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/8042409503935335858'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/02/poesia-alberto-mari.html' title='Poesia - Alberto Mari'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S4rrlkChB3I/AAAAAAAAA5o/TLb34mR6vIQ/s72-c/Mari_-_La_scala_a_chiocciola.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-2514883202779057860</id><published>2010-02-17T22:04:00.014+01:00</published><updated>2010-06-14T23:36:17.157+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Poesia'/><title type='text'>Poesia - Cristina Bove</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S3xdzEI8kxI/AAAAAAAAA5g/uYhMCrxqnBg/s1600-h/schumann.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 224px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5439325581822694162" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S3xdzEI8kxI/AAAAAAAAA5g/uYhMCrxqnBg/s400/schumann.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Come una scultura di A. Pomodoro&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Vi chiamo a testimoni&lt;br /&gt;dei miei spicchi di faccia&lt;br /&gt;minuzzoli d'arancia sanguinella&lt;br /&gt;scioglilingua al palato&lt;br /&gt;uno tra i tanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ad osservarmi antropomorfa&lt;br /&gt;e non&lt;br /&gt;criceto a ruota in gabbia&lt;br /&gt;divento un clown&lt;br /&gt;dalle risate tonde&lt;br /&gt;oppure melagrana fusa in bronzo&lt;br /&gt;e le parole&lt;br /&gt;chicchi di cinabro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Di me che allora... di me che ora... &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Mi piacerebbe raccontarvi&lt;br /&gt;di tane e di bisbigli&lt;br /&gt;ma nella stanza si nasconde e tace&lt;br /&gt;la rima chiusa della bocca&lt;br /&gt;in formato ridotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arcobaleni tondeggianti&lt;br /&gt;sullo stelo dell'acero d'inverno&lt;br /&gt;e mi rifletto in mille&lt;br /&gt;microscopici tonfi la caduta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non voglio che pensiate&lt;br /&gt;a ghirlande romantiche&lt;br /&gt;non c'è niente da cingere d'alloro&lt;br /&gt;anche le gocce&lt;br /&gt;ciondolanti sui rami&lt;br /&gt;paragonarle a lacrime fa ridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo no&lt;br /&gt;starsene a braccia vuote a contenere&lt;br /&gt;quell'io dimenticato di bocciolo&lt;br /&gt;non ancora dischiuso&lt;br /&gt;e ripararlo per assurdo&lt;br /&gt;questo non vale&lt;br /&gt;adesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;In s(ì) minore&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Questa non è una tana di carezze, è piuttosto una scatola cinese&lt;br /&gt;e dentro - sillabata - una fontana&lt;br /&gt;ci sono voli sulle guglie e intrappolata&lt;br /&gt;una bambina in processione per corridoi infiniti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la sua difesa è assecondare tutto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dorme il fauno ebbro, ha sulla fronte il lascito di un sogno&lt;br /&gt;l'edera sulla bocca&lt;br /&gt;di terra i fori occlusi e muto il flauto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;fuggi, bambina, è tempo di ferraglia&lt;br /&gt;non di cocci smussati dalle onde, gemme&lt;br /&gt;serbate nelle mani piccole&lt;br /&gt;morivi di ogni età&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;disattesa la lingua e l'idiota enarmonico&lt;br /&gt;canta quarti di luna. Sotto la scala immobile&lt;br /&gt;il cane di Mirò&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e tu&lt;br /&gt;sì, dico a te&lt;br /&gt;che il tuo passo di pioggia scivola sul mio vetro rassegnato&lt;br /&gt;e non concede appigli&lt;br /&gt;hai forse braccia&lt;br /&gt;da contenere immenso?...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Moebius strip&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Farsi carezza&lt;br /&gt;abbrivio e commissura&lt;br /&gt;ritorno senza andata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i matti fanno festa&lt;br /&gt;con ciclamini sparsi nottetempo&lt;br /&gt;sulle curve dei santi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;procedere a singhiozzi&lt;br /&gt;per quanto ci si sforzi d'allineare&lt;br /&gt;rende gobbe le strade&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;attraversare non sarà mai facile&lt;br /&gt;non basterà un boy scout&lt;br /&gt;né un semaforo verde&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'amoerro del cielo a rifinire&lt;br /&gt;orlo fra terra e mare&lt;br /&gt;sul convesso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;essere poi nel concavo del tempo&lt;br /&gt;sapienti per metà&lt;br /&gt;duplici e trini&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Intrinseca&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;E voi&lt;br /&gt;che se avessi braccia di paradiso&lt;br /&gt;accoglierei per sempre e non soltanto&lt;br /&gt;un giorno o un'ora rattoppata a metà&lt;br /&gt;voi che sostate&lt;br /&gt;conosco la tua sete, amico&lt;br /&gt;la tua fame d'amore, amica&lt;br /&gt;e il germinare delle croci&lt;br /&gt;che non hanno platee né golgota&lt;br /&gt;ma solo scene di silenzi orfani&lt;br /&gt;parole vedove&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eden di mele e di serpenti&lt;br /&gt;irragionevolmente amato&lt;br /&gt;che nelle sottrazioni di coscienze&lt;br /&gt;abbina vivi e morti&lt;br /&gt;ai transeunti noi&lt;br /&gt;convogliati alle pietre&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;voi che se non ci foste&lt;br /&gt;non mi conoscerei&lt;br /&gt;e che perfino quando mi uccidete&lt;br /&gt;siete sussulto e vita&lt;br /&gt;voi dalle labbra intinte nel vinsanto&lt;br /&gt;un bacio rosso&lt;br /&gt;e ancora voi da dirsene di notte&lt;br /&gt;o tracimare risa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;voi che se dico tu&lt;br /&gt;mi diventate&lt;br /&gt;sfera di pulsazioni e di scintille&lt;br /&gt;sulla fronte d'un io&lt;br /&gt;che siamo noi.