
Sognavo di fare il bassista
Quand’ero ragazzetto sognavo di fare il bassista. All’epoca l’Italia era una landa desolata. Non c’erano i video, i negozi specializzati, le tv e le radio libere, solo qualche risicato servizietto su giornaletti per kretinetti pedicellosi.
Il rock era considerato roba sospetta, musica da sottosviluppati, pericolosa eccitazione da non solleticare.
Ogni cosa che lo riguardava veniva sbeffeggiata dai media.
Per lo più restava ammantata del più fitto mistero. Come ogni divinità che si rispetti. Circolavano scarse informazioni, confusi brusii, voci incontrollate, boati. I dischi tosti venivano introdotti nel nostro paese da indomiti borsari neri che facevano la spola con i paesi sopra sviluppati. E sulle loro copertine noi ricamavamo.
Quando mi capitava per le mani una foto degli Stones non mi soffermavo tanto su Mick, su Keith, su Brian o su Charlie, ma mi incantavo su Bill, il meno bersagliato dalle attenzioni delle fan. Il più sfigato, si sarebbe potuto pensare. Il meno amato. Non per me che lo vedevo come il più affilato e il più cazzuto dei cavalieri solitari. Di quelli che in silenzio e senza troppe manfrine reggono i destini della loro gente.
Bill era un possente ronzatore, un rotore, un concentrato di forze primordiali. Ogni vibrazione del suo quattrocorde era una scossa tellurica, evocava muggiti ancestrali, suscitava bramiti elettrificati capaci di far vibrare ogni cosa nel raggio di qualche metro dal mio modesto giradischi. Bill emaciato, stazzonato, avvinghiato al suo strumento era il monumento all’insoddisfazione (I can’t get no satisfaction).
Impassibile, imperscrutabile, con quell’aria precocemente invecchiata, concentrata sul giro di basso e distaccata dalla baraonda che circondava la band mi riconciliava con la mia introversione, con la mia scarsa predisposizione a socializzare, con la mia umbratile condizione di isolato.
Dapprima mi procurai un Framus usato (Bill usava il Framus per l’appunto), poi lo permutai con un Hofner a violino come quello montato di serie da Sir Paul McCartney. Mi atteggiavo, mi pavoneggiavo, mi credevo. Ma ero una schiappa. Ero un ante-punk e me ne fregavo altamente continuando a stonare a tutt’andare. I vicini hanno dovuto subire per anni senza protestare altrimenti gli alzavo il volume e li facevo tutti secchi.
Infine, svenandomi e separandomi dalla mia robusta collezione di francobolli dello Stato Pontificio, mi comprai un signor Precision. Credevo che un Fender avrebbe fatto di me uno scafato musicista. Restavo una sega totale. Per fortuna qualcuno mi convinse che la mia strada sarebbe stata un’altra. Appesi il basso al chiodo e amen, non ci pensai più. Per decenni.
Fin a quando mia moglie, in vena di scherzi da prete, mi regalò un nuovo Precision risvegliando in me la bestia che ronfava. Da quel giorno non ho più smesso di inseguire un desiderio troppo a lungo rimosso.
Ma non avrei potuto fare un passo se non ci fosse stata la lezione ramone a guidarmi. 3x2, come ai super discount. 3 accordi x 2 minuti. Dum-dum-dum-dummmm. Dee Dee rules. Senza il suo elementare martello la mia chiave di basso si sarebbe infranta contro lo scoglio della dura realtà. Realtà che ribadisce che sono una sega ma non per questo impedisce che riesca a suonare una cinquantina buona di muzika ramona.
Hey-ho let’s go!
P.S. Mi preme di sottolineare un’ultima cosa sulle convergenze astro temporali e in particolare sul fatidico 1951. In quell’anno nacque il basso (per intuizione e invenzione di Mr Leo Fender), nacque anche il miglior bassista del mondo (Jaco Pastorius) e nacqui io, il peggior bassista dell’universo.
NOTA
Figlio del pittore surrealista cileno Sebastian Matta, espone i suoi quadri in Italia e all'estero, realizza numerosi fumetti di avanguardia come Caffeina d'Europa, Nivola vola, Futurismo contro, Vita disegnata di Dino Campana, Evola in Dada, Vita di Pound, Dada con le zecche.
È l'autore della celebre copertina del romanzo Porci con le ali, ma negli anni Settanta ha disegnato molte copertine per altri romanzi, editi soprattutto dalla casa editrice di estrema sinistra Savelli. Ha collaborato con Lotta Continua e in seguito con le riviste Linus, Frigidaire, Tango, Comic Art, Alter Alter. Il suo tratto e la sua estetica sono stati molto influenzati dal futurismo (dei cui libri è un grande collezionista). È anche autore di numerosi saggi e romanzi.
Una sua antologica (Dagli anni Settanta a oggi) si è tenuta al Chiostro del Bramante a Roma (2004) mentre le opere più recenti sono state proposte in una personale presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma (2006) e nella mostra Pablo a Siena presso i Magazzini del Sale (2008). Nel 2009 il MIAAO (Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi) di Torino ha deciso di celebrare il centenario del futurismo con una mostra incentrata sul suo lavoro.
Appassionato di bassi elettrici, nel 2009 espone la sua collezione di strumenti d'epoca e tele ad essi ispirate all'Auditorium Parco della Musica in una mostra dal titolo L'invenzione del basso. Nel 2010 la Fondazione Roma Museo, per celebrare gli oltre quarant'anni di lavoro, gli dedica un'ampia antologica dal titolo Crhomo Sapiens. Quasi in contemporanea, nel 2011, al Macro di Roma, viene presentato il ciclo Baroque'n'Roll, una serie di edicole semisacre in ceramica dedicate alla passione per il basso elettrico.
Pablo Echaurren è sposato con Claudia Salaris.
(http://it.wikipedia.org/wiki/Pablo_Echaurren)
http://www.pabloechaurren.com/
http://www.fondazioneechaurrensalaris.it/
http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/02/06/la-mia-pittura-e-come-un-rock/



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