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Oceanica&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Sapeva fare nodi alla marinara&lt;br /&gt;cazzare rande e ripassare bugne&lt;br /&gt;non sapendo di nuvole&lt;br /&gt;quel tanto da imparare le tempeste&lt;br /&gt;errava di bolina&lt;br /&gt;per scontare miracoli&lt;br /&gt;così da poter essere acclamata&lt;br /&gt;santa dei giorni dispari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Resse il fasciame ma la velatura&lt;br /&gt;fu divelta coll'albero maestro&lt;br /&gt;e le sirene&lt;br /&gt;ebbero gambe a dipartire il mare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;i pesci quando piangono&lt;br /&gt;hanno lacrime d'aria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;le polene si arrendono agli abissi&lt;br /&gt;non sanno camminare.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;Se una clessidra...&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Quando vi raccontai delle mie morti&lt;br /&gt;udivo lo scandire dei rintocchi&lt;br /&gt;pensavo non ci fosse molto tempo&lt;br /&gt;presi coraggio e scrissi&lt;br /&gt;senza pensarci troppo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e ancora sono qui&lt;br /&gt;- non chiedevo miracoli stavolta -&lt;br /&gt;eppure sono giunti&lt;br /&gt;d'amore, d'amicizia, d'insolito accadere&lt;br /&gt;d'ogni sorta&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ed ho potuto avere di novembre&lt;br /&gt;rose fiorite ancora&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora chissà perché&lt;br /&gt;penso che il tempo&lt;br /&gt;abbia smesso di andare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Cristina Bove è nata a Napoli nel 1942; dal 1963 vive a Roma.&lt;br /&gt;Ha cominciato da piccolissima con la passione per la lettura, poi c’è stata la pittura, quindi la scultura, infine la scrittura, soprattutto la poesia.&lt;br /&gt;Si sente una testimone del suo tempo e della sua esistenza. Ama la libertà e la giustizia, pensa che il rispetto della diversità sia un valore fondante tra gli esseri umani.&lt;br /&gt;E' alla costante ricerca di un significato nel mistero in cui si sente immersa. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;Ha pubblicato tre raccolte di poesie,&lt;/em&gt; Fiori e fulmini&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; Il respiro della luna &lt;em&gt;e &lt;/em&gt;Attraversamenti verticali&lt;em&gt;, per la casa editrice&lt;/em&gt; Il Foglio Letterario&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://cristinabove.splinder.com/"&gt;http://cristinabove.splinder.com/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-2514883202779057860?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/2514883202779057860/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/02/poesia-cristina-bove.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2514883202779057860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/2514883202779057860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/02/poesia-cristina-bove.html' title='Poesia - Cristina Bove'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S3xdzEI8kxI/AAAAAAAAA5g/uYhMCrxqnBg/s72-c/schumann.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-5356739303130347484</id><published>2010-01-05T17:03:00.068+01:00</published><updated>2010-02-17T22:38:33.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interventi'/><title type='text'>Interventi - Morena Fanti - Intervista a Samuele Peroni</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S0NjVpXLQgI/AAAAAAAAA5Q/Nom15GXAMEE/s1600-h/Samuele2.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 274px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5423287599815672322" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S0NjVpXLQgI/AAAAAAAAA5Q/Nom15GXAMEE/s400/Samuele2.JPG" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;APPUNTI PER UN LABIRINTO&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Per questo libro d’esordio,&lt;/em&gt; Appunti per un labirinto &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;La Vita Felice&lt;em&gt;, 2009), una raccolta di racconti dallo stile introspettivo e profondo, Samuele Peroni ha scelto un linguaggio immediato e ricco di suggestioni. Il percorso si snoda tra diciannove racconti, che sono spezzoni di vite fotografate nell’attimo del ripensamento o del ricordo. I protagonisti sono i pensieri che fluiscono come scivolassero tra gli anfratti della coscienza ravveduta, ma anche della coscienza incosciente di sé.&lt;br /&gt;I temi dei racconti sono sviluppati dall’autore con introspezione, argomentando di Vita e di Morte e passando per l’Amore, che diventa quindi il simbolo di tutta la vita. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;La Famiglia è un altro dei temi che sono spesso presenti in questo libro: il padre e la madre, la loro mancanza, o la mancanza del loro esserci, diventando, quindi, un ossimoro costante nel bene e nel male. La figura paterna è spesso violenta e la madre è sovente morta. Si intuisce, leggendo, che la famiglia è un valore molto prezioso per Samuele Peroni. Tanto prezioso da farne materia viva per i suoi testi.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;È vero ciò che ho affermato? La famiglia è davvero uno dei valori in cui tu credi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si, senza alcun ripensamento. Avere una famiglia e starvi bene è indubbiamente una cosa molto bella che può dare serenità e felicità. Ciò significa da bambino avere un padre e una madre, e da adulto avere una moglie e dei figli. In questa immagine c’è tutto; le vicende dei miei racconti sono state concepite per dare respiro a questi difficili concetti, per tentare di risolvere, spiegare, combattere, divulgare tutto ciò che tormenta l’esistenza dell’uomo in questi delicati aspetti. Credo che il mio libro sia un lavoro profondamente filosofico - i temi che affronto arrivano a rivoltare le situazioni come il vomere rivolta la terra - ma scritto con il linguaggio più spontaneo che mi riesce di produrre.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Molti dei racconti presenti nel tuo libro sono scritti in prima persona, dando l’impressione che siano storie autobiografiche. Alcune lo sono? Da dove hai tratto la materia per questi racconti?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi piace scrivere in prima persona: ciò rende, secondo me, la narrazione ancora più cruda e reale, mette tutta la vicenda al centro della sua più disadorna realtà. Molti racconti sono nati da un “punto di sofferenza”; la mia sensibilità mi portava a soffrire per eventi che accadevano ovunque, nel mio paese o fuori, eventi di cui venivo a conoscenza leggendo giornali o dalla televisione, oppure da situazioni che riuscivo a focalizzare, conoscendo e analizzando persone che incontravo.&lt;br /&gt;Ad un certo punto mi sono accorto che nei racconti che stavo scrivendo inglobavo anche mie esperienze, mie paure, mie sofferenze. Mi rendevo conto che “io e gli altri” eravamo (anche) la stessa cosa, stavamo vivendo la stessa situazione oppure l’avevamo già vissuta. Ho immaginato una morale, ho inventato storie, mi sono guardato dentro, e ho trovato la gente.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’autobiografia (è una domanda che mi fanno spesso), cito sempre Knulp, Klein, Klingsor, Damien, Narciso, Siddharta, Vasuveda, oppure potrei dire un solo nome: Hermann Hesse. Ha scritto decine e decine di romanzi con tanti personaggi, ma alla fine era sempre lui, Hermann, alle prese con la sua vita.&lt;br /&gt;Uno scrittore scrive sempre di se stesso, ma se è capace, lascerà sempre alle storie la giusta velatura di dubbio e curiosità, e se, incontrandolo, ci verrà da chiedergli se i suoi testi sono autobiografici, allora gli faremo capire che è riuscito nel suo scopo.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Anche la solitudine è un tema che si presenta spesso all’interno dei tuoi testi. E la solitudine è uno dei grandi temi di questi anni. Cosa ne pensi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Da anni, ormai, ho capito di amare la solitudine, intesa come capacità di stare bene con se stessi per condurre la propria vita più creativa. Da un lato è però un fallimento, un’incapacità ad inserirsi, di dividere il proprio tempo con altri, con le persone che ami per esempio, con i propri figli nei casi più estremi. E’ un discorso complesso e articolato e, nel mio caso, è anche contraddittorio; amo star solo ma ne soffro, e in questo momento della mia vita sto cercando di capire meglio cosa fare, senza per questo cercare un compromesso.&lt;br /&gt;Nella nostra società, la solitudine è una realtà che porta alla depressione e anche oltre. Spesso le persone dimostrano debolezza e incapacità di trovare la propria identità; ciò non deve essere una vergogna, ma è proprio in questo che dobbiamo riconoscere noi stessi, la nostra essenza, la nostra forza; dico spessissimo che dobbiamo imparare a vivere con i nostri difetti e far sì che essi siano i nostri punti di forza. La forza combatte la solitudine e ci fa aprire gli occhi su cose che prima non vedevamo.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;I racconti presenti nel libro sono stati scritti tra il 1998 e il 2006. Quali cambiamenti riscontri nella tua scrittura confrontando i primi testi con gli ultimi?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Indubbiamente i primi racconti sono scarni e disadorni, i concetti si presentano esposti con molta più asciuttezza rispetto agli ultimi, ma secondo me tutti assieme formano un album di prove, di fotografie, di momenti diversi di vita e di situazioni; la diversità diventa un motivo di differire, di distinguersi su canali differenti.&lt;br /&gt;Certo che, negli ultimi testi, mi addentro come una talpa all’interno di sterminati cunicoli, tesso tele, intrappolo microstorie, le incollo, le raffronto, le sciolgo, e arrivo alla fine liberando tutta la tensione accumulata. Mi piace passare da un argomento all’altro mentre scrivo o parlo di una cosa, mi piace la fusione, il sincretismo, usare tutti i linguaggi che posso, perché, alla fine, è solamente un pensiero quello che conta, cioè il mio. L’importante è che io scriva e che riesca a comunicare i miei pensieri.&lt;br /&gt;Molti mi accusano della durezza di certi testi, non capendo purtroppo che il mio scopo è proprio quello di “oppormi” al male. Inoltre vorrei ricordare che chi compie del male o delle violenze, quasi sempre a sua volta ha subito violenza. Il migliore punto di partenza per sconfiggere o evitare il male, è quindi sempre la comprensione della sua “origine”.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;So che pratichi uno sport particolare, il triathlon. La disciplina di questo sport implica un forte impegno fisico, ma suppongo anche mentale, per la concentrazione e per il convincimento. Questo tuo impegno sportivo è come una valvola di sfogo per un corpo compresso nei pensieri della scrittura?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Lo sport che pratico sta alla scrittura come la scrittura sta allo sport che pratico, nel senso che io sono un poliedrico, e sento il bisogno di esprimere me stesso con tante cose; il triathlon è una di queste, la scrittura è un’altra, ma l’essenza è la stessa.&lt;br /&gt;Mi piace vivere la vita fino in fondo e provare emozioni forti, devo vedere come il mio corpo reagisce di fronte a competizioni, allenamenti, ma anche di fronte a un’opera d’arte straordinaria, oppure leggendo un libro; ho provato brividi e sensazioni meravigliose quando ho scoperto alcuni scrittori che reputo “grandi”, oppure di fronte a dipinti su cui mi sono soffermato molti minuti. Ho corso in competizioni di triathlon che mi hanno fatto provare sensazioni straordinarie, e visto luoghi altrettanto straordinari, per cui dico sempre che la fatica non esiste, è un luogo comune, in realtà è la tua mente che comanda, sei tu che vuoi fare quello che senti, la competizione e la scrittura le affronto in maniera direi orfica, credo che bisogna vivere di una coerenza completa ed assoluta in tutte le ore della giornata, solo così si può arrivare a un’integrità con se stessi, sapere chi si è, sapere ciò che si vuol fare. E farlo.&lt;br /&gt;Quello che mi rattrista è vedere l’indifferenza della gente; per esempio quando mi capita di dire che ho scritto un libro, oppure che ho portato a termine un triathlon di oltre 5 ore, di fronte a me vedo persone che restano impassibili, e non sono scalfite né da emozioni né da curiosità. E’ il male del vivere di oggi, la frustrazione continua quotidiana e l’arrugginirsi inarrestabile della nostra mente.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Usi Internet? Hai blog o partecipi a forum? Parlaci del tuo rapporto con il web.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Uso molto Internet, e dentro a questa parola metto tutto; la posta elettronica, Messenger, i forum, sia di natura sportiva sia letteraria, e ho anche un piccolo blog, che però sfrutto poco.&lt;br /&gt;L’esplorazione del web scatta dalla necessità di qualcosa, oppure, regolarmente, per tenermi informato su avvenimenti sportivi e culturali, e le uscite dei dischi e dei libri.&lt;br /&gt;Uso anche Ffacebook, e sto facendo delle sperimentazioni con questo strumento, nel senso che il linguaggio che si usa quando si scrive nelle bacheche altrui è un ottimo strumento di comunicazione, ma secondo me solo se hai già degli amici, così puoi scambiare fotografie e commenti, per esempio, dopo un viaggio fatto assieme, oppure per invitare sempre gli amici ad eventi.&lt;br /&gt;Al contrario, il discorso di cercare amicizie non mi attira più di tanto; questo concetto è ben esposto nel racconto &lt;em&gt;Il castagno nel giardino&lt;/em&gt;: le macchine non possono sostituire la nostra emotività e la capacità di relazionarsi con gli altri; se non sai usare la bocca, gli occhi e le mani e tutto il tuo corpo, per comunicare e trasmettere la tua emotività, allora devi lavorare su cose serie, lascia stare le macchine, che ti renderanno ancora più “disabile” in questo senso.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Cosa ami leggere?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Le letture sono per me molto importanti, anche se raramente trovo scrittori e libri nuovi che mi colpiscono; spesso, anzi, sempre, rileggo e medito sui miei vecchi libri. Ho diversi libri sparpagliati per casa, alcuni sono importantissimi, quando li scopersi anni fa rimasi colpito dai concetti che vi trovai e da allora sono indispensabili per me, perché racchiudono la base di alcuni concetti fondamentali del mio pensiero, che si è sviluppato in similitudine con “loro”.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mi spiego meglio: quando li lessi, le cose che scoprii erano talmente profonde, pregnanti e concordanti con me stesso che potevo io stesso averle scritte! E’ incredibile ma è così; quelle opere per me fondamentali mi accompagnano tutto l’anno, minuto per minuto, e rappresentano la base fondamentale per sviluppare il mio “sogno forte” unendolo alla mia capacità di immaginare una morale.&lt;br /&gt;Scrittori come Hesse, Piersanti, Longo e McEwan, stanno in me in perfetta sintonia.&lt;br /&gt;Quando lessi &lt;em&gt;Farfalle&lt;/em&gt; di McEwan, dalla raccolta &lt;em&gt;Fra le lenzuola&lt;/em&gt;, rimasi sbalordito e mi misi a piangere; quel racconto aveva una forza incredibile, la violenza sulla bambina era sottile, ma tremenda, nessuno vuole che quelle cose esistano al mondo, eppure ci sono, c’è un rapporto fra il ragazzo e la bambina, disarmante, raccontato e descritto con impressionante freddezza e realtà.&lt;br /&gt;Io avevo già scritto &lt;em&gt;Profumo&lt;/em&gt;, e i concetti alla fine erano incredibilmente simili.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Prima di questo libro hai pubblicato un libro di poesie, &lt;em&gt;Agresti armonie&lt;/em&gt; (Edit Faenza, 1997). Dalla poesia sei passato ai racconti. Cosa trovi di più appagante nelle scrittura in prosa?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Nella scrittura in prosa amo il respiro che riesco a dare alla narrazione, cosa che con la poesia mi era limitata. Dopo &lt;em&gt;Agresti armonie&lt;/em&gt;, sentii subito il bisogno di produrre testi narrativi, i punti di partenza e gli stimoli erano più o meno gli stessi.&lt;br /&gt;Pian piano le mie poesie diventavano lunghe, acquisivano corpo e respiro, sfociavano nella prosa. Nei primi racconti, ma spesso anche nei recenti, l’idea del racconto nasceva sempre da un momento poetico, da un particolare che mi colpisce e spesso mi annienta, e io invece di scriverci quattro versi ci invento attorno una storia, rivelando molto di più di quello che può immaginare un lettore di fronte ad una poesia.&lt;br /&gt;• &lt;strong&gt;Il passo successivo potrebbe essere la scrittura di un romanzo. Cosa pensi di questa idea?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Si, buona idea, ottima direi… in realtà anni fa avevo cominciato un racconto lungo che poteva benissimo diventare un romanzo, è già diviso in capitoli, ho già tutta l’idea in testa, anche il finale. Devo solo scriverlo, o meglio, entrare in quell'orbita. Al momento sto scrivendo altri racconti, mi piace scriverli. So che un romanzo sarebbe molto più considerato, ma non mi preoccupo di ciò “che deve piacere”. Sento che devo occuparmi di ciò che devo dire e qui entra in gioco il solito discorso che da tempo sostengo: il vero artista produce sempre per se stesso, poi, esterna il lavoro e lo presenta agli altri. Il messaggio sarà lo stesso? Forse no, ma già esser capaci di accontentarsi e di soddisfare il proprio bisogno interiore è sinonimo di “elevazione” e di coerenza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Intervista curata da Morena Fanti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morena Fanti, giornalista e scrittrice, vive in una casa immersa negli alberi della campagna bolognese. Dal 2001 pubblica in vari siti web. Collabora al quindicinale&lt;/em&gt; La voce dell’Isola &lt;em&gt;e alla rivista culturale &lt;/em&gt;Pentelite&lt;em&gt;, diretta da Salvo Zappulla. È redattrice del litblog collettivo &lt;/em&gt;Viadellebelledonne &lt;em&gt;e della rivista omonima. Ha pubblicato il libro&lt;/em&gt; Orfana di mia figlia &lt;em&gt;(editore &lt;/em&gt;Il pozzo di Giacobbe,&lt;em&gt; 2007). Ha collaborato come autrice e curatrice alla preparazione della&lt;/em&gt; Antologia del Concorso di Emozioni di Manuale di Mari &lt;em&gt;(edizioni &lt;/em&gt;Kimerik&lt;em&gt;, 2007). Suoi testi si trovano nelle raccolte &lt;/em&gt;Il silenzio della poesia&lt;em&gt; e&lt;/em&gt; Lo spirito della poesia &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;Fara&lt;em&gt;, 2008) e in&lt;/em&gt; Poeti Profeti?&lt;em&gt; (&lt;/em&gt;Fara&lt;em&gt;,&lt;/em&gt; &lt;em&gt;2009).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://morenafanti.wordpress.com/"&gt;http://morenafanti.wordpress.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;MUSICA&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;Un racconto di Samuele Peroni tratto dalla raccolta &lt;em&gt;Appunti per un labirinto (La Vita Felice&lt;/em&gt;, Milano, 2009&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Mi piace ascoltarla&lt;br /&gt;seduto&lt;br /&gt;con le cuffie&lt;br /&gt;negli orecchi&lt;br /&gt;così il suono mi entra&lt;br /&gt;direttamente nel&lt;br /&gt;cervello…&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Siamo seduti, stiamo pranzando in un fast-food; ingoio il cibo, mastico, e parlo mescolatamente con lei. So che non è educato, ma la foga di parlare con lei è tale che mi fa tralasciare questa norma ed anche lei se ne frega, tanto che dopo poche parole ci accendiamo a dialogare insieme in questo modo.&lt;br /&gt;Poi all’improvviso, mentre stiamo mangiando e parlando, mi torna alla mente un particolare che da un po’ di tempo mi tormenta; la tumulazione di una ragazza giovane, di cui non so il nome, ma della quale conservo solo il ricordo di un racconto breve e fugace, che ha desiderato essere accompagnata all’ultima dimora da un brano dei Pink Floyd, per la precisione l’inizio della suite &lt;em&gt;Atom heart mother&lt;/em&gt;, e nel contempo mi sembra di percepire la fredda esecuzione orchestrale del brano in questione che ha su di me un forte effetto di indisposizione.&lt;br /&gt;Sono leggermente innervosito da questa situazione; sto vicino a lei, le parlo dolcemente accarezzando tante idee che inclinano principalmente alla conquista, ed è appunto tutto un gioco, per cercare di arrivare ad uno scopo. Ma la conquista di una donna non è soltanto sesso: è soprattutto il raggiungimento da parte dell’uomo di una soddisfazione che attinge dall’anima, è il saziare un bisogno primario, è sentirsi appagati, e poi per me in particolare, è un po’ curare il mio male, soddisfare il bisogno che ho di avere conferme dall’altro sesso, per sentirmi vivo ed in salute, per trovare una condizione che non ho mai avuto, per aggrapparmi a una maniglia di vita, per non morire, per continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella mattina ci svegliammo e trovammo una neve alta e candida che ricopriva tutto il piccolo paese.&lt;br /&gt;Non so che giorno fosse, ma mia madre, dopo avermi ben vestito ed attrezzato con stivali in gomma, mi portò fuori; dapprima con una vecchia scopa ripulimmo e liberammo tutta la Cinquecento blu dallo spesso strato di neve, poi raggiungemmo la piazza alta del paese dove c’era il bar che spesso frequentavamo.&lt;br /&gt;Facemmo una gustosa colazione, e la ricordo come la più bella della mia vita. Avevo all’incirca quattro anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi lei mi chiede perché il mio volto è così cupo adesso, ed io le rispondo che sto pensando, sto semplicemente pensando; quando penso sto zitto e sono scuro in volto; quando non penso mi comporto come un idiota, mi esprimo con una grande quantità di scemenze, perlopiù formulate senza riflessione.&lt;br /&gt;Altrimenti non sarei io.&lt;br /&gt;Ma perché oggi mi tormenta in particolar modo la musica? E mentre cerco di spiegarlo a lei ancora penso, ed apro gli occhi, perché ora un altro grigio ricordo mi incupisce e nuovamente mi ammutolisco ed immagino una situazione che mi ha visto protagonista, ma che non posso ricordare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il complesso aveva deciso per una pausa; il travolgente rock progressivo aveva cessato per qualche minuto di esistere quando ancora nell’aria calda ed umida della balera sembrava sentirsi il suono ovattato e deciso del flauto. Una giovane donna attraversa la pista da ballo con in braccio un bambino molto piccolo e raggiunge prontamente l’area dei musicisti impegnati a bere birra e a dialogare.&lt;br /&gt;La donna si ferma di fronte all’uomo che suona il basso, si scambiano poche parole.&lt;br /&gt;Da lontano quasi nessuno nota nulla, sembra una normale situazione di allegria, dove una madre mostra contenta il proprio figliolo ad uno o più amici. Ma quasi nessuno nota che la giovane mamma ha il volto segnato dalla tristezza, e proprio nessuno può immaginare che il bassista è il padre del bambino, e che di suo figlio non gli importa nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale è secondo te, la più bella canzone della storia della musica italiana?- Irrompe lei, mentre mi chiedo se esiste una sorta di telepatia fra di noi, visto che improvvisamente e senza una motivazione logica entra nel discorso della musica, ed io mi trovo appena uscito dall’acido torpore dello struggente ricordo che ho delicatamente deposto, per l’ennesima volta, nella mia mente ferita, e non faccio in tempo a pensarci che a bruciapelo gli snocciolo il titolo di &lt;em&gt;Al mondo&lt;/em&gt; di Mia Martini.&lt;br /&gt;Finiamo di pranzare ed io improvvisamente mi trovo solo. Lei si è appena alzata, mi ha bonariamente liquidato con due parole che non vogliono significare nulla, ma le permettono di compiere un’azione giustificandola appieno. Tipico atteggiamento femminile che mi indispone e che mi lascia ad un destino ineluttabile.&lt;br /&gt;Ho nella bocca un buon sapore di cibo appena consumato, un sapore giustamente sapido che mi consente una regolata salivazione che non mi infastidisce, ma anzi, mi stuzzica la voglia di un caffè.&lt;br /&gt;Cerco di richiamare l’attenzione della cameriera ma non voglio farmi notare eccessivamente dagli altri avventori e così lei non mi vede ed io rimango con la voglia del caffè, però così facendo riesco ad osservarla più in profondità, ed ecco che il suo volto sereno e chiaro mi suggerisce i tratti del suo carattere e sui suoi movimenti decisi, ma misurati con dolcezza, mi perdo nuovamente ad inseguire pensieri di sesso. Ma c’è qualcosa che mi frena il libero pensiero, un qualcosa che conosco e che prevale su tutti gli altri pensieri che assillano la mia esistenza. Ora.&lt;br /&gt;Ieri sera ero fuori con un amico e percorrendo la provinciale ci siamo divertiti a guardare le puttane.&lt;br /&gt;Tutte belle e giovanissime, svestite e provocanti, di ogni regione del mondo.&lt;br /&gt;De Andrè voleva bene alle prostitute; e questa frase mi risuonò più volte nella mente mentre pensavo alla tristezza ed allo squallore del retroscena che non appariva a noi, ma c’era.&lt;br /&gt;A partire da chi sfrutta le ragazze, che poi è quasi la cosa meno grave. Che cosa nascondevano queste ragazze? Cosa stava dietro le loro vite? Qual era il dramma che le aveva condotte a tal punto, al punto di lasciare il paese d’origine e abbandonarsi alle periferie delle più o meno grandi città italiane.&lt;br /&gt;Ecco che non sorridevo più, ecco che le poverette mi facevano pena, a tal punto che dopo essermi congedato dal mio amico, tornai sui quei luoghi, mi fermai e ne caricai una.&lt;br /&gt;Era una bella ragazza dalla carnagione chiara, slava, non molto alta, provocante, perché poco vestita; metteva in mostra il suo corpo con passione e sembrava nascondere molto bene il presunto dramma della sua vita.&lt;br /&gt;Facemmo l’amore, o meglio la scopai, e vi tornai più volte, ma una volta dopo il sesso iniziammo una conversazione. Le prime volte le nostre chiacchiere duravano appena qualche minuto, poi col tempo sempre più, finendo col discorrere per delle mezz'ore intere. A lei sembrava che non importasse nulla del tempo che perdeva.&lt;br /&gt;Eravamo diventati come dei buoni amici e forse c’era qualcosa di più, almeno da parte mia.&lt;br /&gt;Lei mi raccontava poco del suo passato, e sembrava voler cambiare discorso ogni volta che si andava su quell'argomento, ma io capivo e stavo alle regole che ci eravamo involontariamente posti, anche se io non avevo nulla da nascondere e le raccontavo di tutto.&lt;br /&gt;Mi sentivo come un suo amico un po’ speciale, lei gradiva molto la mia compagnia tanto che finimmo per vederci alcune volte anche senza fare sesso.&lt;br /&gt;Un pomeriggio che giravo annoiato a piedi per il centro passai di fronte ad un negozio di gioielli.&lt;br /&gt;Notai un bracciale, particolarmente bello ma semplice, di colore chiaro, aveva inciso una scritta che si notava particolarmente bene, LOVE. L’acquistai e la sera stessa glielo donai.&lt;br /&gt;A lei piacque moltissimo e un poco si commosse, la toccai nel suo intimo più profondo e mi chiedevo se, a comportarmi così, facevo bene o male.&lt;br /&gt;Quando fai stare bene una persona è sempre una cosa positiva, pensavo, ma lei pareva sempre velata da una lieve tristezza che la costringeva ad essere non completamente aperta con me.&lt;br /&gt;Ciò mi rattristava, e mentre pensavo al nostro strano rapporto, quasi piangevo, immaginando come poteva essere stata la sua vita di adolescente, o meglio, quali atrocità aveva conosciuto, perché sicuramente doveva avere avuto esperienze pessime ed anche devastanti. Immaginavo la sua situazione familiare: avrà pur avuto un padre o una madre? Ci sarà stato un momento nella sua giovane vita in cui qualcuno le voleva bene? E allora mi attanagliava il pensiero di questo qualcuno, immaginando suo padre, come sono più propenso a pensare, suo padre che amava sua figlia, che la accudiva da piccola, insieme alla madre, il padre che per il compleanno le aveva regalato un morbido peluche che lei si era coccolato fino alla fine della sua adolescenza, fino a quando nella sua vita non era entrato un uomo, o meglio un ragazzo della sua stessa età o poco più, incontrandolo il sabato, in città, dove trovava il tempo per nascondersi dietro un vecchio muro scrostato e baciarsi ed abbracciarsi e godere e soffrire di quel rapporto ancora tutto da scoprire, di quella vita ancora tutta da trovare, nascosta in fondo ai sogni di una bambina diventata adulta.&lt;br /&gt;Ma poi cosa è successo, e mi vengono i crampi alla testa per sapere cosa di così terribile può essere successo per averla costretta oppure averle fatto scegliere una vita così aspra e sicuramente non voluta.&lt;br /&gt;Cosa rimane di quella bambina ora: solo un braccialetto, rinvenuto tra un mucchio di ossa seppellite in fretta al margine di un bosco non lontano da una strada dove ogni giorno passano centinaia di persone, LOVE, il mio braccialetto, il mio regalo d’amore&lt;br /&gt;L’unico segno di riconoscimento di ciò che resta di una persona, di una dolcissima bambina, amata un tempo dalla sua famiglia che per una serie di misteriose circostanze era venuta in Italia ed aveva cominciato a prostituirsi, e così vanificare tutti gli sforzi dei genitori di farla crescere bene ed in salute, in armonia con il mondo che la circondava.&lt;br /&gt;Sì, sono sicuro di tutto questo, aveva una famiglia che la amava, ma qualcosa le è successo, non per causa di suo padre e sua madre, non sono stati loro a costringerla sulla cattiva strada.&lt;br /&gt;A nulla è servito quindi il bene dei genitori, i loro sforzi, terribile deve essere ora il loro dolore, ancor di più perché non sanno nulla di lei, dove è e cosa fa.&lt;br /&gt;Non sapevano che lei era in Italia a prostituirsi, ed ancor di più non sanno che lei è stata uccisa, ed i suoi resti non sono stati ritrovati che da pochi giorni, e il suo decesso risale a parecchi mesi fa, il suo corpo è stato sepolto in una zona collinare fuori dalla città dove si prostituiva.&lt;br /&gt;Avevo perso ogni speranza di rivederla, poi l’altro giorno, sfogliavo un giornale… Il bracciale… non è stato difficile capire.&lt;br /&gt;Tutti questi pensieri e parole prima con lei, mentre mangiavo a rilento trascinando il cibo per il piatto, raffreddandolo e sciupandolo, poi da solo cercando un contatto con la cameriera, che non è ancora avvenuto e quindi mi è rimasta anche la voglia del caffè che volevo ordinarle, ma non ho più voglia, mi è passata, ora dovrei uscire da questo posto e camminare fino alla mia auto, nel frattempo fuori ha piovuto, già da qualche minuto sto captando l’odore acre della polvere, che si solleva con le prime gocce appena toccano il terreno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo bambini, e lei era la Bassi, Federica Bassi, brutta e sfortunata e non sapevamo neanche noi perché, era così e basta, tutti la prendevano in giro, quando la vedevamo ci si toccava per scaricare ed esorcizzare (con grandissima stupidità a pensarci ora) la sfortuna che si pensava che emanasse.&lt;br /&gt;Così, lei, oltre al dramma del rapporto con i genitori (sembrava questa la principale delle ipotesi sulla sua anormalità), doveva abbinare anche il dramma del rapporto con gli altri e così veniva forzatamente emarginata, e man mano che gli anni passavano, noi andavamo a scuola, normalmente, e normalmente ci divertivamo, facevamo le nostre esperienze, scoprivamo l’amore, diventavamo adulti, facevamo varie scemenze, ogni tanto ci si inebriava bevendo un poco, però crescevamo, diventavamo adulti ed eravamo noi, alla fine, che ci ritrovavamo genitori coi bambini per mano il sabato pomeriggio al parco pubblico, e si sbuffava, si sudava a correre dietro ai nostri bambini che scappavano all’impazzata per i prati del parco, mentre adocchiavamo gli altri che ci camminavano intorno, e spesso la si vedeva, la Bassi, con quel suo passo monotono e troppo regolare, con quel suo sguardo con gli occhi sbarrati, e si rimaneva inorriditi e senza parole, così che non ci si lamentava più, e si continuava a fare gli scemi dietro ai bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma perché ora mi balza alla mente questo ricordo della Bassi? Certo che la vedo spesso, ma distrattamente, non la osservo mai, anche se alla prima occhiata la mia impressione resta sempre quella di ogni volta, e mi ripeto quella frase che poi non è una frase, ma un sentimento di profondissima pena che sento salire dal centro del mio corpo; pena verso lei, verso la condizione tragica della sua vita,&lt;br /&gt;Verso chiunque sta male, verso ogni dolore acuto che mi si presenta in maniera sottile, cose che vedo bene perché sono dentro di me. Non ci si pensa, ma in fondo si vede sempre e solo quel che si conosce, il resto non ci colpisce, il resto è la retorica della nostra umanità, tutto si sa di questo nostro modo di vivere, di questa realtà, ma nulla ci coinvolge veramente come qualcosa che conosciamo per diretta esperienza; come si potrebbero chiamare quelli che si preoccupano della salute altrui, persone attente o sensibili; ma in fondo non dovremmo essere tutti come loro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi piace molto la musica, mi piace ascoltarla, seduto, con le cuffie negli orecchi, così il suono mi entra direttamente nel cervello, e mirando continuamente l’asettica grafica dell’impianto che produce il suono, come una cosa magica, mi concentro sulla musica, a fondo, riflettendo su tutto ciò che in quel momento mi passa per la testa. La musica stimola la riflessione, ci si abitua ad avere una certa attitudine, ad una disciplina, ad un rigore, questo vale anche per la lettura, però per la lettura è leggermente diverso. La musica penetra nel mio corpo, ed io capto tutte le sfaccettature dei suoni, concentrati in una caleidoscopica dimensione.&lt;br /&gt;Mi chiedo il perché di questa mia passione e mi rattrista la risposta che già so, mi chiedo il perché di questo talento e predisposizione per la musica e la tristezza mi attanaglia ancor di più.&lt;br /&gt;Ma non posso farci nulla, sono stato abbandonato da piccolino ad una svolta incoercibile, da mio padre, il grande musicista che non ho mai conosciuto, ma che ha i capelli come i miei, che ha la voce come la mia, che ha passione per la musica nello stesso modo che io dimostro di possedere.&lt;br /&gt;Non so se amarlo oppure odiarlo; come si può amare o odiare una persona che non si è mai veduta?&lt;br /&gt;E’ davvero necessario, durante la nostra esistenza, fare del bene alle persone?&lt;br /&gt;Oppure la vita è una cosa che deve rifluire, scorrere armoniosamente come un’orchestra, nella quale tutti gli strumenti possano suonare insieme, e prendere tutto come viene, accettare il suono che viene prodotto, con i suoi bassi e con i suoi acuti e con tutto il resto.&lt;br /&gt;Ma questo è improbabile; nella vita è sempre difficile saper accettare ciò che accade, soprattutto le cose spiacevoli. Si può anche godere e creare per tutta la vita, ma in fondo si canta sempre una melodia dopo l’altra, mai risuona tutta la sinfonia, con tutte le voci e gli strumenti simultaneamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Citazioni:&lt;br /&gt;Hermann Hesse, &lt;em&gt;L’ultima estate di Klingsor&lt;/em&gt;, 1920 &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;NOTA&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;em&gt;Samuele Peroni nasce a Faenza (Ravenna) nel 1971; da sempre vive a Brisighella.&lt;br /&gt;Scrive dal 1997 poesie e racconti, e ha redatto diversi articoli e saggi di cultura su artisti locali. Ha esordito con&lt;/em&gt; Agresti armonie&lt;em&gt;, plaquette di poesia (&lt;/em&gt;Edit Faenza&lt;em&gt;, 1997).&lt;br /&gt;Di recente pubblicazione è la raccolta di racconti&lt;/em&gt; Appunti per un labirinto &lt;em&gt;(&lt;/em&gt;La Vita Felice&lt;em&gt;, Milano, 2009).&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://samueleperoni.wordpress.com/"&gt;http://samueleperoni.wordpress.com&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="mailto:samueleperoni@yahoo.it"&gt;samueleperoni@yahoo.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7130982880292054175-5356739303130347484?l=cerchioazzurro.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/feeds/5356739303130347484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/01/interventi-morena-fanti-incontra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5356739303130347484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7130982880292054175/posts/default/5356739303130347484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://cerchioazzurro.blogspot.com/2010/01/interventi-morena-fanti-incontra.html' title='Interventi - Morena Fanti - Intervista a Samuele Peroni'/><author><name>Il Cerchio Azzurro</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18217066941475556532</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='26' src='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/TP9_dWkEgXI/AAAAAAAABDs/j-FS9LMES7w/S220/homepage%2BcerchioazzurroTAGLIOleggera.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/S0NjVpXLQgI/AAAAAAAAA5Q/Nom15GXAMEE/s72-c/Samuele2.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7130982880292054175.post-8947742486431292316</id><published>2009-11-23T00:39:00.004+01:00</published><updated>2009-11-29T17:11:57.419+01:00</updated><title type='text'>IL CERCHIO AZZURRO - ARCHIVIO 2009-?</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/SwnMN8yS6CI/AAAAAAAAA44/0HfS8TccxGE/s1600/CERCHIO.JPG"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 387px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5407077367662438434" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_FjT801yXyPs/SwnMN8yS6CI/AAAAAAAAA44/0HfS8TccxGE/s400/CERCHIO.JPG" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Quel che resta del giorno - &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;Progetti presenti, nuove realtà, minori stimoli?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bene, dunque il progetto ha fallito, festeggiamolo comunque. Una cosa fallita è sempre degna di gran nota e di rispetto. Quelli che erano i compagni di strada, hanno intrapreso altri viaggi e mi hanno lasciato solo. Essendo però stato io il motore propulsivo, devo solamente rimettermi in moto. Ritrovare ora questa forma mentale.&lt;br /&gt;Questi sono i pensieri che ho avuto per lungo tempo, senza mai decidere il da farsi. Nel frattempo gli impegni lavorativi mi hanno assorbito, così come altri intimi sogni personali, la pittura, le sempre presenti cose di tutti i giorni.&lt;br /&gt;A un certo momento, comunque, ho deciso. Non chiudiamo un bel niente, ma si parte con un nuovo e più ristretto progetto. In Europa e America, ci sono moltissimi artisti che hanno riviste cartacee di riflessione o fanzine o blog etc. Semplicemente mi sono trovato a essere un artista che ha delineato uno spazio di riflessione, dando voce però agli altri. Uno spazio che vuole essere attuale, parlando diversamente del nostro passato e presente, degli incontri possibili. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Descrivo però con qualche perizia in più questo spazio rinnovato; ciò che sarà e che vorrebbe essere.&lt;br /&gt;Intanto non un blog. Blog semplicemente nella forma, nel vestito; in quanto di facile gestione per l’inserimento diretto dei contenuti. Ma più che altro un archivio. Della mia vita, meno dei miei pensieri ma molto dei miei incontri. Un lungo archivio personale di fatti attinenti l’arte e il sogno che si interromperà con la mia vita stessa o prima per fondare nuovi luoghi e progetti. Un progetto in corso, come le nostre vite in corso vanno riempiendosi di significati. Questo rinato Cerchio Azzurro, dall’ossatura minimale, ha un solo redattore fisso, Laura Montingelli; la mia compagna di sempre, che oltre a curare progetti appositi si occupa degli aspetti di editing, con molta cura. I suoi contributi sono le sue scelte, e anch’esse fanno parte di questo parziale archivio immaginario delle nostre vite. I temi in questa prima fase rimangono quelli di prima; la forma futura non siamo in grado di prevederla. Tra i collaboratori più costanti mi piacerebbe avere, se ne avrà tempo e voglia, l’energia dell’amico “paroliere” Alessio Luise; come nel vecchio progetto.&lt;br /&gt;I perni principali del nostro divagare saranno, ancora, la poesia e l’arte visiva. Sempre trattando autori inediti, nascosti, oppure dimenticati. Non ci interessa né chi è di moda, nè chi è fuori moda; attribuendo comunque qualche preferenza a chi è fuori moda, che poi è anche la categoria di appartenenza di chi qui scrive, pensa e dice. Un’ultima questione riguarda le immagini associate agli scritti (post), realizzate personalmente da me, una ad una. Sono immagini che potrete trovare solo su questo blog; anche nei pochi casi di riutilizzo di un’immagine esistente, ci sarà sempre un elemento di differenza rispetto all’originale. Immagini prevalentemente uniche, prese dal web e rielaborate, che raccontano di fotografia, film, pittura e altro. Si tratta di un elemento di novità rispetto al vecchio progetto. E di una nuova anima nascosta nell’archivio, di un mio commento personale alle cose. Spesso illogico e surreale; un commento che sempre vuole dire una cosa, parlando di un’altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E la politica?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La politica, importantissima nella vita di tutti i giorni presenti e nella preparazione di quelli futuri, qui è in parte esclusa.&lt;br /&gt;In Italia viviamo, con Silvio Berlusconi, una situazione allucinante che ci fa soffrire nel profondo, e purtroppo vergognare come persone. Quest’uomo è riuscito a rovinare il nostro Paese rendendo “normale” ciò che non poteva esserlo. Mi auguro che in un futuro vicino ci sia la possibilità, per noi che abbiamo mantenuto una libera e individuale coscienza, di vedere la sua fine politica. Questo sarebbe un bene di cui beneficerebbero la maggior parte degli italiani, anche quelli che ne sono inconsapevoli. Proprio loro sono stati ripetutamente presi in giro da lui per quasi vent’anni. Un uomo che ha dimostrato di essere pronto a tutto pur di far prevalere i suoi vantaggi personali. Il più grande danno che il nostro paese abbia avuto in tempi recenti. Questo in estrema sintesi.&lt;br /&gt;Il nostro archivio parla anche di politica, indirettamente; ma noi crediamo che l’orizzonte dell’arte sia almeno migliore dell’orizzonte del nostro presente. Per qualche volta, ci abbandoniamo a questo spazio anche intelligente, che più ci è consono. La migliore arte, che non necessariamente è quella di cui noi tratteremo, ha in sè sempre il seme della speranza. E’ antitetica alla sterilità del male, alla pratica delle guerre, alla mafia, alle furberie etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Piccolo racconto di una realtà&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il Cerchio Azzurro nasce nel 2000 dal mio desiderio di giovane cittadino di fare e offrire qualcosa sull’arte e la cultura al Comune in cui vivo, Sesto San G
